Home / Cioccolato (Page 11)

Ricapitoliamo un po’ le ricette fatte al Microonde qui al Gikitchen? (vi ho sentito dire “no”)

La base è quella della Torta Paradiso al micro. La voglia di cupcake al microonde sapevo che avrebbe preso il sopravvento e così è stato. Complici poi le formine pirottose in silicone non ho tardato a provare un impasto. La scelta della ricetta è ricaduta su quella straconfermata della torta Paradiso, al secolo conosciuta ormai come Torta Beatrice. Ho aggiunto un po’ di tocchetti di pera e cioccolato e la cottura preossochè identica ha dato questo risultato. 

La crema con la quale ho ricoperto il tutto invece è quella classica al formaggio che sto adoperando spesso in questo ultimo periodo, anche perchè vivo di fissazioni momentanee che poi dimentico e butto nell’oblio.

Il risultato è gradevole seppur la consistenza, al contrario della Black Cake che sino ad ora rimane comunque quella che mi ha convinto di più, è molto meno soffice e un po’ più “gommosa”. Un termine a dir la verità improprio quanto dispregiativo ma è l’unico che si avvicini. L’umidità della pera credo abbia sortito qualche effetto “negativo” in questo contesto cioccolatoso ma non mi fermerà di certo nel proseguire con nuovi impasti e creazioni, sperando di poter giungere a conclusione, decretandone in assoluto il migliore.

Ingredienti: 6 uova, 6 cucchiai di cacao amaro in polvere, 3 pere grandi (intorno ai 150 grammi circa cadauna), essenza di vaniglia, 200 grammi di farina, 100 grammi di fecola, 4 cucchiaini di lievito, 120 grammi di zucchero, 100 grammi di burro (se non si ha la fecola si potranno adoperare 300 grammi di farina invece che 200 ma la torta ne risentirà e parecchio in morbidezza. Ahem ho fatto la stupidata, sì).

E su Style blatero giusto un po’ circa la Pasqua imminente; qui da lunedì prossimo sarà un tripudio uovoso-colesteroloso-coniglioso-colomboso-evabbècisiamocapiti. Per leggere il delirio su Style e la ricetta della Colombina light con la ricotta che tanto era piaciuta lo scorso anno basta cliccare qui >>>

Alle 14:14 di oggi la prima edizione della Tombola per anziani finisce. La proclamazione del vincitore avverrà Venerdì 16 alle ore 16:16. E fine delle tediose comunicazioni di servizio.

Ah no. Bisogna capire come applicare gli stencil sulle labbra e farci le labbra a pois per Pasqua. Vi dico solo questo. Sarò pioniera di siffatta missione e tornerò vincitrice. Noi tutte avremo le labbra a pois! State tranquille! Ci penso io !

D’Accordooooo? *wannamarchimodeoff*

Lo scorso anno mi ero tanto preparata per il White Day. Avevo voglia di parlarne sul blog e condividere. Poi mi sono ritrovata a confezionare questo pupazzetto coniglioso con del panno lenci e bottoncini e ritagliare un cuore con la bandiera nipponica in preda al dolore e allo sconforto lacerante. Non c’era più nulla su cui blaterare e nessuna tradizione carina che si tiene a  un mese esatto dal San Valentino.

Perché esattamente un anno fa il dolore e la tragedia si abbattevano sul popolo al quale mi sento imprescindibilmente legata. Da quella notte di Capodanno che ho raccontato spesso qui e che ha segnato moltissimi percorsi della mia vita sino ad arrivare a diversi aspetti dove sì potrebbe pure essere coinvolto il Nippotorinese.

Lo scorso anno riuscivo solo a ritagliare cuoricini con bandiere giapponesi e stendere ad asciugare milioni di cuori infranti per le sorti drammatiche di un popolo di levatura morale e profondità ben lontana da quello a cui siamo abituati. Asciugando in decoroso silenzio le lacrime, come molti, ho assistito attonita alla grazia di scavare tra macerie e dolori senza mai alzare di un tono la voce. Senza mai gridare.

Non avessi avuto già un post programmato lo scorso anno non ci sarebbe stata la Mousse al cioccolato di Ladurèe (clicca qui per la ricetta) perché di preparare qualcosa proprio non mi andava. Quest’anno, non perché il dolore sia annullato ma semplicemente mutato, ho voluto creare per l’occasione un esercito di omino bianchi che contengono una pallina rossa. In realtà, uff, trattasi di pallina rosa perché ahimè di pepe rosso neanche l’ombra ma con un po’ di fantasia si può dare una nuance più forte a questo rosa e trasformarlo nella circonferenza piena che caratterizza la bandiera Nipponica.

