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Fastidiosa lo so ma l’epifania ricorre a dodici giorni (uh guarda un po’)  dal Natale. E per una che è nata  il dodici – dodici –  lledodici*blablablablabla.

( nessuno ha notato che sulla testata ci sono dodici nuove maghette fiammanti. Sono ufficialmente in depressione)

L’Epifania del Signore rappresenta insieme alla Pasqua, l’Ascensione, la Pentecoste e il Natale una solennità della Chiesa Cristiana. Mi rendo manifesto, questo è il significato e come comunemente si sa corrisponde alla visita dei Re Magi al bambino Gesù.  Molte sono le versioni della legenda ma quella che piace di più è questa:

Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, i re Magi,  partono  per portare doni a Gesù: oro, incenso e mirra. Seguono una stella. In ogni luogo dove transitano si uniscono a loro viandanti e abitanti di terre lontane. Tutti vogliono  il bambino Gesù. Solo una vecchietta si rifiuta ma il pentimento arriva e quando cerca di raggiungere i Re Magi, ormai troppo lontani, perde l’opportunità. Non potendo mai più vedere Gesù Bambino, la notte in cui non si unì a loro, tra il cinque e il sei gennaio, prepara tanti dolci da  portare ai bimbi . Gli stessi che avrebbe voluto portare a Gesù (sorprendentemente sintetica).

Non ho avuto mai l’opportunità di credere a Babbo Natale e alla Befana. Mamma è stata chiara sin dall’inizio con il topino dei denti e inquietanti figure addolcite da leggende. “Non esiste nulla di tutto questo amore, ma potrai sempre crederci a modo tuo”. Ed io a modo mio continuo a non crederci credendoci fortemente. La befana mi è sempre stata particolarmente simpatica. Ne ricordo in particolare una. Avevo dieci anni e la mattina del sei gennaio mamma mi fece trovare un astuccio enorme di color rosso con dentro una quantità di colori esorbitanti.

Tutto il giorno. Non ho smesso tutto il giorno di temperare e disegnare. Credo che fossero già finiti il dodici gennaio. Eppure continuavo a colorare con quelle matite alte meno di tre centimetri che mi sfuggivano dalle mani tanto erano piccole ma continuavo imperterrita fino alla fine con quella caparbietà e quell’ostinata testardaggine che mi hanno sempre contraddistinto. Non che i colori fossero un regalo inaspettato, contando che chiedevo soltanto e sempre colori, quaderni, pupazzetti e cioccolato (chi dice che con il tempo si cambia, con me prenderebbe un abbaglio colossale) ma quell’astuccio color rosso e mamma che mi accarezza i capelli e dice “Sono io la Befana e papà è Babbo Natale” è uno dei ricordi più belli di tutta la mia vita.

L’anno scorso ho preparato per la prima volta il carbone di zucchero ( il post lo trovi cliccando qui >>> )

Ricetta del Carbone di Zucchero per il giorno dell’Epifania.

Il Carbone di Zucchero non è mica difficile da preparare. So che lo ripeto continuamente e ho poca credibilità. Le dosi sono indicative per un piatto abbastanza ricco di carbone, giusto per orientarsi. Calcolarlo per persona riesce alquanto difficile non sapendo se dovrà essere inserito in una calza e dato in dono o semplicemente sgranocchiato. O lanciato dal balcone.

Gli ingredienti sono: 750 grammi di zucchero semolato extrafine, 100 grammi di zucchero a velo, 1/2 albume (circa 20-25 grammi), colorante nero o se piace colorato (a me non piace affatto, ecco l’ho detto). Soffermiamoci un attimo sulla storia del mezzo albume che fa venir voglia di bruciarmi la macchina perchè santa pazienza mezzo albume è assurdo. Però e dico però. Con i 100 grammi di zucchero a velo e l’albume si dovrà preparare della glassa. Per quanto mi riguarda adopero sempre la ricetta base di Valentina Gigli che è un po’ la base comune; ovvero per ogni 600 grammi di zucchero a velo vanno 100 grammi di albume. Con questa dose viene fuori qualcosa di abnorme.  Con 100 grammi di zucchero a velo e 1/2 albume orientativamente viene fuori una quantità chiaramente minore ma pur sempre eccessiva per i 750 grammi di zucchero semolato. Come si fa? Io ho conservato la glassa rimasta e farò dell’altro carbone per arrendermi all’evidenza dei fatti. Lo darò anche a chi si è comportato bene*risata malvagia*. Ricoprirò anche qualche cupcake e la pelata del Nippotorinese se dovesse servire. Questa snervante pappardella per anticiparvi quello che vi troverete davanti. E per non desiderare che io venga travolta da una mandria di cinghiali quando anche voi come me fissando il vuoto vi chiederete “e ora? con la glassa che ci faccio?”.

