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Polpettine come non ci fosse un domani. Dopo l’acquisto del libro Polpette, su cui blatererò al più presto per la Rubrichetta “La Libreria di Iaia”, non ho fatto altro. In meno di due settimane qualsiasi elaborazione polpettosa contenuta all’interno del libro era stata eseguita. Se la memoria non mi inganna ( risate registrate, grazie regia) ne ho già pubblicate un bel po’ ( ok fermi tutti che corro in archivio. Mica me le ricordo*disse fischiettando)

(non so fischiettare per la cronaca ma so fingere ed emulare il suono)



Tutti  a parlare di questo Kusmi Tea. Io e Cey durante il nostro finto Natale, che sembrano passate tre settimane considerando che sono uscita di casa quattro volte da allora e sono restata sempre qui a ticchettare e vaneggiare, ne avevamo trovato pacchetti e confezioni in quel della Rinascente. La cifra era discretamente indecorosa per un tè, mi viene detto, ma scaltra come una faina io procedo all’acquisto e tanti saluti. Il mio primo Kusmi in pratica l’ho bevuto con Cey ed è stata quindi un’esperienza vista la presenza della meraviglia da non dimenticare. Il problema però sono i Kusmi che sono seguiti perché se c’era un motivo per amarli considerata la presenza, in solitudine rendono molto meno. Anzi a dirla tutta rendono molto meno sempre. Sarà che non ne capisco assolutamente nulla neanche di tè ma trovo nettamente migliori altre tipologie. L’Earl Grey che generalmente fa girare la testa per quell’odore meraviglioso neanche si avverte e tutte le varie tipologie al caramello frizzi e lazzi mi entusiasmano davvero poco.
Non essendo per nulla esagerata come sempre ne ho comprato soltanto una fornitura annuale e in un modo o nell’altro devo smaltire anche se la tachicardia è ai vertici e la teina è in circolo mandando in corto circuito neuroni (quali?), sinapsi e componenti a caso che neanche conosco bene. Insomma per dire che a me questo Kusmi non piace. Potevo sintetizzare così.
Il Bento di oggi velocissimo e fresco comprende:

Insalata con Noci, Caprino accompagnato da riso basmati bianco semplicissimo, da gustare con senape e maionese speziata e per rinfrescarsi mela tagliata a fiorellino irrorata di succo di lime (che non la farà annerire)  e zucchero. Mini sandwich con cremina al tartufo bianco per un tocco un po’ così. Antipatico come il Nippotorinese, sì.

Adoro l’erbetta che divide le varie sezioni del bento e quel Rilakkuma infilzato sospeso nel vuoto non può non farmi sorridere. A volte mentre confeziono i bento mi viene una voglia smisurata di avere un bambino. Confezionare bento per lui e sospendere orsetti su pianeti di sandwich. E’ una voglia incontrollabile che mi rende schizofrenica a tal punto che rispolvero i nomi che abbiamo deciso (ho deciso tutto eh. Anche il colore della culla. Ho pure un moleskine dove vi è il grande progetto bimboso) per paura di essere in ritardo. Come se lo fossi davvero sto lì a tagliare mele a forma di fiorellino mentre cerco di calmarmi e inspirare. Espirare. Come se fossi in gestazione. Poi quando, in ritardo, arriva la razionalità o quella cosa presunta che ci somiglia, cerco di calmarmi e rassicurarmi pensando che forse un altro po’ di tempo ce l’ho. Immaginarsi soltanto in attesa di un nanetto è già difficile per tutti. Generalmente è faticoso sopportare una donna gravida se a questo soggetto si dà una connotazione che potrebbe essere definita: normale. Figuriamoci  se si tratta di me.

Chiari e la piccola Zelda mi segnalano una citazione su Le Funky Mamas (clicca qui per leggere l’intervista) e ritrovare il mio nome su un’intervista di un Iger di New York  rimane sconvolgente e assurdo. Tanto da farmi anche un attimino girare la testa. Pensare che qualcuno a New York faccia pure una discreta difficoltà a dire maiettastreiettas malettaegrettas e. Mi commuove, fa sorridere ed emozionare. Poi vabbè leggere pure quello che … *sviene in preda ad un attacco d’ansia. 

Il concetto non biunivoco di essere conosciuta da ma non conoscere, se affrontato con un po’ di razionalità mi impaurisce. Ed è per questo che non ci penso e passo alla fase successiva: ho un’amica in più. E così è.

