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(avevo scritto per tre ore e wordpress si è sloggato automaticamente  cancellando tutto. Le mie idiozie dissolte nell’etere ancora una volta. L’umanità potrebbe essere salva ma io PERSISTO*risata diabolica*

Sono troppo felice. Tanto che mi sono spaccata il metacarpo sulla scrivania ma stoica ricomincio facendo una sonora pernacchia a questomaledettoaggeggiowordpresscheodiooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo *si ricompone)



E’ quasi tutto pronto. SantaSignoraPina sta annaffiando le piante rassicurandomi sul fatto che quando non ci sarò si prenderà cura di loro e che non lascerà i Nani da Giardino abbandonati a Eco il Geco pazzo che da quasi un anno abita vicino alla terza pianta dei gerani nella via del muretto di pietra lavica, provincia del balconcino della camera da letto numero 3.

Pippo, Pippo e Pippo, i nani più anziani, hanno ricevuto tutte le raccomandazioni. Dovranno prendersi cura di Pinku, il Nano Rosa, che è troppo giovane e indisciplinato e quando mangia le noce pesche (oh è inutile che il Nippotorinese si ostini a dire pesche noci! In Sicilia si chiamano NOCEPESCHEtuttattaccato) lascia i noccioli ovunque. Enea ed Elia che sanno cucinare, rammendare pantaloni e sistemare la lavatrice, insieme a Monsieur Alain si occuperanno delle altre faccende domestiche. Un NanAllarme coraggioso farà da sentinella davanti alla porta. E’ tutto quasi pronto per quanto mi riguarda. Mentre per il Nippotorinese sono giorni comuni. Va in ufficio. Ritorna. Mangia. RivàRitornaRivà (rivà si scrive così lo so). Non parla di valigie, schemini e “quanti cavi apple portare per ipad-ipod-iphone-macbookproblablabla”. Diche che “le persone che lavorano davvero tesoro non possono perdere tempo a fare schemini” specificando con un’insolita faccia di tolla (che non saprei spiegarvi esattamente cos’è ma so che “faccia di tolla”, espressione torinese, mi piace parecchio e la uso random quando posso anche quando e soprattutto quando non c’entra niente).



Fatto sta che io quest’anno ho fatto anche il calcolo dei cavetti. Nel senso che. Sono pur sempre figlia della tecnologia santapizzetta!

Nonostante riesca a comprare nani a Dicembre in Piazza San Carlo di una grandezza spropositata e spedirli dalla Sabaudia con servizio express, non riesco a rinunciare a portare via con me 3 pacchi di stilo e 3 pacchi di ministilo. Pur non avendo ormai quasi nulla per cui servano queste batterie mi sento confortata. Fosse per me porterei pure una multipla, una ciabatta, un decoderchenonsisamai e un faretto con luce led che tanto mi piace e rilassa la vista. Quest’anno poi per una serie di motivazioni devo pure portare due ferri da stiro e non vedo l’ora ma questa è un’altra storia che un giorno verrà raccontata.

INSOMMA: sono riuscita con lo schemino dei cavetti a portare solo due e ripeto SOLODUE cavetti usb per poi abbinare le alimentazioni (ove è possibile) di ipod-ipad-iphone-macbookcproblablabla. E  non è certamente roba da poco. Addirittura dovrebbero scattare gli applausi registrati dalla regia ma sono tutti in ferie vabbè.

Questo mi permetterà di risparmiare spazio per l’introduzione dei pupazzetti. Eqquativolevo*rullo di tamburi (vabbè un rullo di tamburi in via del tutto eccezionale si può avere?).

Perché è qui che voglio andare a parare e non sono neanche brava quanto Buffon (cosa sto dicendo?). Risparmiando sull’elettricità nonostante papà mi dica “amore portati una bobina di trenta metri di cavo gommato per cuscino “(è spiritoso lui), posso lasciarmi andare con i pupazzetti e gli abitanti della casa. Ahimè tentare di infilare in valigia nani che vanno dai 30 ai 70 cm di altezza è impresa talmente ardua che nemmeno ci provo (chi mi ha visto ieri sera con Elia mentre cercavo di infilarlo a forza sappia che si trattava solo di un’allucinazione visiva eh) ma premetto che:

Etto l’amico del bagnetto (che voi tutti conoscete e se non è così tacete perché potrei pure rimanerci molto male) è il primo ad aver organizzato la valigia (qui in Sicilia si dice “barattelle e burattini” e un giorno vi spiegherò meglio questo meraviglioso modo di dire. Urge approfondimento ordunque su faccia di tolla e baratelle e burattini *segno in agenda) ma.

Ecco ma Hello Kitty hawaiiana con il costume a pois? Devo portarla? e Darth? E la Regina Elisabetta che con il suo completo giallo che si ostina a volere venire con me? Come posso non ferirla? Come posso dirle che deve restare qui con Pippo, Pippo e Pippo e un geco psicotico? Magari a ritirare la biancheria dei nani? Avrò dei problemi.



