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Ricapitoliamo un po’ le ricette fatte al Microonde qui al Gikitchen? (vi ho sentito dire “no”)

La base è quella della Torta Paradiso al micro. La voglia di cupcake al microonde sapevo che avrebbe preso il sopravvento e così è stato. Complici poi le formine pirottose in silicone non ho tardato a provare un impasto. La scelta della ricetta è ricaduta su quella straconfermata della torta Paradiso, al secolo conosciuta ormai come Torta Beatrice. Ho aggiunto un po’ di tocchetti di pera e cioccolato e la cottura preossochè identica ha dato questo risultato. 

La crema con la quale ho ricoperto il tutto invece è quella classica al formaggio che sto adoperando spesso in questo ultimo periodo, anche perchè vivo di fissazioni momentanee che poi dimentico e butto nell’oblio.

Il risultato è gradevole seppur la consistenza, al contrario della Black Cake che sino ad ora rimane comunque quella che mi ha convinto di più, è molto meno soffice e un po’ più “gommosa”. Un termine a dir la verità improprio quanto dispregiativo ma è l’unico che si avvicini. L’umidità della pera credo abbia sortito qualche effetto “negativo” in questo contesto cioccolatoso ma non mi fermerà di certo nel proseguire con nuovi impasti e creazioni, sperando di poter giungere a conclusione, decretandone in assoluto il migliore.

Ingredienti: 6 uova, 6 cucchiai di cacao amaro in polvere, 3 pere grandi (intorno ai 150 grammi circa cadauna), essenza di vaniglia, 200 grammi di farina, 100 grammi di fecola, 4 cucchiaini di lievito, 120 grammi di zucchero, 100 grammi di burro (se non si ha la fecola si potranno adoperare 300 grammi di farina invece che 200 ma la torta ne risentirà e parecchio in morbidezza. Ahem ho fatto la stupidata, sì).

Un Bento Pasquale coniglioso nei toni del rosa poteva mancare in archivio ? Così giusto per cominciare con una domanda retorica. I coniglietti di frolla sono realizzati con quest’ultima ricetta testata durante la realizzazione dei biscottini a forma di uova e che oltre ad essere facile da ricordare mi riesce sorprendentemente bene e si tira che è una meraviglia. E sono giorni che ripeto solo questo.

  • “Buongiorno Gi”
  • “Oh quella frolla tira che è una meraviglia”
  • “Signorina Guardo questo dove lo mettiamo?”
  • “Oh quella frolla si conserva benissimo sai?”
  • “Grazia mi chiami? “
  • “Ma quella frolla è buona sai?”
  • “Giulia sei a casa domani?”
  • “La frolla santo cielo ! quella frolla”

Varie ed eventuali ad libitum.
L’insalata di Iceberg con i mirtilli e noci è una delle ultime passioni oltre al fatto che questo frutto ormai lo inserisco davvero ovunque. Non a caso poi le polpette in salsa di mirtilli già da tempo rientrano nelle preparazioni classiche di casa ( per la ricetta delle polpette in salsa di Mirtilli clicca qui). Dovrò proprio dedicarci una settimana a tutte le elaborazioni che contengono questo frutto così  follemente particolare e saporito.

E’ un Bento semplicissimo dove immancabili troneggiano le carotine a forma di fiorellino contenute in uno dei tanti gusci d’uovo colorato che ho realizzato e un’insalatina velocissima che contiene iceberg, mirtilli e gherigli di noci. Il condimento che è poi solo l’aceto balsamico è contenuto nell’adorabile contenitore a pois azzurrino. Per il Nippotorinese invece troviamo un mini sandwich al formaggio e crema di burro al tartufo bianco.

Qualche uovetto confettato con all’interno il cioccolato fondente chiudono questo spuntino velocissimo per me e lui. Un’idea carina per un aperitivo picciuino picciuò sul terrazzo mentre si sorseggia Ace, io e spumantino con succo di litchi, lui. Sì perché essendo astemia e detestando come poche cose l’odore del alcool mal mi diletto in realizzazioni che prevedono l’uso alcolico ma ultimamente la disperazione del Nippotorinese mi ha commosso e mi sono cimentata.

