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Mezzanotte e dodici minuti. Era riverso per terra. Su un pavimento di marmo pregiato color avorio scorreva il rosso con pezzi di carne ben visibile. La parte superiore non era riconoscibile. Più volte trafitto e squartato aveva subito barbare sevizie. Piccoli tagli dapprima per una sofferenza cosciente, diventati poi accanimento per chi aveva provato smisurato piacere nel sguazzare tra rossi e schizzi.

Intorno a lui era stato disegnato un tracciato con vernice color ocra; un cerchio dove lungo la circonferenza a intervalli regolari vi erano dei piccoli lumini accesi. Gli stessi che fiocamente illuminavano il corpo inerme, deturpato e massacrato proprio nell’esatto punto della circonferenza.

L’ispettore richiuse dietro di sè il cancello dove stazionavano già gli agenti con lo sguardo assonnato. Avevano mangiato, visto la partita e nei dormitori credevano di dover passare un’altra notte priva di allarmi e chiamate urgenti.

Camminò lentamente. Al telefono gli era stato detto che avrebbe visto dinnanzi a sè la scena più cruenta di tutta la sua carriera e che forse mai nessuna avrebbe potuto equipararla in futuro.

Respirando affannosamente si diresse verso quella luce fioca perfettamente tonda che intravedeva già nonostante il percorso fosse piuttosto lungo. A passi volutamente lenti cercava di godersi a pieno quegli ultimi attimi di calma. Avrebbe dovuto concentrarsi al massimo e trascorrere parecchie notti insonni. Studiare ogni minimo dettaglio e capire gli elementi nascosti nella scena del crimine che  sempre parlano e gridano verità.

Non ci sarebbe stata una colazione insieme a lei, lasciata lì che dormiva beata tra le loro lenzuola.  Niente risate sorseggiando un caffè e progetti per il week end. Un caso così importante gli era stato affidato proprio perchè, pur essendo a inizio carriera, era lui il più bravo e intuitivo detective degli ultimi anni.

Le forze si sarebbero dovute concentrare tutte su questo caso e, mentre abbassava lo sguardo in segno di saluto verso il fotografo e i collaboratori, arrivò lì. Quasi a ridosso di quella linea color ocra che tracciava il confine tra la fine di quell’Estate trascorsa troppo velocemente e l’inizio di Settembre con il primo caso. Un po’ come il primo giorno di scuola, era arrabbiatissimo ma al tempo stesso eccitato.