Home / Dolce (Page 27)

Ricapitoliamo un po’ le ricette fatte al Microonde qui al Gikitchen? (vi ho sentito dire “no”)

La base è quella della Torta Paradiso al micro. La voglia di cupcake al microonde sapevo che avrebbe preso il sopravvento e così è stato. Complici poi le formine pirottose in silicone non ho tardato a provare un impasto. La scelta della ricetta è ricaduta su quella straconfermata della torta Paradiso, al secolo conosciuta ormai come Torta Beatrice. Ho aggiunto un po’ di tocchetti di pera e cioccolato e la cottura preossochè identica ha dato questo risultato. 

La crema con la quale ho ricoperto il tutto invece è quella classica al formaggio che sto adoperando spesso in questo ultimo periodo, anche perchè vivo di fissazioni momentanee che poi dimentico e butto nell’oblio.

Il risultato è gradevole seppur la consistenza, al contrario della Black Cake che sino ad ora rimane comunque quella che mi ha convinto di più, è molto meno soffice e un po’ più “gommosa”. Un termine a dir la verità improprio quanto dispregiativo ma è l’unico che si avvicini. L’umidità della pera credo abbia sortito qualche effetto “negativo” in questo contesto cioccolatoso ma non mi fermerà di certo nel proseguire con nuovi impasti e creazioni, sperando di poter giungere a conclusione, decretandone in assoluto il migliore.

Ingredienti: 6 uova, 6 cucchiai di cacao amaro in polvere, 3 pere grandi (intorno ai 150 grammi circa cadauna), essenza di vaniglia, 200 grammi di farina, 100 grammi di fecola, 4 cucchiaini di lievito, 120 grammi di zucchero, 100 grammi di burro (se non si ha la fecola si potranno adoperare 300 grammi di farina invece che 200 ma la torta ne risentirà e parecchio in morbidezza. Ahem ho fatto la stupidata, sì).


Molto spesso seriamente mi pongo questo quesito semplicissimo:  che me la tengo a fare quella Bestia Bionda lì ? Sì Pieceofstar24 . Ti amo di qua e di là e poi mi abbandona al mio triste destino invece di trasferirsi per sempre qui. Del resto ha fatto comunella con il Nippotorinese (in macchina mi prendevano in giro. Ma anche a casa e al supermercato). Dividevano la brioche. Mangiavano il pesce spada insieme e offendevano le commesse del reparto giocattoli un po’ tonte (vabbè stava parlando con me, porella). D’accordo doveva sopportare me che fotografavo nani in costume  e piangevo al mattino in preda a crisi schizofreniche ma ribadisco: che me la tengo a fare? L’avevo scelto pure laureata in informatica così che potessi rilassarmi e far sì che qualcuno si occupasse al posto mio del blog e dei miei 144 siti e invece.

E invece ieri ho dovuto (non capisco ancora come io sia riuscita seppur male) alleggerire un po’ l’Home page e sistemare pagine, domini, siti e progetti. E’ tutto in costruzione e lo sarà sino al primo di Maggio (ottimismo). Nel frattempo però volevo approfittarne (pardon) per qualche consiglio, idea, varie ed eventuali. Magari chi ha voglia e senza alcun tipo di impegno potrebbe dirmi ” ehi scemunita! il link lì è sbagliato! Ma perché se clicco su GardenGnome mi compare un sito di borse? e così via”. Ne sarei immensamente grata. Se poi a queste preziosi consigli /segnalazioni vogliamo pure aggiungere pernacchie e buuuuuuuuuuu alla Dottoressa Pezzodistella bionda naturale ( che secondo me non sa neanche come si fa una tabella in html) potrei raggiungere l’apice della felicità. Io con immenso amore voglio dedicarle questa sonora, corposa e robusta pernacchia:

prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.

Bene. Si comincia.

Mi ricordavo di aver fatto il creme caramel e non perché lo avessi mangiato, che sarebbe proprio un naturale processo mentale, ma perché avevo arrotolato così il tovagliolo, santo cielo.

Lo ricordavo. Mi vedo lì tutta intenta a cercare di arrotolare un tovagliolo in un portatovagliolo ma non ficcandolo dentro come era giusto che fosse ma attaccandolo come a creare delle ali di rondine pensando che poi io delle ali di rondine non ne sapevo proprio nulla. Insomma lo avevo fatto e le ali di rondini erano testimoni. Difatti poi dopo una rapida ricerca in archivio chi ti trovo? Il creme caramel che al secolo passerà alla storia (vabbè) come il creme caramel con ali di rondine.