Una delle cose più belle di questo week end, oltre a litigare con il Nippotorinese durante la preparazione del Kheer con l’esatto dosaggio del riso basmati è stato vedere in diretta Instagram il prode Cavalieringegnerefascinoso Max alle prese con la confettura di Cipolle caramellate. Vedersi recapitare sms dal supermercato con su scritto ” Ma se non trovo l’aceto di Sherry metto quello di mele?” è stato romanticissimo anzichenò. Vedersi rispondere ” e che ne so io? butto tuttoamuzzzononlhaicapito?” un po’ meno ma tant’è. Quell’uomo porta la croce di dovermi sopportare a vita e quindi poche storie.

Giusto, infine,  per rassicurare la popolazione sto dando una mano all’economia italiana. Non disquisisco più molto su come sperpero il patrimonio familiare ma ecco: volevo rassicurare tutti. Il mio plafond di Gennaio è già finito il due del mese su Analogue Life. Fortuna che avevano finito tanti articoli perchè altrimenti avrei dovuto perder tempo per chiedere un mutuo “perlapentoladelrisoinceramica”. Per questo link ringrazio sentitamente Carolina,   Semplicementepeperosa, che qui in casa si venera come una divinità nipponica.

E cominciamo, velocissimamente con gli appunti in cucina:

Premettendo che sarà un periodo ricco di Smoothie, Roba detox disintossicante, vegana e piena zeppa di ricette senza glutine, latticini e roba zuccherosa, direi di concederci questo attimo di “delizia” giusto per non deprimerci ancora di più considerato che è Lunedì.

Quando ho letto Melanzane al Cioccolato per la prima volta su un ricettario ho immaginato che ci fosse un alimento omonimo di cui non ero a conoscenza. Ripensandoci l’indecisione sul prendermi a mazzate sulle gengive o schernirmi fino al 2078 ininterrottamente mi tormenta. Nonostante sia ormai assodato che

il petto di pollo con la ciliegia come l’ananas e il petto di pollo per non parlare del maiale con le albicocche siano abbinamenti consueti nelle restanti parti del mondo, che in Italia si facessero le melanzane al cioccolato proprio no. Non ho retto.

Giorni fa  con una mia carissima amica si parlava di caponata. La vera caponata sicula con l’agrodolce e con i pezzi di verdura fritti non insieme ma singolarmente per poi essere riuniti nell’armonia dei sapori. Una sua vecchia zia metteva sempre un ingrediente segreto in quel tripudio di verdure. Si trattava di frutta. Di pera, a volerlo proprio svelare. La pera nel Chutney indiano con la cipolla e uvetta che condisce pesce e Roastbeef è la presenza protagonista. Quella che ne decreta la bontà.

La zia introduceva la pera nella caponata in un periodo in cui l’innovazione culinaria non è che fosse proprio alla portata di tutti, eppure la frutta troppe volte sottovalutata nei piatti salati ha da sempre un ruolo da protagonista seppur per pochi eletti. Per chi insomma non si lascia abbindolare da chi la vuole relegata al ruolo di dolce e dopo pasto. Quando ho letto delle melanzane al cioccolato con l’arancia candita di primo acchito ho pensato si trattasse di un piatto salato; credo completamente offuscata dalla presenza del cacao amaro nella pasta e nella carne (senza dimenticare che a Ragusa ho visto pezzi di provola intinti nel cioccolato fondente durante il matrimonio di mia cugina).

Al contrario si tratta di un dolce che ribalta ogni sensazione si possa avvertire inizialmente. E’ un connubio francamente insolito che non fa saltare di gioia durante l’enunciazione. Insomma mi esalterei poco sentendo “Sette veli e Peperoni arrostiti!”

 Smetterò nel 2089 di ringraziare. Ieri sono stata ricoperta di talmente tanto amore e affetto, in seguito al mio primo articolo su Style, che.

Che cercherò davvero di rispondere singolarmente a  tutti.   Ho letto.  In qualsiasi social, commenti, piattaforma e mail. Mail, soprattutto.

