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Ogni giorno inserirò un’ideuzzzzaiddeuuuuzza Halloweenereccia così da non creare confusione (sì regia, possono partire le risate registrate). Oggi è la volta dei barabicchieri (la ricetta puoi trovarla qui). In realtà nel bicchierino si può infilare dentro di tutto. Poco importa. E’ solo questione di organizzazione e di quanto tempo si ha a disposizione. Si può realizzare un tiramisù e poi mettere un pavesino, savoiardo, biscottino con la scritta RIP (basta del cioccolato fondente e uno stuzzicadenti lungo). Gli zombies mignon in realtà sono delle piccole ciambellotte che ho realizzato grazie all’ausilio di formine siliconesche (compro sempre tutto online da silikomart o siti stranieri. Uno dei miei preferiti è thinkgeek. In moltissimi mi chiedono dove io riesca a scovare tantissime idiozie e la risposta è sempre la stessa: web. Solo ed esclusivamente web. Sono un’asociale pazza che si fa recapitare a casa qualsiasi cosa dal mondo piuttosto che andarla a reperire personalmente. A quella fase però sto lavorando sì, ma lo shopping online rimane una delle mie perversioni preferite).

La ciambella sbriciolata nel bicchiere e tanta panna o anche yogurt (pure di soia per gli amici vegani e intolleranti) con pezzotti di banana e poi cioccolato fondente a pezzi (per creare l’effetto terra) è un’altra validissima idea (ohhhhh pure i browniiiiiesss ehhhhh! leggi giù leggi giùùù!). Magari lo yogurt mischiato al cioccolato fondente in modo da creare una nuance nera che risulterà più adatta. Insomma qualsiasi cosa. Non importa se si è a dieta o intolleranti. Se si ha poco tempo o si crede di avere poca fantasia o abilità.

Divertimento! Puro divertimento. E se c’è qualche nanetto intorno ancora meglio (Hendriiixxxxx!!!  Frugoletto dove sei? Matttttiiiiaaaa!!! Eletttooooo!!)

(uhm. Mi sa che Mattia stavolta mi picchia. Altro che nanetto piccolo. E’ un ometto ormai coredezia*seguono occhi lampeggianti a cuore) 

(quando avrò un attimo di tempo vi racconterò la triste storia di Mattia costretto da me e Bibi a mangiare hamburger vegani. A breve ci toglieranno l’affidamento congiunto mammazia. Manca davvero pochissimo. Ma sino ad allora…) 

Vogliamo fare Halloween senza brownies? eh? No dico vogliamo fare Halloween senza brownies? No dico LO VOGLIAMO DAVVERO FARE SENZA BROWNIES? (da leggere con il tono “staiparlandoconmedirobertdenirotaxidraiver”).

I brownies sono un obbligo non tanto perché la tradizione lo imponga tanto per il fatto che sono dolcetti di facilissima preparazione. Non occorrono particolari ingredienti ma solo quelli facilmente reperibili in casa. Si sbatte tutto in una ciotola, si aziona la frusta (o i bicipiti nel caso qualcuno ce li avesse) e via. Teglia. Forno. Gnam.

Non occorre essere cuochi provetti per fare i brownies (oh ci riesco io! Sono sempre quella che tre anni fa faceva i cordonbleu precotti e non sapeva che esistessero i piselli nel baccello ma pensava nascessero al banco frigo del supermercato). Qui se ne sono fatti davvero un bel po’. Al Nippo piacciono. Al papà Turi strapiacciono. Alla mamma Nanda piacciono ma è ormai diventata Miss Universo, dopo la ferrea dieta, e ormai grida inorridita “no al colesterolo” come un’invasata pazza (com’è che era il detto? Tale madre tale figlia? ecco. Esattamente).

