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Prima di cominciare il solito delirio confuso ticchettato di fretta perché solo il cielo sa come io stia resistendo alle temperature e agli impegni, vorrei fare una richiesta in ginocchio sui ceci e in fase di preghiera mentre mi tiro i capelli e mi colpisco con un cilicio la schiena (se non basta mi percuoto il cranio con un nano da giardino). Ho difficoltà enormi a fare mente locale sui premi dei Giveaway, i vincitori e le spedizioni. Giornalmente ricevo tanti di quei regalini, pensierini, letterine, cartoline, e. Che oltre a passare il tempo a piangere, commuovermi e appuntarmi chi ringraziare, con chi ricambiare, cosa fare, dire e. E insomma per dire che nella spedizione dei premi dei Giveaway c’è qualcosa che non va. Nel senso che mi ritrovo in casa cose che credevo di aver spedito e l’esatto contrario. Tralasciando l’ultima spedizione che sarà effettuata con destinataria Luci per l’ultima tombolata, prima di procedere alla prossima, mi aiutate a fare il punto della situazione? A chi manca e se manca? Se ho dimenticato qualcuno o qualcosa? O. Perché davvero sono mortificata ma gestire tuttotuttotutto da sola e avere il supporto del Nippotorinese che riesce a dire solo “ahahhaha chissà quanta confusione stai facendo!” risulta difficile (quando ride con quel ah ah ah ah prevedo il futuro e mi vedo in una cella isolata, legata e imbavagliata. Ma felice).

Ecco insomma perdono per il disturbo ma seriamente potete darmi per favore una mano? Anche un piede, un arto a caso e un bacio se posso approfittarne.

Amen.

Sarò impopolare (bel periodo ipotetico. Potrebbero partire pure le risate registrate, grazie regia) ma a me le fragole hanno sempre fatto una discreta antipatia. E pure le fragoline (aspettate che devo chiudere la bocca spalancata a tutti i miei nani da giardino che non concepiscono come sia possibile un’asserzione del genere).

Da piccola non potevo fare a meno di notare l’entusiasmo e la frenesia di ingurgitare queste piccole cosine rosse. Bambini impazziti, gente in delirio e urla per accaparrarsene un bel gruzzoletto. L’accostamento con la panna poi mi ha fatto sempre rabbrividire perché i tipi di grassi ai quali mi ero votata erano ben altri. La panna in cucina, che fosse dolce o salata, francamente non l’ho mai particolarmente corteggiata. Nelle classiche torte di compleanno mi ritrovavo insomma a dover spiattellare quella tonnellata di panna nel piatto delle mie amiche (poi mi dirigevo al buffet e mangiavo pure i piedi del tavolo, i parenti e i recipienti dove alloggiavano patatine e pop corn. Tranquilli. Ero quella un po’ tondetta che veniva scambiata per un dolce palloncino a elio messo lì per coreografia).

Insomma per farla breve (ancora risate registrate, grazie regia. Oggi si lavora parecchio) per me le fragole e la panna rappresentano lo squallidume (termine appena coniato) gustativo.

Se per la panna però non ci sono state altre chance e quindi è rimasto questo allegro odio sconfinato e acuito dall’acidità degli anni di zitellaggine (anche se  non lo sono mai stata rimango pur sempre una donna e come tutte lo sono: inside), al contrario per le fragoline un germe di affetto è nato. Esattamente da tre settimane e per recuperare ne sto mangiando solo quindici chili al giorno. Le fragoline ho scoperto che mi piacciono ghiacciate. La consistenza molliccia e melliflua e tutti i sinonimi che si possono tranquillamente trovare su un sito a caso, mi infastidisce. Scoperto questo faccio che le infilo nel freezer per un po’ e via: una tira l’altra e a me devono tirarmi una sedia addosso per farmi smettere.

