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Una cheesecake fredda ? Una base biscottosa con delle paste di meliga che incontra una crema di formaggio fredda dove lasciar colare dell’ottimo cioccolato fondente e degli amaretti sbriciolati?

Una coccola domenicale ( ma anche lunedialè, martediale e occhei la finisco) per lasciarsi cullare dopo le fatiche immani a cui si è miracolosamente sopravvissuti. Una versione fredda nonostante sia inverno inoltrato perché tra tutte queste zuppette, legumi e pasticciotti di carne, seppur intervallati da qualche insalata fruttosa ed inusuale, si sentiva la mancanza un po’ di roba dolce. In realtà la scelta di pubblicare un certo tipo di piatti è dovuto al fatto che con l’arrivo del Natale il Gikitchen si trasformerà in un vero e proprio laboratorio dolciario perché dubito fortemente che compariranno molti piatti salati. Sì qualcosa fotograferò, ovvero quello che riuscirò a cucinare al Nippo in queste giornate frenetiche, ma contando che saranno per lo più piatti come petto di pollo arrostito- tofu con salsa di soia- seitan riscaldato al micro, dubito di poter farli passare per interessanti seppur abbellendo con cucchiaini e tovagliolini.

Il 4 Novembre è l’ora del tè e delle meraviglie lo sapevi?

Quando ho scoperto che il giorno in cui Alice entra nel paese del Meraviglie era il 4 Novembre, dopo pericolosa iperventilazione, ho temuto di svenire. Per poi non riprendermi più. Il 4 Novembre Alice cade nel tunnel ed entra nel paese delle Meraviglie. Il 4 Maggio attraversa lo specchio per tornarci.

Io un 4 Maggio di tanti anni fa dopo averlo rotto stavo quasi per non tornarci più. Non sarei sopravvissuta all’assenza. Poche volte, rispetto a quello che sento e riservo per altri luoghi, ho dedicato parole a lui. Ma per chi saprà cercarle non sarà difficile intuire che ne ho dedicate in maniera così avida perché tutte in realtà nascondono solo ed unico suono:

Pier.

Otto anni fa è iniziato tutto. Il Blog. La mia Rinascita. La mia morte. Non appena è arrivato con i suoi occhi verdi e mi ha preso per mano non è solo migliorata la mia qualità di vita ma è proprio cominciata.

La vita.

Amo moltissimo questa tazza che proviene dal Giappone. Il cucchiaino è dono invece della mia bellissima mamma e arriva direttamente dal Madagascar. Diversi anni fa mamma mi portò da quel viaggio, oltre che ricordi indelebili e visioni di tartarughe giganti, un corredo di inenarrabile bellezza. Tovaglioli, tovaglie ricamate, cucchiai e piattini di legno: artigianato locale, unico mezzo di sostentamento per famiglie certamente non fortunate e catapultate in un’era ben diversa dalla nostra.

In quei cucchiaini, come nei diversi oggetti provenienti dai mondi dove io non sono stata con i miei genitori per paure mie e non certamente perché non mi volessero accanto (soloilcielosaquanto), sento il brivido del passato che si mescola al presente e al futuro. 

Trovo questo post nell’archivio 2011. E. Lo pubblico, ecco. Come fosse uno zombie resuscitato. Quale migliore occasione del resto?

L’idea di Cupcakeland, o Muffinland che dir si voglia, prende forma e storie di Cupcake psicopatici e Muffin pericolosi con sceneggiature ben precise che stanno venendo giù.

Il tapis roulant diventa luogo sicuro dove poter lasciare andare idee e pensieri. Se certe volte ascolto della musica a volume sconsiderato per dimenticare un po’ il dolore al polpaccio, altre volte cado nel silenzio totale dove rimbomba solo lo scandire dei passi sul rullo. Con quel ritmo di velocità 6 a 5 km/h con pendenza prima 3 sino ad arrivare a 5, costruisco le storie che scendendo disegnerò. Senza riflettere o cambiare troppo quello che l’istinto mi ha donato sotto forma di visione, vedo scorrere storie, personaggi ed evoluzioni inaspettate. Io stessa mi stupisco dei colpi di scena mentre dalla Sigg sorseggio un po’ di acqua che non dovrebbe essere fredda come è.