Ho letto davvero tutto ma ho chiare difficoltà a a  dedicare il giusto tempo per ogni singolo gesto di amore e fiducia   ricevuto. Molte lettere sono delicate e personali e toccano argomenti che non si possono affrontare con un semplice grazie e invio. Sono lusingata di aver meritato la fiducia diventando custode di esperienze privatissime e dolori;  come lo sono, lusingata,  di poter essere in qualche modo uno stimolo per migliorare e credere che ce la si possa fare.

Nel frattempo spero mi perdoniate se ringrazio cumulativamente nella speranza di poter fare meglio al più presto.

Grazie infinite. 

Lascio qualche appunto in cucina in questo Venerdì frenetico che prevede oltre una cena complessa di più portate anche una sorta di isolamento perchè santapizzetta devo finire dei disegni importantissimi ed in alcun modo voglio procrastinare ancora.

E sempre a casa di mamma, dopo la preparazione della marmellata di Cipolle Rosse di Tropea caramellate, un’idea velocissima su come utilizzarla, oltre che sui formaggi stagionati e carni rosse.

Questo sotto è uno dei fulgidi esempi su cui blateravo giusto ieri. Che Klimt mi perdoni, ero nel pieno della fase “The Kiss” (era meglio se mi davo al gruppo musicale di ormai sessantenni intrisi di cerone) e con i gessetti polverosi riempivo casa. L’ho disegnato con olio, acrilico, matite e gessetti. L’ho pure regalato ad esseri ignobili, a ben pensarci.

L’ultima tecnica, quella dei gessetti, è la più fastidiosa in assoluto perchè andavo a letto talmente piena di polvere che un operaio in miniera sembrava al confronto essere stato in ufficio seduto comodamente su una poltrona girevole di pelle.

Non mi piace e non mi piace neanche il luogo dove è stato collocato. Accanto a un pendolo angosciante che batteva il tempo quando gli pareva e vicino a quella coppa orrendamente verde che ha turbato le mie notti ben più di mille volte. Mamma ne è entusiasta al contrario e non fa che ripetere “ehhhh quanto era bello che me hai regalato. Non è che me ne rifai un altro? questo con i gessetti mi piace ma quellooooooo che hai regalato. Ma perchè l’hai regalato? ” (fino allo stordimento neuronale). 

E no che non lo rifarei perchè l’autocoscienza mi ha colto poi nella maturità e di cimentarmi in ridicole imitazioni di capolavori proprio no. Beata incoscienza.


Non c’è uno stile preciso a casa di mamma. Ci sono girasoli e limoni. Tanti limoni, come ho avuto modo di blaterare a sufficienza. Una vera passione e perversione quella di mamma. Un po’ come me con i nani da giardino.

Spolvera i piatti appesi al muro che ho disegnato per lei e mentre spero che qualcuno si rompa lei mi guarda con occhi lucidi “tengo a questi piatti più di qualsiasi cosa al mondo”. Poi  dice lo stesso sui quadri, le mie lettere, le candele che facevo con la cera e le perline e tutta una serie di hobby che ho attraversato nelle mie diversi fasi di crescita. Non c’è uno stile preciso ma c’è una vita. Sessanta anni raccontati tra le bottiglie di vetro colorate che ho scelto insieme a lei quando avevo nove anni. In quell’argenteria lucida che lei strofinava fortissimo la domenica mentre io disegnavo e le chiedevo “vuoi una mano?”.

“NOOOOOOO”.

Perchè mamma mi ha detto sempre no. Una mamma aiuta ed è disponibile ma mai ha bisogno di aiuto. Questo è Fernanda.

La cucina di mamma come tutta la casa è completamente diversa dalla mia. Ho sempre vissuto in una casa enorme, calda e accogliente. Con i tetti alti di legno e travi. Camini e forni e cappe giganti. Finestroni da dove vedi il mare e l’Etna in eruzione con spazi inutilizzati grandi e freddi. Poltrone antiche e tavoli di cristallo dove non si è mai pranzato e bagni senza alcuna ragione di esistere. Camere per gli ospiti e luoghi dove mettere scarpe, vestiti e amenità. Terrazze, balconi e.