Questo ha fatto sì che un’ingente quantità di fragole di Maletto (che tutta la zona di Maletto mi perdoni ma quest’anno non è che fossero tanto buone) e fragoline di bosco si sia riversata a fiumi qui in casa. Io infilo tutto nel bicchierozzo del frullatore a immersione con tanto ghiaccio e via: smoothie come non ci fosse un domani (Qui c’è quello alla banana). Per il Nippotorinese invece elaboro risottini alle fragole (vuoi dare una sbirciatina alla ricetta? allora clicca qui), semplicissime insalatine con mela e aceto balsamico (che ho dimenticato di fare a Bestia Bionda che ama moltissimo le fragole. E a proposito di Bestia Bionda avete visto che ha uno spazio ?) e giusto qualche cupcake marmorizzato (ma questo con la fantasia perché accendere il forno equivale a perire della morte peggiore).


L’immagine straziante qui sopra mostra una bionda ferrarese e una mora sicula disegnare sullo stesso fogliettino. Affidandosi all’infallibile tecnica della psicologia da supermercato con specializzazione banco frigo, dottrina scientifica in cui le donne sono maestre, si evince dall’immagine che la sicula sia affettuosa, dolce e affabile al contrario dell’algida, fredda e sostenuta ferrarese che si è dedicata al dettaglio delle all star e del coniglio sulla maglietta, mostrando egocentrismo e pienezza di sé al contrario dell’adorabile fanciulla del sud che ha focalizzato tutto su due cuoricini volanti.

Semmai ci fossero stati dubbi sulla vera identità delle due ecco le prove lampanti.

E un dolcetto fresco e particolare in questa domenica estiva non lo vogliamo fare? Non prima di aver detto grazie asciugandosi il nasino per il sostegno di ieri (non ho sotto mano una tastiera decente al momento ma solo un ridicolo touch e chiedo venia. Risponderò purtroppo domani. Come sempre la vostra delicatezza mi ha sfiorato e guarito).

Quando ho trovato le stelline di anice ero talmente felice che ho abbracciato forte forte la commessa e le ho chiesto se era possibile invitarla a cena e tenerle i bambini un sabato sera quando aveva voglia di fare una serata romantica con suo marito. Poi non aveva la fede e allora solo per quello (ma solo per quello eh, davvero) ho desistito e ho semplicemente pagato, ringraziato e via. Prima e a tutta birra verso casa. I bambini tienitelitu! (cosa sto dicendo esattamente? )

Se mangiassi il mascarpone mi inietterei per endovena quindici bicchierini di questi cosi qui ma siccome sono una cretina, giusto per non tirarla per le lunghe, e intolleranza a parte non mi nutro di alimenti che non siano esclusivamente vegetali, un giorno di questi me ne invento una versione con qualcosa di soia-riso-plastica-stoffa e via. Pure io potrò farne fuori otto quintali. E’ il classico dolcetto insieme ai tartufini (ricordi? quelli al tè matcha? la scorsa settimana? e la smetto di fare domande sì) adatto al periodo. E’ snervante e stancante anche solo sbattere le uova me ne rendo conto ma un minimo sforzo si può anche fare (no. se non hai lo sbattitore elettrico ma solo il frustino a mano conserva le energie per passarti la crema cinquanta in viso. Le rughe sono in agguato).

Ho capito il concetto di ammonizione dopo aver visto il torso di Balotelli. Il calcio comincia a interessarmi.

Comincia così la mia avventura con gli undici ometti che rincorrono il pallone. Non sono una che tifa quando gioca l’Italia e neanche una che si entusiasma per spirito di aggregazione. Non sono neanche una donnetta che asseconda il virile omuncolo che arrotola spaghetti e con rutto libero grida “goalllllllllllllllllll”. Sono semplicemente una psicopatica e non ci sarebbe neanche bisogno di ribadirlo.

Il fatto è che qualche mese fa ho acquistato un prodotto tecnologico (uhchenovità), trattasi di (ho difficoltà a ricordare visto che non sono neanche la donna che compra scarpe ma piuttosto tablet e borse) unaggeggioacaso Tablet, insomma. Il tipo di Mediaworld mi fa Se pensi che l’Italia vinca gli Europei potrai avere il totale rimborso del prodotto. Se pensi che l’Italia perda gli Europei ti facciamo uno sconto di x cifra adesso ma perdi l’opportunità chiaramente del rimborso totale”.

