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Trovo questo post nell’archivio 2011. E. Lo pubblico, ecco. Come fosse uno zombie resuscitato. Quale migliore occasione del resto?

L’idea di Cupcakeland, o Muffinland che dir si voglia, prende forma e storie di Cupcake psicopatici e Muffin pericolosi con sceneggiature ben precise che stanno venendo giù.

Il tapis roulant diventa luogo sicuro dove poter lasciare andare idee e pensieri. Se certe volte ascolto della musica a volume sconsiderato per dimenticare un po’ il dolore al polpaccio, altre volte cado nel silenzio totale dove rimbomba solo lo scandire dei passi sul rullo. Con quel ritmo di velocità 6 a 5 km/h con pendenza prima 3 sino ad arrivare a 5, costruisco le storie che scendendo disegnerò. Senza riflettere o cambiare troppo quello che l’istinto mi ha donato sotto forma di visione, vedo scorrere storie, personaggi ed evoluzioni inaspettate. Io stessa mi stupisco dei colpi di scena mentre dalla Sigg sorseggio un po’ di acqua che non dovrebbe essere fredda come è.

Sì in un impeto da “grandesciefesaurito” l’ho fatto. Ho acchiappato la polpa del fico e l’ho sbatacchiata (termine tecnico da scief ovviamente) insieme alla maionese e al grido di “Ducasseeeeeeeeeeeeeeeeeee guardaquiiiiiiiiiii!!!” ho compiuto l’estremo gesto di aromatizzare la maionese al fico e chiamarla la Maionese Figa. Che non fa per nulla sorridere ma anzi denota questa disperazione che mi divora con l’esaurimento ma.

Ma a me in quell’occasione pareva davvero una bella idea. Fatto sta che tanto non dovevo mangiarla io e che se sopporto le angherie del Nippo dovrò pure in qualche modo punirlo no? (che poi vabbè avete scoperto che sono io la cattiva e perfida e che non è vero che la dolce creatura nordica sia cattiva. Ma il copione vuole altro ergo: manteniamolo).

Insomma per dire che eccoci qui con l’ennesima insalatina. L’archivio come anticipavo ieri è strapieno e per un po’ andremo avanti così. Giusto per smaltire questa Estate che sta finendo (e non possono non comparire i Righeira in riva al mare come i Beach Boys. Solo che vestiti peggio; che è difficile anche solo immaginarlo ma così è) e cominciare con l’Autunno. Il mio Santofruttivendolodifiducia mi aveva detto agli inizi di Agosto “sai che ho un po’ di fichi?” – “maddavvveeeero?” era stata la risposta molto controllata mentre urlavo di gioia e pregustavo chili di fichi e mal di pancia epocali (perché a me non piacevano ma poi si sa. L’anno scorso mi sono convertita e ho tediato il mondo con fichi e fave). Nell’incertezza di non rivederli fino a settembre (e difatti così è stato) ne ho presi giusto novemilachili e ho giocato di anticipo preparando qualcosina per questo Settembre (fubbano?).

E in questa insalatina sfiziosa ho proposto una versione con fichi e feta sbriciolata e tanto ma proprio tanto sale rosa delle Hawaii (sempre per smaltire l’ingente quantità in casa) su una base lattugosa. E’ semplicissima come idea e ho rischiato perché questo strambo abbinamento non lo avevo visto da nessuna parte ma il risultato è: ottimo. Ho ricevuto plausi e complimenti. Il porto sicuro del fico è l’incontro con il salume. Generalmente con il prosciutto crudo e talvolta anche con la pancetta. E l’anno scorso li avevo anche arrostiti con la pancetta facendo squagliare e colare il grasso del salume (e facendo sbavare papà, mamma e Nippo che avevano molto apprezzato benedicendomi più volte). Questa volta l’ho voluto avvolgere nella bresaola ma il Nippo ha confessato che no. Era molto meglio l’idea del crudo e della pancetta con grasso colante (è impazzito sì).Giusto per fargli un torto avevo messo il pane carasau così si sarebbe parlato della mia Cri (Bibikitchen sì! la nostra eroina che ha cominciato a fare le foto più belle del cosmo!). Anche se non ce ne è molto bisogno considerato che i due si pizzicano continuamente al telefono con sms al vetriolo che un giorno raccoglierò per farne un libro (girano cattiverie talmente divertenti che a volte mi ritrovo a ridere con le lacrime. Soprattutto per la storia dei Savosardi che al mio rientro avrà post apposito).