 

E l’immancabile cotechino è qui!

Che detto con l’intonazione carrambesca di Raffaella Carrà fa immaginare questo salsicciotto scendere le scale tra aitanti boys con i capelli intrisi di gel e abbigliati con scadenti Frac sotto le note di un’imbarazzante musica spagnoleggiante.

“Direttamente dall’Argentina il Cotechino è quiiiiiiiiiiiiiiiii”.

Applausi a scena aperta.

Il cotechino, nonostante in questo periodo sia protagonista indiscusso sulle tavole, ha un ruolo effettivamente marginale; soprattutto qui al sud. Dopo ennemila portate, difatti, arriva lui. Dopo averlo bollito dentro quell’angosciante confezione melliflua e gelatinosa invade il centro della tavola con un ricco di contorno di lenticchie “che portano fortuna”. E partono i lamenti “uhhh noooo sono pieno”, “ummamma noooo il cotechino noooo”, “no santo cielo sto scoppiando”.

Ma è un’imposizione mangiarlo. Un tassativo. Un masochismo immotivato.

Eppure il cotechino meriterebbe di arrivare ben prima di quelle ottomila portate e godere appieno del suo innegabile sex appeal. Che siano grandi o piccini difatti, generalmente è difficile dire un no convinto.

Qualora lo si giudicasse per l’aspetto e la consistenza forse qualche “no” in più potrebbe pure riceverlo ma a mortificarlo è di sicuro questa confezione commerciale.

Il vero cotechino, quello appositamente confezionato dal macellaio di fiducia, ha davvero un aspetto diverso, proprio come lo zampone; essendo maiale poi non vi è bisogno di sottolinearne la bontà (come vado? sono brava e convincente per essere una stupida vegetariana?).


Mancano tre giorni al Capodanno e ce la state mettendo tutta per non farmi arrivare al 2012. Ma la mia dipartita sarà una morte felice lanciando cuoricini a quanto pare, e ordunque perchè lamentarsi?

Ieri mattina l’applicazione Gikitchen era al decimo posto della classifica Ipad (categoria Mode e Tendenze) in Italia ed al trentaseiesimo posto  nella classifica per Iphone. Nonostante mi piaccia tantissimo dare i numeri, anche se  non certamente questi,  mi ritrovo a darli perchè davvero non ho più  parole per esprimere il mio più sentito ringraziamento. In particolar modo agli anonimi che senza motivare e addurre spiegazioni lasciano una stellina (su cinque) per abbassare la media. La trovo una cosa oltremodo carina per manifestare la bassezza intellettuale. Grazie a loro addirittura io stessa risulto intelligente. Come non essere grata?

Come se non bastasse poi Ipadevice dopo IpadItalia con l’articolo di ieri mi recensisce con parole oltremodo lusinghiere. L’articolo si trova cliccando qui.

“Dopo i “bagordi” di questi giorni vogliamo proporvi un’App di cucina. No, non siamo impazziti di colpo, l’App che vi proponiamo è decisamente diversa e secondo noi è meritevole della vostra attenzione. Gikitchen non si limita alle sole ricette ma dispensa utili consigli per la nostra tavola in generale. 

Iniziamo subito dicendo che le sezioni presenti sono veramente tante e tutte sono estremamente curate e interessanti. Chi ha avuto modo di scaricare l’App nei giorni scorsi avrà trovato utile la sezione dedicata al Natale e per quelli che lo faranno dopo aver letto questa recensione consigliamo di prendere spunto dalla medesima sezione per preparare qualche dolce per il cenone di fine anno.

Come detto a inizio articolo Gikitchen non è la solita App di ricette, ma a nostro modo di vedere rappresenta un vero e proprio aiuto per vivere al meglio la tavola con idee e soluzioni per rendere unico ogni vostro momento in cucina. L’interfaccia grafica semplice e intuitiva aiuta a prendere confidenza sin dai primissimi secondi in cui viene usata l’App. 