Tutti diranno “uhhhhhhhhh che meraviglia è che cos’è ?”

“Un semplicissimo creme caramel”, e via. L’ennesimo sogno infranto. Insomma per dire che io ricordavo queste foto datate non so quando e che ho recuperato per la gioia di tutti (sarcasmo spinto mode on).

La ricettina era semplice e sfiziosa e l’avevo scovata su Maestri Pasticceri, sacra enciclopedia che troneggia nel mio studio e davanti alla quale richiedo di inginocchiarsi e baciarla e idolatrarla. E i nani diligentemente lo fanno, come è giusto che sia. L’avevo servita quella volta con un graziosissimo biscottino di frolla avanzata da una ricetta precedente e imbottito con un po’ di crema di cioccolato di Gobino. Che santocielo è finita e urge fare una bella scorta perché è così che vogliamo morire: tra il cioccolato di Gobino.

Prima di. Oggi è la Giornata Mondiale di ” Fai vergognare Cri” e quindi anche qui, qualora si fossero persi i miei spam in rete: Clicca su Mi piace !  Perché sì: Dopo averla costretta ad aprire un Food Blog le ho categoricamente imposto di fare una pagina su Facebook per aggiornamenti culinari e meraviglie varie. Il Manifesto del resto è ” I Love Bibi”  e quindi entra anche tu a far parte del Club. Uilovbibiiiiiiiiii ! 

Giuro che faccio fatica a credere come sia possibile che Max non risulti mai tra i vincitori. Pretendo delle spiegazioni matematiche e poco mi importa la filosofia della probabilità. E’ innammmissibbbbbbbbbbile*disse spaccando la scrivania con il mattarello*

(Questo non significa chiaramente che non sia felice per il vincitore di oggi, manco a dirlo).

Attendo Email con indirizzo per la spedizione. Ahem anche se in teoria dovrei già sapere l’indirizzo è il sottotitolo ( pardon ma io noncelapossofarcela. Prometto di  compilare schede un giorno e avere tuttotuttotutto organizzato).

Sabato mattina è stato un giretto che per muse di visione, confesso, è stato prezioso. C’è stato il barboncino pelosissimo della ragazza russa quasi travolto per strada e l’arancino spiaccicato sulla camicia linda del signore che mi passava di fianco mentre rimproverava la moglie. Se avesse preso la pizzetta tutto quel pasticcio non sarebbe successo. Sicuramente dovevano andare a una cerimonia altrimenti non si spiega il tailleur ridicolo pastello della consorte che aveva optato per un cornetto; e chissà che la crema non sia poi finita sulla borsa. Avrei dovuto seguirli per saperne di più. Ho visto un maggiordomo con la testa di cane in vetrina ed è stato utilissimo per quello che stavo cercando nei meandri dei miei racconti. Pure l’uomo coniglio nello scaffale vicino alle saponette. E’ come se si materializzassero esattamente le mie visioni e quello che ho perduto la notte viene poi ritrovato il giorno quando meno me l’aspetto.

E ho trovato anche molto di più di quello che stessi cercando e sperando. Una su tutte, che poi il resto devo ancora rielaborarlo, è stata la tazzina, il piatto e il piattone di inizi novecento appartenuti ad una baronessa inglese. Intatto e immacolato. Non avevo mai comprato un pezzo di antiquariato. Mamma ne possiede tanti ma io personalmente nessuno. Avevo sempre procrastinato perché sapevo che sarebbe successo quello che poi è accaduto al mio rientro. Ma rimando la memoria delle sensazioni a dopo perché ho troppa fretta e a queste imporre un incessante ticchettio di orologio non è cortesia. Procediamo quindi con calma perché sono le 12.12 e qui a quest’ora si fa solo una cosa: blaterare di ricette, ricordi e colori. Prima di blaterare riguardo a questo post giallissimo e verde che mi terrorizza non poco, ricordo velocissimamente che è in corso una nuova tombola per anziani. A sorpresa da sabato è comparsa la Tombola per Anziani Special Ediscion e  vi è il porta salsine per il bento in palio. Un adorabile minuscolo set di porta salsine che si potrà accaparrare sempre seguendo le stesse identiche modalità. Lasciare commenti, cuoricini, pernacchie doveroso all’interno del post. La scadenza è la mezzanotte di domani.