Chiaramente ho avuto difficoltà a capire il meccanismo perché da Mediaworld c’era una musica metal sparata a tutto volume ed io no. Proprio non ce la faccio. Mal sopporto se in un esercizio commerciale c’è musica che non riscontra i miei gusti. Vorrei fornire i negozi che frequento di un cd o formato mp3 essendo ormai nel 2012 in modo da non venire disturbata da questa immondezza sonora. Fatto sta che fisso il tipo e con un sorriso che va dall’antipatico all’antipaticissimo ho esordito con un “ma figuriamoci”. 

Da me ci si sarebbe aspettata una scelta poco logica, lo capisco. Volevo però tornare a casa e rendere il Nippotorinese orgoglioso di me. Avevo scelto una certezza e quindi un piccolo sconticino piuttosto che una chimera che avrebbe fruttato però fior di quattrini. Risultato? Il Nippotorinese contro ogni logica aspettativa avrebbe scelto di affidarsi al fato. A nulla è servita la mia vena poetica da citazione “questo è bacco e arianna belli e l’un dell’altro ardenti blablabla del doman non vi è certezza”. 

Dove voglio arrivare? (e che ne so? io blatero mica ho un percorso premeditato) Che è una questione di principio ormai la mia. Devo sapere se spaccare sulle mie ginocchia quell’aggeggio elettronico al grido di “Italiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa”. Distrattamente abbiamo cominciato a guardare le partite. Io ticchettavo, lui sgranocchiava gelati (maledetto!), io sistemavo due fiori (non è vero ma mi piace descrivermi come una casalinga perfetta) e lui picchiava i miei pupazzetti (non è vero ma mi mi piace descriverlo come un pazzo psicolabile cattivo quando la realtà è chiaramente un’altra) e gira che ti rigira mi sono ritrovata a urlare “buttala lì. ma stai dormendo? cosa stai facendo? attacca!”

Mi sono detta che in fondo nulla c’era di diverso dalle puntate di Holly e Benji. Correvano solo un po’ di meno, non c’erano i salti mortali e le inquadrature dei volti sudati ma bene o male si trattava di un cartone animato. Alla fine senza alcuna ragione logica improvvisamente in una notte d’estate tra spiedini tricolore, tramezzini tricolore, pasta tricolore e pure macedonia tricolore ho trascorso una nottte mmmagggggica. Commuovendomi, piangendo e sfoderando tutto il repertorio degli ormoni psicolabili di una donna quasi in menopausa, ormai.

Confesso di avere chiare difficoltà a capire il concetto di fuorigioco, punizione, calcio d’angolo, frizzi e lazzi ma l’ammonizione l’ho capita.

Se hai un torso maestoso statuario bellissimo vieni ammonito, ergo tutte le donne amano l’ammonizione. C’è una cosa che mi ha fatto molto riflettere, essendo io donna profondissima che si concede all’autoanalisi degna della psicologia da supermercato più complicata. Dopo essere rimasta allibita tra urla e pianti per il goal di Balotelli (più per aver visto quella tartaruga gigante attaccata lì) mi sono chiesta da dove venisse, cosa facesse e perché aveva scelto di farsi quell’orrenda cresta ossigenata che cozza mortalmente con i suoi lineamenti pronunciati (rasato. Completamente rasato cucciolo stai benissimo. Ascolta la zia).

Lo ricordavo nei giornaletti di gossip (che tanto mi piace sfogliare sull’ipad quando penso a concetti universali e complicati tipo “che smalto mi metto oggi?”) in una Ferrari con quattro escort e accompagnato dalla Fico, ex del Grande Fratello famosa per essere la “ragazzaacquaesaponevirginale”, ma volevo sapere di più. Vengo a sapere del suo abbandono, della sua vita in ospedale e in una notte d’estate finisco a tifare Italia a causa di un rimborso che a questo punto spero di aver perso, con la voglia di una rivalsa sociale soprattutto nei confronti della Germania che tanto ci sbeffeggia (pur avendo ottime motivazioni talvolta) e. Ed è un periodo troppo lungo. Ricomincio.

Insomma in una notte d’estate quando all’ultimo rigore ho lanciato il cuscino sul televisore e urlato “crautino noooooooooooooooooooooooooo” ho capito quanto potessi essere incommensurabilmente cretina.