Le foto è la presentazione del piatto sono veramente ben fatte e mostrano l’estrema cura e attenzione che è stata riposta nel creare l’App. Degna di nota la sezione dedicata alle ricette per i bambini, che se avete dei figli piccoli vi aiuterà a farli mangiare semplici e divertenti piatti per i loro palati solitamente un pò “scontrosi”.

L’App è interamente gestita dalla nostra amica Giulia, che molti di voi conosceranno per il suo famosissimo account Instagram maghettastreghetta. Chi conosce Giulia conosce anche l’energia e l’impegno che mette in ogni suo progetto, la stessa energia che troviamo in questa sua App che anche se attualmente ancora in fase di “work in progress” promette veramente molto bene.” continua >>>>

L’ho detto Grazie? Santapizzetta. Grazie.

Nel frattempo sto lavorando duramente per cercare di completare qualcosina;  c’è la nuova sezione “Senza latte”, con tante ricette sfiziose senza latticini (in costruzione). La sezione “gluten free” senza glutine ed a breve comparirà la sezione “Ultralight” per un regime ipocalorico. E’ stata introdotta anche la prima parte di “Pasticceria base” così ogni volta non bisognerà ripetere la solita storia della brisè, frolla e blablabla. Insomma trascorrerò il Capodanno uplodando ma sarò felice di farlo. 

Urge infine una rettifica prima di approfondire la questione “Ultralight”, ovvero che la mia App è completamente gratuita e non sarà mai a pagamento. Chi mi conosce almeno un po’ sa che è un principio il mio. Non mi faccio mai pagare per collaborazioni in rete. Non mi faccio pagare per parlare di prodotti. Non mi faccio pagare ordunque neanche per l’App. E’ un pensiero da parte mia per chi (masochisti) mi volesse in formato icona e in versione soprendentemente sintetica sul proprio Iphone o Ipad per colpire fortemente il mio facciotto fumettoso con il dito indice (e per Android ci sto pensando. Tutti ! Voglio rovinarvi tutti!).

Non ho nessuna qualifica per fare pagare le “mie” ricette, che tra l’altro la maggior parte sono rielaborazioni di ricette che hanno altra partenità. Non mi faccio pagare per foto che faccio per passione come anche per pasticci visivi fatti  per diffondere più un’idea e un sogno che altro. Io non sono qui per guadagnare, ma per sognare e sorridere; se qualcuno vuole farlo con me, ben venga. Fin quando ne avrò tempo e voglia, senza dare troppe spiegazioni.

Semmai un giorno si dovrà pagare sarà per una storia che abbia un inizio e una fine. Il mio essere al momento non ha inizio e non ha fine. Semplicemente è. E tutto il resto non è.

Filosofie parmenidee a parte, ciancio alle bande e si parte con l’ultralight giusto? (chemisoconfusa)

E’ stato già deciso sulla Pagina di Facebook che dalla settimana prossima un’ondata di insalate e brodini ci travolgerà. Dopo questi strepitosi bagordi che ci hanno visti rotolare allegramente pieni come tacchini durante la festa del ringraziamento, è ora di darci tutti una calmata e disintossicarci. L’altro giorno avevo il cappotto ma sembrava che indossassi un piumino. Per dire che questo fascino da Omino Michelin lo sprigioniamo un po’ tutti al momento ma mai deprimersi! Due insalatine veloci e sfiziose e qualche accorgimento e saremo nuovamente in forma! (ok. finiamola e buttiamoci in un angolo a piangere. Io porto dolcetti e pop corn. Organizziamo la lista delle cibarie subito).

Futili ottimismi a parte direi che è arrivato il momento del “Come ti riciclo la frutta secca parte due”. Dopo i panettoncini salati ai fichi secchi (per la ricetta clicca qui) e i tartufini di panettone con la ganache a cioccolato aromatizzata al liquore di arancia (per la ricetta clicca qui), è la volta del Caprino con le Noci e Pepe Nero e Gelatina di Lenticchie e Pepe (e per la ricetta sei già qui e non devi cliccare da nessuna parte).

