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Cercherò di non tirarla troppo per le lunghe ( e non ci riuscirò a meno che non faccia scrivere un’altra persona)  ma una doverosa premessa deve comunque essere fatta. Più volte mi è stato chiesto, su twitter soprattutto, di trascrivere delle impressioni sui prodotti che adopero per disegnare in modo multimediale. Su instagram, addirittura, i miei amici provenienti da tutte le parti del mondo fanno gravare sulla mia coscienza un peso insopportabile. E’ già difficile esprimermi in quella che dovrebbe essere la mia lingua madre figuriamoci in inglese per  parallelismi tra prodotti e pseudo recensioni. Quando gli altri hanno una visione di te professionale è difficile far capire di non avere alcuna competenza. Spesso viene confusa per modestia e nei peggiori casi, perché è pieno il mondo di insulsaggine, per “snobberia”, mi si passi il termine coniato sul momento; ovvero un atteggiamento scostante e volutamente elusivo per non dichiarare chissà quali torbidi segreti e tecniche. La meraviglia della perversione umana, insomma.

Molto semplicemente io non ho alcuna nozione tecnica e il mio approccio ai vari strumenti non è stato precedentemente studiato, sondato e approfondito. Sono totalmente istintiva e non da sottovalutare mi annoio  con facilità estrema.  Questo sta a significare che non ho mai letto un tutorial in vita mia e che non so in alcun modo disquisire sulle varie specifiche perché nel caso in cui la mia infallibile “tecnica dei bottoncini caso” non abbia scoperto ” quel tasto x” o “quella funzione y” magari io stessa non ne sono a conoscenza. Per dire che potrei stupirmi adesso se qualcuno mi dicesse che c’è la funzione flash nella fotocamera dell’iphone perché se c’è una cosa che aborro è il flash ergo non l’ho cercato tra i vari bottoncini e se c’era la mia mente l’ha annullato per lasciare spazio ad altro.

Non devo in alcun modo giustificarmi, ma giusto per raccogliere tutte le considerazioni del caso va infine detto che l’immensa fortuna di poter comunque possedere diverse tipologie di attrezzi fa sì che io possa relazionarmi con una vastità di strumenti. Questo non significa, e voglio ribadirlo fortemente, che io li usi in maniera professionale ergo non è che non voglio dare informazioni di carattere tecnico. E’ che non le conosco. Ribadisco, sottolineo e preciso perché vorrei una volta per tutte trascrivere ( e quando ho tempo tradurre in lingua ostrogota siffatto post) i diversi punti in modo da linkare in futuro questo delirio qualora mi venisse richiesto.

Mi è stato più volte chiesto comunque, a prescindere dalla mia totale incompetenza a riguardo,  di dedicare un post a qualcosa che potesse riassumere la mia strumentazione. Ho sempre glissato ed evitato, anche in altri contesti, perché fa un po’ tristezza allineare i possedimenti e blaterarci su a meno che non si voglia ridere. Ecco perché io quando mi capitano post con “le borse del mio armadio” e “tutte le scarpe che possiedo” abbasso la testa verso la scrivania e rido, batto i pugnetti e mi riprendo con difficoltà. Estremamente Cheap, insomma.

Nella sezione Inglese c’è la Pasta alla Norma con annessi strafalcioni grammaticali ostrogoti ( click here for recipe ). Potevo forse non cominciare dal piatto preferito del mio papetto? Giammai!

Mi è stato consigliato di aprire adesso una sezione con l’alfabeto farfallino ( che trovo  sia una genialata) e un’altra in formato audio. Io sto pensando seriamente ad entrambe.

Cioè (che è sempre bello cominciare una frase con cioè) ma quanto sarebbe meraviglioso portarmi ovunque in formato audio mentre enuncio ricette? ( qui bisogna mentire oltre tutte le aspettative eh. Occorre impegno). Giulia, al secolo conosciuta come bbestiabionda, ha un’esagerata collezione di miei formati audio ( che definirei in un moto di ottimismo:imbarazzanti).

L’astuta e meschina figura bionda ( naturale, inciso) vuole ricattarmi per ottenere forniture di cannellini a vita. Disprezzo assoluto verso questa persona che sta cercando di screditarmi in tutto lo stivale facendo sentire a passanti e ignari un’introvabile versione di “I will always love you”  a cappella, magistralmente interpretata da me medesima.

