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Che la patata con la mela sia un abbinamento vincente nel salato non lo scopriamo adesso. L’insalata polacca ne è un fulgido esempio e sono entusiasta che moltissimi mi scrivano di averla provata e apprezzata. Nel mio libro “Le Ricette di Maghetta Streghetta” si trova la fumettoricetta mentre chi ha voglia di dare una sbirciatina alla vecchia versione e ai blateramenti circa questa insalata polacca facile e veloce non ha che da sfogliare l’archivio (ok dai lo confesso non trovo il link , uff). C’è pure una fumettoricetta “old style”.

Visto che la Festa del Ringraziamento sta arrivando e di conseguenza il Natale e di conseguenza le carni e di conseguenza, ok basta. Chutney e accompagnamenti fruttati come d’abitudine qui al Gikitchen ce ne saranno a iosa, per ora direi di cominciare con questo purè insaporito dalla mela verde.

Me ne sono innamorata. Letteralmente innamorata. Li ho guardati per non so quanto tempo e mi hanno odiato tutti. Indiscriminatamente. Anche i muratori che martellevano e gridavano ” belli signorì” . Alla mia settecentosettantaquattresimavolta nell’interrogativo ” Carini vero? ” mi è stato detto un sonoro ” BASTA!”

Ora però si fa presto a dire Basta. Sono stramaledettamente carini questi panini alla carota. E sono stramaledettamente, buoni, mi dicono. Niente di particolarmente fantioso o chissà che. Si tratta in fondo di panini al gusto di carota con la forma carotosa ma il fatto che siano credibili per forma e gusto e in più siano stramaledettamente ( mi piace stramaledettamente, oggi) a tema Pasquale non può che far perdere il controllo dell’attività neuronale.

(quale attività?)

Perfetti per una selezione di formaggi o salumi. Perfetti da surgelare e tirare fuori al pranzo di Pasqua per sorprendere amici, parenti, gatto e pesce rosso nella boccia. Se c’è però una cosa per la quale sono stramaledettamente ( aridaje)  perfetti è quella di essere collocati nel cestino di vimini per il Lunedì dell’Angelo, al secolo conosciuta come Pasquetta, e via. Verso il primo pic nic ufficiale dell’anno (il mio set come procede? male. Di che set sto parlando? e clicca qui . Che io la Pasquetta la sceneggio, mica carote e philadelphia. Oh avete mai mangiato carote e Philadelphia? Sono anni che tormento tutti. TUTTI!)

Perché si fa sempre un po’ a gara a chi ha il cestino più organizzato, suvvia. Le donne psicopatiche come me annuiranno adesso mentre elenco la voglia inconscia o conscia che sia di competere con le altre allegre gitanti. C’è sempre la Bree Van De Kamp che ha il panino più carino e la tovaglietta stirata meglio con il bimbo lindo. C’è sempre anche la Susan disperata caduta nel laghetto con il bimbo che ha saltellato nella fossa settica insieme ai compagnetti che ti abbraccia stretta stretta più per asciugarsi dal fango che per affetto ma.

Chiunque noi siamo o saremo, Bree o Susan osoloilicielosacosa dobbiamo assolutamente possedere all’interno del nostro cestino di vimini una cosa: i panini carotosi.

Insieme a Giulia ho realizzato i Cake Pops per Halloween ( clicca qui >>  ). Annullando ottocento chilometri inesistenti che intercorrono tra Catania e Roma si era cucinato insieme in modo 2.0 e tremendamente geek. Ci si era mostrate come decorare i cake pops con video allegati in email. Comunicato ricetta mettendo cartelle condivise e gioito attraverso scatti di Instagram. E’ incredibile quanto una ricetta preparata insieme non fisicamente possa diventare così importante e ricca di dettagli se come unico veicolo c’è la voglia di stare insieme. Perché sì è assolutamente, nell’accezione più pura dell’assoluto, indimenticabile trascorrere un pomeriggio insieme tra odori, farina, schizzi, pasticci e chiacchiere. Ci scappa un abbraccio, un rimprovero e un sorriso . Come accade sempre tra amiche. Ma per queste relazioni speciali nate grazie a questo potente mezzo vi sono altrettanti momenti intensi in egual modo se non a tratti ancor più visceralmente profondi.
Di necessità si fa virtù. si dice e come contraddire la saggezza popolare? E virtù si unisce al desiderio di un contatto che non c’è. E l’impegno che ci si regala a questi gesti solitari che a ben guardare sono tutto fuorchè tristi o angoscianti, è davvero maggiore rispetto alla normalità. Quando io e Giuli abbiamo trascorso due ore al telefono non rendendoci conto che il sole era già andato via e un uomo affamato reclamava la cena e un altro una telefonata perché precedentemente rifiutata, sapevamo che sarebbe stata l’ennesima festività lontane. Ma si fa per dire. Perché lontane mai. Basta un cupcake, dopo un cake pops e allora Cupcake Pasquale è stato.
Certo è che le feste, non sogno troppo e quindi non tutte ma ne basterebbe una, vorrei proprio passarle con Giulia. E’ il suono della sua risata a farmi stare bene e cullarmi insieme ai suoi ricordi e confidenze. Pulcetta. E’ quando dice pulcetta. Con quel tono che conosco e rievoca.

