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Manzo al vino con datteri e mandorle

  • 500 grammi di datteri denocciolati (la ricetta per chi avrà lo stomaco di leggere prevedeva in realtà le prugne secche denocciolate)
  • 450 ml di vino dolce
  • 1,5 kg di bocconcini di manzo o vitello senza osso tagliati a cubetti
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 rametto di rosmarino fresco
  • 100 grammi di mandorle spellate
  • olio extra vergine d’oliva
  • sale e pepe

Si accompagna generalmente a un purè di patate

(La Ricetta è tratta da meraviglioso libro di Vefa sulla Cucina Greca, di cui ho parlato svariate volte)

Metti i datteri in un recipiente e versaci 150 ml di vino. Lascia macerare in ammollo almeno sei ore. Metti in un altro recipiente la carne e bagna con il vino rimasto insieme al rosmarino e aglio e lascia in frigo. Non buttare naturalmente il vino ma tienilo da parte quando prenderai i pezzi di carne. Anche quello dei datteri, eventualmente. Scalda in una padella dal fondo spesso dell’olio e unisci la carne. Rosolala per bene per dieci minuti almeno finché non si colora. Aggiungi il vino tenuto da parte e aggiusta di sale e pepe. Cuoci a fuoco basso per almeno 45 minuti e poi prosegui la cottura nel forno già caldo a 180 per un’oretta circa. Nel frattempo tosta le mandorle in una padella antiaderente a fuoco medio (o se preferisci in forno) ma presta attenzione a non bruciarle. Metti carne, vino, ancora rosmarino e mandorle in una pirofila e copri tutto con carta stagnola.

 

 

 

A Mamma piace sempre guardare nelle mie librerie. Certo, si sconvolge sempre un po’ per il fatto che i libri siano catalogati per genere, altezza e parametri insopportabilmente iaiosi. Mi piace vederla con la faccia schifata mentre si aggira nel reparto Vegano, Vegetariano e Crudista. Il suono onomatopeico è sempre e solo: Bleah. Ma lo dedica anche alle ricette più convenzionali e comuni senza problema alcuno. Non la convincono determinati abbinamenti su non so bene quale base; tipo polpo e patate (in Sicilia il polpo è sacro. Riformulo: in Sicilia u puppu sacro è, va meglio no?  O in insalata o semplicemente lesso e condito. Inutile dire fesserie) l’ha destabilizzata tantissimo. A nulla è valso spiegarle che è un piatto davvero comunissimo e che anche al Sud Italia si trovano le patate molto spesso con il pesce. Lei concepisce solo stoccafisso o baccalà alla messinese. Con patate, salsa e olive nere. Semmai doveste invitare Nanda a cena, insomma, non ditele mai che polpo e patate è buono. Da questa grandissima apertura mentale non è difficile intuire che sposatasi con il grande Turi amante di biscotto abbraccio-philadelphia e caviale o che ne so, vino con il succo di frutta, coca cola con sprite e arancia e senso del gusto comune pari a 0, e non in ultimo genitrice di una che promuove sempre e solo frutta nel salato, roba crudista, abbinamenti olio cocco-avocado e nomi mai sentiti (e che mette lo yogurt nei ceci. Sacrilegio! Nanda non si ripiglia mai da questi abbinamenti): vive  da sempre una situazione di fortissimo disagio. Emotivo familiare. Mamma è semplice. Seppur fantasiosa non concepisce accostamenti e parametri diversi quando cucina. Quando assaggia, avendo anche viaggiato molto, si lancia senza problemi e questo le fa onore. A patto che le porzioni siano abbondanti, ci sia del fritto, sia tutto bello unto e l’olio sia messo senza esitare e con grande coraggio.


