Torta Soffiata alla Portoghese

Must Try

Mochi al matcha e cioccolato

Questi mochi al matcha sono di una bontà incredibile e sarà difficile, una volta provati, farne a meno. Un dolcetto unico, facile da realizzare (vegan) e sano che ti farà fare sempre un gran figurone quando lo servi. 

(Japanese) Tulip Sandwich

Di rara bellezza spicca il Tulip Sandwich, che regala uno splendido tulipano all'apertura. Questo modo tagliare il sandwich è tipico giapponese anche nella versione salata.

Dalgona Coffee, la food obsession 2020

La food obsession del 2020? Il Dalgona coffee, il caffè coreano o cappuccino capovolto.

Semi di papavero e glassa di limone

Una delle preparazioni più buone mai preparate. Mi è sempre piaciuto moltissimo questo accostamento, quello dei limoni con i semi di papavero. Diversi dolci pasquali polacchi e dell’Est Europa hanno proprio i semi di papavero; anche il cozonac, per esempio, ha diverse volte il ripieno di semi di papavero. Il risultato -ma con una ricetta di Ottolenghi è facile- è sorprendente. Molto profumata, leggera e gustosa.
Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Ingredienti per 8 persone circa:

  • 250 grammi di farina 00
  • 60 grammi di zucchero di canna
  • 1 bicchiere di latte intero
  • 50 grammi di burro
  • 5 uova
  • 3-4 arance belle grandi
  • un cucchiaino di cannella o se preferite vaniglia

Panna montata per servire o arance caramellate

Metti sul fuoco il latte, la buccia finemente grattugiata e il succo di arance, lo zucchero e l’essenza che hai scelto tra cannella e vaniglia. Porta tutto a ebollizione e poi togli dal fuoco. Aggiungi la farina e con la frusta da pasticcere gira alla svelta evitando di formare grumi. Energicamente e con forza. Quando hai ottenuto una pastella uniforme lasciala riposare fin quando si fredda. Incorpora adesso un uovo alla volta. Non aggiungere l’altro se prima non è ben amalgamato il precedente. Versa dentro una teglia dai bordi alti leggermente imburrata e inforna a 190-200 già caldo per 30 minuti circa. Non aprire il forno se non proprio gli ultimi minuti. Eventualmente per sicurezza infila uno stecchino e se quando lo tiri fuori è asciutto significa che puoi spegnere perché è pronto.

Zucchero a velo e arance caramellate ma anche panna altrimenti una pallina di gelato sulla fetta che servi. Si può arricchire o lasciare semplicemente così.

E’ una torta un po’ particolare questa. A mamma è piaciuta talmente poco che si è dovuta trattenere dal dirmi che era proprio una schifezza. Al Nippotorinese è piaciuta molto perché di una consistenza che gli ricordava qualcosa pur non riuscendo ad individuare cosa. Non ho avuto molti altri assaggiatori a dispetto di quanto accade generalmente; questo perché se qualcosa contiene cioccolato o roba più golosa nel giro di poche ore è solo un ricordo che si può poi rivivere attraverso le foto, se le ho fatte, e i miei frenetici ticchetii. Quando c’è di mezzo la frutta gli entusiasmi si affievoliscono. Non che non ci siano pretendenti con un piatto pronto da porgere e occhioni alla Shrek ma.

L’aspetto, onestamente, mi lasciava presagire un successo superiore. Il Nippotorinese ha fatto davvero fatica a farmi credere che valesse la pena pubblicarla; del resto capita molto spesso che magari faccia le foto e rimangano lì in archivio. Moltissime volte si tratta di preparazioni golosissime che per via dell’età che avanza vengono rimosse mentre altre risiedono tristemente nella cartella “Schifezze immonde”. Devo assolutamente raggrupparle e pubblicarle. Esteticamente non si direbbe per molte ma è quasi superfluo ribadire quanto l’aspetto estetico non corrisponda molto spesso al sapore.