Non so se capita anche a voi ma a me durante le feste di Natale tra i vari doni e cestini mi infilano sempre una discreta quantità di noci, nocciole e mandorle. E in questa discreta quantità c’è una timidezza intrinseca di snocciolare (mai termine più adatto) esattamente la grammatura. Si parla però di milioni di grammi, giusto per capirci. Mentre al Nippotorinese si donano salamini dei Nebrodi e Suppressate e cotechini e zampe di qualsiasi animali terrestre e non, per me si confezionano cestinoni con frutta esotica e l’immancabile frutta secca. Aver sostenuto poi che apprezzo i fichi e le nocciole-noci-pistacchi ha scatenato una furia omicida. Avendo la casa invasa e progettando di fare macaron per il resto della mia vita e tanti dolcetti con la farina di mandorle, ho tentato il tutto e per tutto con qualche preparazione che fosse salata. Semplice e veloce e perchè no anche un’idea sfiziosa e anche un po’ leggera per questi giorni. E così: caprino con noci e pepe nero, sia.

( le foto sono talmente oscene che non riesco a capire con che coraggio io oggi le pubblichi ugualmente. Corro troppo e poca luce)

 

Ieri, a sorpresa è un eufemismo mentre “secchio di acqua ghiacciata sul volto mentre sorseggiavo una tisana calda davanti al camino”  più vicino alla realtà, la mia App Gikitchen è stata recensita su Ipad Italia e Iphone Italia (l’articolo lo potete trovare cliccando qui su Ipad Italia e cliccando qui su Iphone Italia ).

Il Titolo recita così:

“Gikitchen: in un panorama di applicazioni di cucina seriose e noiose, una piacevole sorpresa!”

Non cercherò di essere composta e glaciale ma genuinamente vera. Quando ho cominciato a leggere, dopo esattamente tre righe, sono scoppiata in un pianto liberatorio che ha giovato allo stress del periodo.

Dire che ne sono lusingata e onorata non solo è il minimo ma non corrisponde perfettamente alla realtà. Non immaginavo neanche lontanamente che dopo neanche dieci giorni dall’uscita ci sarebbe stato un riscontro del genere. Gikitchen sulla classifica Ipad è al momento al trentasettesimo posto e per un’applicazione interamente gestita da me (per la prima volta con il sistema App;  grazie al cielo ho  il supporto fondamentale del mio preziosissimo amico Emanuele Ferrari che oltre ad aver costruito un pannello di controllo semplice e intuitivo sopporta le mie paturnie)  e in costruzione ( visto il periodo ci   posso davvero lavorare pochissimo) è un successo non solo insperato ma davvero inaspettato.

L’idea del resto era solo “bisogno di sinteticità” e cercare di raggruppare un po’ di foto, testi e idee senza perdersi nei meandri delle mie parole, allucinazione e appunti visivi presenti sul blog.

Ringrazio in maniera random sui diversi social network chiunque abbia critiche ( e non) da farmi; correndo il rischio di essere leziosamente ripetitiva beh. Grazie. Grazie davvero.

L’articolo è scritto da Andrea Del Vecchio, al quale comunico sempre con aplomb e maturità che lo amo e che cucinerò per lui tonnellate di dolcetti e salatini (così giusto per presentarmi a lui in maniera professionale ed equilibrata)

“Parlar di cucina va di moda. Anzi no, parlar di cucina va spaventosamente di moda. Basta accendere il televisore ad una qualunque ora del giorno o della notte per rischiare seriamente (sì, spesso proprio di rischio si tratta!) di incappare in un programma culinario; oppure provate a fare due passi nella vostra libreria preferita e scoprirete un fiorire di libri, libretti, manuali e guide per cucinare al meglio questo o quell’ingrediente; ed in edicola poi c’è una vera e propria invasione di giornaletti e riviste sul tema. Ovviamente il mondo delle applicazioni per iPad ed iPhone non poteva essere da meno e quindi ci offre una grandissima varietà di applicazioni per tutti i gusti e le necessità (stupisce solo che Apple non abbia ancora dedicato alla cucina una categoria specifica). Ebbene, pur trattando di cucina l’applicazione di cui vi vogliamo parlare si distingue per la sua simpatia ed originalità; si chiamaGikitchen ed è un’app tutta italiana. Gikitchen è un’applicazione sviluppata da Emanuele Ferrari disponibile gratuitamente da qualche giorno su iTunes App Store. I contenuti sono curati da Giulia, meglio nota dal popolo della rete come Maghetta, la quale da qualche tempo gestisce un interessante blog che ha dato all’applicazione non solo il nome ma anche le ricette e le immagini (notare come la nostra Giulia, oltre che di cucina, sia anche un’adepta del mondo Apple, cosa evidente per esempio guardando con attenzione lo screenshot qui sotto).La struttura dell’app è davvero semplice e -come ormai saprete- molto spesso questa osservazione è tutt’altro che un insulto. Dalla schermata di apertura possiamo accedere alle 4 diverse sezioni che la compongono: About nel quale sono raccolte alcune info sull’autrice” Continua su Ipad Italia >>>>>