I brownies piacciono pure (e molto) alle mie povere cavie costrette da mesi a torture culinarie di ogni genere. Suppongo piacciano pure al mio Santofruttivendolodifiducia ma non sono mai arrivati a lui. E se una cosa non arriva a lui significa che è classificabile alla voce “da rifare assolutamente”. E’ proprio il caso di questi Brownies in versione Cheesecake. Li corteggiavo visivamente da un po’ perché il connubio mi faceva sorridere (e confesso pure inorridire al solo pensiero della pesantezza. Sono stata piacevolmente smentita) proprio come la crostata di brownies di Montersino e questi ibridi del grande Maestro che voglio provare al più presto.Mi sono fiondata quindi alla ricerca di qualche ricettina in rete, tra i libri, tra appunti e via. Prima prova riuscita! Esteticamente mi hanno convinto poco. Desideravo fossero ben diversi e molto più lineari (ma si parla chiaramente di schizofrenia e quindi glisserei su questi irrilevanti appunti in cucina). Adesso a ben pensarci una versione “ragnatela” potrebbe essere più adeguata ma confesso che questa prova risale a ben prima della mia partenza per Torino. Stiamo parlando quindi di luglio o giù di lì.

Sarà mia premura però in questi giorni farne una versione halloweeenereccia tentando la fortuna e sperando che una ragnatela sia visibile (miscelando sopra la crema di formaggio un po’ di impasto cioccolatoso non ci dovrebbero essere problemi) e la mostrerò con piacere (che venga bene o no, ovviamente. Magari ci scambieremo qualche consiglio che per me rimane bene prezioso).Queste zollette cuoriciose di canna di zucchero integrale sono uno strepitoso regalo della mia cognata Socia Piola, che riesce a scovare per me sempre delle chicche pazzesche. Di questa marca avevo apprezzato le zollette a forma di puzzle. Mi sono ritrovata lì a incastrare zollette tra formiche felici  e saltellanti.

Confesso però che questa versione integrale è visivamente idilliaca e anche un mio caffè, che è risaputo essere peggio di una medicina cattiva, sembra quasi un intruglio non mortale (ma quasi eh).


In famiglia c’è un caso di celiachia e purtroppo so quanto sia difficile. Allo stesso modo però so che si può, grazie al cielo, condurre una vita felice e normale soprattutto oggi giorno.

Non è più difficile reperire diversi tipi di farina e prodotti che non contengano glutine. Mio cugino, più di venti anni fa, ha avuto difficoltà enormi e la convivenza con questa allergia non è stata certamente facile da fronteggiare. Non se ne parlava certamente come adesso e i prodotti erano acquistabili solo nelle farmacie.

Al supermercato non vi era certamente il reparto dedicato e qui in Sicilia il biologico era un miraggio. Allo stesso modo l’unica tipologia di merenda da portare all’asilo non era minimamente equiparabile a quelle che adesso non fanno rimpiangere un comunissimo tegolino.
Ci aggiungiamo poi il fatto che non vi era di certo questa informazione, e ossessione se vogliamo, nei confronti del cibo con tanto di canali televisivi dedicati 24 ore su 24 e ne vien fuori un quadro desolante. Un’emarginazione che ho vissuto e che fa parte del mio piccolo bagaglio di esperienza.

Adesso ci sono piattoni di spaghetti di riso e cookies di tutti i tipi aromatizzati in qualsiasi modo, per non parlare di gustosissime pizze di ogni sorta e genere.

In casa uso spessissimo la farina di riso e mais come tutti i prodotti a base di riso. Il Nippotorinese e il mio papà non disdegnano affatto una bella spaghettata di pasta di riso. Magari il pesto di edamame il mio papetto lo salta ma con una buona salsetta o qualche datterino e olive nere se li pappa immediatamente. Essendo poi io fedelissima sostenitrice delle gallette di riso con la marmellata di arance amara Rigoni, ho praticamente costretto all’uso dell’olio di riso la mamma colesterolosa. Lei lo rigira nel piatto poco convinta dopo essersi bevuta un bicchierino di oliva extra vergine per poi sostenere “evvvabbbè non è così male”.