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Moussaka (senza agnello)

Il (la?) Moussaka è un piatto tipico della cucina greca e come molte preparazioni somiglia ai capisaldi culinari della Grecia più piccina: la Magna. La mia terra, sì. Da quel 2011 l’ho fatta diverse volte, in occasioni di festa, perché in casa piace molto. Non seguo nessuna ricetta e vado a occhio; oggi ti racconto un po’ il mio (o la mia, devo ancora capirlo) moussaka in questa tappa che ci porta tra tempi e prelibatezze che odorano di foglie d’ulivo. Sai che amo moltissimo Vefa, eccellente cuoca greca che con il suo libro di ricette in questi anni mi ha insegnato tantissimo. Questa preparazione a base di melanzane, patate e carne tritata dal profumo di aneto e spezie fa parte anche della tradizione culinaria di Trieste, e questo proprio non lo sapevo. Ne vengo a conoscenza per puro caso. Come molti piatti greci affonda le radici nella cucina turca e parla anche lingue antiche come l’araba, siriana e la persiana; sai che sono legata alla Siria per l’amicizia che mi lega a Mohamed e anche lì abbiamo preparato insieme una meraviglia a strati. Strati fragili con ingredienti e sostanze corpose che raccontano queste incredibili civiltà.

Come molte specialità greche la carne tritata è di agnello, mista a bovino in questo caso, ma oggi te ne propongo una versione che non prevede l’agnello. Non ci girerò tanto intorno perché già sai. Preparare la carne -seppur sporadicamente- è un gesto d’amore nei confronti di chi amo, ma onestamente ho dei limiti nonostante l’apertura mentale; quindi sull’agnello passo. Non è difficile intuire cosa ne pensi.

Un piatto ricchissimo che può diventare unico e che ricordo di aver visto per la prima volta a Parigi; eravamo andati con papà e mamma in un ristorantino greco che a fine serata ti faceva pure spaccare i piatti per terra e urlare parole greche (adorabile! Vorrei tornarci).

 

Come si prepara?

Io per una teglia dove mangiano abbondantemente sei persone generalmente uso: 4 melanzane grandi, un chilo di carne trita (metà maiale e metà manzo), due cipolle piccole, un cucchiaino di cannella in polvere, sale, 700 grammi circa di patate e la besciamella (che faccio con il bimby ma tu puoi decidere come ti viene meglio), 500 grammi di datterini tagliati piccoli (io uso questi, ma di solito si consigliano i ramati), 200 grammi di parmigiano o pecorino grattugiato secondo il tuo gusto.

Metti le melanzane in uno scolapasta con del sale grosso e un peso sopra per far perdere l’amaro e trascorso il tempo lava per bene e asciuga le melanzane. Friggile in olio bollente a fette non troppo sottili. Mettile su carta assorbente e via da parte. In una padella con olio extra vergine d’oliva metti la cipolla tritata finemente, poi la carne e la cannella con sale e pepe (anche chiodi di garofano se ti piace il gusto. Si sposano benissimo) aggiungendo i datterini. Sfuma con il vino rosso -poco basta- e lascia cuocere. Nel frattempo taglia con la mandolina fette sottilissime di patate che prima lasci cuocere in acqua bollente salata per qualche minuto e poi dopo aver cotto tutte le melanzane -nella stessa padella- chiudi friggendole e insaporendole. Poi su carta assorbente anche loro e metti da parte. Una volta che hai pronte le melanzane fritte, le patate e il tritato di carne comincia ad assemblare come fai con le lasagne o la parmigiana. In una teglia metti prima le melanzane, poi la carne trita e le patate e anche un secondo strato. Chiudi con un generoso strato di besciamella e poi una spolverata di parmigiano o pecorino. In forno a 180 per 45 minuti finché tutto risulta perfettamente sposato e il (o la?) Moussaka è servita.

La versione Veg

Ti assicuro che viene buonissima e che se al posto della carne trita sbricioli del tofu con la forchetta facendo il “ragù di tofu”, che più volte abbiamo cucinato insieme, vien fuori qualcosa di sublime e di inaspettato. Ho provato anche con il seitan ma la consistenza non va bene per il tipo di preparazione, ergo tofu senza neanche pensarci (oppure la carne trita potresti sostituirla con dei burger vegan di seitan mischiato ad altre verdure, allora sì che verrebbe bene).

 

Viaggia con me in questo Tour Pasquale e non perderti tutte le tappe

Chelsea Bun alla ciliegia, Babka al cioccolato fondente e Cozonac

 

 

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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3 COMMENTS
  • cucinaincontroluce 21/03/2019

    La nostra cucina (sì, sono triestina) è incentrata su un melting pot di culture dovuto proprio alla nostra collocazione geopolitica: da un lato c’è una forte predominanza austroungarica con notevoli commistioni balcaniche, un po’ per ovvii motivi di frontiera e un po’ perché Trieste è stata sede, per moltissimi anni, di una cospicua comunità greca (abbiamo delle bellissime chiese ortodosse), tant’è che in ambito sportivo siamo ancora conosciuti come “i greghi”. Tuttora, pur nel pieno rispetto della nostra cultura di stampo austroungarico (tutti precisini e pulitini 🙂 ) in città senti parlare sloveno, serbo e bosniaco, oltre ad una costante presenza di italiano “albanesizzato”, è una città atipica e la cucina da sempre è la più bella dimostrazione dell’arricchimento culturale di un popolo. E almeno a tavola cadono le barriere cosicché tutti vivono felici, contenti, integrati e sazi!
    Un bacio Iaia 🙂

  • Chef V. 21/03/2019

    Gran bel post 👊😉🌱

  • melissatesta 21/03/2019

    Bell’articolo ! Piatto da provare 😍! Buona serata 🍀

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