Ad attendermi una giornata leggermente frenetica e quindi lascio qualche appunto velocissimo in cucina e fuggo velocissimamente via:

Stoica e impavida resisto a una chilata di cioccolatini di Zuccarello provenienti da Torino. Non so neanche io esattamente come, ma considerato il fatto che penso a loro dalle sette del mattino sino alle sette dell’indomani a breve un raptus mi farà compiere l’estremo gesto e tanti saluti.

Stoica e impavida resisto poi a una tonnellata di frutta secca, che per qualche assurda ragione ho detestato tutta la vita e amato all’improvviso giusto due settimane fa, insieme a quelli che per antonomasia sono in assoluto la mia droga: fichi secchi.

Il pandoro diventa base per dei tiramisù velocissimi al mascarpone e caffè ma si imbottisce di gelato e ganache; diventa soffice alternativa al pan di spagna e sbriciolato nell‘impasto dei muffin ha un suo perchè. Si possono fare crumble e unire creme spalmabili al cioccolato così da ottenere merende gustose e nutrienti o semplicemente come alternativa da inzuppare nel latte o accompagnare al tè delle cinque. La scadenza si protrae tranquillamente anche sino a dopo pasqua e ci saranno pure strepitose offerte da accaparrarsi a prezzi stracciati che visto il periodo è meglio non sottovalutare.

Stessa cosa per il panettone che sia con uvetta o canditi o entrambi, offre davvero molteplici occasioni per rivisitarlo, riadattarlo, trasformarlo, rielaborarlo e tutti i sinonimi che si possono tranquillamente trovare su virgilio.it, mio fido amico quando la pigrizia grammaticale mi coglie in queste giornate che definire frenetiche sarebbe un eufemismo.

La mia passione per Alessandro Borghese è cosa nota. In queste vacanze natalizie sono rimasta incollata su Real Time ad ammirare le sue idee velocissime e sfiziose. Una di queste la ripropongo oggi perchè tra tutte quelle viste e lette a mio modesto avviso è sorprendente nella sua semplicità.

Non ci sono grammi, ettolitri e indicazioni precise ma solo un po’ di occhio e accortezza durante la preparazione.

Non sono richiesti ingredienti particolari e tutto può essere sostituito o variato. Una metodologia di preparazione che francamente mi piace ed è soprattutto legata al periodo. Senza troppi schemi e regole. E’ già tanto essere sopravvissuti a questi cenoni (e i “pranzoni” dove li mettiamo?); chiedere di dosare, procacciarsi particolari ingredienti e dedicare ore a una preparazione dolciaria è assurdamente impensabile.

Si dà inizio al Riciclo del Panettone, ordunque!

Avrò modo di blaterare circa il Natale ma avendo un’operazione importantissima da eseguire rimando. Sistemare le nuove lenzuola del nano da giardino non mi si dica  non sia una  priorità assoluta.

E dopo aver finito il countdown per il Natale è ora di partire con quello per il Capodanno. Finito quello comincerò con l’Epifania, la Pasqua, e così via. Fino alle fine del mondo che a quanto pare è in arrivo.

Uscita indenne anche da questo Natale, dopo aver brindato con ettolitri di succo di arancia senza zucchero e ingurgitato quantità industriali e preoccupanti di nocciole del Piemonte e noci pecan, ricomincio a pieno regime (nessuno mi chieda “perchè quando hai smesso?”) fino all’avvento dei Maya (nani da giardino abbronzati con frangette e caschetti lisci color ebano che ricordano un po’ i vecchi film napoletani di D’Angelo, giusto per focalizzarne correttamente l’aspetto).

Visto poi che una lunga giornata tra fornelli e disegni mi attende, ciancio alle bande e: Polpette!