Avevo già delle certezze sia chiaro, ma la conferma è arrivata ed è giusto appuntarla tra i miei outing pubblici. Logica vorrebbe che io non tifassi non essendo appunto tifosa e importandomene un fico secco degli undici suddetti che rincorrono un pallone. Logica imporrebbe che io dovrei sperare che non vinca per rasserenarmi sul fatto di avere fatto una scelta corretta da Mediaworld ma soprattutto per dire al Nippotorinese spernacchiandolo “tiè. avevo ragione io”. Logica vorrebbe che non guardassi gli addominali di un ventenne che potrebbe venirmi pronipote anche perché a me del torace possente non è mai importato nulla (ma non avevo visto quello di Mario Balotelli, inciso). Logica vorrebbe che non mi innervosissi in questo modo urlando, sbraitando e spaccando oggetti mentre un uomo composto con occhialini e gelato al pistacchio mi osserva sorridendo e pronunciando parole fastidiose del tipo “Gi, amore. Rilassati. E’ una partita di calcio”.

E quindi sì sono incommensurabilmente cretina e vi è certezza ma sono Italiana. E raramente me ne ricordo. Il sangue, l’appartenenza, il senso di rivalsa. Riemergono così all’improvviso. E ti riscopri di appartenere a qualcosa che è diverso da routine, famiglia e affetti.

Non avrei sopportato di perdere con la Germania e non perché non sia una nazione che per certi versi va presa a modello ma l’aria di supponenza quella no. Vincesse la Spagna sarei anche felice. Vincessimo noi userei il tablet come sottopiatto con davvero molto piacere ridendoci su.

Perché anche se gli stereotipi fuorviano e la generalizzazione è sintomo di ignoranza vi è un fondo di verità ed è innegabile: siamo una razza. E i volpini non sono sempre cani che abbaiano fortissimo e non recepiscono i comandi come non tutti gli alani sono docili, buffi e pigri. Ma in linea di massima i volpini sono cani che abbaiano fortissimo senza motivo e producono solo palle di pelo inutili e gli alani sono dolci, pigri, buffi e un po’ duri di comprendonio.

E noi Italiani saremo pure la vergogna dell’Europa grazie anche a un tricheco botulinato abbronzato in Armani Privè giusto per dirne una,  ma non siamo mai sicuri di noi stessi.

Solo che poi alla fine.

E quindi sì. Sono assolutamente Italiana.

(Su Facebook ho denunciato la violenza perpetuata ai danni della Mascotte da parte di Buffon. Siamo tutti con te Slavko!)


Ennnamocheètardi!

Ero un po’ scettica riguardo alla preparazione della torta al microonde con all’interno la banana e stranamente non avevo tutti questi torti. La mia preoccupazione principale era proprio che potesse essere troppo morbida ed umida e che l’impasto giustappunto ne risentisse ancor di più nella cottura al microonde. Passate poche ore ero sicura che sarebbe diventata un allegro mattoncino ma così non è stato. Sono bastati cinquanta minuti*segue risata istercia.

Che siccome trovo assolutamente giusto far vedere anche le ciofeche pazzesche, come ho sempre fatto, ecco qui in tutta la sua incommensurabile schifezza e pallore l’orrenda torta al microonde con tanto di pezzotti di banana dentro, sopra, sotto e ovunque.

Il Nippotorinese, stoico ed eroico, preferirebbe avere spasmi di dolore piuttosto che buttare cibo e l’ha divisa (con una pistola puntata alla tempia) insieme ai ragazzi dell’ufficio che no. Non erano felici per nulla ma allettati dal fatto che a breve sarebbe arrivata la cheesecakechenonèunacheesecake con il cioccolato fondant  (clicca qui per la ricetta) hanno fatto il loro “dovere” (leggi: sono dei santi).

Consiglierei ordunque questa magnifica torta duracomeunmattone alla banana da fare al micro quando si ha voglia di lanciarla addosso al marito, colpire il vicino che si frega sempre il nostro posto auto e far male a quell’antipatica della commessa che ti guarda e dice “cosa prendi una 50? “

tuasorella!

Con tutto il rispetto per tutte le sorelle del mondo, sia chiaro.