Ogni giorno inserirò un’ideuzzzzaiddeuuuuzza Halloweenereccia così da non creare confusione (sì regia, possono partire le risate registrate). Oggi è la volta dei barabicchieri (la ricetta puoi trovarla qui). In realtà nel bicchierino si può infilare dentro di tutto. Poco importa. E’ solo questione di organizzazione e di quanto tempo si ha a disposizione. Si può realizzare un tiramisù e poi mettere un pavesino, savoiardo, biscottino con la scritta RIP (basta del cioccolato fondente e uno stuzzicadenti lungo). Gli zombies mignon in realtà sono delle piccole ciambellotte che ho realizzato grazie all’ausilio di formine siliconesche (compro sempre tutto online da silikomart o siti stranieri. Uno dei miei preferiti è thinkgeek. In moltissimi mi chiedono dove io riesca a scovare tantissime idiozie e la risposta è sempre la stessa: web. Solo ed esclusivamente web. Sono un’asociale pazza che si fa recapitare a casa qualsiasi cosa dal mondo piuttosto che andarla a reperire personalmente. A quella fase però sto lavorando sì, ma lo shopping online rimane una delle mie perversioni preferite).

La ciambella sbriciolata nel bicchiere e tanta panna o anche yogurt (pure di soia per gli amici vegani e intolleranti) con pezzotti di banana e poi cioccolato fondente a pezzi (per creare l’effetto terra) è un’altra validissima idea (ohhhhh pure i browniiiiiesss ehhhhh! leggi giù leggi giùùù!). Magari lo yogurt mischiato al cioccolato fondente in modo da creare una nuance nera che risulterà più adatta. Insomma qualsiasi cosa. Non importa se si è a dieta o intolleranti. Se si ha poco tempo o si crede di avere poca fantasia o abilità.

Divertimento! Puro divertimento. E se c’è qualche nanetto intorno ancora meglio (Hendriiixxxxx!!!  Frugoletto dove sei? Matttttiiiiaaaa!!! Eletttooooo!!)

(uhm. Mi sa che Mattia stavolta mi picchia. Altro che nanetto piccolo. E’ un ometto ormai coredezia*seguono occhi lampeggianti a cuore) 

(quando avrò un attimo di tempo vi racconterò la triste storia di Mattia costretto da me e Bibi a mangiare hamburger vegani. A breve ci toglieranno l’affidamento congiunto mammazia. Manca davvero pochissimo. Ma sino ad allora…) 

Vogliamo fare Halloween senza brownies? eh? No dico vogliamo fare Halloween senza brownies? No dico LO VOGLIAMO DAVVERO FARE SENZA BROWNIES? (da leggere con il tono “staiparlandoconmedirobertdenirotaxidraiver”).

I brownies sono un obbligo non tanto perché la tradizione lo imponga tanto per il fatto che sono dolcetti di facilissima preparazione. Non occorrono particolari ingredienti ma solo quelli facilmente reperibili in casa. Si sbatte tutto in una ciotola, si aziona la frusta (o i bicipiti nel caso qualcuno ce li avesse) e via. Teglia. Forno. Gnam.

Non occorre essere cuochi provetti per fare i brownies (oh ci riesco io! Sono sempre quella che tre anni fa faceva i cordonbleu precotti e non sapeva che esistessero i piselli nel baccello ma pensava nascessero al banco frigo del supermercato). Qui se ne sono fatti davvero un bel po’. Al Nippo piacciono. Al papà Turi strapiacciono. Alla mamma Nanda piacciono ma è ormai diventata Miss Universo, dopo la ferrea dieta, e ormai grida inorridita “no al colesterolo” come un’invasata pazza (com’è che era il detto? Tale madre tale figlia? ecco. Esattamente).