 

Domenica scorsa c’è stato lo Strawberry Pimms ( clicca qui se sei curioso di vedere su cosa sto vaneggiando); non che sia una rubrica fissa ma ecco un altro po’ di preparazioni visto il periodo continueranno ad essere pubblicate.

E’ la volta del Cocktail denominato Zombie. C’è da dire che i nominativi di questi cocktail sono un po’ alla rinfusa e a secondo di chi li prepara;  esclusi chiaramente gli evergreen quali il tequila sunrise-blue lagoon. negroni- cosmopolitan ( fingo di capirne qualcosa ma in realtà ho la bibbia dei cocktail davanti e guardo tutto come oggetti non identificati).

Che sia Zombie o Cippalippa Drink quindi non è dato sapere. Da brava bimba ho letteralmente copiato ed eseguito quello che a pagina 194dei Cocktail tropicali c’era scritto.

Pare che sia stato creato da un certo Don Beach nel 1934 in un ristorante denominato Beachcomber di Hollywood dopo la richiesta di un cliente che in seguito ad una sbornia invece di andarsi a fare un panino e finirla con queste idiozie alcoliche ha preteso di innaffiare ulteriormente il suo corpo ( si nota il disprezzo o calco leggermente più la mano? )

Originariamente questo zombie aveva undici ingredienti differenti che comprendevano uno shot ( ho imparato con difficoltà che significa bicchierino) di rum 11 proof ( arabo per me ma…) che veniva aggiunto solo in superficie. Poi essendo letale ( così viene definita dalla Bibbia dei cocktail stessa) fu leggermente modificata ( alla faccia della modifica c’è di tutto).

(avevo scritto per tre ore e wordpress si è sloggato automaticamente  cancellando tutto. Le mie idiozie dissolte nell’etere ancora una volta. L’umanità potrebbe essere salva ma io PERSISTO*risata diabolica*

Sono troppo felice. Tanto che mi sono spaccata il metacarpo sulla scrivania ma stoica ricomincio facendo una sonora pernacchia a questomaledettoaggeggiowordpresscheodiooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo *si ricompone)



E’ quasi tutto pronto. SantaSignoraPina sta annaffiando le piante rassicurandomi sul fatto che quando non ci sarò si prenderà cura di loro e che non lascerà i Nani da Giardino abbandonati a Eco il Geco pazzo che da quasi un anno abita vicino alla terza pianta dei gerani nella via del muretto di pietra lavica, provincia del balconcino della camera da letto numero 3.

Pippo, Pippo e Pippo, i nani più anziani, hanno ricevuto tutte le raccomandazioni. Dovranno prendersi cura di Pinku, il Nano Rosa, che è troppo giovane e indisciplinato e quando mangia le noce pesche (oh è inutile che il Nippotorinese si ostini a dire pesche noci! In Sicilia si chiamano NOCEPESCHEtuttattaccato) lascia i noccioli ovunque. Enea ed Elia che sanno cucinare, rammendare pantaloni e sistemare la lavatrice, insieme a Monsieur Alain si occuperanno delle altre faccende domestiche. Un NanAllarme coraggioso farà da sentinella davanti alla porta. E’ tutto quasi pronto per quanto mi riguarda. Mentre per il Nippotorinese sono giorni comuni. Va in ufficio. Ritorna. Mangia. RivàRitornaRivà (rivà si scrive così lo so). Non parla di valigie, schemini e “quanti cavi apple portare per ipad-ipod-iphone-macbookproblablabla”. Diche che “le persone che lavorano davvero tesoro non possono perdere tempo a fare schemini” specificando con un’insolita faccia di tolla (che non saprei spiegarvi esattamente cos’è ma so che “faccia di tolla”, espressione torinese, mi piace parecchio e la uso random quando posso anche quando e soprattutto quando non c’entra niente).



Fatto sta che io quest’anno ho fatto anche il calcolo dei cavetti. Nel senso che. Sono pur sempre figlia della tecnologia santapizzetta!