E direi pure di affrettarci perché vi sono ancora ricchi premi e cotechini. Ahem Cottillon. Non esagero sostenendo che queste foto sono dello scorso anno. Non esagero neanche dicendo che riconoscerei una mia foto e il periodo soltanto guardandola tre nanosecondi velocissimi. Adesso non avrei mai messo il cucchiaino in questo modo e avrei fatto attenzione a delle ombre e. Insomma queste foto risalgono a maggio dello scorso anno mi sono detta trovandole in archivio. Poi ho controllato date e blablabla e con mio sommo stupore, anche se confesso non troppo, ho azzeccato e di bruttobruttobrutto il periodo. Tra l’altro ricordo perfettamente quei limoni buonissimi del giardino che sembravano proprio dei cedri tanto erano dolci.

E ci eravamo lasciati con i conigli segnaposto portauovo e ci ritroviamo con i panini conigliosi. Che qui vi è sempre stato un tripudio coniglioso  e sempre vi sarà. Ma mai di pezzi di cadavere in agrodolce. Non faccio mai storie e il mio animo animalista è sedato, diplomatico e razionale (almeno quello) ma un orecchiuto peloso giammai verrà cotto da me. GIAMMAI ! Inspiro espiro e mi calmo. Anche perché sopravvivere al punto uno della To Do List vorrei fosse l’unica cosa da portare a termine, oggi.

La tradizione pasquale di diversi paesi è piena zeppa di questi deliziosi paninetti dolci con l’uvetta. Andrebbero benissimo anche accoppiati al salato in un brunch dove a farla da padrone potrebbero esserci decori uovosi e coniglietti saltellanti. A dirla proprio tutta gli Hot Cross Bun sono un’istituzione in Britannia. Trattasi di paninetti dolci aromatizzati e speziati sia con la cannella che con aromi a piacere, anche il cardamomo sì, che come ingrediente principale hanno proprio l’uvetta passa. Generalmente vengono serviti il Venerdì Santo. Quello che li rende riconoscibilissimi è la croce formata sopra l’impasto che rappresenta la crocifissione. Questa croce dal punto di vista poi logistico e culinario serve e anche molto per una lievitazione più corretta. Vengono spennellati, oltre che con la glassa, con una mistura di miele e sciroppo di mais.

Sono molte le storie che ruotano intorno agli Hot Cross Bun ed io mi diverto davvero tantissimo a leggere aneddoti e storie da tutte le parti del mondo. Ogni ricetta porta con sé oltre che ricordi e odori tutta una serie di favole raccontate in più modi che fanno non solo sognare ma anche riflettere. Sull’importanza del ricordo legato a un determinato sapore. Nelle tavole anglosassoni non mancano mai questi panini dolci e spesso, come ticchettavo pocanzi, vengono serviti all’interno di brunch e quindi ottimi caldi con un assaggio di formaggi particolari stagionati e qualche cremina o diversi tipi di miele anche speziati. Io credo proprio che unirò qualcosa di vagamente indiano come il chutney; fosse solo perché la cucina britannica deve molto a questa salsa orientale speziata e fruttata e molte pietanze ne sono la dimostrazione.


Lo scorso anno per il Giorno di San Patrizio (clicca qui) avevo confezionato dopo aver cotto dei tortini bigusto al cioccolato, una tazzina-boccale  di colore sorprendentemente verde. Né la panna bianca e soffice e né il piattino lindo ( su base verde, uff) erano riusciti a placare la mia ancestrale avversione nei confronti di siffatto colore. Solo che a San Patrizio è davvero un obbligo proseguire con il verde ahimè. Il 17 Marzo per me, insomma diventerà il giorno del supplizio visivo.

Mi avevano convinto quei tortini eccome e qualora vi interessasse la ricetta basterà andare al fondo di questo delirio ( clicca qui)  . Per la pasta di zucchero senza glucosio  c’è sempre il solito noiosissimo e tedioso blablabla che se vi siete persi (vi assicuro non aggiungerà nulla di fondamentale all’esistenza e alla preparazione stessa) e  basta cliccare qui per avere la ricetta in formato stampabile. E’ semplicissimo e sì, uso i coloranti in gel o in polvere perché sarà pure un mio limite ma con quelli liquidi faccio pasticci che metà bastano.


Il Tortino di San Patrizio era adorabile. E’ divertente notare come le cose più carine dal vivo perdano poi in foto tantissimo e viceversa; mi capita talvolta di restare diversi minuti perplessa davanti al monitor. Quella che sembrava essere una ricettina esteticamente poco accattivante su video diventa improvvisamente interessante mentre l’altra sulla quale nutrivi e speravi un quid in più visivamente riesce a rendere meno di una patata bollita; che tutte le patate bollite mi perdonino perché si generalizza giusto un po’ nulla togliendo al fascino di uno degli ortaggi più affascinanti fotograficamente che ci siano. E insomma per dire che poi all’obiettivo queste tazzotte verdi mi avevano deluso e non poco tanto da snobbarle durante la scelta di alcune foto e decretare che no. Rimarranno nell’anta buia della dispensa. 

