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Meno undici giorni  al Natale. Sento solo io il fiato di Babbo Natale sul collo?

Ma non posso blaterare al riguardo. Fretta. Fretta. Fretta, quindi trascrivo velocemente queste due righe di delirio in cucina.

Lo zenzero è una costante come lo è averne sproloquiato fino allo sfinimento. Lo zenzero fa parte di un antagonismo papillogustativoavverso come il finocchio. Sembrerebbe che io non sappia esattamente cosa stia dicendo ed è vero. Ma.

Amo il finocchio tanto quanto lo odia il Nippotorinese. Detesto lo zenzero tanto quanto lo ama il Nippotorinese. In una sorta di ying yang dell’equilibrio odio e amore noi due potremmo essere rappresentati da una fettona a forma di “goccia” di finocchio e l’altra dallo zenzero. Per nulla al mondo nessuno mai mi convincerà che lo zenzero sia buono; pur essendo vero che ho cambiato opinione sul fico secco e la fava, per non parlare dei datteri, questo non dà alcuna chance a questa radice antipaticabruttaecattiva. Si evince una mia maturità nell’affrontarla o sbaglio?

Lui sgranocchia zenzero candito riempendosi le mani di manciate quanto io lancio semi di finocchio ovunque. Mi piace anche berli in rilassanti tisane che dovrebbero essere drenanti ma che mi fanno gonfiare come una zampogna, ma non credo sia questo il punto. Io spremo arance su finocchi, che non digerisco ma persevero per ingordigia, mentre lui grattugia radice di zenzero fresca pure nel caffè. In qualsiasi pietanza sta bene lo zenzero a detta sua.

Lo scorso anno ho festeggiato tra gingerbreads appesi all'albero di Natale e candeline soffiate su conigli psicotici (chi fortunatamente si fosse perso il delirio ma dovesse venir colto dalla voglia di masochismo, può sempre cliccare qui per delle imbarazzanti diapositive che mi ritraggono) Quest'anno nessun gingerbread è

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 Il fatto che un mio amico delle elementari mi abbia riconosciuto su Instagram e che mi arrivino email di  persone  che sono state sedute accanto a me alle scuole medie con su scritto ” Ciao Maghetta Streghetta!”, sogghignando non mi lusinga affatto.

Mi mette tristezza, al contrario.

Se finora è sempre stato tutto molto ” tra di noi” (io -nanodagiardino-pupazzetti)  questa piega “pubblica” confesso mi intimorisca non poco. Non tanto per paura di risultare meno spontanea, non avendo alcuna remora a essere antipaticamente politically uncorrect come lo sono nella vita reale di tutti i giorni,  quanto per il fatto che amavo far credere di non fare nulla in casa.

Amavo l’idea che hanno sempre avuto di me, gli altri. Una figlia di papà, oziosa e nullafacente che si trastullava tra smalti e shopping online. Adesso scoprono che lavoro come una matta e  il mio personaggio preferito si va a far benedire, mannaggia.

Ma alla fine chi se ne importa! Pernacchie meritatissime per la maggior parte di questo forbito gruppetto e avanti. Senza voltarsi indietro. Riallacciare rapporti poi nella mia lista di priorità viene esattamente sotto la voce “comprare un gattino”; che detto da un’ailurofobica è un bell’inizio.

Insomma.

Meno quattordici giorni  al Natale e qui si comincia davvero a preoccuparsi, considerando il fatto che non riesco ancora a capire cosa fare dell’Albero di Natale. Il grande progetto alberoso è ancora , ahimè, in fase di allestimento.

Gli appunti in cucina che lascio oggi riguardano questo gustosissimo primo vegetariano dall’innegabile appeal.

Eh sì questa è proprio una pasta da provare senza indugio alcuno perchè contiene prima di tutto il mio cibo preferito broccoli-e-limone, che non è affatto un incentivo (razionalmente me ne rendo conto ed è già un buon inizio) ma tant’è.  Il fatto è che questa pasta con i broccoli e le mandorle la osservavo già da un po’ nel librochemipiacedapazzi di Donna Hay (uh non vedo l’ora di fare tutte le ricette del libro che mi hano regalato Cey e Fab).

La croccantezza delle mandorle e la morbidezza dei broccoli che santo cielo hanno quel sapore così buono uniti all’acidità del limone che incontra la dea pasta.

Insomma cosa potrebbe mancare se non il nulla? E’ una proposta velocissima perchè è un primo semplice ma particolare al tempo stesso. Un primo da prendere in considerazione per una cenetta o pranzo veloce ma anche per un invito, che di certo in questo periodo non tarda ad arrivare.

 Meno sedici giorni a Natale e se apparentemente l’alter ego fumettoso sembra gridare di felicità in questo angosciante calendario dell’avvento,  la realtà è tutt’altra. Ho un problema che reputo irrisolvibile con l’albero di Natale, poco tempo, tante cose da fare e nani da giardino da coordinare per le ultime organizzazioni di fine anno. Non in ultimo il dodici dodici alle dodici è vicino ed io proprio di vedere quel numero ho davvero poca voglia.

Ci aggiungiamo poi , come ciliegina sulla torta,  il fatto che Cey è andata via ieri gettandomi nella depressione cosmica, e vien fuori un quadro tutto fuorchè incoraggiante.  Certo potrei strafogarmi  di Gelato al cioccolato con Latte di riso e nessun derivato animale buono da pazzi che fanno da Babbi, nella città del gusto al porto di Catania, presidio slow food con collaborazioni del Gambero Rosso e così farò. Mi getterò su un molo a caso per strafogarmici riflettendo sul da farsi.

Definirei la giornata che mi attende “piena come un uovo” e specificherei pure che non trattasi di uovo di pennuto comune bensì di Tirannosauro Rex Gigante, ergo mi riservo di scribacchiare la mia intensa cronofotostoria con Cey quando avrò il tempo che merita.