E ogni volta che entro in quella che ancora è e rimarrà per sempre la mia casa mi perdo un po’. Abituata ormai all’asetticità della mia. Fredda, moderna, lineare e senza gingilli, soprammobili, barattoli per lo zucchero e il caffè; entro davvero in uno stato confusionale. Ci sono i piatti appesi al muro che ho dipinto per mamma quando ero piccola. Ci sono i quadri che mamma ha appeso per mostrarli orgogliosa ad amici, parenti, conoscenti mentre io vorrei solo nascondermi.

A venti anni ho disegnato un quadro orrendo con una sorta di Cleopatra e tanto di tappeto simil tigre peloso. Ai limiti dell’osceno sta lì tronfio all’entrata dello spogliatoio e mamma dice “Bellissimo. Bellissimo” ogni volta che passa dopo che io gettandomi in ginocchio l’ho supplicata di buttarlo nel camino.

E’ un po’ un mausoleo la casa di mamma. E’ diventata una vetrina che racconta la mia vita. Una sorta di timeline con orari precisi e periodi e c’è un misto di tristezza e malinconia quando vago tra quelle mura. Non mi piace molto cucinare  a casa di mamma. Non c’è lo sbattitore elettrico e le fruste e non ci sono i coltelli di ceramica. Le forchette non sono perfettamente allineate e nessuna cosa è sistemata per nuance di colore. Capita addirittura di aprire un cassetto e trovare una pentola fuori posto non perfettamente sistemata in ordine di grandezza. E allora mi giro e dico a mamma “sistemiamo?”. Lei mi guarda e dice sempre la stessa identica cosa “non pensavo che saresti diventata così”.

E se certi giorni è un complimento, altri no. La conserva di cipolle caramellate l’ho cucinata da mamma. Avevo voglia di mettere un barattolo su una mensola ed io che mensole non ho se non librerie Kartell arrotolate un po’ come mi gira, ho deciso che dovevo tornare lì, nel mausoleo di ricordi dove quella Cleopatra non scomparirà.

La luce è completamente diversa e senza il bianco non so fotografare. C’è troppo marrone, vita e colore. C’è un vissuto che non ho e barattoli di ricordi che ancora devo riempire e catalogare e anche forse ridurre in pillole perchè al contrario di mamma io spazio ne ho poco. La mia casa è totalmente diversa;  per scelta l’ho voluta piccola, asettica e maniacalmente ordinata ( ora non che mamma non sia maniacalmente ordinata eh! Parliamo di due psicopatiche ma con un modus operandi diverso).

Anche se un trasferimento è previsto perchè i pupazzetti hanno davvero bisogno di spazio. Lo faccio per loro. Solo per loro.

E’ una ricetta semplicissima quella delle cipolle rosse di Tropea caramellate. Mentre le affetto mamma mi racconta di quando da piccola andava a Tropea. Spostandosi nella sua terra da Scigliano al mare. Mi racconta delle partite di pallone e di quando papà la faceva soffrire. Di quando rubava i bocconotti;  io non posso non pensare a Cey che schifata dice “No, io odio i bocconotti”. Eppure sono i dolci preferiti della mamma. E qui si sono cucinati esattamente un anno fa ( clicca qui per la ricetta dei Bocconotti)

La ricetta la prendo proprio da un regalo meraviglioso fattomi da Cey e Fab, ovvero le Stagioni di Donna Hay dove le immagini somigliano molto più alla cucina di mamma che alla mia. Dove vi sono cestini colmi di prelibatezze, bimbi e vecchi.

A casa di mamma si entra con le scarpe, e da me non si fa. I bacilli e i batteri sono fuori. A casa di mamma si mangia in un tavolo grandissimo dove ci possono essere forchette di colori diversi, e da me no. Ci sono forchette uguali e allineate. A casa di mamma ci sono tanti quadri ai muri che raccontano diverse storie, e da me no. Solo due stilizzazioni rosse e nere senza storia, identità e vita. A casa di mamma si può essere vivi, da me eterei e senza corpo.