Un inno cioccolatoso che rievoca la bandiera nipponica costituito da tanti omini, un po’ arrabbiati, sorridenti, affaticati, straziati dal dolore e stanchi. Uguali e diversi ma profondamente dolcissimi.

Non ripeterò, come sempre avviene, quello che concerne una tipica festa e chi non ne fosse a conoscenza e volesse approfondire qualche nozione sul White Day non ha che da cliccare qui >>>>  ma in definitiva avviene questo:

In Giappone la festa di San Valentino viene celebrata seguendo un vero e proprio rituale. Completamente diverso da quanto accade qui da noi in Occidente, non si regala una borsa all’amata, magari scartata al ristorante a lume di candela dopo aver diviso una pizzetta a forma di cuore. Il 14 Febbraio le ragazze offrono del cioccolato, soprattutto fatto a manoal ragazzo che amano o per il quale provano un’attrazione come fosse una dichiarazione. Indistintamente però possono anche donarlo a un uomo che occupa un posto speciale nella loro vita e che amano e rispettano incondizionatamente. Figure riconducibili ovviamente a parenti quali il padre, i fratelli e gli amici di sempre. Esattamente un mese dopo questa premura/dimostrazione d’amore da parte della donna, l’uomo ricambierà in occasione proprio del White Day. E lo farà con qualcosa di bianco. In contrapposizione con il nero precedente del cioccolato. Tutto si rifà al yin e yang chiaramente. E chiaramente lo dico io perché in effetti fonti ufficiali non lo confermano ma tra lo ying e yang e femminile e maschile unito all’amore e l’equilibrio e la distanza, insomma credo proprio che non sia del tutto un pensiero tanto sbagliato.

Vogliamo ricordarla così. Ritratta con Muki. Ora non so esattamente chi sia e da dove venga Muki (anche se si può intuire che sia un gran bel  pappagallo) ma per qualche oscura ragione su Instagram oltre a queste bizzarri effigi girano foto di me  e fumetti di Maghetta Streghetta riprodotta in tutte le salse; a volte opportunamente taggate e altre no. Ci sono e saranno  i ladri di immagini ma  è opportuno soprassedere perchè oltre profonda tristezza non si può provare altro.

Essendo arrivati a cifre astronomiche che non potevo prevedere,  dubito fortemente che possa in qualche modo monitorare cosa stia succedendo. Due parole su Muki, però ecco quello sì;  in un primo momento vedendo questa polaroid mi sono sentita oltraggiata. Irrazionalmente ho creduto di dover chiedere delle spiegazioni a riguardo. Denunce, rimozioni e vaneggiamenti. Dopo dodici secondi, perchè sono bastati quelli non ho potuto che.

Scoppiare fragorosamente a ridere e capire.

Che le idee sono alla mercè di tutti e tutto, come la nostra immagine. E che spiattellando il mio facciotto acconsento anche a questo. Nei limiti poi del decoro e dell’educazione, neanche a specificarlo. Ed è strano come respirando e inspirando ( e per certi versi ragionando. Operazione in cui non riesco ad eccellere) tutto possa essere diverso. Dall’oltraggio sono passata alla lusinga. Leggere “I love her” , “I love maghetta streghetta” ed essere osannata dalle dodicenni (e non) che mandano mail chiedendomi  che penna uso e come faccio,  fa parte del mio sogno. La comunione delle idee e del sogno. Estraniarsi da questo e viaggiare in altri. Ma nei viaggi non puoi essere mai da solo.

E allora ecco io oggi volevo fermare un attimo il tempo su Muki. Sull’idea di un’idea. Di uno sconosciuto incontrato in un  iperuranio non solo mio. Con i colori, illogicità  e affetto. In una vicinanza cromatica di ammirazione.

Muki, insomma,  merita proprio una storia. Non escludo che diventerà il mio pappagallo immaginario amico. Anzi. Lo è già.

 ( sarebbe meraviglioso adesso se dopo il mio vaneggiamento filosofico scoprissi che è un pazzo maniaco serial killer e che sul luogo del delitto lascia penne di Muki.

