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Eh sì è un post programmato ed io sono in macchina che cerco di uplodare dall’applicazione wordpress mentre il Nippotorinese fa slalom tra le buche e ribadisce quanto la viabilità al sud sia (santocielobastarassegnati!)…

Ma non potevo non dire: eppibirdei Biancanevemia. Spero di poter elaborare qualcosa di più sensato (nei limiti del mio impossibile) quando avrò tastiera e non touch. E quando avrò un nano da giardino zitto e non un algido nordico antipatico.

Auguri amica mia. Grazie per esserlo.

Molti la definiscono come una macedonia di frutta in un tankard o boccale di birra. Così recita la bibbia dei cocktail. Strawberry Pimm’s per una come me che nelle occasioni speciali beve acqua frizzante è chiaramente un oggetto non identificato. Il Nippotorinese sta molto apprezzando questa virata alcolica e ha costruito appositamente un altarino per Malti da Legare, perché per via del mio amore sconfinato nei di loro confronti ho promesso di introdurre, ma con garbo, una nota alcolica in tutto questo delirio del Gikitchen. E’ assurdo pensare che io sia astemia e riesca a partorire una tale ingente mole di idiozie e assurdità, figuriamoci se bevessi anche solo un goccetto.

Visto che siccome (che rimane un bell’inizio per quanto concerne la sintassi) non accadrà mai per quanto mi riguarda, è meglio convincersi sin da subito che così non potrà essere per chi mi sta accanto. La componente alcolica a quanto pare nella vita dei comuni mortali e non extraterrestri stupidi come me, è ai limiti del fondamentale. Sino a quando rimane una cosa controllata non posso che chinare il capo e assecondarli. Una volta superato quel limite non mi resta che prendere a randellate sulle gengive chi amo (democrazia no?).

Fortuna vuole che io non abbia di che preoccuparmi contando che mamma, a parte una predilizione per la birra che beve in rarissime occasioni, non tocca alcolici e papà non è certamente il tipo che deve necessariamente trovare il bicchiere di vino in tavola. E’ degno padre di sua figlia e preferisce introdurre roba bizzarra. Papà riesce a mangiare la spigola bevendo succo di frutta alla pera mischiata alla coca cola. Ma è una storia che vorrei raccontare per bene e che richiede molto più tempo di quanto abbia (voglio inorridirvi per bene, insomma. Anche se ho già avuto modo di narrare di quella volta che ha accoppiato un po’ di fanta con succo di ananas a un biscotto al cioccolato con patè di tonno. Bei ricordi).

Dopo accurate riflessioni nasce ufficialmente Nanology. Sono venuta in contatto con un'entità nanosa. Da qualche tempo ha stravolto la mia vita e ha dato coraggio a me e tutti i Nani. Ella crede nella forza del cappello. Costruisce dondoli per i nani in riva al

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Nutrivo senza alcuna ragione un’antipatia (anche se non troppo feroce) nei confronti di Mattia Poggi. In maniera assurda poi mi chiedevo continuamente perché. Del resto era un ragazzo dolce, con gli occhioni blu e il sorriso pulito. Lo seguivo già da un po’. Molto  prima di vederlo a Detto Fatto con l’arrivo del grande pubblico. Era protagonista di  un programma sempre firmato Alice di cui non ricordo il titolo (evvabbè l’età si sa).

Aveva i capelli lunghissimi e ricci, amava il surf e indossava roba californiana che contrastava fortemente con il carattere e forma dell’altro presentatore : scurissimo, romano, barba incolta  e un po’ più casereccio se vogliamo.   Questi due single abitavano insieme e  preparavano quindi anche molta “roba all’acchiappo”; di quelle ricette veloci ma sfiziose per conquistare le gentil donzelle. Era un po’ il leit motiv di questa sit com culinaria.

Sta di fatto che poi Mattia Poggi si è messo “in proprio” e ha cominciato a condurre Mattia Detto Fatto. Ed io ho cominciato ad apprezzarlo perdonandogli quelle battute da quindicenne ” stasera le preparo il pesto alla genovese e sarà mia” (sono antipatica, lo so).

Il cambio del look poi gli ha giovato e da ragazzo ribelle surfista che conquista e seduce le donzelle con la ricetta originale del pesto alla genovese si è trasformato nel classico bravo ragazzo sposato dolce e cuccioloso. Quelle che le mamme quando lo guardano in tivvùà urlano alla figlia zitella ” uhhh magari arrivasse un buon partito come questo”. Rispettando tutti i cliché dell’inacidita pazza bigotta che sono talvolta,  ho trasformato la mia antipatia immotivata in una simpatia con garbo.

( poi vabbè la mia pulcetta Giulia essendo stata nel programma a cucinare con lui me ne ha parlato benissimo ed a me è rimasto solo che schiaffeggiarmi).

(cliccando qui vedi la bellissima Giulia all’opera *occhi a cuoricino*)

Ho acquistato il volume I Buffet detto fatto di Sitcom editore al prezzo di 19, 90. Poco più di duecento pagine e al contrario del formato di West Nobu, che per chi se lo fosse fortunatamente perso (clicca qui )  è il primo puntatone (sefaperdì) della Libreria di Iaia. Più piccolo del formato A4 senza copertina rigida ma con una carta interessante seppur meno pregiata rispetto al succitato volume  di Nobu, è un volume pesantuccio ma non scomodo da consultare. Una cucina giovane e sbarazzina riassunta in quel “detto fatto” con Mattia Poggi chef genovese conteso da Madonna che con la verve ligure ci illustra i passaggi per un buffet vincente. Non il solito buffet ( anche) ma uno frizzantino ed inusuale (frizzantino è un termine che potrebbe adoperare una squilibrata mentale. E difatti lo adopero spesso). Ricorda un po’ un ricettario di tapas. Tante idee per quando hai fretta e si è troppo presi dalle mille attività quotidiane, scrive Mattia. Sono ricette che vanno preparate in anticipo. Quelle elaborazioni easy che si possono appunto allestire qualche ora , se non addirittura giorni, prima e poi abbandonarsi alla compagnia degli amici, dello scambio, delle chiacchiere, risate e ricordi.