Mancano tre giorni al Capodanno e ce la state mettendo tutta per non farmi arrivare al 2012. Ma la mia dipartita sarà una morte felice lanciando cuoricini a quanto pare, e ordunque perchè lamentarsi?

Ieri mattina l’applicazione Gikitchen era al decimo posto della classifica Ipad (categoria Mode e Tendenze) in Italia ed al trentaseiesimo posto  nella classifica per Iphone. Nonostante mi piaccia tantissimo dare i numeri, anche se  non certamente questi,  mi ritrovo a darli perchè davvero non ho più  parole per esprimere il mio più sentito ringraziamento. In particolar modo agli anonimi che senza motivare e addurre spiegazioni lasciano una stellina (su cinque) per abbassare la media. La trovo una cosa oltremodo carina per manifestare la bassezza intellettuale. Grazie a loro addirittura io stessa risulto intelligente. Come non essere grata?

Come se non bastasse poi Ipadevice dopo IpadItalia con l’articolo di ieri mi recensisce con parole oltremodo lusinghiere. L’articolo si trova cliccando qui.

“Dopo i “bagordi” di questi giorni vogliamo proporvi un’App di cucina. No, non siamo impazziti di colpo, l’App che vi proponiamo è decisamente diversa e secondo noi è meritevole della vostra attenzione. Gikitchen non si limita alle sole ricette ma dispensa utili consigli per la nostra tavola in generale. 

Iniziamo subito dicendo che le sezioni presenti sono veramente tante e tutte sono estremamente curate e interessanti. Chi ha avuto modo di scaricare l’App nei giorni scorsi avrà trovato utile la sezione dedicata al Natale e per quelli che lo faranno dopo aver letto questa recensione consigliamo di prendere spunto dalla medesima sezione per preparare qualche dolce per il cenone di fine anno.

Come detto a inizio articolo Gikitchen non è la solita App di ricette, ma a nostro modo di vedere rappresenta un vero e proprio aiuto per vivere al meglio la tavola con idee e soluzioni per rendere unico ogni vostro momento in cucina. L’interfaccia grafica semplice e intuitiva aiuta a prendere confidenza sin dai primissimi secondi in cui viene usata l’App. 

Le foto è la presentazione del piatto sono veramente ben fatte e mostrano l’estrema cura e attenzione che è stata riposta nel creare l’App. Degna di nota la sezione dedicata alle ricette per i bambini, che se avete dei figli piccoli vi aiuterà a farli mangiare semplici e divertenti piatti per i loro palati solitamente un pò “scontrosi”.

L’App è interamente gestita dalla nostra amica Giulia, che molti di voi conosceranno per il suo famosissimo account Instagram maghettastreghetta. Chi conosce Giulia conosce anche l’energia e l’impegno che mette in ogni suo progetto, la stessa energia che troviamo in questa sua App che anche se attualmente ancora in fase di “work in progress” promette veramente molto bene.” continua >>>>

L’ho detto Grazie? Santapizzetta. Grazie.

Nel frattempo sto lavorando duramente per cercare di completare qualcosina;  c’è la nuova sezione “Senza latte”, con tante ricette sfiziose senza latticini (in costruzione). La sezione “gluten free” senza glutine ed a breve comparirà la sezione “Ultralight” per un regime ipocalorico. E’ stata introdotta anche la prima parte di “Pasticceria base” così ogni volta non bisognerà ripetere la solita storia della brisè, frolla e blablabla. Insomma trascorrerò il Capodanno uplodando ma sarò felice di farlo. 

Urge infine una rettifica prima di approfondire la questione “Ultralight”, ovvero che la mia App è completamente gratuita e non sarà mai a pagamento. Chi mi conosce almeno un po’ sa che è un principio il mio. Non mi faccio mai pagare per collaborazioni in rete. Non mi faccio pagare per parlare di prodotti. Non mi faccio pagare ordunque neanche per l’App. E’ un pensiero da parte mia per chi (masochisti) mi volesse in formato icona e in versione soprendentemente sintetica sul proprio Iphone o Ipad per colpire fortemente il mio facciotto fumettoso con il dito indice (e per Android ci sto pensando. Tutti ! Voglio rovinarvi tutti!).