Ha agguantato il libro di Vefa, che adoro e che è tra i pochi volumi che voglio sempre avere a disposizione e la mamma lo sa, e ha detto: Ho voglia di carne. Capirete il mio entusiasmo, contando che sia l’unica persona sul pianeta Terra che tedio con la storia della carne. Solo che mi ha promesso di mangiarla una volta a settimana e sta facendo la brava per la paura di aver visto la pressione a 170 e il colesterolo a 250 (paura più dei miei occhi e delle mie parole alla vista delle analisi, a dirla tutta). Potevo negarle una ricettina un po’ sfiziosa? Sì. Ma è difficile combattere contro il gene calabrese nandoso, ve lo assicuro. Mentre ticchettavo l’ho vista tutta intenta. Prendeva appunti, annuiva, diceva pochi Bleah e molti ahchebello e quindi non potevo che esserne contenta. Opta per questo piatto con Prugne e Mandorle. E si badi bene. Non ho scritto male. Proprio prugne e mandorle; tipica ricetta balcanica. Le dico che è una buona idea. Mi dice se voglio metterla sul blog. Le dico che mancopernienteperchépreferiscolamortenerapiuttostocheparlaredivitello. Mi dice che allora prenderà il manzo che si è fatto una vita e non è un vitello piccolo e innocente. A quel punto non so se ridere o se piangere ma la sua voglia di fare qualcosa per me mi ha commosso. Mi dice che posso dire di averlo fatto io. Le dico che dirò l’abbia fatto lei. Tentenna e poi dice: allora mi impegno.

E la trovo così carina che il cuore si disintegra in mille pezzi. Si mette davvero d’impegno e armeggia nella mia cucina tutta indaffarata lamentandosi del fatto che ci sono milioni di cose ma non le tre che servono davvero (un po’ come ha fatto Max quando ha preparato l’Amatriciana e mi ha detto che non avevo un coltello buono. Leggi: coltello di ceramica ultimo modello fiammante. Tzè. Non ci sono più gli ingegneri comprensibili di una volta). Dopo diverse ore, la sera, vedo dei datteri bagnati di vino. Capisco immediatamente che mamma li abbia confusi per le prugne. Ma da oggi e per sempre sarà bello ricordare le sue considerazioni oltre che la sua faccia.

Le faccio presente infatti che sono datteri e non prugne. Mi fa presente che si confonde e che non gliene importa nulla di cosa siano perché vuole maledettamente questa carne. Il risultato, chiaramente, è stato dolciastro, sin troppo nonostante la marinatura e forse sarebbe un bene adoperare le prugne. Se Lady Nopolpoconpatate però ha detto sì (incosciamente) a Datteri-Manzo/Vitello direi di darle fiducia (o forse no, ma Nanda ci legge ed è meglio mentire).

Quindi appuntate Manzo che si è fatto una vita con datteri sì. Polpo con patate no. E’ tutto chiaro, nevvero?

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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9 COMMENTS
  • gluci77 20/02/2015

    Anche oggi sono maledettamente di corsa, nemmeno un commento nella tombola, ma non ho resistito a dare un’occhiata al post delle 12.12…in strada, nella confusione, mi ha investita una tenerezza che non so spiegare. Ti prego, abbraccia Nanda da parte mia… <3

  • Jelena 20/02/2015

    Manzo al vino, ho la bava fino al pavimento

  • wonderbaba 20/02/2015

    raffinato…questo mi dice questa ricetta 🙂

  • Chemical 20/02/2015

    Dalle foto sembra meraviglioso, complimenti a Nanda 🙂 però io il manzo non lo mangio no no no!!!
    La mia mamma non assaggia nessun piatto che non conosce… È proprio una testona calabrese… Anche in viaggio non mangia proprio nulla…

  • Ambra 20/02/2015

    ma la dolcezza che emana questo post <3

  • kuroko 20/02/2015

    misciolgomolto. <3 <3 <3

  • Etta 20/02/2015

    bellissimo post

  • Giulia 21/02/2015

    post irresisitibile e avendo un padre calabrese (nato in umbria ma da genitori calabresi) capisco perfettamente la testardaggine, ora io la carne cerco di mangiarla poco limitandomi a pollo e tacchino, preferisco il pesce, Ma apprezzo che abbia scelto il mano al posto del vitello!!!

  • Sara 23/02/2015

    Che tenera Nanda 😍 mi farebbe piacere che le dedicassi più tempo in questo tuo spazio 🙂 sai, noi apprezziamo tantissimo questo genere di post eeee daje Nanda!!:) tu e Iaia siete una forza della natura 😘😘😘

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