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Adoro i Fantasmini Banana conosciuti in tutto il pianeta con il nome Banana Ghost! 

Suppongo non si possa trascorrere un Halloween senza confezionare ad hoc delle banane fantasmose. Tralasciando il connubio incredibile che di per sé hanno banana-cioccolato e cocco, direi che davvero.

No.

Davvero.

Rischio un esaurimento nervoso (leggi: peggioro il mio esaurimento nervoso in corso) se non le fate. E non mi mostrate tronfi e orgogliosi il vostro capolavoro bananoso.

Sì vedo Nani anche nelle fragole ( con lo stesso tono del bimbo di sixth sense) . E’ tutto normale no? In realtà è un’idea super veloce dell’ultimo minuto per chi non ha tempo da perdere in dolcetti natalizi frizzi e lazzi. Le fragole si sa sono di stagione no? ( vi prego. E’ difficile per me. Annuite. LE FRAGOLE SONO DI STAGIONE. Appartengono alla Stagione invernale. Le Fragole sono FRUTTI INVERNALI. Ripetiamolo tutti*a capo chino fissando le punte dei piedi ).

 Per dire insomma che BabboNano Fragola è assolutamente irrinunciabile in vista del periodo Natalizio. La barba di panna montata fresca e gli occhietti di cioccolato fondente. Se a coordinare i lavori c’è Tore il Nano Guaritore che non ha certo bisogno di presentazioni, tutto risulterà più facile . Per Tore il Nano Guaritore rivolgersi a BestiaBionda. E’ un suo strepitoso omaggio, Non so proprio dove si possa reperire cotanta meravigliositàbeltà.

(vabbè lo trovate alla Rinascente. Io ne ho presi altri dodici ma non diteglielo. E’ convinta di avermelo regalato solo lei. E’ sensibile e bionda. Potrebbe restarci male. Ho enormi difficoltà a gestire i miei rapporti con lei proprio per questo motivo: bionda dentro. Molto bionda dentro. Vabbèmeladevotenè).

Una piscina di cioccolato fondente e il dolcettonanosobabbonataloso ( e di stagione soprattutto) è servito*disse fuggendo via urlando sonoinritardoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo




Scrivo ormai come una scrittrice consumata (dall’esaurimento). Appoggiata su una sorta di trespolo come fossi (e lo sono) una cornacchia con il mio Air che è caduto più volte di un trapezista principiante. Lo faccio stando ben (si fa per dire) in equilibrio mentre pranzo con uno yogurt perché proprio fame non ne ho da un bel po’, mentre scrollo notizie e aggiornamenti sull’iphone, sincronizzo con Icloud e rispondo a email di lavoro, personali, varie ed eventuali. Ho due iphone 5, tanti maxi ipad, qualche mini ipad e otto inutilità che emettono luci per sentirmi sconsideratamente tecnologica e meravigliosamente isolata.sola.emerita.pazza.

Glisso, fingo di sorridere e mostrarmi forte prendendo un coraggio in saldo che non ho ben capito da dove arrivi e indosso maschere su maschere. Crollo in bagno e mi fisso allo specchio pallida, brutta, stanca. Soprattutto brutta senza bisogno di dirlo per sentirmi dire il contrario. Sono molto esteta, obiettiva e mi importa poco di quello che vedono gli altri come sempre. Vedo benissimo da me come sono. E sono davvero. Brutta. E davvero. Stanca. E davvero ma davvero. Pallida. Inutile focalizzare l’attenzione sul correttore professionale della Mac capace di coprire i tatuaggi. Quelle occhiaie no. Non si coprono.

Ma in fondo: chi se ne importa?

Torno fuori allora con fondotinta Mac passato male  con pennello consigliatomi nello store di Torino dove devo tornare per chiedere a che diavoloservequelmaledettopennellodaventimilaeuro e faccio fioretti promettendo di non comprare più borse. Risoluta e anche un po’ arrogante faccio patti con il Supremo. Io ti do questo e tu mi dai quello. Io rinuncio a questo ma tu non puoi farmi rinunciare a quello. Lo guardo in faccia dopo aver frignato e gli dico che andrà come dico io e non come dice lui. Prometto di digiunare il sabato perché un fioretto si può sempre fare e con calma gli spiego che devo ancora attraversare la navata di una chiesa stando stretta stretta attaccata a papà perché sposo lui del resto; e che deve insegnare a correre a mio figlio. Spiegare come abbattere muri e costruire case dove dentro piove. Deve spiegare a mio figlio come si diventa un eroe e come si costruisce dal nulla un castello di sogni.

Ci sono dei progetti. Ho e abbiamo un’agenda piena e non si fa così. Che si arriva, si stravolge. Senza orario. Appuntamento. No. Non mi sta bene. E non ci sta bene.

Ci siamo messi quindi d’accordo che dedicheremo quel poco tempo che basta per farci infilare dentro bottiglioni di speranza, vomitare un po’, rassicurare gli altri perché poi finisce sempre che sei tu a doverlo fare e non il contrario buffo no? e.

E riprendere la vita, il programma, i sogni e i progetti. Portarli a termine soprattutto e vincere. Come si è sempre fatto. Come si è abituati a fare.

E’ difficile essere la figlia di un eroe. Perché devi esserlo anche un po’ tu. Ma porto geni importanti che hanno una responsabilità fuori dal comune. Nell’armadio ho guardato bene e il mantello glitterato fucsia c’è. Quello che ti dà i super poteri. Sorrisi finti, ilarità, comprensione, rassicurazione per terzi ed energia.

La chemioterapia? uh. ‘na Passeggiata.

Il mantello. Ah sì.

E’ stato già stirato e tirato a lucido. E mi sta, sinceramente, anche molto meno male di come sospettassi. Proprio perché riesce a coprirmi tutta tutta e si vede davvero pochissimo di me.