Le polpette sono stramaledettamente simpatiche. Ti vien voglia di abbracciare non solo loro nella perfetta rotondità che le caratterizza ma anche chi le ha preparate. A me le polpette stanno proprio simpatiche.

Mamma è capace di fare polpette di qualsiasi cosa. Di pasta e riso avanzato e di verdure. Ci infila dentro pesce e carne indistintamente e non rinuncia mai a speziarle, elaborarle, inventarle e friggerle e infornale.

Nel dna siculo, per via dell’arancino che sia tondo o a piramide, c’è qualcosa di mistico nell’impolpettare. Me ne sono resa conto quando alla vista del libro dedicato alle polpette nell’idilliaca calma della libreria ho gridato “POLPETTTEEEEEEEEEEEEEEE!”.

Sarà che Giuliano (vedi Kiss Me Licia), unico gattone simpatico della storia, con la sua (finta) Polpetta ha influenzato la mia generazione (vi ricordate che qui ne abbiamo parlato con tanto di ricetta semplicissima dell’Okonomiyaki? No? beh. Clicca qui !).

Tutti gli ingredienti abbracciati e vicini. Uno scrigno di sapori pronto a esplodere e far festa tra le papille gustative manco fossero a un rave party organizzato dal Gambero Rosso. Questa è la polpetta. Sogno proibito nella versione fritta e ricca e sogno accessibile a costo zero nella versione light senza troppi frizzi e lazzi.

Sono le 12.12. Il Giveaway è ufficialmente chiuso. E sono le 12.12 sicuro perchè questo Post è stato programmato alle ore 12.00 (mi piace essere precisa ma potrei evitare, sì).

No so come ringraziarvi. Ho letto tutto. Davvero tutto ( so della cavia anoressica, del succo di pera e di tutto, lo giuro. E ti amo Cey nondirescemenzeseimia).

( sfrutto il blog per scopi personali. E’ consentito dalla legge)

Per me però è stato impossibile accedere, oltre che per i vari impegni natalizi e lavorativi,  a causa dell‘assenza di Fastweb che da ben quattro giorni ha deciso di lasciarci (continuando a farlo tra l’altro sino a questo momento) nella disperazione assoluta. Munita di chiavetta, manco fossi stata catapultata nove ere zoologiche fa, è  difficile accedere-rispondere-partecipare ( contando che sono un tantinello frenetica e pretendo la velocità massima  di upload).

Spero, con serenità e calma, di poter sbaciucchiare follemente ognuno di voi. Nel frattempo questo pomeriggio stesso provvederò all’estrazione del vincitore filmando il tutto per correttezza. Grazie poi a Santo Max che svilupperà per me  ( Max tetoccaamoremioperdonami!) il formato excel con tutti i numeri dei commenti e blablabla, avremo in tempo reale ” de uinner is….” 

Tra l’altro anticiperei giusto un’altra sorpresa. Non si tratta di giveaway ma c’è un premio in regalo. Un progetto segretiiiiiiiiiissssimo che sto organizzando con i miei nani da giardino e che coinvolgerà tutto il mondo (no. Non sono esagerata. Davvero. Coinvolgerà tuttooooooooooooo il mondo).

Insomma. Andiamo per gradi ( ce ne sono ben dieci. E in Sicilia dieci gradi significa solo una cosa: moriredifreddononcisiamoabituaiti AIUTO!)

Il delirio dell’egocentrismo. Partiamo da quello.

Al Trentasettesimo posto per Iphone e ventinovesimo per Ipad in classifica il Gikitchen sull’ App Store.

Questo vuol dire che ho molti  più amici forniti di Ipad e che ci sono dati statistici assurdi. E che sì Signori la fine del mondo è davvero vicina ed io ne sono la causa. E’ ormai chiaro ai più.

Mi aggiorna Emanuele che insieme a me si fa grasse risate.Una su tutte: Sono in classifica, piazzata benissimo, in Thailandia e in Lituania .

Non smetto di ridere pensandoci mentre fisso il vuoto  perchè è  davvero inaspettato il successo dell’ applicazione Gikitchen all’ App Store. Ero certa che i miei amici anche solo per spaccarmi la faccia pigiando fortissimo il dito indice sul touch l’avrebbero scaricata ma addirittura balzare in classifica dopo 24 ore dalla nascita e star sù a delle App davvero meritevoli beh è già un bellissimo regalo.

