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Bienenstich: Torta Puntura D’Api

Ingredienti:

Pan di Spagna: 6 uova, 300 grammi di zucchero, 200 grammi di farina 00, 2 grammi di sale, 1 bustina di lievito per dolci

Crema pasticcera: 40 grammi di farina 00, 4 tuorli, 100 grammi di zucchero, 400 ml di latte intero e profuma come preferisci (cannella, vaniglia, scorza di arancia, scorza di limone)

Copertura: 2 cucchiai di burro, 6 cucchiai di zucchero, 1/2 cucchiaino di vaniglia, 2 cucchiai di miele, 100 grammi di mandorle a lamelle

Procedimento:

Prepara la crema pasticcera e metti da parte. Prepara il pan di Spagna. Prepara la copertura: sciogli il burro nel pentolino e aggiungi lo zucchero. Dopo che lo zucchero si è sciolto aggiungi le mandorle e il miele. Devi formare una sorta di caramello. Togli il pan di Spagna dal forno dieci minuti prima della fine della cottura e spalma il caramello sulla superficie. Inforna altri 10-12 minuti. Tira fuori il pan di Spagna e incidilo per tutta la superficie tagliandolo a metà. Cospargi la superficie del pan di Spagna con la crema pasticcera.

  • La zia Luci ha usato uno stampo quadrato 28X28

Bienenstich o Bee Sting Cake è un dolce tedesco farcito con crema pasticcera (ma anche crema chantilly, budino, crema di burro. Generalmente sempre a base di vaniglia ma puoi naturalmente usare il profumo che preferisci) e cosparso di un delizioso caramello a base di miele e mandorle. Il nome pare che derivi da una leggenda: il pasticciere/panettiere che ha inventato la torta stava adoperando del miele fresco. Procurandoselo fu morso da un’ape e da qui il nome “puntura d’api”. Come in tutte le origini e le etimologie sono però diverse le leggende, i racconti e gli aneddoti. Non è un dolce tipico pasquale bensì della tradizione culinaria tedesca, che come quella russa-anglosassone e nordeuropea, che nell’ultimo decennio ha dato una svolta incredibile alle credenze popolari che la volevano solo kartoffeln e crauti. Brillanti chef, come Vladimir Mukhin, stanno ridando onore e vita a tradizioni culinarie antichissime rimodernandole con uno stile unico. Queste giornate sono state letteralmente -né più né meno- indimenticabili. Ho riscoperto il valore della famiglia, dopo la mia tragedia personale ed emotiva. Ho riscoperto cosa significa il sangue. Papà come famiglia ha sempre avuto gli amici. Mi ha insegnato questo. Far affidamento sugli amici, e su nessun altro. Quella famiglia che ti crei con il tempo e non che hai per discendenza, sangue o “fato”. Credo fortemente in questo insegnamento ma non avevo capito di essere stata fortunata anche nella carne e nel sangue del parentado. Ci ho riscoperti più simili di quanto credessi e più forti. Con Luci, negli ultimi anni, ho trasformato un rapporto “accaduto” in uno fortemente voluto. Ho trovato una zia, una sorella maggiore, una complice, una collega di lavoro ma soprattutto un’amica. Molto spesso ci guardiamo e ci stringiamo la mano dicendoci: amiche.

Sì. Siamo amiche. E tutto quello che non si vede tra queste parole e immagini, foto e sorrisi è qualcosa di profondo e inspiegabile che sta proprio in quello stringersi la mano.

 

 

Luci non è solo mia zia. Ha voluto che le tenessi il velo da sposa quando avevo otto anni. Mi ha regalato la prima colazione all’americana della mia vita. Mi ha imburrato il pane tostato per la prima volta. Mi ha fatto scoprire che le patate alla tedesca sono le più buone dei mondi, ma a patto che le cucini lei. Mi è stata accanto nei giorni in cui sono andata all’inferno e ho visto mostri cattivissimi con quei suoi occhi che sembrano un mare blu in tempesta.
Luci mi lascia tulipani dietro la porta -perché non vuole disturbarmi- con bigliettini scritti a mano e mi sussurra parole tedesche che non so neanche cosa significhino ma che hanno tutte il suono dell’ amore.
Lo stesso che provo per lei. Ho una vita delicata, felice e fatta di gesti eleganti. E non c’é attimo in cui io non ne sia grata e riconoscente.

 

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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