Non ho nessuna qualifica per fare pagare le “mie” ricette, che tra l’altro la maggior parte sono rielaborazioni di ricette che hanno altra partenità. Non mi faccio pagare per foto che faccio per passione come anche per pasticci visivi fatti  per diffondere più un’idea e un sogno che altro. Io non sono qui per guadagnare, ma per sognare e sorridere; se qualcuno vuole farlo con me, ben venga. Fin quando ne avrò tempo e voglia, senza dare troppe spiegazioni.

Semmai un giorno si dovrà pagare sarà per una storia che abbia un inizio e una fine. Il mio essere al momento non ha inizio e non ha fine. Semplicemente è. E tutto il resto non è.

Filosofie parmenidee a parte, ciancio alle bande e si parte con l’ultralight giusto? (chemisoconfusa)

E’ stato già deciso sulla Pagina di Facebook che dalla settimana prossima un’ondata di insalate e brodini ci travolgerà. Dopo questi strepitosi bagordi che ci hanno visti rotolare allegramente pieni come tacchini durante la festa del ringraziamento, è ora di darci tutti una calmata e disintossicarci. L’altro giorno avevo il cappotto ma sembrava che indossassi un piumino. Per dire che questo fascino da Omino Michelin lo sprigioniamo un po’ tutti al momento ma mai deprimersi! Due insalatine veloci e sfiziose e qualche accorgimento e saremo nuovamente in forma! (ok. finiamola e buttiamoci in un angolo a piangere. Io porto dolcetti e pop corn. Organizziamo la lista delle cibarie subito).

Futili ottimismi a parte direi che è arrivato il momento del “Come ti riciclo la frutta secca parte due”. Dopo i panettoncini salati ai fichi secchi (per la ricetta clicca qui) e i tartufini di panettone con la ganache a cioccolato aromatizzata al liquore di arancia (per la ricetta clicca qui), è la volta del Caprino con le Noci e Pepe Nero e Gelatina di Lenticchie e Pepe (e per la ricetta sei già qui e non devi cliccare da nessuna parte).

Non so se capita anche a voi ma a me durante le feste di Natale tra i vari doni e cestini mi infilano sempre una discreta quantità di noci, nocciole e mandorle. E in questa discreta quantità c’è una timidezza intrinseca di snocciolare (mai termine più adatto) esattamente la grammatura. Si parla però di milioni di grammi, giusto per capirci. Mentre al Nippotorinese si donano salamini dei Nebrodi e Suppressate e cotechini e zampe di qualsiasi animali terrestre e non, per me si confezionano cestinoni con frutta esotica e l’immancabile frutta secca. Aver sostenuto poi che apprezzo i fichi e le nocciole-noci-pistacchi ha scatenato una furia omicida. Avendo la casa invasa e progettando di fare macaron per il resto della mia vita e tanti dolcetti con la farina di mandorle, ho tentato il tutto e per tutto con qualche preparazione che fosse salata. Semplice e veloce e perchè no anche un’idea sfiziosa e anche un po’ leggera per questi giorni. E così: caprino con noci e pepe nero, sia.

( le foto sono talmente oscene che non riesco a capire con che coraggio io oggi le pubblichi ugualmente. Corro troppo e poca luce)

 

Ieri, a sorpresa è un eufemismo mentre “secchio di acqua ghiacciata sul volto mentre sorseggiavo una tisana calda davanti al camino”  più vicino alla realtà, la mia App Gikitchen è stata recensita su Ipad Italia e Iphone Italia (l’articolo lo potete trovare cliccando qui su Ipad Italia e cliccando qui su Iphone Italia ).

Il Titolo recita così:

“Gikitchen: in un panorama di applicazioni di cucina seriose e noiose, una piacevole sorpresa!”

Non cercherò di essere composta e glaciale ma genuinamente vera. Quando ho cominciato a leggere, dopo esattamente tre righe, sono scoppiata in un pianto liberatorio che ha giovato allo stress del periodo.