Di certo verranno con me Etto l’amico del Bagnetto, Danbo in formato piccolo, Alice senza bianconiglio perché prende troppo spazio, qualche nano *fischietta*, due Rabbids (che è il minimo) e il Dottor Niglio che mi dà la pillola della tiroide ogni mattina (ne va della mia salute qui. Se non c’è il Dottor Niglio io davvero non ricordo MAI di prendere la pillola al mattino e quindi sul Dottor Niglio non si scherza. Ha solo un trolley con eutirox e quattro camici. Occuperà poco spazio). Ma gli altri?

E se questo pomeriggio facessi uno schemino voi mi aiutereste a scegliere i più adatti? Ne adotterò di nuovi in vacanza, già lo so. Generalmente torno a casa con almeno 2342342342 storie e 2342342343 personaggi ma. Ma non posso lasciare a casa proprio tutti i miei amici. Guino il pinguino dell’armadio è ancora in forte sovrappeso e non me la sento di portarlo anche perché la scorsa volta in albergo ha terrorizzato la signora che gentilmente rifaceva il letto facendosi trovare in déshabillé mentre mangiava dolcetti brutti ma buoni al Golden Palace. Santocielochebruttafigura. E poi soffrirebbe troppo il caldo e con il colesterolo a 300 andare in vacanza e mangiare junk food non è certamente raccomandabile.

Vi va di aiutarmi con lo schemino pupazzettoso? Nel frattempo ho messo qualche diapositiva pupazzosa giusto per un ripasso ma devo dedicarmi a un post apposito al più presto. Capisco che qui siamo davvero in tanti e qualche aggiornamento pupazzoso possa sfuggire ahimè.

Eh sì è un post programmato ed io sono in macchina che cerco di uplodare dall’applicazione wordpress mentre il Nippotorinese fa slalom tra le buche e ribadisce quanto la viabilità al sud sia (santocielobastarassegnati!)…

Ma non potevo non dire: eppibirdei Biancanevemia. Spero di poter elaborare qualcosa di più sensato (nei limiti del mio impossibile) quando avrò tastiera e non touch. E quando avrò un nano da giardino zitto e non un algido nordico antipatico.

Auguri amica mia. Grazie per esserlo.

Molti la definiscono come una macedonia di frutta in un tankard o boccale di birra. Così recita la bibbia dei cocktail. Strawberry Pimm’s per una come me che nelle occasioni speciali beve acqua frizzante è chiaramente un oggetto non identificato. Il Nippotorinese sta molto apprezzando questa virata alcolica e ha costruito appositamente un altarino per Malti da Legare, perché per via del mio amore sconfinato nei di loro confronti ho promesso di introdurre, ma con garbo, una nota alcolica in tutto questo delirio del Gikitchen. E’ assurdo pensare che io sia astemia e riesca a partorire una tale ingente mole di idiozie e assurdità, figuriamoci se bevessi anche solo un goccetto.

Visto che siccome (che rimane un bell’inizio per quanto concerne la sintassi) non accadrà mai per quanto mi riguarda, è meglio convincersi sin da subito che così non potrà essere per chi mi sta accanto. La componente alcolica a quanto pare nella vita dei comuni mortali e non extraterrestri stupidi come me, è ai limiti del fondamentale. Sino a quando rimane una cosa controllata non posso che chinare il capo e assecondarli. Una volta superato quel limite non mi resta che prendere a randellate sulle gengive chi amo (democrazia no?).

Fortuna vuole che io non abbia di che preoccuparmi contando che mamma, a parte una predilizione per la birra che beve in rarissime occasioni, non tocca alcolici e papà non è certamente il tipo che deve necessariamente trovare il bicchiere di vino in tavola. E’ degno padre di sua figlia e preferisce introdurre roba bizzarra. Papà riesce a mangiare la spigola bevendo succo di frutta alla pera mischiata alla coca cola. Ma è una storia che vorrei raccontare per bene e che richiede molto più tempo di quanto abbia (voglio inorridirvi per bene, insomma. Anche se ho già avuto modo di narrare di quella volta che ha accoppiato un po’ di fanta con succo di ananas a un biscotto al cioccolato con patè di tonno. Bei ricordi).

Prima di cominciare il solito delirio confuso ticchettato di fretta perché solo il cielo sa come io stia resistendo alle temperature e agli impegni, vorrei fare una richiesta in ginocchio sui ceci e in fase di preghiera mentre mi tiro i capelli e mi colpisco con un cilicio la schiena (se non basta mi percuoto il cranio con un nano da giardino). Ho difficoltà enormi a fare mente locale sui premi dei Giveaway, i vincitori e le spedizioni. Giornalmente ricevo tanti di quei regalini, pensierini, letterine, cartoline, e. Che oltre a passare il tempo a piangere, commuovermi e appuntarmi chi ringraziare, con chi ricambiare, cosa fare, dire e. E insomma per dire che nella spedizione dei premi dei Giveaway c’è qualcosa che non va. Nel senso che mi ritrovo in casa cose che credevo di aver spedito e l’esatto contrario. Tralasciando l’ultima spedizione che sarà effettuata con destinataria Luci per l’ultima tombolata, prima di procedere alla prossima, mi aiutate a fare il punto della situazione? A chi manca e se manca? Se ho dimenticato qualcuno o qualcosa? O. Perché davvero sono mortificata ma gestire tuttotuttotutto da sola e avere il supporto del Nippotorinese che riesce a dire solo “ahahhaha chissà quanta confusione stai facendo!” risulta difficile (quando ride con quel ah ah ah ah prevedo il futuro e mi vedo in una cella isolata, legata e imbavagliata. Ma felice).

