Home / Articles Posted by Iaia (Page 169)

Queste palline credo di averle fatte ormai più di dodici-tredici anni fa. Sono piccoli globi di polistirolo ricoperti di perline, di quelle classiche in commercio facilmente reperibili in merceria per fare braccialetti-anellini-bijoux (chi non ha aperto bancarelle tra amici e parenti nell’età adolescenziale e post, alzi la mano e si becchi la pernacchia! Inconcepibile! Fallo adesso!). E dove si attaccano le perline? Sul polistirolo? Eh no.

Sulla cera tedesca per candele. Ebbene sì. Ormai più di un decennio fa ho scoperto questa deliziosa cera venduta in panetto della stessa consistenza di quella usata per la realizzazione delle candele. Con il calore delle mani, come fosse fimo-plastilina-quellarobalì, si lavora e plasma. Può ricoprire le più disparate superfici (pure il piano cottura e la nonna se vogliamo darle una rimodernata natalizia) e si presta benissimo all’inserimento di fesserie gioiellose come le perline.

Con questa cera tedesca ho fatto qualcosa come 392490324203492304903249230492304923049 candele. Parenti, amici, passanti, sconosciuti e chiunque mi capitasse a tiro riceveva queste candele. Non sapevo più come smaltirle.

Non c’è stato un “luogo virtuale”, che tutto è fuorché lontano in termini di  emozione e amore, dove io non abbia raccolto centinaia di messaggi che odoravano di calore e dolcezza. Confesso che mi hanno ancor più avvolto in una fitta e taciturna stretta quelli solitamente assenti e silenti. Comparsi per magia tra abbracci e consolazione. Non ci saranno mai grazie abbastanza ma non per questo smetterò di ripeterlo.

Grazie. Come anticipavo dalle poche, perché tante ahimè ne occorrono, parole di ieri ci attende un periodo di guerra dove bisognerà sfoderare falsi sorrisi, veri dolori e spade infuocate. Senza paura. Affrontando sempre il mostro senza mai perdere il colore delle sue orride pupille.

In maniera del tutto presuntuosa avevo sentenziato che sapevo già cosa avrei fatto e dove sarei stata il 12.12.12 alle 12.12. In realtà potrei essere ovunque tranne che nel luogo dove avrei immaginato di festeggiare ma poco importa.

Quello che conta di più è lottare. Sempre.

L’orrido essere non mi vedrà affranta su una poltrona a frignare su quello che sarebbe potuto essere perché sarà. E mi troverà con in mano un barattolone natalizio chiuso dal bellissimo tovagliolo del Tiger Store con tanto di Omino di Zenzero. Tiè.

E’ un’ottima idea regalo quella della torta (o biscotto-o dolcetto-o qualsiasicosa) nel barattolo. In pratica si sterilizza per benino un barattolo (anche di marmellata rimasto o qualsiasi cosa si abbia in casa) e ci si infilano dentro tutti “gli ingredienti secchi” ovvero la farina, zucchero, lievito, cacao in polvere, frutta secca, qualsiasicosa. A fianco si trascriverà la ricetta che necessiterà certamente degli “ingredienti liquidi”, ovvero le uova, latte, burro e quant’altro.

Il gioco è fatto. La formula è carina e nasconde un significato ancestrale difficile da ammettere ma che diciamolo non è poi così intrinseco “fattela tu la torta cheionuncihotempo!” (dolcissimo no?). Un barattolino che nasconde insomma la volontà vera di donare qualcosa e la spada di Damocle in formato clessidra e tempo che attanaglia tutti noi.