Dire che ne sono lusingata e onorata non solo è il minimo ma non corrisponde perfettamente alla realtà. Non immaginavo neanche lontanamente che dopo neanche dieci giorni dall’uscita ci sarebbe stato un riscontro del genere. Gikitchen sulla classifica Ipad è al momento al trentasettesimo posto e per un’applicazione interamente gestita da me (per la prima volta con il sistema App;  grazie al cielo ho  il supporto fondamentale del mio preziosissimo amico Emanuele Ferrari che oltre ad aver costruito un pannello di controllo semplice e intuitivo sopporta le mie paturnie)  e in costruzione ( visto il periodo ci   posso davvero lavorare pochissimo) è un successo non solo insperato ma davvero inaspettato.

L’idea del resto era solo “bisogno di sinteticità” e cercare di raggruppare un po’ di foto, testi e idee senza perdersi nei meandri delle mie parole, allucinazione e appunti visivi presenti sul blog.

Ringrazio in maniera random sui diversi social network chiunque abbia critiche ( e non) da farmi; correndo il rischio di essere leziosamente ripetitiva beh. Grazie. Grazie davvero.

L’articolo è scritto da Andrea Del Vecchio, al quale comunico sempre con aplomb e maturità che lo amo e che cucinerò per lui tonnellate di dolcetti e salatini (così giusto per presentarmi a lui in maniera professionale ed equilibrata)

“Parlar di cucina va di moda. Anzi no, parlar di cucina va spaventosamente di moda. Basta accendere il televisore ad una qualunque ora del giorno o della notte per rischiare seriamente (sì, spesso proprio di rischio si tratta!) di incappare in un programma culinario; oppure provate a fare due passi nella vostra libreria preferita e scoprirete un fiorire di libri, libretti, manuali e guide per cucinare al meglio questo o quell’ingrediente; ed in edicola poi c’è una vera e propria invasione di giornaletti e riviste sul tema. Ovviamente il mondo delle applicazioni per iPad ed iPhone non poteva essere da meno e quindi ci offre una grandissima varietà di applicazioni per tutti i gusti e le necessità (stupisce solo che Apple non abbia ancora dedicato alla cucina una categoria specifica). Ebbene, pur trattando di cucina l’applicazione di cui vi vogliamo parlare si distingue per la sua simpatia ed originalità; si chiamaGikitchen ed è un’app tutta italiana. Gikitchen è un’applicazione sviluppata da Emanuele Ferrari disponibile gratuitamente da qualche giorno su iTunes App Store. I contenuti sono curati da Giulia, meglio nota dal popolo della rete come Maghetta, la quale da qualche tempo gestisce un interessante blog che ha dato all’applicazione non solo il nome ma anche le ricette e le immagini (notare come la nostra Giulia, oltre che di cucina, sia anche un’adepta del mondo Apple, cosa evidente per esempio guardando con attenzione lo screenshot qui sotto).La struttura dell’app è davvero semplice e -come ormai saprete- molto spesso questa osservazione è tutt’altro che un insulto. Dalla schermata di apertura possiamo accedere alle 4 diverse sezioni che la compongono: About nel quale sono raccolte alcune info sull’autrice” Continua su Ipad Italia >>>>>

Ad attendermi una giornata leggermente frenetica e quindi lascio qualche appunto velocissimo in cucina e fuggo velocissimamente via:

Stoica e impavida resisto a una chilata di cioccolatini di Zuccarello provenienti da Torino. Non so neanche io esattamente come, ma considerato il fatto che penso a loro dalle sette del mattino sino alle sette dell’indomani a breve un raptus mi farà compiere l’estremo gesto e tanti saluti.

Stoica e impavida resisto poi a una tonnellata di frutta secca, che per qualche assurda ragione ho detestato tutta la vita e amato all’improvviso giusto due settimane fa, insieme a quelli che per antonomasia sono in assoluto la mia droga: fichi secchi.