Nel caso dovessi scomparire: Muki è l’indizio principale. Concentratevi!)

Vogliamo altresì ricordarla così in questo scatto del 9 Febbraio 2012, completamente esaurita dopo dodici ore ininterrotte di disegno e quattro di scrittura con occhiali opportunamente finti. Allucinata e in preda all’Overlook Hotel Moment. All work and no play makes Giulia a dull girl (in Italia conosciuto come il momento “il mattino ha l’oro in bocca”). Fotografata non dal serial Killer dei Pappagalli ma dal granfarabuttnippotorinese che continua a minare la mia intimità ( a lui lo denuncio sul serio).

( se fosse anche lui un serial killer al posto della piuma del pappagallo, lasciarebbe un dvd di Kurosawa. Lo so). 

E insomma ciancioallebandebandociancie. End de uinnneriiissss....

E ripeto sempre grazie ma come faccio a smettere? non si può. Grazie infinite ancora e ancora dunque per aver partecipato numerosissimi alla seconda edizione di Vinci una Momiji e la Mug. Le relazioni e i deliri che nascono all’interno dei commenti (e non) sono appunto la conferma che l’oggetto in sè non ha valore alcuno ma è solo un aggregatore di meraviglie e nulla di più.

Lascio quindi il video con la proclamazione del vincitore (eletto grazie alla  tabella excel di Max. Fosse per me avrei passato la notte a contare a uno a uno i commenti).

Attendo in email maghetta_streghetta@yahoo.it un indirizzo dove poter spedire tutto. Pioggia di cuoricini compresa.

Il pandoro diventa base per dei tiramisù velocissimi al mascarpone e caffè ma si imbottisce di gelato e ganache; diventa soffice alternativa al pan di spagna e sbriciolato nell‘impasto dei muffin ha un suo perchè. Si possono fare crumble e unire creme spalmabili al cioccolato così da ottenere merende gustose e nutrienti o semplicemente come alternativa da inzuppare nel latte o accompagnare al tè delle cinque. La scadenza si protrae tranquillamente anche sino a dopo pasqua e ci saranno pure strepitose offerte da accaparrarsi a prezzi stracciati che visto il periodo è meglio non sottovalutare.

Stessa cosa per il panettone che sia con uvetta o canditi o entrambi, offre davvero molteplici occasioni per rivisitarlo, riadattarlo, trasformarlo, rielaborarlo e tutti i sinonimi che si possono tranquillamente trovare su virgilio.it, mio fido amico quando la pigrizia grammaticale mi coglie in queste giornate che definire frenetiche sarebbe un eufemismo.

La mia passione per Alessandro Borghese è cosa nota. In queste vacanze natalizie sono rimasta incollata su Real Time ad ammirare le sue idee velocissime e sfiziose. Una di queste la ripropongo oggi perchè tra tutte quelle viste e lette a mio modesto avviso è sorprendente nella sua semplicità.

Non ci sono grammi, ettolitri e indicazioni precise ma solo un po’ di occhio e accortezza durante la preparazione.

Non sono richiesti ingredienti particolari e tutto può essere sostituito o variato. Una metodologia di preparazione che francamente mi piace ed è soprattutto legata al periodo. Senza troppi schemi e regole. E’ già tanto essere sopravvissuti a questi cenoni (e i “pranzoni” dove li mettiamo?); chiedere di dosare, procacciarsi particolari ingredienti e dedicare ore a una preparazione dolciaria è assurdamente impensabile.

Si dà inizio al Riciclo del Panettone, ordunque!

Sono le 12.12. Il Giveaway è ufficialmente chiuso. E sono le 12.12 sicuro perchè questo Post è stato programmato alle ore 12.00 (mi piace essere precisa ma potrei evitare, sì).

No so come ringraziarvi. Ho letto tutto. Davvero tutto ( so della cavia anoressica, del succo di pera e di tutto, lo giuro. E ti amo Cey nondirescemenzeseimia).

( sfrutto il blog per scopi personali. E’ consentito dalla legge)

Per me però è stato impossibile accedere, oltre che per i vari impegni natalizi e lavorativi,  a causa dell‘assenza di Fastweb che da ben quattro giorni ha deciso di lasciarci (continuando a farlo tra l’altro sino a questo momento) nella disperazione assoluta. Munita di chiavetta, manco fossi stata catapultata nove ere zoologiche fa, è  difficile accedere-rispondere-partecipare ( contando che sono un tantinello frenetica e pretendo la velocità massima  di upload).

