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Tre settimane prima di San Valentino è tutto a forma di cuore. Due mesi prima di Pasqua è tutto a forma di uovo e coniglio. Tre mesi prima di Halloween ci sono solo bare, scheletri e mostri e non faccio in tempo a metter da parte i coriandoli che già parlo di colombe e di colorare i gusci. Inutile dire che Natale, generalmente, si comincia a Settembre qui. Leggerissimi intoppi ci hanno fatto un po’ sbarellare (termine giovanile che adoro adoperare proprio perché quando l’età avanza è bello affrontarla ridicolizzandosi. Un po’ come quando le settantenni adesso con la scusa dello sciatusc non si riprendono più le meches alla radice) ma non demordo giustappunto.

Ed è tutto a forma di alberelli. Biancorosso e Argento (perché sì è l’anno del rosso, bianco e argento. Soprattutto bianco e rosso confesso. Ho pure preso una civetta bianca tutta sbirluccicosa che ricorda Edvige di Harry Potter. Orrenda e kitsch al punto giusto, si abbina benissimo alla renna smontabile e al castoro che suppongo volesse essere uno scoiattolo ma vabbè). 

L’albero è finito ed è stato tutto improvvisato. Dopo aver aperto quello verde (controvoglia perché non avevo minimamente intenzione di farlo) ho pensato che fosse  meglio il primo, quello storico argentato (da quando vivo con il Nippotorinese ho mostrato ogni anno sempre un albero diverso. E sempre un albero che eufemisticamente potremmo definire: bizzarro? uhm… bizzarro va bene?) ma poi vabbè insomma No.

Confusione.

E allora mi sono messa a scartabellare come la psicopatica che sono tutte le foto per cercare di capire un po’.

Un'idea semplice, stupida e inutile ma sognante, infantile e delicata. Mi piace sempre fare un po' di collane con i pop corn. Da mettere al collo di chi amo come fossero nuvolette. Capaci di farti volare. Dimenticare. Sognare.

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[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=3ZcYIiTAhpc&feature=plcp] Aggiungere scritte, riprendere come una consumata regista professionista e organizzare magistrali stacchi musicali studiati? Ma quindi davvero posso fare tutto questo e comodamente uplodare direttamente sull'App di Wordpress? Siamo davvero arrivati a questo? (è sorprendente come io conosca a stento il tre per cento delle potenzialità di tutte

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Scrivo ormai come una scrittrice consumata (dall’esaurimento). Appoggiata su una sorta di trespolo come fossi (e lo sono) una cornacchia con il mio Air che è caduto più volte di un trapezista principiante. Lo faccio stando ben (si fa per dire) in equilibrio mentre pranzo con uno yogurt perché proprio fame non ne ho da un bel po’, mentre scrollo notizie e aggiornamenti sull’iphone, sincronizzo con Icloud e rispondo a email di lavoro, personali, varie ed eventuali. Ho due iphone 5, tanti maxi ipad, qualche mini ipad e otto inutilità che emettono luci per sentirmi sconsideratamente tecnologica e meravigliosamente isolata.sola.emerita.pazza.

Glisso, fingo di sorridere e mostrarmi forte prendendo un coraggio in saldo che non ho ben capito da dove arrivi e indosso maschere su maschere. Crollo in bagno e mi fisso allo specchio pallida, brutta, stanca. Soprattutto brutta senza bisogno di dirlo per sentirmi dire il contrario. Sono molto esteta, obiettiva e mi importa poco di quello che vedono gli altri come sempre. Vedo benissimo da me come sono. E sono davvero. Brutta. E davvero. Stanca. E davvero ma davvero. Pallida. Inutile focalizzare l’attenzione sul correttore professionale della Mac capace di coprire i tatuaggi. Quelle occhiaie no. Non si coprono.

Ma in fondo: chi se ne importa?

Torno fuori allora con fondotinta Mac passato male  con pennello consigliatomi nello store di Torino dove devo tornare per chiedere a che diavoloservequelmaledettopennellodaventimilaeuro e faccio fioretti promettendo di non comprare più borse. Risoluta e anche un po’ arrogante faccio patti con il Supremo. Io ti do questo e tu mi dai quello. Io rinuncio a questo ma tu non puoi farmi rinunciare a quello. Lo guardo in faccia dopo aver frignato e gli dico che andrà come dico io e non come dice lui. Prometto di digiunare il sabato perché un fioretto si può sempre fare e con calma gli spiego che devo ancora attraversare la navata di una chiesa stando stretta stretta attaccata a papà perché sposo lui del resto; e che deve insegnare a correre a mio figlio. Spiegare come abbattere muri e costruire case dove dentro piove. Deve spiegare a mio figlio come si diventa un eroe e come si costruisce dal nulla un castello di sogni.