Sto già tutto il giorno a infastidire blaterando ” grazie” ma sentendolo davvero questo ” grazie” chemifrega lo continuo a dire: GRAZIE.

Da ieri poi, giusto per essere una tipetta alla mano che non si dà arie,  ho ufficialmente ingaggiato un Englishbritisccc  Editor che si occuperà di gestire la sezione inglese non solo dell’App ma anche del progetto futuro:  nuovo sito e progetti qui al Gikitchen ( e anche lì ledisengentelmen Habemus Informaticam Professionistas: Giulia,  Pezzetto di Stella bellissima) .

La Santa Donna che mi supporterà (ma più sopporterà) è nientepopodimenoche*rullo di tamburi* Floooooooooooooooooooo! Che oltre ad aver avuto l’onore di abbracciare in Via Lagrange sorseggiando caffè da Gobino è una delle amiche più preziose che ho.

Il mio portavoce ufficiale però rimane Max; ecco va detto. Quando dovrò presentare in Lituania o in Thailandia il progetto segretissimo della lavatrice a forma di Nano da Giardino, Flo non me ne vorrà, ma andrò con Max (vieni pure tu eh. Che non si sa mai Flo! magari troviamo Poster di Nigella da appendere sulle pareti in  albergo).

Insommabbbbasta!

E’ una giornata difficilissima e finirò di lavorare alle tre del mattino se tutto va bene; direi quindi di procedere a qualche appunto in cucina.

Cosa rappresenta il gusto degli After Eight per me è stato già scritto qui  e credo ci sia davvero poco da aggiungere. Giorni fa guardavo il mio vecchio Blog trasferito da quella Santa Donnamore mio di Cri da Splinder a WordPress, dove risiede per essere sistemato e decespugliato giusto da qualcosina per ritornare magicamente online incorporato al Gikitchen (così è deciso l’udienza è tolta).

In un post datato 2006 che sembra un po’ un’era zoologica lontanissima ho trovato la mia strepitosa ricetta dei savoiardi con il dentifricio, ovvero un’alternativa valida nel far colazione senza avere la premura di lavarsi i denti. Insieme alla mente geniale di Mauro, che mi manca e pure parecchio, scribacchiavo circa l’utilità di questa ricetta che di certo avrebbe cambiato le sorti dell’universo.

Prima del consueto delirio da “appunto in cucina” ricapitolerei. Più per me perchè sto cominciando seriamente a confondermi e mentre ticchetto, cucino, fotografo e scrivo oggi è pure la giornata dell’impacchettamento selvaggio. Pur avendo eliminato la marmaglia di inutilità a cui donare pensieri e amore i regali sembrano essersi centuplicati.

Emozionatissima e con la grande responsabilità di essere sul  vostro Iphone, Ipad ( litigherò con le altre icone già lo so) mi attende una full immersion per la versione Inglese. Vorrei che Santo Max da Romamoremio fosse qui. Io potrei limarmi le unghie e preparargli tanti buoni manicaretti e lui capirci qualcosa di più tra cup, grammi, teaspoon e solo il cielo sa cosa.

Ci sarebbe poi pure il Giveaway Natalizio. Vi sto leggendo di corsa corsissima ( e rido come  una matta. Ma quanto siete adorabilmente folli?)e  dovessi pure impiegarci otto anni risponderò e ringrazierò come è giusto che sia. Il termine è previsto per domani alle 12.12 e per parteciparvi basta lasciare ottomilioni di messaggi a questo post ( clicca qui) 

Avrei voluto partecipare molto più attivamente questa volta ma non credevo che la Apple approvasse  immediatamente l’Applicazione Gikitchen come non credevo che una serie di eventi si sarebbero accavallati proprio questa settimana (dovevo prevederlo. Murphy docet)

Meno 5 giorni al Natale. Dico solo questo. E l’immagine riassume perfettamente.

Il bastoncino Natalizio. Ummamma quanto mi piace il bastoncino Natalizio ( umamma ne ha parlato pure Katia ! Voi lo leggete il Blog “Idee di Natale ” di Katia , vero?!) . Lo scorso anno avevo pure invaso l’albero con questo adorabile stecchetto e messo caramelle della stessa forma ovunque. Le stesse che continuo a trovare solo in rosa-bianco e mai rosso-bianco. Vorrei proprio parlare con il responsabile colore stecco natalizio caramelle di questa azienda per mollargli un ceffone, imbavagliarlo e poi con calma farmi spiegare le sue assurde ragioni per la scelta di questa ridicola nuance che mal si sposa con il periodo natalizio.