E Pulcetta. L’ho sentito mentre amalgamavo bene l’impasto. Mentre poggiavo le uova di cioccolato sopra quella panna montata ricca e generosa come le sue idee e il suo amore. E mentre lanciavo una pioggia di cioccolato sopra che si attaccava come è accaduto al mio cuore e al suo . Che si sono avvicinati, compresi e legati senza un vero motivo preciso. Perché le cose più importanti accadono proprio senza che ce ne sia uno.

Organizzare un cupcake pasquale tra partenze, arrivi, paure e sogni è quanto di più difficile e facile allo stesso tempo. Rincorrersi tra realtà e confusioni, esami e preoccupazioni è quanto di più assurdo e sensato sempre in quello stesso tempo di prima.


Quando mamma mi diceva che sarebbe arrivato il momento. Il richiamo. Di quelle cose un po’ meno minimaliste e tecniche. Di quei contenitori di ricordi. E che le avrei chiesto qualcosa che apparteneva alla casa dove abitavo ogni giorno e attimo con lei e papà. Le dicevo che mancava davvero ancora molto.

A quanto pare avevo torto marcio. Come sempre, del resto.

Non esiste la Sacra Giornata della Cuddura cull’Ova. No dico siamo pazzi? C’è pure la giornata mondiale del Backup e non quella dell’aceddu cull’ova? Ma santo cielo dove siamo finiti? In che mondo viviamo? Non ci sono più le mezze stagioni e l’abito non fa il monaco. Hariel ne  ha confezionate non di  belle mapropriobellebellebelle e per ammirarle, e purtroppo non gustarle se non con la fantasia, basta cliccare qui >>>  ( tra l’altro ancora non ho potuto leggere ma sarà mia premura farlo prima di dormire ma c’è una Colomba talmente bella che mi sono commossa accarezzando lo schermo dell’Ipad e ordunque un click di massa proprio di qui, grazie)

( Hariel ti prego svelami dove hai acquistato lo stampo per colomba o faccio una strage di nani da giardino)

Una matta non contenta di questo tripudio cuddurioso (clicca qui per la ricetta) , dopo aver fatto i biscottini in questo inizio tour pasquale ne blatera pure su Style ( ebbene sì il mio nuovo articoletto è online e parla proprio di Koullura Greca ai giorni nostri. E per infliggersi questa pena basta cliccare qui ) . 

Per dire insomma che dopo questa infornata variegata di ciambellotti biscottosi siculi mi ero quasi convinta di aver chiuso con le cuddure-aceddu cull’ova, (  da pubblicare intendo perché ne devo fare un bel po’ per amiciparentipassanticonoscenti) , solo che poi la mia Cri mi repinna su Pinterest queste meraviglie (clicca qui per vederle) e cosa devo fare io se non catapultarmi in cucina a farle? Ho adoperato un impasto diverso dalla cuddura siciliana utilizzata in passato (ti manca? e clicca qui allora, suvvia!) perché al mio papino, oltre a quella classica delle dita mozzate di Halloween ormai must  irrinunciabile, piace moltissimo questa elaborazione biscottosa e molto agrumata. Confesso di avere un debole anche io per questo impasto. Lo ricordo senza dovere cercare numeretti e indicazioni. Butto dentro una ciotola con il burro freddo a pezzi come fosse una frolla e mi rilasso un po’ amalgamando tutto bene. Uso la scorza di un’arancia biologica e di un limone ma è sempre bene ricordare che questa buccia non deve essere trattata, santapizzetta. E’ importante davvero. Nel dubbio via di amuchina e tanti saluti (così parlò la malata di igiene)

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Insomma come potevo non fare la cuddura siciliana con le uove colorate? No dico ma a noi siculi cosa c’è passato per la testa? E’ anche una ricetta greca e la tradizionale prevede le uova rosse, perché mai non abbiamo dovuto colorarle invece di tutte le nuance queste benedette cuddure? No dico ma siampassi?

Invito ordunque tutti i siculi a rispettare almeno dodici minuti di silenzio e giurare in solitudine che mai e dico MAI PIU’ senza l’uovo colorato. Mai più. Più forte amici più forte! Mai piùùùùùùùùùù.