I brownies piacciono pure (e molto) alle mie povere cavie costrette da mesi a torture culinarie di ogni genere. Suppongo piacciano pure al mio Santofruttivendolodifiducia ma non sono mai arrivati a lui. E se una cosa non arriva a lui significa che è classificabile alla voce “da rifare assolutamente”. E’ proprio il caso di questi Brownies in versione Cheesecake. Li corteggiavo visivamente da un po’ perché il connubio mi faceva sorridere (e confesso pure inorridire al solo pensiero della pesantezza. Sono stata piacevolmente smentita) proprio come la crostata di brownies di Montersino e questi ibridi del grande Maestro che voglio provare al più presto.Mi sono fiondata quindi alla ricerca di qualche ricettina in rete, tra i libri, tra appunti e via. Prima prova riuscita! Esteticamente mi hanno convinto poco. Desideravo fossero ben diversi e molto più lineari (ma si parla chiaramente di schizofrenia e quindi glisserei su questi irrilevanti appunti in cucina). Adesso a ben pensarci una versione “ragnatela” potrebbe essere più adeguata ma confesso che questa prova risale a ben prima della mia partenza per Torino. Stiamo parlando quindi di luglio o giù di lì.

Sarà mia premura però in questi giorni farne una versione halloweeenereccia tentando la fortuna e sperando che una ragnatela sia visibile (miscelando sopra la crema di formaggio un po’ di impasto cioccolatoso non ci dovrebbero essere problemi) e la mostrerò con piacere (che venga bene o no, ovviamente. Magari ci scambieremo qualche consiglio che per me rimane bene prezioso).Queste zollette cuoriciose di canna di zucchero integrale sono uno strepitoso regalo della mia cognata Socia Piola, che riesce a scovare per me sempre delle chicche pazzesche. Di questa marca avevo apprezzato le zollette a forma di puzzle. Mi sono ritrovata lì a incastrare zollette tra formiche felici  e saltellanti.

Confesso però che questa versione integrale è visivamente idilliaca e anche un mio caffè, che è risaputo essere peggio di una medicina cattiva, sembra quasi un intruglio non mortale (ma quasi eh).

Non mi piace affatto questo effetto della glassa al cioccolato su questo semplicissimo cupcake. L’ho capito nell’esatto momento in cui con quel beccuccio piccolissimo ho cominciato a farlo roteare e roteare e roteare. Ed era duro e difficile da maneggiare, manovrare ma. Ma avevo usato i miei portacupcake nuovi tutti incredibilmente traforati. Avevo pure le bandierine in pendant da mettere su e gli zuccherini colorati ma.

Ma non semplicemente colorati come quelli che ho avuto sempre. Dorati e anche un po’ grigio metallizzato. Anzi no. Canna di fucile come il bagno a casa di mamma. Cielo quanto mi manca la casa di mamma che non chiamo più casa mia ma che casa mia è.

Mi lavavo sempre in quei rubinetti color canna di fucile che spruzzavano da tutte le parti il calcare. Non c’è stata una mattina in cui non mi facessi la doccia ghiacciata, anche se era novembre. Quando ci sono 140 chili di morbidezza e grasso a tenerti compagnia si può sfidare il freddo. Voglio ricordarmi così; come una dolcissima lontra rotolante tra i ghiacciai.

Ricordo che non tutti si facevano la doccia al mattino e la cosa mi stupiva (sul fatto che non usassero l’acqua ghiacciata no. Non mi stupivo. Erano tutte acciughe che sognavano i mari tropicali). Pure parecchio. Certo in termini di tempo, guadagno di riposo e tutta una serie di motivazioni, in effetti erano molto più furbi e scaltri di me ma. Ma non riuscivo a concepire di poter andare a scuola senza aver prima fatto la doccia. Conoscevo una che addirittura si infilava i jeans sopra il pigiama. E credo che mi abbia turbato l’esistenza. Ma non è questo il punto.