In questo periodo io posso tranquillamente ingurgitare colazione-pranzo-merenda-cena-dopocena-mezzanottespuntino due chili di mandarini, otto chili di arance e novemilachili di cedri.

Mi piace da impazzire il cedro come altrettanto il limone con il bicarbonato e sale. Non tutti apprezzano questo friccicorio del bicarbonato con il sale sul limone. Io continuo a trovarlo un sapore meravigliosamente e antipaticamente esilarante.

Mi ricorda però più l’estate il limone con il bicarbonato e il sale, mentre giustamente al contrario il mandarino queste notti davanti al forno di mamma e al camino. Perchè sì a casa mia, quella dove abitavo con i miei, oltre ad esserci un forno a legno dove quest’anno vorrei sfornare qualcosa come 342 tonnellate di biscotti che assumeranno di certo un altro sapore, vi è un camino bellissimo. Acceso troppe poche volte perchè Mamma ha  un rapporto con il camino un po’ simile a quello che ha con il freezer (chiunque si sia perso fortunatamente uno dei tanti deliri a riguardo e volesse però rovinarsi il Natale può trovare giusto qualcosina cliccando qui).

Il tappeto avrebbe potuto prendere fuoco e ci saremmo potuti addormentare bruciando vivi. Un lapillo feroce avrebbe potuto perforare la mia pupilla ed io cieca per sempre non avrei più potuto disegnare. Era necessario mantenere una distanza di sicurezza tale da garantire alle folte chiome di non incendiarsi al passaggio quando noncuranti tra una fetta di panettone e una di pandoro si sa, i capelli finiscono sempre nel camino per poi ustionare cranio e corpo del malcapitato che era meglio si fosse diretto vicino al tavolo delle noccioline, vicino la finestra.

D’accordo che i piedozzi di Babbo Natale ( te li sei persi? clicca qui ! che scende da un camino di cioccolato e vaniglia sono stati fatti , ma un piccolo Babbo Natale stilizzato semplicissimo da realizzare vogliamo non farlo? Giammai!

La base è quella di un semplicissimo cucpcake alla vaniglia. Si può usare la ricetta base quattro quarti e la ricetta la trovi cliccando qui in formato stampabile, altrimenti un’altra base alla vaniglia semplicissima da realizzare che trovi cliccando qui in formato stampabile.

 La seconda sarà molto meno lievitata e più leggera della prima ma comunque io preferirei indiscutibilmente la quattro quarti*disse fischiettando.

La Ricetta della Pasta di zucchero la trovi cliccando qui >>>; mentre per la glassa, come è stato ripetuto fino allo sfinimento, basteranno 600 grammi di zucchero a velo  da sbattere con 100 grammi di albume pensando sempre che è una dose per almeno 24 cupcake di piccola-media grandezza più la copertura di un divano ( anche 1/4 di dose se non meno andrà bene per questi cupcake).

I coloranti alimentari sono sempre quelli in gel. Se si avesse la fortuna, che io non ho, si potrebbe pure reperire in commercio la pasta di zucchero già pronta e tadanrulloditamburi addirittura colorata.

La mia stupidità mi ha impedito di ricordare di fotografare le varie fasi della realizzazione “Babbo Natale”. Mi è stato chiesto più volte di farlo ultimamente. Dispiacendomi rimando.

Basterà però formare una piccola pallina per il volto, un triangolino per il cappello e uno per la barba. Infine un rettangolino per il corpo. Questi i quattro “pezzi” principali per l’assemblaggio Babbonataloso.

(Per il 2012 prometto solennemente di fare miriadi di video tutorial così da far percepire la semplicità di queste realizzazioni)

Chiaramente sono solo delle idee base su cui poi si possono realizzare davvero infinite varianti. Proprio come il cupcake che può essere sostituito con quello alla banana, cioccolato, agrumi, base alla vaniglia, allo zenzero e lime e la moltitudine di roba che ho accumulato in questo indice qui.

Perchè sì esiste un indice anche se solo con il quaranta per cento delle ricette eseguite qui al Gikitchen e lo puoi trovare nei bottoni in alto del sito o semplicemente cliccando qui.