Ci saranno sempre Biscottini glassati di sangue per te, Wes

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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Un tumore al cervello stronca Wes Craven il 30 Agosto scorso. Una vita a inventare e raccontarci mostri indelebili per poi affrontare l’unico. L’unico vero mostro che tormenta le nostre vite e sogni. Per maledetta e tragica ironia lo colpisce lì. Dove tutto è nato tra pensieri e inquantificabile creatività. Chi -anche poco- mi conosce o legge sa che ho sempre definito Freddy Krueger e Michael Myers i miei migliori amici (e qui ci sono casette a Elm Street di biscotto quando ancora questo posto era un ibrido. E pure io). Il mio amore viscerale per l’horror che coltivo instancabilmente da quando avevo otto anni. Se mamma è sempre stata molto preoccupata e ansiosa al riguardo, ricordo ancora la considerazione razionale e lucida di papà: “è fantasia”. Papà è sempre riuscito a sintetizzare tutto della vita e di me. Horror e Favole: sono fatta di questo e lui più di tutti lo aveva capito sin da subito. Per questo esserne orfana mi rende più vulnerabile, incompresa e stanca. Vedermi appassionata a Poltergeist all’età di otto anni non l’ha scomposto minimamente. Ascoltava i miei deliri riguardo Caroline intrappolata nel televisore. Si appassionava –non perché doveva ma davvero- quando raccontavo di Elm Street e dei paradossi. Era molto orgoglioso di me -e non perdeva occasione per farmelo notare- quando gli dicevo “spengo il televisore appena finisce, papà”. Perché sapeva che lo avrei spento sul serio. Ho avuto il televisore in camera e il permesso di guardare quello che volevo sin da piccolissima. Questo, insieme agli insegnamenti sulla fiducia e la verità nei confronti di chi si ama, sono diventate poi le basi di tutta la mia esistenza. Papà non preoccupandosi minimamente (non facendomelo notare e incentivandomi a raccontargli e condividere tutto) del mio interesse per il buio e i mostri mi ha salvato da gran parte delle mie paure. Che ci sono eccome ma potevano essere molte di più. Sarà un’immagine stupida e infantile ma mi piace immaginare Papà e Wes a bere menta ghiacciata adesso. Perché chi muore sconfiggendo il mostro supremo starà allo stesso bar a festeggiare. Godendosi il fresco, un bel tramonto e pure qualche salatino appetitoso. E voglio crederci fortemente a questa cosa. Papà gli starà sicuramente raccontando che ho tutti i dvd originali di Freddy e di tutte le sue regie. Della mano di Freddy che sta nel mio studio nell’iperuranio e dell’Action Figure. Di quando l’ho comprata al Museo del Cinema di Torino e ho girato indisturbata per La Signora con Freddy in borsa (la diapositiva l’abbiamo ma un senso di pudore mi ha colto. Forse perché non ho i capelli tanto in ordine e gli occhiali a cuoricini ma privatamente nel caso spedisco). Ci ho bevuto pure il caffè insieme a Palazzo Madama e nel Bar di Palazzo Reale. L’ho portato per musei e a vedere la luna ai Murazzi. Abbiamo scritto cartoline. Per mostrare a Freddy e tutte le mie paure cosa ero diventata. Che quella bambina, alla fine, ce l’aveva fatta. Diciamo così?

Wes Craven diventa padre dei nostri incubi. Con genialità stordisce tutti inventando una sagoma senza pelle ma fatta di frattaglie e sangue che colpisce quando si è più inermi. Che si insinua nei sogni. Nel silenzio e totale abbandono. Ed è così che continua per tutta la sua sfavillante carriera. Creando mostri che ti tirano i piedi nel buio o che si trovano a fondo di un corridoio. Che indossano maschere e mai sono se stessi visivamente ma nella totale natura sì. Una gita in collina diventa scenario di cannibali e anche in casa -soprattutto in casa- non sei al sicuro. Perché non si fugge mai dall’angoscia. Il messaggio è chiaro e inequivocabile. Testamento visionario di un’infanzia difficile e complicata che lo vede orfano e poco fortunato in amore, Wes Craven dice di ispirarsi visivamente a un alcolista che abitava di fronte a casa sua con una maglia a righe rossa che turbava i suoi pensieri e per il nome a uno stupido bulletto del liceo di nome proprio Freddy Krueger. Nel rifacimento di qualche anno fa -che ho trovato personalmente orrendo e privo di senso- c’è un chiaro riferimento a quello che Freddy ha fatto, assente nei Nightmare diretti da Craven. E anche in tutti gli altri da lui non diretti. Freddy è un molestatore di bambini. Specifica che mi ha turbato in maniera incredibile. Che il mio inconscio aveva colto sin da subito a ben guardare ma non urgeva, per quanto mi riguarda, una così totale schiettezza. A dimostrazione che il nuovo horror è stupido e ha poco da far sedimentare dentro il buio di ognuno. Deve imboccarti tutto con un cucchiaino. Mostrare ed essere pieno di effetti speciali, urletti e computer. Come nelle animazioni? Già.