La verità è che dopo anni di staticità, dolori atroci e voglia di fissare un punto al buio a me è venuta voglia di correre, saltellare alla luce, vestirmi di bianco e viaggiare. C’è un’esorcista in sala? Grazie. Il Pappamondo, che ci ha fatto viaggiare con la nostra valigia di sogni, è da due mesi in standby e io avevo voglia di ricominciare. La prima tappa è stata proprio il Portogallo. Ricordi? Le Pastel de Belèm che inevitabilmente ti fanno pensare all’Argentina più caliente (se ti manca l’udito come me, intendo. Ma suppongo pure se sei neurone esente. Sempre come me). Le Pastel de Belèm. Uh. Quella delizia che in tantissimi mi hanno consigliato sulla mia Pagina Facebook quando ho formulato la domanda: ma tu che dolce buono ricordo in giro per il mondo? Allora erano stata proprio le Pastel de Belèm a stravincere, in barba a muffin, cupcake, croissant, cheesecake e cannoli. Rappresenta davvero la parte dolciaria del Portogallo più di qualsiasi altro prodotto. Lonely Planet, come sostenevo nell’apposito post, calcola che ne vengano vendute al giorno qualcosa come 20.000 pezzi. E’ una creme brulèe poggiata su una sfoglia. Un dolce al cucchiaio su una croccantezza sicura e poco sbriciolosa. Una delizia da provare e sono felice di sapere che la ricetta da me lasciata l’abbiano provata in tanti, ottenendo un riscontro molto più che soddisfacente.

Per ripartire dal Pappamondo quindi sono ritornata all’inizio tra la pietra bianca lucida tipica dell’architettura portoghese. Volendo offrirti questa fetta di torta tipicamente portoghese che può piacere come no, in quanto non ha propriamente l’aspetto e la consistenza di una classica torta. La definirei proprio un “frittatone” per certi versi; quel classico impasto che se non opportunamente insaporito (ci devi proprio andare generoso con le essenze, per dire) diventa qualcosa di indefinito. Buono per carità, ma non come dovrebbe, anche perché ti renderai conto dando uno sguardo veloce agli ingredienti che sono davvero pochi. Motivo in più per adoperare i migliori e per dare una connotazione semplice sì ma speciale. Ho trovato questa ricetta in quel vecchio libro di cui parlo sempre: Cucinare con la frutta, reperito in un cesto abbandonato di un supermercato ormai millemilaannifa, che riesce a essere sempre attuale e vincente per qualsiasi tipo di preparazione dolce e salata.

E quindi si riparte. Non hai posato la valigia di sogni, vero?

Dimmi di no. Te ne prego.

Pappamondo: In giro per il Mondo con una valigia di Sogni!

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12 COMMENTS

  1. Sono state giornate un po’ durette, ma finalmente rieccomi qui… E trovo il Pappamondo!!!!! <3 io sono pronta, ripartiamo pure! 🙂 (a proposito di Pappamondo…l'hai letta poi quella mia famosa mail?!) Adesso abbracciamoci mezz'ora almeno perché mi sei mancata come l'aria…

  2. E chi si dimentica le Pastel?
    Ben tornata col Pappamondo *_*
    Mancava un sacco!
    Ah, la mia valigia è sempre pronta accanto al letto (sono seria, mi rifiuto di portarla in cantina). Quindi ecco, ripartiamo?

  3. per il viaggio intorno al pappamondo io sono sempre ossessivamente e convulsamente pronta. sto per buttarmi fuori dalla porta subito.
    dall’aspetto souffléoso che ha questa torta ti direi: probabilmente mi sarebbe piaciuta. (molto difficile che non mi piacesse qualcosa. però gli impasti più umidi e compatti li preferivo.)
    perciò. partiamo. ho ricordi da scoprire e occhi pronti per essere accecati.

  4. Ciao sono Melania (chicchidimela). Ti ho trovata su instagram e la curiosità di ciò che fai mi ha spinta a far un passo in più. Trovo tanta delicatezza nelle tue foto. Dietro questa flebile frivolezza che spunta di tanto in tanto, in realtà fa pensare ad una persona molto attenta. Ai dettagli. Le parole usate. All’armonia di luoghi e oggetti che prendono vita. E par di viaggiar di fianco a te, con una valigia tutta colorata, stracolma di stranezze e sorrisi in tasca. Un caro abbraccio.

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