Nonostante riesca a comprare nani a Dicembre in Piazza San Carlo di una grandezza spropositata e spedirli dalla Sabaudia con servizio express, non riesco a rinunciare a portare via con me 3 pacchi di stilo e 3 pacchi di ministilo. Pur non avendo ormai quasi nulla per cui servano queste batterie mi sento confortata. Fosse per me porterei pure una multipla, una ciabatta, un decoderchenonsisamai e un faretto con luce led che tanto mi piace e rilassa la vista. Quest’anno poi per una serie di motivazioni devo pure portare due ferri da stiro e non vedo l’ora ma questa è un’altra storia che un giorno verrà raccontata.

INSOMMA: sono riuscita con lo schemino dei cavetti a portare solo due e ripeto SOLODUE cavetti usb per poi abbinare le alimentazioni (ove è possibile) di ipod-ipad-iphone-macbookcproblablabla. E  non è certamente roba da poco. Addirittura dovrebbero scattare gli applausi registrati dalla regia ma sono tutti in ferie vabbè.

Questo mi permetterà di risparmiare spazio per l’introduzione dei pupazzetti. Eqquativolevo*rullo di tamburi (vabbè un rullo di tamburi in via del tutto eccezionale si può avere?).

Perché è qui che voglio andare a parare e non sono neanche brava quanto Buffon (cosa sto dicendo?). Risparmiando sull’elettricità nonostante papà mi dica “amore portati una bobina di trenta metri di cavo gommato per cuscino “(è spiritoso lui), posso lasciarmi andare con i pupazzetti e gli abitanti della casa. Ahimè tentare di infilare in valigia nani che vanno dai 30 ai 70 cm di altezza è impresa talmente ardua che nemmeno ci provo (chi mi ha visto ieri sera con Elia mentre cercavo di infilarlo a forza sappia che si trattava solo di un’allucinazione visiva eh) ma premetto che:

Etto l’amico del bagnetto (che voi tutti conoscete e se non è così tacete perché potrei pure rimanerci molto male) è il primo ad aver organizzato la valigia (qui in Sicilia si dice “barattelle e burattini” e un giorno vi spiegherò meglio questo meraviglioso modo di dire. Urge approfondimento ordunque su faccia di tolla e baratelle e burattini *segno in agenda) ma.

Ecco ma Hello Kitty hawaiiana con il costume a pois? Devo portarla? e Darth? E la Regina Elisabetta che con il suo completo giallo che si ostina a volere venire con me? Come posso non ferirla? Come posso dirle che deve restare qui con Pippo, Pippo e Pippo e un geco psicotico? Magari a ritirare la biancheria dei nani? Avrò dei problemi.



Di certo verranno con me Etto l’amico del Bagnetto, Danbo in formato piccolo, Alice senza bianconiglio perché prende troppo spazio, qualche nano *fischietta*, due Rabbids (che è il minimo) e il Dottor Niglio che mi dà la pillola della tiroide ogni mattina (ne va della mia salute qui. Se non c’è il Dottor Niglio io davvero non ricordo MAI di prendere la pillola al mattino e quindi sul Dottor Niglio non si scherza. Ha solo un trolley con eutirox e quattro camici. Occuperà poco spazio). Ma gli altri?

E se questo pomeriggio facessi uno schemino voi mi aiutereste a scegliere i più adatti? Ne adotterò di nuovi in vacanza, già lo so. Generalmente torno a casa con almeno 2342342342 storie e 2342342343 personaggi ma. Ma non posso lasciare a casa proprio tutti i miei amici. Guino il pinguino dell’armadio è ancora in forte sovrappeso e non me la sento di portarlo anche perché la scorsa volta in albergo ha terrorizzato la signora che gentilmente rifaceva il letto facendosi trovare in déshabillé mentre mangiava dolcetti brutti ma buoni al Golden Palace. Santocielochebruttafigura. E poi soffrirebbe troppo il caldo e con il colesterolo a 300 andare in vacanza e mangiare junk food non è certamente raccomandabile.

Vi va di aiutarmi con lo schemino pupazzettoso? Nel frattempo ho messo qualche diapositiva pupazzosa giusto per un ripasso ma devo dedicarmi a un post apposito al più presto. Capisco che qui siamo davvero in tanti e qualche aggiornamento pupazzoso possa sfuggire ahimè.