Quest’anno ho fatto, per delle fotografiche alle quali sto lavorando, altre cosucciiiie ( con tante i, mi raccomando) che non so ancora a quale fascia appartengono. Contando però che realmente avevano una resa che definirei “importante” so già che  a monitor mi faranno giusto un attimo imbestialire. Quando mi lamento e sbuffo dicendo “nonèpossibileperòuff” tuttattaccato mamma, nippotorinese o chi ha la sfortuna di vedermi nel quotidiano, non può non suggerirmi ” ma perché non le guardi prima?”. E io le guarderei sì prima ma durante gli scatti regna tutto fuorché la calma apparente che emanano. Ci manca pure che controllo al computer e partono altre due ore di sonno.

 Questi tortini semplicissimi, dei cupcake-pezzotti di torta insomma, sono in realtà il rimasuglio di un impasto tortoso che ha conquistato parecchio la gente che ha stazionato qui. Mi è stato fatto notare dal Nippotorinese e poi da Papà,  che ormai è un intenditore di Cupcake  oltre che di pipoa e quinoa, quanto possa essere diverso l’assaggio di una piccola porzione come può essere il cupcake e quello di una bella fettona dello stesso ma realizzato nella classica forma a torta.

E su Style blatero giusto un po’ circa la Pasqua imminente; qui da lunedì prossimo sarà un tripudio uovoso-colesteroloso-coniglioso-colomboso-evabbècisiamocapiti. Per leggere il delirio su Style e la ricetta della Colombina light con la ricotta che tanto era piaciuta lo scorso anno basta cliccare qui >>>

Alle 14:14 di oggi la prima edizione della Tombola per anziani finisce. La proclamazione del vincitore avverrà Venerdì 16 alle ore 16:16. E fine delle tediose comunicazioni di servizio.

Ah no. Bisogna capire come applicare gli stencil sulle labbra e farci le labbra a pois per Pasqua. Vi dico solo questo. Sarò pioniera di siffatta missione e tornerò vincitrice. Noi tutte avremo le labbra a pois! State tranquille! Ci penso io !

D’Accordooooo? *wannamarchimodeoff*

Lo scorso anno mi ero tanto preparata per il White Day. Avevo voglia di parlarne sul blog e condividere. Poi mi sono ritrovata a confezionare questo pupazzetto coniglioso con del panno lenci e bottoncini e ritagliare un cuore con la bandiera nipponica in preda al dolore e allo sconforto lacerante. Non c’era più nulla su cui blaterare e nessuna tradizione carina che si tiene a  un mese esatto dal San Valentino.

Perché esattamente un anno fa il dolore e la tragedia si abbattevano sul popolo al quale mi sento imprescindibilmente legata. Da quella notte di Capodanno che ho raccontato spesso qui e che ha segnato moltissimi percorsi della mia vita sino ad arrivare a diversi aspetti dove sì potrebbe pure essere coinvolto il Nippotorinese.

Lo scorso anno riuscivo solo a ritagliare cuoricini con bandiere giapponesi e stendere ad asciugare milioni di cuori infranti per le sorti drammatiche di un popolo di levatura morale e profondità ben lontana da quello a cui siamo abituati. Asciugando in decoroso silenzio le lacrime, come molti, ho assistito attonita alla grazia di scavare tra macerie e dolori senza mai alzare di un tono la voce. Senza mai gridare.

Non avessi avuto già un post programmato lo scorso anno non ci sarebbe stata la Mousse al cioccolato di Ladurèe (clicca qui per la ricetta) perché di preparare qualcosa proprio non mi andava. Quest’anno, non perché il dolore sia annullato ma semplicemente mutato, ho voluto creare per l’occasione un esercito di omino bianchi che contengono una pallina rossa. In realtà, uff, trattasi di pallina rosa perché ahimè di pepe rosso neanche l’ombra ma con un po’ di fantasia si può dare una nuance più forte a questo rosa e trasformarlo nella circonferenza piena che caratterizza la bandiera Nipponica.

Un inno cioccolatoso che rievoca la bandiera nipponica costituito da tanti omini, un po’ arrabbiati, sorridenti, affaticati, straziati dal dolore e stanchi. Uguali e diversi ma profondamente dolcissimi.

