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Un libro completamente diverso dalla Cucina Giapponese di Casa di Harumi Kurihara (se vuoi dare una sbirciatina ne ho parlato qui sempre all’interno de La Libreria di Iaia) ma non per questo meno interessante. In Giappone è diffusa l’usanza di adottare la cucina occidentale con opportune seppur lievi modifiche che la rendono comunque squisitamente giapponese. E’ un vero e proprio stile culinario questo e viene definito per l’appunto Yoshoku. Jane Lawson, autrice di questo interessantissimo volume, si ispira proprio a questa tradizione affascinante mescolando la sua conoscenza in fatto di cultura nipponica e dosando ingredienti orientali e occidentali. Una sorta di fusion per nulla confusion. Il libro viene espressamente consigliato nella quarta di copertina a chi ama la cucina giapponese e a chi si avvicina per la prima volta ai sapori e io non posso che esserne totalmente d’accordo. Perché in effetti Jane Lawson con le fotografie di Mikkel Vang (davvero molto belle, semplici e pulite come lo stile nipponico per certi versi impone. Food Stylist Christine Rudolp) dividendo in stuzzichini, ciotole, portate principali, contorni, dolci e glossario tira fuori davvero un bel riassunto visivo e gustativo di questi due mondi diametralmente opposti che si fondono in un’unica ciotolina.

L’introduzione generale per chi mastica poco di giapponese con gli edamame (che amo santocielo amo!) sino ad arrivare alle classiche preparazioni del brodo dashi nelle sue varianti. Chi mette la nori nel caffè e fa un largo uso di alghe e prodotti nippo penserà possa essere quasi “superfluo”, ma così non è.

Perché non smetterò mai di pensare che la Cucina di base “come cuocere correttamente l’uovo bollito” non è affatto un surplus ma una base importante sulla quale partire. Perché è proprio nella semplicità e nelle basi che vi è la vera conoscenza per un’ottima riuscita. E allora si va di crackers con il gusto della nori (che mi fanno pensare a moltimoltimoolti anni fa quando stendevo crackers all’alga nori proprio qui. All’inizio di tutto. Curioso? clicca qui) e si arriva a semplici sashimi di salmone con condimento ai capperi e dip di aglio e miso con cetriolo. Vi sono le capesante con condimento alle erbe aromatiche semplicissime ma scenografiche e i tortini di crema di funghi al vapore. C’è pure il gelo di melone che però viene composto con il sakè (orgoglio siculnipponico sììììììììì!) e il muddle di litchi e fiore di ciliegio. La tempura di shiitake e scampi  per chi come me tiene sempre gli shiitake in borsetta e gli involtini di carta di riso ripieni di insalata di granchio. Involtini di sushi fatti a mano che per i più avvezzi possiamo pure tranquillamente chiamare temaki sino ad arrivare ai classici stufati più casalinghi e meno glamour.

Max ripete sempre che “nulla è per caso” . Lo stesso dice anche la Sirena dai capelli rossi. E ho cominciato a crederci anche io. Nulla è per caso. Oggi parlando dei gingerbread senza glutine avevo giusto nominato Biancaneve. Che già da un po’ mi onora con la sua presenza giornaliera tra i miei deliri, ricordi e mondi. E proprio oggi scambiando due battute tramite i-message con Max sostenevo che per alcune persone occorre del tempo. Che ci sono individui e universi importanti. Che avverti complicati, sconfinati e meravigliosi. Ed è per questo che vorresti avvicinarti con accortezza. Con un tempo giusto e non frettoloso.

Ho fatto pochi nomi e uno di questi era Biancaneve.

Un'epopea quella dell'Ipod Gikitchen. Eventi avversi hanno ribaltato tutto e in cuor mio spero si possa ricominciare di nuovo e adoperare la "formula iniziale" tale e quale. Come? Se mi confermate il vostro benestare provvederò sin da subito ad ordinarne un altro e fare quello

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“Ma cosa ci guadagna Giulia dalla sua App di cucina?”

E’ questa la domanda che si pongono, velatamente ma non troppo, in tanti. In maniera molto sintetica risponderò personalmente fugando ogni dubbio giusto perché amo la chiarezza. Non ci guadagno nulla.

L’App Gikitchen è totalmente gratuita e ha avuto un costo; nonostante lo sviluppatore, Emanuele Ferrari, sia un mio prezioso amico.

Ho deciso di non mettere a pagamento, fossero stati anche solo 0.79 centesimi, la mia App semplicemente per questi fattori:

1. Amo condividere e relazionarmi ma soprattutto testarmi in diversi ambiti; di conseguenza sfidarmi.

2. Semmai possa essere d’aiuto ne ricavo proprio una felicità personale. Fin quando sarà così perché snaturarmi? E’ una forma di egoismo alternativo.

3. Perché è così. Come l’essere parmenideo è. Tutto il resto “non è”. E qui occorre dare una ripassata alla filosofia e ci si comprende benissimo.

Chiaramente non potevo prevedere tutto questo interesse nei confronti di un’applicazione nata per gioco e senza alcuna pretesa. Che ne parlassero siti straconosciuti in tutto il territorio nazionale addirittura recensendola, e che attirasse la curiosità di riviste,  giornali, libri  e addirittura quotidiani ;  fattori che non potevo minimamente preventivare essendo annnnnnnnnni luce lontani da ogni più assurda aspettativa.

Sto meditando di cedere alle lusinghe della pubblicità all’interno dell’App organizzata dalla Apple stessa, che dovrebbe far comparire bannerini non troppo fastidiosi. Guadagnerei qualcosa non tanto nel click quanto nel consenso alla pubblicazione a quanto pare. Medito e poi si vedrà. Con il ricavato potrei comprare tanti nani da giardino che è sempre cosa buona e giusta.