Craven no. Non ne aveva affatto bisogno. Il messaggio era chiaro davanti a quel forno nel primo -e unico e vero- Nightmare. La madre spiega a Nancy che in Elm Street Freddy Krueger aveva ucciso e torturato venti bambini e per questo motivo era stato bruciato vivo dai genitori della via. Per liberarsene quando la legge non aveva saputo tutelare i loro affetti. Amen. Che c’era da aggiungere? Un sottotitolo glitterato?

Una denuncia sociale e messaggi non troppo subliminali sono ciò che Craven propone costantemente. Perché negli horror/film di paura pura -quelli veri intendo- ci sono messaggi di lettura alternativa che per pigrizia (e poca arguzia? uhm) non vengono colti.

Wes Craven deve sopportare la sua creatura messa alla mercè di idioti perché non tutti i Nightmare sono degni di esser visti escluse le sue direzioni, tranne che il tre; li ho sempre reputati i miei preferiti. La scena in cui muore il novellino e sconosciuto Johnny Depp è nel mio immaginario di bambina tra le più angoscianti e a ben pensarci non è che sia cambiato molto. Fagocitato con tv e cuffie dal letto e poi un geiser di sangue che cola dal tetto riuscendo a penetrare mattoni e cemento. Non è occorso affatto far vedere altro. Fosse stato girato adesso ci sarebbero state otto inquadrature di sangue, frattaglie e splatter inutile (per quanto possa piacermi). Si ha paura nei film di Craven perché i personaggi, nonostante la fantasia, sono veri. La potenza di Freddy Krueger è quella di far entrare il dramma che ogni genitore vive nei confronti dei propri figli attraverso un personaggio che ne spiega l’orrendevolezza. Poi Freddy diventa macchietta. Simpatico. E anche ironico nei capitoli a seguire. Perché ne perde anche un po’ l’essenza.

 

 

Da Freddy Krueger a Scream, altro capolavoro di genere che ho sempre amato, Craven entra nelle teste di tutti ma è regista di molto altro e anche di titoli commoventi. La filmografia e quello che ci rimane di lui grazie al cielo è lunga e può essere gustata ancora e ancora. Ieri per dirgli addio ho visto Scream e Nightmare. E mi sono commossa. Nel ricordo di come ero e anche all’immagine di lui e papà nel bar. Infantile sì, ma vero. E, mi si consenta, bella. Perché non perdere mai parti di sé e lasciarle intatte è complicato sì, ma appagante. Ho deciso che questo Halloween -sì ci sto pensando- sarà dedicato a Wes Craven. Che le sezioni Cibo e Cinema e Cibo e Horror strariperanno di sue visioni. Perché è giusto fare un tributo a un amico cui devi gran parte di quello che sei tra incubi, vittorie e sconfitte. E perché per quanto stupido possa sembrare è importante ringraziare -con qualsiasi mezzo- chi ti ha mostrato le paure per tentare di sconfiggerle. Poco importa se ce l’hai fatta o ancora no. La chiave te l’ha data e anche parecchie serrature. Tocca trovare solo quella giusta in fondo.

Di cibo c’è ben poco e già lo so. Per lo più hamburger, come nel primo Nightmare, qualche pancake e inquadrature fuori fuoco in cene sanguinolente. Ma qualcosa si inventa eccome per un amico fidato come Wes.

Perché per te sempre ci saranno biscotti glassati di sangue, amico mio.

La Pizza Angioletti di Freddy Krueger

 

 

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9 COMMENTS

  1. Dovresti proprio mettere un tastino mi piace per chi, come me, vorrebbe dire tantissimo ma resta spesso senza parole.

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