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Il predicozzo non è mai interessante nonché equilibrato in generale. Non metto a tacere mai la parte “estrema” di me, riguardo alimenti/cibo e annessi, per impostazione o costruzione. Rimane lì tranquillamente sopita senza bisogno di gridare proprio perché mi sono sempre reputata sbagliata in tutto tranne che in una cosa di cui sono orgogliosa: l’essere rispettosa. Lo sono delle idee altrui, seppur parallele alle mie. Non reputo mai nulla giusto o sbagliato. Saggio o folle. Solo diverso;  seppur  incomprensibile nel mio iperuranio, è degno comunque dello stesso valore che attribuisco alle “mie idee”. Ieri quando affibbiavo i link alle trenta ricette con l’Arancia giusto per qualche spunto ho sentito un fremito alla vista dell’Anatra. E di altro. Ho cancellato istintivamente il link dicendomi che la carne è il male assoluto. Che la carne porta al tumore sicuro. Che la carne è.

Per poi provare tenerezza per me. Quasi al punto di desiderare la possibilità di abbracciarmi e tranquillizzarmi. E mi è apparsa Agata con il suo “patata, smettila” che mangia Sushi. Che mangia pollo fritto e patatine. Per ricordarmi che non è morta. Per questo. Eppure è difficile crederlo davvero, mettendo a tacere quella voce che cerca di farmi morire di dolore. Allo stesso modo quando vedo papà mangiare la Carne; che per un sadico scherzo del destino è la cosa che, nonostante stia facendo una chemio continua da quattro settimane,  desidera di più.

Tutte le ciambelle riescono con il buco. TUTTE. Basta avere una teglia con il buco in centro. Lo voglio cominciare così questo difficile Lunedì mattina. Con un po’ di sano genio. Ogni volta che sforno una ciambella mi siedo quindici secondi sullo sgabello dello snack. Poggio la mano sotto il mento. Fisso un elemento della mia cucina disastrata a caso (dove ci sono buttati i libri che prima erano nel salottochenoncèpiù. Dei Nani random. E pure i doposci. Ma che poi perché ho dei doposci se dove vivo ci sono quindici gradi a Gennaio?) e mi pongo una domanda. Solo una. Semplice, diretta e lineare.

“Ma è davvero così semplice fare una ciambella?”