Prima di cominciare il solito delirio confuso ticchettato di fretta perché solo il cielo sa come io stia resistendo alle temperature e agli impegni, vorrei fare una richiesta in ginocchio sui ceci e in fase di preghiera mentre mi tiro i capelli e mi colpisco con un cilicio la schiena (se non basta mi percuoto il cranio con un nano da giardino). Ho difficoltà enormi a fare mente locale sui premi dei Giveaway, i vincitori e le spedizioni. Giornalmente ricevo tanti di quei regalini, pensierini, letterine, cartoline, e. Che oltre a passare il tempo a piangere, commuovermi e appuntarmi chi ringraziare, con chi ricambiare, cosa fare, dire e. E insomma per dire che nella spedizione dei premi dei Giveaway c’è qualcosa che non va. Nel senso che mi ritrovo in casa cose che credevo di aver spedito e l’esatto contrario. Tralasciando l’ultima spedizione che sarà effettuata con destinataria Luci per l’ultima tombolata, prima di procedere alla prossima, mi aiutate a fare il punto della situazione? A chi manca e se manca? Se ho dimenticato qualcuno o qualcosa? O. Perché davvero sono mortificata ma gestire tuttotuttotutto da sola e avere il supporto del Nippotorinese che riesce a dire solo “ahahhaha chissà quanta confusione stai facendo!” risulta difficile (quando ride con quel ah ah ah ah prevedo il futuro e mi vedo in una cella isolata, legata e imbavagliata. Ma felice).

Ecco insomma perdono per il disturbo ma seriamente potete darmi per favore una mano? Anche un piede, un arto a caso e un bacio se posso approfittarne.

Amen.

Sarò impopolare (bel periodo ipotetico. Potrebbero partire pure le risate registrate, grazie regia) ma a me le fragole hanno sempre fatto una discreta antipatia. E pure le fragoline (aspettate che devo chiudere la bocca spalancata a tutti i miei nani da giardino che non concepiscono come sia possibile un’asserzione del genere).

Da piccola non potevo fare a meno di notare l’entusiasmo e la frenesia di ingurgitare queste piccole cosine rosse. Bambini impazziti, gente in delirio e urla per accaparrarsene un bel gruzzoletto. L’accostamento con la panna poi mi ha fatto sempre rabbrividire perché i tipi di grassi ai quali mi ero votata erano ben altri. La panna in cucina, che fosse dolce o salata, francamente non l’ho mai particolarmente corteggiata. Nelle classiche torte di compleanno mi ritrovavo insomma a dover spiattellare quella tonnellata di panna nel piatto delle mie amiche (poi mi dirigevo al buffet e mangiavo pure i piedi del tavolo, i parenti e i recipienti dove alloggiavano patatine e pop corn. Tranquilli. Ero quella un po’ tondetta che veniva scambiata per un dolce palloncino a elio messo lì per coreografia).

Insomma per farla breve (ancora risate registrate, grazie regia. Oggi si lavora parecchio) per me le fragole e la panna rappresentano lo squallidume (termine appena coniato) gustativo.

Se per la panna però non ci sono state altre chance e quindi è rimasto questo allegro odio sconfinato e acuito dall’acidità degli anni di zitellaggine (anche se  non lo sono mai stata rimango pur sempre una donna e come tutte lo sono: inside), al contrario per le fragoline un germe di affetto è nato. Esattamente da tre settimane e per recuperare ne sto mangiando solo quindici chili al giorno. Le fragoline ho scoperto che mi piacciono ghiacciate. La consistenza molliccia e melliflua e tutti i sinonimi che si possono tranquillamente trovare su un sito a caso, mi infastidisce. Scoperto questo faccio che le infilo nel freezer per un po’ e via: una tira l’altra e a me devono tirarmi una sedia addosso per farmi smettere.