Il pandoro diventa base per dei tiramisù velocissimi al mascarpone e caffè ma si imbottisce di gelato e ganache; diventa soffice alternativa al pan di spagna e sbriciolato nell‘impasto dei muffin ha un suo perchè. Si possono fare crumble e unire creme spalmabili al cioccolato così da ottenere merende gustose e nutrienti o semplicemente come alternativa da inzuppare nel latte o accompagnare al tè delle cinque. La scadenza si protrae tranquillamente anche sino a dopo pasqua e ci saranno pure strepitose offerte da accaparrarsi a prezzi stracciati che visto il periodo è meglio non sottovalutare.

Stessa cosa per il panettone che sia con uvetta o canditi o entrambi, offre davvero molteplici occasioni per rivisitarlo, riadattarlo, trasformarlo, rielaborarlo e tutti i sinonimi che si possono tranquillamente trovare su virgilio.it, mio fido amico quando la pigrizia grammaticale mi coglie in queste giornate che definire frenetiche sarebbe un eufemismo.

La mia passione per Alessandro Borghese è cosa nota. In queste vacanze natalizie sono rimasta incollata su Real Time ad ammirare le sue idee velocissime e sfiziose. Una di queste la ripropongo oggi perchè tra tutte quelle viste e lette a mio modesto avviso è sorprendente nella sua semplicità.

Non ci sono grammi, ettolitri e indicazioni precise ma solo un po’ di occhio e accortezza durante la preparazione.

Non sono richiesti ingredienti particolari e tutto può essere sostituito o variato. Una metodologia di preparazione che francamente mi piace ed è soprattutto legata al periodo. Senza troppi schemi e regole. E’ già tanto essere sopravvissuti a questi cenoni (e i “pranzoni” dove li mettiamo?); chiedere di dosare, procacciarsi particolari ingredienti e dedicare ore a una preparazione dolciaria è assurdamente impensabile.

Si dà inizio al Riciclo del Panettone, ordunque!

D’accordo che i piedozzi di Babbo Natale ( te li sei persi? clicca qui ! che scende da un camino di cioccolato e vaniglia sono stati fatti , ma un piccolo Babbo Natale stilizzato semplicissimo da realizzare vogliamo non farlo? Giammai!

La base è quella di un semplicissimo cucpcake alla vaniglia. Si può usare la ricetta base quattro quarti e la ricetta la trovi cliccando qui in formato stampabile, altrimenti un’altra base alla vaniglia semplicissima da realizzare che trovi cliccando qui in formato stampabile.

 La seconda sarà molto meno lievitata e più leggera della prima ma comunque io preferirei indiscutibilmente la quattro quarti*disse fischiettando.

La Ricetta della Pasta di zucchero la trovi cliccando qui >>>; mentre per la glassa, come è stato ripetuto fino allo sfinimento, basteranno 600 grammi di zucchero a velo  da sbattere con 100 grammi di albume pensando sempre che è una dose per almeno 24 cupcake di piccola-media grandezza più la copertura di un divano ( anche 1/4 di dose se non meno andrà bene per questi cupcake).

I coloranti alimentari sono sempre quelli in gel. Se si avesse la fortuna, che io non ho, si potrebbe pure reperire in commercio la pasta di zucchero già pronta e tadanrulloditamburi addirittura colorata.

La mia stupidità mi ha impedito di ricordare di fotografare le varie fasi della realizzazione “Babbo Natale”. Mi è stato chiesto più volte di farlo ultimamente. Dispiacendomi rimando.

Basterà però formare una piccola pallina per il volto, un triangolino per il cappello e uno per la barba. Infine un rettangolino per il corpo. Questi i quattro “pezzi” principali per l’assemblaggio Babbonataloso.

(Per il 2012 prometto solennemente di fare miriadi di video tutorial così da far percepire la semplicità di queste realizzazioni)

Chiaramente sono solo delle idee base su cui poi si possono realizzare davvero infinite varianti. Proprio come il cupcake che può essere sostituito con quello alla banana, cioccolato, agrumi, base alla vaniglia, allo zenzero e lime e la moltitudine di roba che ho accumulato in questo indice qui.

Perchè sì esiste un indice anche se solo con il quaranta per cento delle ricette eseguite qui al Gikitchen e lo puoi trovare nei bottoni in alto del sito o semplicemente cliccando qui.

 

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