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Ho parlato spesso di questa torta ma quando in archivio ho cercato il post, perché avrei scommesso di averne fatto almeno venti con trenta versioni differenti (evviva la matematica), non ne ho trovato neanche uno. Fermo restando che wordpress e gikitchen insieme potrebbero stilare un decalogo dei misteri in fatto di archivio e post perché molte sono le ricette non reperibili nonostante sia sicurissima di aver postato (non tanto affidandomi alla mia memoria quanto a quelle di Cri e del nippotorinese), niente. Di un post con questa torta neanche l’ombra. Sicura che la ritroverò proprio quando sarò alla ricerca di gamberoni o capperi, giusto per confermare la randomitudine della cosa (oh! se wordpress può farmi scomparire roba dall’archivio io potrò pure coniare termini orrendi no? Ho sentito tanti “no!” vabbè).

Cercando però in archivio ho trovato questi scatti che risalgono al Novembre del 2010, credo.  E sono così meravigliosamente orrende con la loro luce sbagliata e posizione orrenda che non potevo non esporle orgogliosa di cotanta schifezza.

Anche perché la torta è buona davvero e vale la pena condividerla. E’ una di quelle ricette che vorresti tenerti stretta al cuore e non rivelare mai proprio perché è come se contenesse parti di te. Nonostante infatti non abbia trovato un vero e proprio post dedicato, sono molte le sensazioni e le emozioni che ho riservato a questo impasto proprio perché rappresenta l’inizio del mio rapporto con l’infido algido nordico e perché la comunione del riso tipicamente del nord con la cannella caratteristica del sud diventa un po’ il nostro sposalizio. Le mele renette sarebbero state ottime ma purtroppo qui nella terra della sagra del cannolo reperirle viene un attimino difficilissiiiiimo o forse semplicemente il mio Fruttivendolo di Fiducia mi detesta e le tiene tutte per sé (indagherò).

Sì lo so sono proprio fastidiose le tabelle nutrizionali ma è innegabile che un occhio lo si butta. E non in ultimo: lo si dovrebbe proprio buttare. La prova costume è già bella che superata e non importa se con plausi o pernacchie. Al diavolo! La follia demenza sfociante in paranoia acuta è un po’ più lontana e si pensa già alla vendemmia e a cosa regalare al fidanzato la vigilia di Natale. Lamentandosi magari e ripetendo come un mantra “per le donne è più semplice mentre per gli uomini è impossibile”. Si prende nota del menù di capodanno e se sarà il caso o no di indossare anche quest’anno i moon boot che diciamocelo non sono affatto glamour e conferiscono quell’aspetto yeti che proprio non si addice a delle signorine bon ton. Ammesso certo che lo si voglia essere.

Sceglie Wong Kar-wai come primo film da regalarmi ed esattamente Hong Kong Express. Facile innamorarsene perchè permeato da ossessione maniacale per il trambusto della città e della solitudine-alienazione al tempo stesso. Una metropoli velocissima e lentissima in un'abissale dicotomia che potrebbe disturbare ma non certamente

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Avevo giurato, non troppo tempo fa, improvvisa fedeltà al country con conseguente elaborazione di ricette più casalinghe e meno "glamour" in leziose monoporzioni. Il fatto è che io non sono affatto una cuoca e quando mi sento epitetare così nei diversi social network mi premuro

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