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[youtube=http://youtu.be/0DLSdzyeoLI]   Su Lilli e il Vagabondo, per la Rubrica Cibo e Cinema (allora neanche esisteva in effetti), ho ticchettato molto spesso ma in particolar modo qui. Gli indimenticabili Spaghetti and Meatballs che diventano l'emblema stesso dell'infinito amore. Un filo. Un percorso. Una strada a senso unico, insieme. Da afferrare,

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Beh sì. Non è che potessi davvero temporeggiare oltre. L’anno scorso se ne era parlato fino allo sfinimento con Cri e senza alcuna ragione ho (abbiamo) sempre rimandato. La burrobirra è, insieme all’idromele, la bevanda più famosa nel mondo dei Maghi.  Leggere la Gazzetta del Profeta acquistata a  Diagon Alley sorseggiando una buonissima e caldissima burrobirra al Paiolo magico, dopo aver sbocconcellato magari qualche dolcetto alla menta e due cioccorane, è un’immagine ricorrente e persistente nelle parole e visioni della Rowling.

Qui si è già preparato il Goulash Ungherese presente al Ballo del Ceppo e gli Harry Potter Cupcake con le facciotte di Silente, Harry, Ron, Hermione e Hagrid, dove aleggia ancora il mistero della scomparsa (eh sì, nessuno riesce a capire perchè il post sia scomparso. Indagano al momento le sorelle del mio cuore: Cri e Ale) . Ci dovrebbero essere anche dei dolcetti alla menta ma non riesco in alcun modo a risalire al link che ne indica la preparazione (Ale! Cri! abbiamo un altro mistero. Tutto quello che riguarda Harry è stato fagocitato dall’archivio di WordPress. Illogico ma veritiero) .

Prima di continuare però nell’ impervio cammino di riprodurre gran parte delle ricette presenti nel capolavoro della Rowling, bisogna partire dalla base. Oltre le cioccorane e le Tuttigusti più uno che mi stanno dando del filo da torcere perchè non mi accontento di riprodurne qualcuna già fatta ma pretendo di inventarne una  in preda a improvvisi deliri di onnipotenza, una base certa è per l’appunto la burrobirra.

Non vi è mago, che sia Serpeverde, Grifondoro, Corvonero o Tassorosso, che non ne vada matto. Non vi è decisione importante all’interno del buio Paiolo Magico senza una grande e fumante burrobirra. Ogni parola sussurrata è stata pronunciata davanti a boccali schiumosi; gli stessi che hanno visto passare in rassegna il male e il bene.

Non ho un bel ricordo dell’Ungheria. La compagnia era sbagliata e il fatto di fare Catania-Budapest con un Pajero credo compromettesse un po’ il tutto. Non posso però lamentarmi più di tanto visto che avevo scelto sia la prima che la seconda tragica opzione. Ho portato però a casa Huber, l’orsetto austriaco che canta “ololaiuuuuuu” quando gli premi il pancino e una foto ad una signora bellissima con cappello che irrompeva nel set di Munich (reperto fotografico su flickr>>>) . Nelle mie mani all’epoca c’era una rampante Canon PowerShot A75 da tre megapixel, suppongo.

Di tempo ne è passato (2005 e non lo so perchè ne ho memoria ma perchè grazie al blog e flickr posso ricostruire i miei ultimi dieci anni con un click) e il ricordo del Goulash francamente non ha attecchito più di tanto. Uno dei tanti motivi, vegetarianesimo a parte, è che ho trovato non poche difficoltà in Ungheria dal punto di vista dell’alimentazione e sin da subito ho archiviato qualsiasi tipo di interesse.

Nonostante non fossi la fissata di adesso con zucchine bollite senza sale ma un’allegra donzella che si strafogava di patatine fritte non è stato  ugualmente  piacevole ritrovarsi  in qualsiasi preparazione della carne.  Scommetto ci fossero anche nelle zollette di zucchero delle micro parti di ragù con paprika.

Per questo motivo dell’Ungheria ricordo un pacchetto di patatine chips di un discount con la paprika davvero deliziose, patatine fritte e McFlurry del MacDonald  senza smarties.

In un pub, ospitato in un triste scantinato,  mi avventurai impavida nella scelta di un panino spiegando che “per nessuna ragione un animale doveva essere compreso nel l’imbottitura”. Il risultato fu un gran bel pezzo di prosciutto e uno stuzzicadente infilzato tra la mollica. Non starò qui a raccontare di come il mio innato aplomb mi portò ad avere un ilare diverbio in lingue sconosciute con il malcapitato. Non certo per il prosciutto perchè capisco che può succedere (a me succede sempre ma è un’altra storia) e in quel caso non dico mai nulla,  quanto per lo stuzzicadente. Da brava ipocondriaca infatti, notando una colorazione rossa  nel  legno, ho pensato che ci fosse del sangue e che io sarei morta in seguito a una malattia contagiosa fulminea, ergo  buttata dal Nippotorinese giù per il Danubio dal ponte delle catene. Ed a me finire nel Danubio proprio non mi stava bene perchè se ne avessi dovuto scegliere uno sarebbe stato quello di Singapore (reperto fotografico? habemus !)

Il nostro primo indimenticabile, nell’accezione più negativa possibile, viaggio.

Sempre più spesso mi viene chiesto "come fai?" . Credo di aver dato per scontato troppe volte che il mio modo di percepire le cose e vederle non è frutto di studi accurati ma di totale improvvisazione. Non vi è una ricerca spasmodica dietro uno

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Sì lo so. Ho solo novemilaseicentosettantaquattromilionidiemail. E settecentosettantaquattroseimiliardisettecentomilioni di messaggi ai quali rispondere. Ma ce la posso fare. Non mi sto chiedendo troppo *disse sarcasticamente spaccandosi i denti con il mattarello rosa. Inciso: ogni casalinga che si rispetti dovrebbe possedere un mattarello fashion rosa. Il mio primo

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