Ci sono dei progetti. Ho e abbiamo un’agenda piena e non si fa così. Che si arriva, si stravolge. Senza orario. Appuntamento. No. Non mi sta bene. E non ci sta bene.

Ci siamo messi quindi d’accordo che dedicheremo quel poco tempo che basta per farci infilare dentro bottiglioni di speranza, vomitare un po’, rassicurare gli altri perché poi finisce sempre che sei tu a doverlo fare e non il contrario buffo no? e.

E riprendere la vita, il programma, i sogni e i progetti. Portarli a termine soprattutto e vincere. Come si è sempre fatto. Come si è abituati a fare.

E’ difficile essere la figlia di un eroe. Perché devi esserlo anche un po’ tu. Ma porto geni importanti che hanno una responsabilità fuori dal comune. Nell’armadio ho guardato bene e il mantello glitterato fucsia c’è. Quello che ti dà i super poteri. Sorrisi finti, ilarità, comprensione, rassicurazione per terzi ed energia.

La chemioterapia? uh. ‘na Passeggiata.

Il mantello. Ah sì.

E’ stato già stirato e tirato a lucido. E mi sta, sinceramente, anche molto meno male di come sospettassi. Proprio perché riesce a coprirmi tutta tutta e si vede davvero pochissimo di me.



Non è poi così triste la vita di chi ama avere un regime alimentare controllato. Sono solo leggende metropolitane quelle che raccontano di una incontestabile e ineguagliabile (e tutti i sinonimi che finiscono con -abile) ilarità davanti a cosciotti di maiale grondanti di grasso inzuppati in cappuccini di lardo di Colonnata. Confesso che da un po’ di tempo da “moderata” sono passata ad una fase che ancora non riesco bene ad individuare e definire (so che la condizione può solo peggiorare essendo dichiaratamente maniaca ossessiva). Non si avvicina minimamente alla “fanatica” né tanto meno alla “fastidiosa dispensatrice di consigli”. Va più sull’ “antipatica getta battute saltuarie”. Ecco sì credo sia collocabile proprio in quel range lì.

E range mi fa venire in mente ranch e tanti animaletti che corrono felici sui prati. Soprattutto conigli. Scodinzolano e non sono con olive taggiasche dopo essere stati marinati nel succo di pompelmo.

Insomma.

L’antipatica getta battute saltuarie viene fuori solo davanti ai miei pochissimi e veri affetti però. Di quello che mangiano gli altri, sarò onesta, me ne importa davvero ben poco e non lotto affatto per degli “ideali” che dovrebbero essere personali nel proprio iperuranio di idee, appunto, e non certamente comuni e di aggregazione.

La carne fa male. (un “ma vaaaaaaaaaaaaaa” antipatico parta dalla regia, grazie).

 E’ un dato di fatto incontestabile cui si può girare intorno come quando si mettono le luci intorno ad un gigantesco albero di Natale tipo quello di Times Square. Chi ama sostenere il contrario oltre a ricevere virtualmente una sonora pernacchia e risata isterica da parte mia, può pure accomodarsi nel divanetto sotto la luce lampeggiante “ciao. sono uno che crede ancora che Lord Voldemort possa vincere su quel fesso di Harry Potter” (solo io parteggiavo per Voldemort, a proposito?).

Lo stesso potrei dire del latte. Dello zucchero bianco. Del. E del. E del.

Ma la carne fa male e da un paio di settimane ormai non voglio sentire ragioni a riguardo. In casa hanno tutti una spada di Damocle (più spada di Iaia, in effetti. Rosa, sbirluccicosa e con un’elsa a forma di cappello di nano da giardino) e un enorme fermatempo che ticchetta sulla testa. Se sino ad adesso sono stata molto tollerante cucinandola e preparando-elaborando manicaretti, seppur storcendo il naso, da oggi:

mi ribello.

La libertà di opinione? di scelta? La capacità di discernere quello che è più giusto o sbagliato? Colnanodagiardino! Da oggi si fa come dico io! *balzando sulla sedia e puntando minacciosamente il dito contro.

E PURE VOI! sììììììììììì PURE VOIIIIIIIIIIIIIIIIIII BASTA CON LA CARNEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.