Ecco insomma perdono per il disturbo ma seriamente potete darmi per favore una mano? Anche un piede, un arto a caso e un bacio se posso approfittarne.

Amen.

Sarò impopolare (bel periodo ipotetico. Potrebbero partire pure le risate registrate, grazie regia) ma a me le fragole hanno sempre fatto una discreta antipatia. E pure le fragoline (aspettate che devo chiudere la bocca spalancata a tutti i miei nani da giardino che non concepiscono come sia possibile un’asserzione del genere).

Da piccola non potevo fare a meno di notare l’entusiasmo e la frenesia di ingurgitare queste piccole cosine rosse. Bambini impazziti, gente in delirio e urla per accaparrarsene un bel gruzzoletto. L’accostamento con la panna poi mi ha fatto sempre rabbrividire perché i tipi di grassi ai quali mi ero votata erano ben altri. La panna in cucina, che fosse dolce o salata, francamente non l’ho mai particolarmente corteggiata. Nelle classiche torte di compleanno mi ritrovavo insomma a dover spiattellare quella tonnellata di panna nel piatto delle mie amiche (poi mi dirigevo al buffet e mangiavo pure i piedi del tavolo, i parenti e i recipienti dove alloggiavano patatine e pop corn. Tranquilli. Ero quella un po’ tondetta che veniva scambiata per un dolce palloncino a elio messo lì per coreografia).

Insomma per farla breve (ancora risate registrate, grazie regia. Oggi si lavora parecchio) per me le fragole e la panna rappresentano lo squallidume (termine appena coniato) gustativo.

Se per la panna però non ci sono state altre chance e quindi è rimasto questo allegro odio sconfinato e acuito dall’acidità degli anni di zitellaggine (anche se  non lo sono mai stata rimango pur sempre una donna e come tutte lo sono: inside), al contrario per le fragoline un germe di affetto è nato. Esattamente da tre settimane e per recuperare ne sto mangiando solo quindici chili al giorno. Le fragoline ho scoperto che mi piacciono ghiacciate. La consistenza molliccia e melliflua e tutti i sinonimi che si possono tranquillamente trovare su un sito a caso, mi infastidisce. Scoperto questo faccio che le infilo nel freezer per un po’ e via: una tira l’altra e a me devono tirarmi una sedia addosso per farmi smettere.

Questo ha fatto sì che un’ingente quantità di fragole di Maletto (che tutta la zona di Maletto mi perdoni ma quest’anno non è che fossero tanto buone) e fragoline di bosco si sia riversata a fiumi qui in casa. Io infilo tutto nel bicchierozzo del frullatore a immersione con tanto ghiaccio e via: smoothie come non ci fosse un domani (Qui c’è quello alla banana). Per il Nippotorinese invece elaboro risottini alle fragole (vuoi dare una sbirciatina alla ricetta? allora clicca qui), semplicissime insalatine con mela e aceto balsamico (che ho dimenticato di fare a Bestia Bionda che ama moltissimo le fragole. E a proposito di Bestia Bionda avete visto che ha uno spazio ?) e giusto qualche cupcake marmorizzato (ma questo con la fantasia perché accendere il forno equivale a perire della morte peggiore).

Ho già sproloquiato (mai a sufficienza ma grazie al cielo fa caldo e ho fretta e noncelapossofarcela) a sufficienza circa il mio amore viscerale nella mia vita passata nei confronti del baccalà. Essendo il merluzzo la stessa cosa (colpo di scena. Faccia di Eric Forrester quando viene a sapere che sua figlia in realtà non è sua figlia ma la sua amante travestita ex cugina di terzo grado che prima era un uomo e che ancora prima era la sua vecchia zia del Texas dedita al travestitismo che aveva sposato per sbaglio quando era sua zia. Tutto chiaro no?) a me piaceva eccome. E capita quindi che a volte io elabori ricettine che con la testa di adesso (testa? quale testa? cit.gobba) e se avessi un cervello, mangerei. E’ la volta quindi del merluzzo con olive nere, pompelmo e lime condito con olio al limone. Prima di tutto perché gli agrumi, in particolar modo il pompelmo e il lime senza neanche nominare il Re Limone, a me piacciono da impazzire d’estate e secondo poi perché risulta sempre vincente l’accostamento Pesce-Frutta. Anche Carne-Frutta, benchè reduci da un Pasta-Frutta perdente che però non deve in alcun modo deviarci avendo esempi eclatanti che vanno riconfermati, eccome.  A partire dai fusilli napoletani arancia e gamberoni sino ad arrivare alla pappardelle con  vongole e arancia.