Sono giorni stancanti e nervosi. Oltre alla squadra dei muratori, idraulici e stagnini si aggiunge quella (che non è mai andata via da quando sono nata in effetti) degli elettricisti, razza che ben conosco. Folli e geniali nel taglio dei fili continuano a staccarmi la luce quando ho la tavoletta grafica accesa ( e ho salvato quindici minuti prima) o sto per completare un articolo. Passo più tempo ad inspirare ed espirare per mantenere la calma indossando la maschera “no. tranquilli non vi preoccupate. Ho solo perso un’ora di lavoro” che ad azionare la motosega e urlare “viammazzotuttiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”.

Nel periodo in cui gli impegni si sono centuplicati qualcuno posiziona bastoni tra le ruote. Sfortuna per loro vuole che mollo il carro e compro una fuoriserie biturbo ogni volta (anche se poi la incendiano dopo 3 chilometri con un lanciafiamme). Perché se c’è una cosa che detesto è restare indietro.

Al massimo finite le fuoriserie salto giù pure da quelle e comincio a correre con i miei piedini velocissimamente. Suppongo che l’allenamento possa farmi correre più veloce senza il rischio che mi azzoppino (ottimismo mode on) .

Questo per dire che sì. Sono in ritardo su tutto e pure sul fatto di ringraziare degnamente per tutti i regali che sto ricevendo in questo periodo.

Conto di poter fare un resoconto al più presto soprattutto su quella meraviglia Tittosa che ha confezionato per me la Puglia facendomela recapitare a casa (ho in serbo una sorpresina che spero di poter realizzare presto per la mia Titti*musica suspence mode on*) 

E. Non in ultimo. E’ un periodo davvero molto duro per me. Difficile. Non riesco a gestire nessun tipo di relazione sociale e se è comunque già insito nel mio dna non essere una buona amica  adesso sto proprio raggiungendo vette da guinness. Solo che per una vita ho scelto sempre gli altri essendo io seconda. Adesso che è l’esatto contrario confesso di non avere assolutamente paura di restare sola.

Perché a prescindere lo sono sempre stata, ergo squilibri momentanei che intristiscono un po’ si va avanti mugugnando: amen.


Nel frattempo lascio un po’ di foto bentose.

Un po’ di foto con un Bento velocissimo mari e monti (ho sempre detestato il termine e non credevo che mai lo avrei usato e invece la vita ti riserva tante sorprese) che ho realizzato per il Nippotorinese qualche giorno fa.

La macchina fermatempo al collo tra una corsa e l’altra mentre posiziono  un sushi di tramezzino e salame così giusto per non tirarla troppo per le lunghe. In pratica se arrotoli pan carrè imbottendolo con salame e cremine varie, che possono essere di formaggio o semplicemente tofu amalgamato ad erbette, ti resta solo da arrotolare arrotolare arrotolare e tagliare come fossero miniroll. Sempre poi se sei di fretta basterà impolpettare un po’ di carne di tacchino frullando velocemente con timo fresco, menta e anche un po’ di curcuma per un sapore speziato e via: al vapore. Ecco servite le polpettine di Tacchino speziate. Solo che appunto questa volta volevo fargli provare una ricetta reperita in un sito orientale che con difficoltà era stata tradotta.
Si trattava di polpettine di pesce con scaglie di cocco. Ho adoperato una spigola, o per meglio dire una rimanenza di spigola avanzata da un cartoccio del giorno prima che ho opportunamente condito leggerissimamente con poco olio extra vergine di oliva e impolpettato con scaglie di cocco biologico. Ho salato e pepato non adoperando spezie particolari. Ho cotto al vapore e servito insieme al sushi di salame che non c’entrava assolutamente nulla se non appunto per rispolverare questo fatidico “mari e monti”, che tanto turba la mia esistenza sin dall’infanzia.

Sono ostaggio dei muratori. Sto ristrutturando casa e sono in cerca di un’altra. In campagna per rintanarmi e scrivere. Insomma l’avevo detto io che finivo come Jack Torrance.  Inoltre ho  tanti nani da giardino a cui badare. Ottomila disegni da finire. Novecento storie senza fine e Totoro che si è raffreddato dopo essere stato ad un Rave Party e aver subito il ritiro della TotoroMobile per guida in stato di ebrezza. E Guino il Pinguino con il colesterolo a 400 e  pericoloso stadio di obesità.

Questi alcuni dei motivi della  mia latitanza. In compenso però riesco a fare email minatorie ugualmente e spedisco pacchi con premi giveaway a clienti di mio padre che stanno aspettando un catalogo di illuminotecnica. Insomma procede tutto benissimo. CELAPOSSIAMOFARCELA! ip ip urrà.

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