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[youtube=http://youtu.be/xPpbVAaQHq4] Maurizio Santin: Maître à sucrer Le Meringhe di Santin per 25-30 Brownies 145 grammi di cioccolato fondente al 70% 260 grammi di burro morbido 250 grammi di zucchero semolato 150 grammi di farina 00 140 grammi di noci sgusciate 260 grammi di uova vaniglia in polvere Per la ganache: 350 grammi di panna fresca 50 grammi di cioccolato

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Per la base di una tortiera di 26 centimetri di diametro

  • 270 grammi di biscotti secchi o tipo Digestive
  • 30 grammi di zucchero
  • 90 grammi di burro fuso (allo stato liquido proprio)

Per il ripieno

  • 5 tuorli di media grandezza
  • 500 grammi di latte condensato
  • 130 grammi di succo di lime freschissimo
  • 2 scorze di lime grattugiate (il lime non trattato)

Servire con panna montata e fette di lime per arricchire la presentazione.

Imburra per bene la teglia a cerniera e accendi il forno a 190. Frulla i biscotti o riducili in polvere infilandoli in un sacchetto e colpendoli con un matterello. Raccogli i biscotti sbriciolati in un recipiente e versa il burro fino a quando non ottieni un composto “pappettoso appiccicosiccio” che sarà poi la base per la tua cheesecake. Livellalo per bene sul fondo della teglia e per tutta la superficie. Inforna per 12 minuti circa in modo che si compatti ulteriormente (si potrebbe pure lasciare in frigo per un’oretta abbondante se preferisci o è estate e non ti va di accendere il forno). Prepara la farcia sbattendo prima i tuorli con lo zucchero aiutandoti con la frusta elettrica e poi aggiungendo pian piano sia il latte condensato che il succo di lime e la scorza. Lavoralo per molti minuti. Fallo gonfiare e quando hai ottenuto un composto bello gonfio, liscio e morbido versalo sulla base e infornalo per 15-20 minuti circa. Tiralo fuori e lascia raffreddare prima di mettere la torta in frigo per almeno tre ore prima di servire (che va comunque tirata fuori un po’ prima, a prescindere. Sempre).

Sulle origini della Key Lime Pie si potrebbe ticchettare per un’infinità di tempo. Raccogliendo qualche informazione in questi anni tra rete, televisione e programmi culinari (Bourdain compreso. Si è capito che voglio manifestare in questi giorni la mia passione per Bourdain? Alessandro Borghese, passerà. Amo solo te, lo sai), letture, enciclopedie culinarie, varie ed eventuali mi sono fatta poi un’idea tutta mia mischiando il frullato di informazioni che ricordo e non. L’origine è fatta risalire senza ombra di dubbio alcuno al diciannovesimo secolo e precisamente nel Key West in Florida; pare che la maternità e la leggenda voglia attribuire questa famigerata preparazione alla “Zia Sally”, bravissima cuoca del Signor Curry. La particolarità di questa torta è l’uso del latte condensato; la cosa potrebbe fare rabbrividire molti perché non è che ci siano così tanti fautori di questo prodotto. Bisogna comunque ricordare però che il latte in qualche modo doveva essere conservato quando non c’era la consegna SDA in 24 ore da continente a continente nel nostro meraviglioso cielo attuale inquinato e malato come la terra (e io sono la prima ad aver mangiato fragole ieri venute da chissà dove e alzo la mano urlando “è anche colpa mia”. Mi do pure un ceffone, va). Il latte per essere conservato in scatola aveva bisogno dello zucchero.

La Key Lime Pie è apparsa da poco “nella mia vita”; anzi a dirla tutta non saprei identificare neanche esattamente quando ma se dovessi darle una connotazione specifica direi: Cri e Dexter. Ricordo che in una puntata (quando ancora Dexter mi piaceva e interessava. Adesso ho abbandonato letteralmente perché la piega telenovela “lo sa pure la sorella” mi ha infastidito e ho mollato tutto. NON ACCETTO UGUALMENTE SPOILER O VI ACCARTOCCIO COME LAURA PALMER, EH?! Mi calmo. Respiro con il naso) c’era proprio una sorta di “gara” per la ricerca della Key Lime Pie perfetta. Una vecchietta in un letto di ospedale e basta. Questi sono i fantastici elementi che i cassettini (rotti) della mia memoria hanno conservato.

Da quando il mio blog di fumetti si è trasformato anche in Etti di Fumo e ci siamo accasciati tutti insieme sul divano della mia cucina raccontandoci, ridendo, piangendo, gridando, litigando, sognando ed evadendo, c’è sempre stata all’alba del nuovo anno una colazione speciale per tutti noi. Dei semplici pancake tondi cotti con pochi ingredienti ma buoni. Un anno c’è stato il tè matcha quando andava di moda, per poi tornare a scotch, cioccolato e arancia per italianizzare-inglesizzare con alcool e agrumi un concetto tipicamente americano. La multinazionalità. La diversità amalgamata al latte. C’è stata la FumettoRicetta e la forma Totorosa per entrare nel bosco delle meraviglie con la paura di uscirne. Pure con il Cus Cus, a sushi con il formaggio e con la ganache e i lamponi sino ad arrivare al Sushipancakedicioccolato finito sui giornali e poi formine di omino sul libro. Rotondità di pancake deviate, trasformate, appolpettate, arrotolate, impilate. Con forme e sapori e imbottiture diverse proprio come gli anni che sono trascorsi. Come le gioie e come i dolori. Ognuno di noi, perché è sempre importante ribadire che questa cucina non è solo mia, ha avuto nascite e perdite, vittorie e sconfitte, larghi sorrisi e alcuni a denti stretti con le lacrime che colano dalle orecchie. Amicizie e alleanze, invidie e sotterfugi, falsità e meraviglie.

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