Lascio quindi velocissimamente qualche considerazione e appunto in cucina fatto giorni fa.

Quando l’anno scorso ho realizzato la mia prima casetta di Pan di Zenzero con su scritto “Cey e Gi” speravo che almeno il Natale successivo avrebbe visto il nostro abbraccio; ergo uno dei miei desideri più grandi è stato realizzato (per la ricetta, anche quella dei biscotti cioccolatosi e alberellosi con gelato al pistacchio dentro clicca qui >>>che c’è anche il videopost di Cey e non si può mica perdere).

I Gingerbreads li farò e rifarò nonostante qui al Gikitchen siano stati sfornati svariate volte e in tutte le glasse; come farò e rifarò la casetta pur avendo acquistato l’incredibile soluzione ikeana di “monta la casetta di Pan di Zenzero” perchè ebbene sì non solo puoi tornare a casa con il mobiletto del bagno da montare ma anche con la Gingerbreads Home !

Io amo l’Ikea per questo. In sostanza in un pacchetto iperprotetto ci sono le basi biscottose per la creazione. Chi ha poco tempo, o voglia, di realizzare quindi questa meraviglia può rimboccarsi le maniche e preparare solo la glassa che servirà da collante e decoro.

Meno Diciassette giorni al Natale. Dire che l’ansia aumenta esponenzialmente è un eufemismo. La roba da fare si accumula e l’unica certezza che mi rende felice è non avere una lista da regali, come gli scorsi anni, da fare. Perchè a parte le persone a me vicinissime (grazie al cielo davvero poche)  lancerò sotto l’albero  sacchettini con biscottini e roba salata;  i cosiddetti pensierini non andranno a parenti serpenti, falsi amici e frizzi e lazzi bensì solo ed esclusivamente a organizzazioni o enti. Si è già perso troppo tempo sinora con nullità ( un animo da Grinch mi pervade e voglio tenerlo ben stretto al mio cuore).

E insomma anche oggi di corsa. Giorno Nefasto, indicato dal diciassette giustappunto, proprio perchè Cey andrà via.

Lo scorso mese , dopo la segnalazione della mia adorata Katia,   a pagina 155 c’era con  somma gioia e sorpresa il mio facciotto con tanto di fiocco rosso su Casa Facile;  questo mese  ho l’onore di essere sulla prima pagina di Cucina Facile. L’illustrazione e testata principale del Gikitchen fanno da cornice alle parole del Direttore. Dire che ne sono onorata, lusingata e tutta una sfilza di imbarazzanti aggettivi  è riduttivo.

Ieri, oltre alle smisurate manifestazioni di affetto e sfilza di abbracci virtuali e non, mi è stato detto da più persone  ” e di che cosa ti stupisci Iaia?”

Mi stupisco sì.

Non perchè la falsa modestia sia una mia caratteristica principale. Lo è al contrario l’autocoscienza. Esistono persone meritevoli ovunque e molto più di me. Non per filosofeggiare inutilmente, anche perchè non ne ho il tempo, ma nella vita credo sia davvero importante riuscire a stupirsi.

Perchè non importa tanto quando e come accade. Non importa neanche se accadrà mai. Importa la voglia di riuscirci e perseverare.

Ero davvero molto piccola  quando mi è stato chiesto cosa volessi fare da grande.

 ” Disegnare. Che le persone vedano i miei disegni e sorridano”

E ogni giorno mi viene detto. E ogni giorno a mia volta sorrido. Stupendomi. E non smettendo mai di ringraziare.

Pur giocando in casa, essendo una “coppia mista”,  io solitamente apporto un cinquanta per cento tondo tondo con il Nippotorinese. Stavolta nonostante giochi sempre in casa non riesco ad avere neanche un punticino sopra il venticinque con i tre nordici. Apparentemente sembra che io ne capisca di logica e percentuale stamattina, ma così non è. Si è scoperto che ho un accento molto più simile a Carmela del Grande Fratello, edizione passata che alla Brontese version 2011, ergo sono entusiasta come un vitellino che deve essere macellato in giornata.

Si è scoperto poi che con 20 gradi si debba andare  in giro  con canotta, infrandito e ombrellone piuttosto che con scarponi pelosi-sciarpa-passamontagna-guanti (oh sono proprio strani questi del Nord, eh?!)

Ieri però per vendicarmi ho portato le tre algide creature sull’Etna e nonostante stessi per morire congelata la soddisfazione di sentirli dire che ” fa freddino”, è stata impagabile. Come si evince dalla diapositiva per la contentezza non indossavo neanche i guanti. Ho sfidato le intemperie, insomma, per dimostrare che anche una Sicula può farcela a sei gradi (sotto il piumino avevo tre maglioni ma questo loro non lo sanno. Avendo poi scoperto che non mi leggono posso pure blaterare quanto voglio).

Oggi è il nostro Finto Natale. Io e Cey  trascorreremo tutto il giorno lavorando per  un segretissimo progetto che non vediamo l’ora di documentare per apportare un nostro fondamentale contributo all’umanità. Saranno più di dodici ore no stop dove il delirio la farà da padrone. Tutto questo dovrà essere sopportato dal Santo Uomo di Fab (Il Nippotorinese ci ha liquidato con un ” ciaovadoalavoro”). Perchè per dovere di cronaca bisogna dirlo.

Non solo Fab è bellocuoriciosocucciolosoaffettuoso ma ha davvero una gran pazienza nel sopportare le mie idiozie. Santo SUBITO. SUBITO! Sulla bellezza di Cey scriverò otto uscite settimanali per venti secoli. Dovrei farcela ad enunciarne un sei per cento.