Non ripeterò, come sempre avviene, quello che concerne una tipica festa e chi non ne fosse a conoscenza e volesse approfondire qualche nozione sul White Day non ha che da cliccare qui >>>>  ma in definitiva avviene questo:

In Giappone la festa di San Valentino viene celebrata seguendo un vero e proprio rituale. Completamente diverso da quanto accade qui da noi in Occidente, non si regala una borsa all’amata, magari scartata al ristorante a lume di candela dopo aver diviso una pizzetta a forma di cuore. Il 14 Febbraio le ragazze offrono del cioccolato, soprattutto fatto a manoal ragazzo che amano o per il quale provano un’attrazione come fosse una dichiarazione. Indistintamente però possono anche donarlo a un uomo che occupa un posto speciale nella loro vita e che amano e rispettano incondizionatamente. Figure riconducibili ovviamente a parenti quali il padre, i fratelli e gli amici di sempre. Esattamente un mese dopo questa premura/dimostrazione d’amore da parte della donna, l’uomo ricambierà in occasione proprio del White Day. E lo farà con qualcosa di bianco. In contrapposizione con il nero precedente del cioccolato. Tutto si rifà al yin e yang chiaramente. E chiaramente lo dico io perché in effetti fonti ufficiali non lo confermano ma tra lo ying e yang e femminile e maschile unito all’amore e l’equilibrio e la distanza, insomma credo proprio che non sia del tutto un pensiero tanto sbagliato.

Nella sezione Inglese c’è la Pasta alla Norma con annessi strafalcioni grammaticali ostrogoti ( click here for recipe ). Potevo forse non cominciare dal piatto preferito del mio papetto? Giammai!

Mi è stato consigliato di aprire adesso una sezione con l’alfabeto farfallino ( che trovo  sia una genialata) e un’altra in formato audio. Io sto pensando seriamente ad entrambe.

Cioè (che è sempre bello cominciare una frase con cioè) ma quanto sarebbe meraviglioso portarmi ovunque in formato audio mentre enuncio ricette? ( qui bisogna mentire oltre tutte le aspettative eh. Occorre impegno). Giulia, al secolo conosciuta come bbestiabionda, ha un’esagerata collezione di miei formati audio ( che definirei in un moto di ottimismo:imbarazzanti).

L’astuta e meschina figura bionda ( naturale, inciso) vuole ricattarmi per ottenere forniture di cannellini a vita. Disprezzo assoluto verso questa persona che sta cercando di screditarmi in tutto lo stivale facendo sentire a passanti e ignari un’introvabile versione di “I will always love you”  a cappella, magistralmente interpretata da me medesima.

E insomma triste vicendi personali e amicizie sbagliate, a parte. Ecco un altro video (starò esagerando?).

Al momento ci sono prove tecniche fotografiche per alcuni lavoretti qui  in casa e allora “sbologno” un po’ di roba e lascio due appunti in cucina giusto per ricordo personale. E “sbologno” posso adoperarlo contando che Mtv per la trama  di uno psuedo-film adopera “sgama”. Non ci credete vero? Neanche io se non lo avessi visto (e fotografato)  con i miei occhi avrei potuto ed invece le sorprese difficilmente finiscono in questo pazzopazzopazzo universo.

Interrompo quindi, giusto un attimino la settimana della cucina etnica e taoista dove oggi si è spadellato il maiale impanato sfumato col sakè per un dolcetto pomeridiano.

 

Quando ho provato a fare i cupcake con la frutta nella più fortunata delle ipotesi sono esplosi appiccicandosi alle pareti del forno manco fossero le famosissime caramelle skifidol anni ottanta. Sì quelle verdi appiccicose dello stesso materiale che adesso propongono per pulire gli interstizi della tastiera; ma suppongo di aver comprato solo io siffatto inutile prodotto quindi glisso giusto per non inabissarmi ulteriormente in dettagli che potrebbero, e ribadisco potrebbero, non interessare.

Insomma sta di fatto che io non avevo assolutamente voglia di fare i cupcake con i mirtilli o con la mela e pera e neanche quelli con la cremina di passion fruit anche perché sono stufa di sentirmi dire “no. Ancora non sono arrivati quelli buoni e succosi”. E allora guardandomi un po’ intorno e notando due ananas piuttosto maturi messi lì indifferenti in attesa di un giudizio mi sono detta: cupcake con ananas? E ci metto pure lo zenzero per fare felice il Nippotorinese?