E insomma triste vicendi personali e amicizie sbagliate, a parte. Ecco un altro video (starò esagerando?).

Al momento ci sono prove tecniche fotografiche per alcuni lavoretti qui  in casa e allora “sbologno” un po’ di roba e lascio due appunti in cucina giusto per ricordo personale. E “sbologno” posso adoperarlo contando che Mtv per la trama  di uno psuedo-film adopera “sgama”. Non ci credete vero? Neanche io se non lo avessi visto (e fotografato)  con i miei occhi avrei potuto ed invece le sorprese difficilmente finiscono in questo pazzopazzopazzo universo.

Interrompo quindi, giusto un attimino la settimana della cucina etnica e taoista dove oggi si è spadellato il maiale impanato sfumato col sakè per un dolcetto pomeridiano.

 

Quando ho provato a fare i cupcake con la frutta nella più fortunata delle ipotesi sono esplosi appiccicandosi alle pareti del forno manco fossero le famosissime caramelle skifidol anni ottanta. Sì quelle verdi appiccicose dello stesso materiale che adesso propongono per pulire gli interstizi della tastiera; ma suppongo di aver comprato solo io siffatto inutile prodotto quindi glisso giusto per non inabissarmi ulteriormente in dettagli che potrebbero, e ribadisco potrebbero, non interessare.

Insomma sta di fatto che io non avevo assolutamente voglia di fare i cupcake con i mirtilli o con la mela e pera e neanche quelli con la cremina di passion fruit anche perché sono stufa di sentirmi dire “no. Ancora non sono arrivati quelli buoni e succosi”. E allora guardandomi un po’ intorno e notando due ananas piuttosto maturi messi lì indifferenti in attesa di un giudizio mi sono detta: cupcake con ananas? E ci metto pure lo zenzero per fare felice il Nippotorinese?

Da un po' di tempo diversi amici, chiaramente non italiani,  mi invitavano ad aprire una sezione inglese. Ho sempre rifiutato per paura di espormi ulteriormente. Ho già dei periodi sintattici fantasiosi in quella che dovrebbe essere la mia lingua madre;  la  padroneggio malamente con estrema

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Che giorno è? Il terzo giorno del terzo mese. Sarà che sono nata il dodicesimo giorno del dodicesimo mese e sarà pure che ho una discreta passione per i numeri. Sicuramente perché non capendo bene a cosa servano ho dovuto trovar loro un ruolo. Vederli su un quaderno costretti tra quadretti logici che sembravano gabbie e non righe su linee continue di libertà mi ha sempre messo una discreta tristezza. Ma per non dire infinita, eh.

E allora gli ho dato un ruolo capendo che servivano a indicare che fossi nata il dodici dodici alle dodici e che il mio nome e cognome fossero di dodici lettere. Poi ho contato che io, mamma e papà siamo tre e che ogni cosa che riuscivo a moltiplicare faceva sempre tre, nove e dodici. E mi è sempre piaciuto il fatto che papà sia nato il trenta perché un tre con uno zero inutile, che mamma sia nata il nove e io il dodici e pure il Nippotorinese il tre. E che nove più tre e quindi mamma e papà come risultato danno dodici. Incredibile, mi ripetevo da piccola. Incredibile. Ma in effetti lo ripeto anche da grande.

Il mio numero di telefono, quello della vecchia casa dove abitavo con i miei, se lo sommavi faceva tre con le prime due cifre e poi nove. E quanto faceva nove più tre? E poi c’era uno zero.

Non sono entrata quel giorno in aula perché non sapevo fare lo studio di funzione e dovevo essere interrogata. Quel giorno sono rimasta in corridoio e ho contato tutte le mattonelle del corridoio del liceo. Ogni mattonella aveva trentatre palline ed era un quadrato di trentatre palline per trentatre e allora ho contato tutte le palline stando ferma con la calcolatrice seduta su una finestra. Non ero entrata ma mentre le altre mie amiche andavano a fare shopping in centro io contavo le palline del corridoio dell’entrata del liceo. Sfidando davvero tutto e tutti eh. Sfidando professori e. E non ricordo se fossero trentatre o trentacinque o. Devo tornare al liceo, è importante. Oppure devo recuperare il diario perché poi orgogliosa ho trascritto tutto lo studio sulle palline delle mattonelle del liceo. E’ una delle poche cose che mi rende orgogliosa di me.