Spero, con serenità e calma, di poter sbaciucchiare follemente ognuno di voi. Nel frattempo questo pomeriggio stesso provvederò all’estrazione del vincitore filmando il tutto per correttezza. Grazie poi a Santo Max che svilupperà per me  ( Max tetoccaamoremioperdonami!) il formato excel con tutti i numeri dei commenti e blablabla, avremo in tempo reale ” de uinner is….” 

Tra l’altro anticiperei giusto un’altra sorpresa. Non si tratta di giveaway ma c’è un premio in regalo. Un progetto segretiiiiiiiiiissssimo che sto organizzando con i miei nani da giardino e che coinvolgerà tutto il mondo (no. Non sono esagerata. Davvero. Coinvolgerà tuttooooooooooooo il mondo).

Insomma. Andiamo per gradi ( ce ne sono ben dieci. E in Sicilia dieci gradi significa solo una cosa: moriredifreddononcisiamoabituaiti AIUTO!)

Il delirio dell’egocentrismo. Partiamo da quello.

Al Trentasettesimo posto per Iphone e ventinovesimo per Ipad in classifica il Gikitchen sull’ App Store.

Questo vuol dire che ho molti  più amici forniti di Ipad e che ci sono dati statistici assurdi. E che sì Signori la fine del mondo è davvero vicina ed io ne sono la causa. E’ ormai chiaro ai più.

Mi aggiorna Emanuele che insieme a me si fa grasse risate.Una su tutte: Sono in classifica, piazzata benissimo, in Thailandia e in Lituania .

Non smetto di ridere pensandoci mentre fisso il vuoto  perchè è  davvero inaspettato il successo dell’ applicazione Gikitchen all’ App Store. Ero certa che i miei amici anche solo per spaccarmi la faccia pigiando fortissimo il dito indice sul touch l’avrebbero scaricata ma addirittura balzare in classifica dopo 24 ore dalla nascita e star sù a delle App davvero meritevoli beh è già un bellissimo regalo.

Sto già tutto il giorno a infastidire blaterando ” grazie” ma sentendolo davvero questo ” grazie” chemifrega lo continuo a dire: GRAZIE.

Da ieri poi, giusto per essere una tipetta alla mano che non si dà arie,  ho ufficialmente ingaggiato un Englishbritisccc  Editor che si occuperà di gestire la sezione inglese non solo dell’App ma anche del progetto futuro:  nuovo sito e progetti qui al Gikitchen ( e anche lì ledisengentelmen Habemus Informaticam Professionistas: Giulia,  Pezzetto di Stella bellissima) .

La Santa Donna che mi supporterà (ma più sopporterà) è nientepopodimenoche*rullo di tamburi* Floooooooooooooooooooo! Che oltre ad aver avuto l’onore di abbracciare in Via Lagrange sorseggiando caffè da Gobino è una delle amiche più preziose che ho.

Il mio portavoce ufficiale però rimane Max; ecco va detto. Quando dovrò presentare in Lituania o in Thailandia il progetto segretissimo della lavatrice a forma di Nano da Giardino, Flo non me ne vorrà, ma andrò con Max (vieni pure tu eh. Che non si sa mai Flo! magari troviamo Poster di Nigella da appendere sulle pareti in  albergo).

Insommabbbbasta!

E’ una giornata difficilissima e finirò di lavorare alle tre del mattino se tutto va bene; direi quindi di procedere a qualche appunto in cucina.

Cosa rappresenta il gusto degli After Eight per me è stato già scritto qui  e credo ci sia davvero poco da aggiungere. Giorni fa guardavo il mio vecchio Blog trasferito da quella Santa Donnamore mio di Cri da Splinder a WordPress, dove risiede per essere sistemato e decespugliato giusto da qualcosina per ritornare magicamente online incorporato al Gikitchen (così è deciso l’udienza è tolta).

In un post datato 2006 che sembra un po’ un’era zoologica lontanissima ho trovato la mia strepitosa ricetta dei savoiardi con il dentifricio, ovvero un’alternativa valida nel far colazione senza avere la premura di lavarsi i denti. Insieme alla mente geniale di Mauro, che mi manca e pure parecchio, scribacchiavo circa l’utilità di questa ricetta che di certo avrebbe cambiato le sorti dell’universo.