Questo ha fatto sì che un’ingente quantità di fragole di Maletto (che tutta la zona di Maletto mi perdoni ma quest’anno non è che fossero tanto buone) e fragoline di bosco si sia riversata a fiumi qui in casa. Io infilo tutto nel bicchierozzo del frullatore a immersione con tanto ghiaccio e via: smoothie come non ci fosse un domani (Qui c’è quello alla banana). Per il Nippotorinese invece elaboro risottini alle fragole (vuoi dare una sbirciatina alla ricetta? allora clicca qui), semplicissime insalatine con mela e aceto balsamico (che ho dimenticato di fare a Bestia Bionda che ama moltissimo le fragole. E a proposito di Bestia Bionda avete visto che ha uno spazio ?) e giusto qualche cupcake marmorizzato (ma questo con la fantasia perché accendere il forno equivale a perire della morte peggiore).

Se mangiassi il mascarpone mi inietterei per endovena quindici bicchierini di questi cosi qui ma siccome sono una cretina, giusto per non tirarla per le lunghe, e intolleranza a parte non mi nutro di alimenti che non siano esclusivamente vegetali, un giorno di questi me ne invento una versione con qualcosa di soia-riso-plastica-stoffa e via. Pure io potrò farne fuori otto quintali. E’ il classico dolcetto insieme ai tartufini (ricordi? quelli al tè matcha? la scorsa settimana? e la smetto di fare domande sì) adatto al periodo. E’ snervante e stancante anche solo sbattere le uova me ne rendo conto ma un minimo sforzo si può anche fare (no. se non hai lo sbattitore elettrico ma solo il frustino a mano conserva le energie per passarti la crema cinquanta in viso. Le rughe sono in agguato).

Sono stata nominata con grandissimo onore su Gazduna ( clicca  qui per l’articolo). Come ho ribadito fino allo sfinimento ma questo non significa che mi stancherò mai di dire quanto apprezzi/ ami/ adori/ termini- cuoriciositutti questo Magazine senza rivali che oltre ad avermi dato l’opportunità di conoscere la meravigliosa Marianna è stata in assoluto la prima ad aver visto in me il potenziale psicopatico intervistesco ( per chi non lo conoscesse non si preoccupi. Non so neanche io cosa sia). Gazduna per me è ricordo, casa e amicizia. Vera. 

Grazie infinite quindi a tutta la meravigliosa redazione che ha sempre parole lusinghiere per me.

La mia (prima-emozionante) intervista su Gazduna. Per leggerla clicca qui>>>

No. Non potevo assolutamente rinunciare alla cheesecake in cocotte e come la Torta al Cioccolato al Microonde questa preparazione velocissima diverrà qui in casa un cult. Anzi a dirla tutta lo è già diventata e oltre a questa versione fragolosa se ne sono preparate altre; una su tutte quella con i mirtilli ( devo provare assolutamente con i mirtilli congelati, giusto per curiosità e per un paragone perlomeno obiettivo e non basato su qualunquismi).

In pratica anche questa preparazione lascia sbigottiti. Queste cocotte hanno difatti il potere di sbalordirti. Sarà che nella loro piccolezza incosciamente riesci a riporre poca fiducia o semplicemente sarà che non facendo parte degli attrezzi comuni della cucina, dove cuocere e preparare, si ha sempre quella qual certa diffidenza per certi versi giustificata.

La (il . bohhh) Cheesecake si sa è in assoluto una delle torte più semplici da preparare perché in fondo altro non è che una base di biscotto con della crema di formaggio versata sopra che si può declinare all’infinito in fatto di sapore e gusto ( e uff devo riprendere il progetto illustrativo in fatto di dolci)

Un ottimo modo per far fuori biscotti e rielaborarli che siano di semplice farina, uovo, burro e zucchero sino ad arrivare alle versioni cioccolatose. Non c’è bisogno di dire che i Pan di Stelle sono ottimi per le basi delle Cheesecake al cioccolato ma giusto per asserire ovvietà lo farei senza indugio ed eccomi qui:

sì. I Pan di Stelle per cheesecake vere o presunte sono davvero perfetti come base. La Coulant della cheesecake che non è una cheesecake, una delle elaborazioni iaiaose ( se non l’unica) davvero riuscita e anche riprodotta da tantissimi (lusingata sono*accento siculo*) aveva proprio come base i biscottini stellati più buoni del pianeta. Per la ricetta della Cheesecake che non è una Cheesecake Coulant clicca qui