Home / Articles Posted by Iaia (Page 72)

[gallery ids="72238,72239,72240,72241,72242,72243,72244,72245,72247,72248,72250,72251"] Makiko Sano la vedi davanti a una lavagna, con il sorriso smagliante, un collo liscio e un décolleté discreto e fine. Elegante con la sua treccia laterale e un maglioncino, sembra di lycra, morbido che scende lasciando scoperte magre ma muscolose e toniche scapole.

READ MORE

Questa formina me l'ha regalato il Nippo, insieme ad altri sorprendenti regali, la notte della Vigilia di Natale del 2013 (che pare essere passata un'era geologica). Non l'avevo mai adoperata nonostante volessi farlo la notte stessa senza attendere un minuto in più. In quell'occasione avevo

READ MORE

250 grammi di farina, 3 banane grandi abbastanza mature, 90 grammi di zucchero di canna grezzo, 4 cucchiai di cocco disidratato, 60 ml di latte vegetale (ho adoperato latte di mandorla senza zucchero), un cucchiaio e mezzo di lievito, un pizzico di sale, un pochino di cannella.

Schiaccia (o frulla) le banane. Aggiungi il latte (di riso, soia, vegetale che ti piace di più o semplicemente acqua) e incorpora pian piano la farina setacciata, il lievito e il pizzico di sale,la cannella (ma anche vaniglia) e il cocco. Versa l’impasto in una teglia rettangolare o quadrata (20×20 è perfetta) e spolvera con altro cocco se vuoi. Cuoci a 180 già caldo per almeno 40-45 minuti. Quando  la superficie è bella dorata, ma se vuoi è meglio controllare con lo stecchino, tira fuori. Puoi tagliare come se fossero dei brownies o farne fette. Libero sfogo alla fantasia.

Con del cioccolato fondente sopra sono follemente buoni.

Non ce la posso fare e questa è la certezza con la quale voglio cominciare. Prima di aprire l’editor e cominciare a ticchettare all’impazzata come sto facendo dopo aver scritto il titolo ed essermi messa comoda sulla mia sedia girevole con Koi ai piedi che è comodissima a mo’ di scaldottopiedoso, voglio dire questo. Che non ce la posso fare. Sono davvero tantissime le cose da dire, scrivere, elaborare e su cui ragionare (premesso che per me quest’ultimo verbo è di difficile comprensione). Ci sono ancora tantissimi argomenti da toccare, sinceramente, prima di finire al PH. Questo, e molto convinta, mi dicevo mentre tracannavo una tisana. Solo che gli argomenti inerenti a questa Rubrichetta, che sono felice di sapere riscuote sempre più entusiasmo (grazie!), sono talmente vasti che ho sempre quella sensazione di stare in mezzo a un deserto a raccogliere un bicchierino di sabbia per mettere le fondamenta di un castello con il timore che un vento fortissimo arrivi e annienti qualsiasi piccola costruzione. Il fatto è che un iter preciso non ci può essere e devo proprio togliermelo dalla testa. Mi ero convinta che dopo lo zucchero raffinato bianco si dovesse urgentemente ticchettare circa il latte vaccino e introdurre poi il discorso fastidiosissimo di proteine vegetali e animali. Allo stesso modo però la parola PH continuava a rimbombare mentre ferma con quel bicchierino di sabbia stavo lì immobile in mezzo alle dune.

Insomma io del PH fino a qualche anno fa non è che ne sapessi molto. Ho perso i primi cinquanta chili con la nutrizione parenterale e quindi entrando in chetosi e da lì mi si è aperto un mondo. Poi i restanti trenta con attività fisica e dieta (lo ripeto sempre perché chiaramente – e giustamente- non è detto che tutti abbiano letto per interezza i miei deliri. Chi lo ha fatto, e credo di poter giurare su almeno tre/quattro persone, meriterebbe la medaglia al valore consegnata come minimo dal Papa insieme a Obama; e forse pure al Dalai Lama se avesse tempo). La questione PH apparentemente sembra complessa. La prima volta che mi ci sono dovuta confrontare ho urlato “Oh no, eh! Io di chimica, matematica, fisica e tutte le robe scientifiche non capisco nulla!”. Autoimponendomi di non andare oltre saltavo a piè pari, proprio deliberatamente, ogni paragrafo “inferiore a 7, 7.35, alcalino, acido”. Partivano le rotoballe laddove dovrebbero esserci neuroni in forze, vigorosi e attraenti e via verso le pagine successive. Poi, complici libri sul crudismo che tengono tantissimo all’argomento e su cui basano meravigliosi pipponi esistenziali, mi sono convinta che forse era davvero arrivato il momento. Concentrazione massima per rendermi conto che tutto era davvero molto più semplice di quanto credessi e diciamolo sperassi.

Quello che mi piacerebbe fare, nonostante non abbia affatto il dono della sintesi, è tentare di schematizzare infinite nozioni in pochissime e spero concludenti linee guida. In quest’ultimo periodo ho accantonato Gialli, Horror e Graphic Novel per dar spazio a letture riguardanti giustappunto il Crudismo e il PH (ne ho parlato qui). Continuo a sostenere onestamente che la Cultura Crudista è appassionante nella misura in cui può diventare mezzo di istruzione e conoscenza di alimenti e composizione del corpo. Non credo proprio di voler rinunciare a un piatto di ceci bello caldo e una legumata in compagnia. Ho sempre avuto paura degli estremismi ed eccessi proprio perché tendono ad avere parecchi punti deboli. Sono ferma sostenitrice invece del proprio iperuranio di idee e convinzioni, quello sì. Una sorta di pace armoniosa di tutti i sensi dove ognuno si crea un microcosmo di certezze che persegue senza dover sentenziare circa i mondi di idee degli altri.

Non tendo a rimanere affascinata dall’inizio di ogni libro che sostiene, come fosse la rivelazione del posto in cui è conservato il Sacro Graal, che l’uomo mangiasse prima tutto crudo e che il cotto sia arrivato in seguito insieme ai problemi metabolici che ne sono derivati (e altri quali tumori e malattie più o meno gravi). E’ una cosa che non mi sciocca più di tanto perché altrimenti dovrei strabuzzare gli occhi se qualcuno sostenesse che non è giusto ammazzare il maiale sgozzandolo per la gola con i macchinari appositi ma piuttosto forgiare una lancia e tirargliela dietro usando un costume dei carnevale dei Flintstone con tanto di clava. Al contrario quando ho deciso di intraprendere questo percorso sono rimasta affascinata dal fatto che il corpo è vero che è una macchina e proprio per questo può essere conosciuta, apprezzata e amata meglio di quanto si possa fare senza questa consapevolezza.