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[youtube=http://youtu.be/k7Rw9wIkXm0] Cosa sono gli Shirataki? L'introduzione agli Shirataki la trovi  cliccando qui  Dove comprare gli Shirataki? Io al momento ho provato questi: Shirataki Gisè Shirataki Zen Pasta ( ho acquistato anche su altri due siti ma non li ho ancora provati. Raggruppo un po' di informazioni e poi divulgo in un unico

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Conosco Francesca da dieci anni e qualcosina; che detta così potrebbe sembrare che abbiamo superato entrambe i venti anni di età ma così non è. E nessuno osi sostenere il contrario. L’ho conosciuta sul Forum Pigrecoemme del grande Giacomo Fabbrocino; luogo non virtuale ma incantato. Se dovessi riassumere in una parola soltanto : famiglia. La mia famiglia. E’ dove ho conosciuto il Nippotorinese. E’ dove siamo diventati amici. E’ dove ci siamo innamorati. Trascorsi questi dieci anni Francesca è diventata una bellissima Dottoressa ( e bellissima non è detto tanto per dire; ha il viso tra i più belli non solo visti in rete ma in tutta la mia esistenza. Sogno di fotografarla da molto moltissimo tempo) ed io una dispensatrice di cuoricini e idiozie.

Le avevo preparate per Natale queste Ciambelline; o meglio le avevo preparate ad ottobre per Natale mentre scrivevo il Libro. Era tutto molto diverso. Non era giunta la notizia su papà ed io ero ancora nel Paese delle Meraviglie e non all’Inferno. Ma. Ma ecco. Le ho ritrovato nell’Archivio cercando altro e le riporto alle luce. Mi ero molto divertita ad appenderle in questo alberello che adoro.

No. Non parlerò di quello che è accaduto ieri qui. E del vostro regalo. Perché per quello ho bisogno solo di un’oretta tutta mia. Voglio e pretendo di poterlo fare in un modo diverso da questo mentre corro, dribblo, scanso, butto telefoni in aria e organizzo. Lo voglio fare con calma. Piangendo ancora altre secchiate di acqua.

Ma una cosa sì. Il riassunto assolutamente doveroso anche se ieri in ogni modo ho cercato di.

Vi amo. Grazie. Non basteranno mai i grazie. Nessuna sorpresa mai. Niente mai nientedinientedinientediniente sinora è stato più bello.

Amici veri che hanno capito il regalo PERFETTO per me. Lo stamperò, duplicherò, incornicerò e imparerò a memoria. Mi occorre un po’ di tempo per organizzare anche una sorpresa a riguardo ma.

Ma come è che è? celapossiamofarcela. Come sempre.

Ieri vedere per tutto il giorno sulla testata Facebook di Pan di Stelle (e su Instagram) l’immagine qua sopra mi ha francamente, senza tanti giri di parole, sconvolta. Mi sono sentita parte di qualcosa di grande. Tralasciando il fatto di star parlando di Pan di Stelle che non ha certamente bisogno di specifiche riguardo grandezza e potere comunicativo e commerciale. Mi sono sentita di appartenere a una squadra. Ed è una sensazione nuova e particolare per una che solitaria nel profondo è sempre stata ed è.

Maghetta tra le pastigliette più famose del Mondo e della tradizione Piemontese e tutta Italiana di cui dovremmo essere poi molto orgogliosi, con l’immagine maghettosa sorridente tra coriandoli di sogni e felicità colorati mi ha gettato nella commozione assoluta. Per un discorso diverso sicuramente. Per un’amicizia nata per caso che ogni giorno si cementa con zucchero, fave di cacao, ricordi, accadimenti e voli pindarici. E non a caso mio papà ha festeggiato il mio compleanno riuscendo a mangiucchiare un pezzettino di Cioccolato Leone al settanta per cento ed io ho fatto lo stesso. Concedendomene non un pezzettino misero ma mezza tavoletta! (e nnnnammmmoooo!)

(ahem Charlie ha esagerato e, oltre a un Nano che fischia che presto vi presenterò, ha pensato bene di mandarmi mezza Fabbrica di Cioccolato. C’erano pure 12 Umpa Lumpa giusto per dirne una) 

Ed è davvero difficile in generale esternare cosa ho provato ieri. La reazione riguardo l’uscita del mio libro (santapizzetta ho detto MIOLIBROPERLAPRIMAVOLTA *sviene). Le parole. Le email. Le. Le.

Ho sempre ricevuto tanto e troppo ma ieri al grido di checefregadelpapasutwitternoidobbiamofesteggiareilcompleannodiamaghetta ho pianto così tanto, tra risate e commozioni, che ho pensato davvero fosse giunta la mia ora (ma impavida attendo i Maya che dovrebbero giusto arrivare. Io nel frattempo faccio ricette Maya per non farmi trovare impreparata).

Insomma per dire che. Che siccome devo smetterla con questo 12.12.12, in quanto vi ho francamente ******* (censura) e capisco che ******** (doppia censura): Grazie. A capo chino cercherò di rispondere a tutti. Ringraziare ovunque (avrò problemi su Instagram con i messaggi in arabo e cirillico. C’è un traduttore in sala?). Email. Twitter. Soloilcielosacosa. E.

E GRAZIE . Qualcuno mi dia un Grazie gigante lampeggiante subito!

Ho sempre festeggiato il mio compleanno qui con i Gingerbread e quest’anno, speciale manco a dirlo, saranno diversi (che San Montersino mi perdoni).

A proposito di Santi (Luca perdonami!)

Santa Lucia! Mi sarei dovuta chiamare così. Nonna Grazia lo voleva proprio ma poi. Grazia fu. L’onore siculo emerse *disse indossando la coppola e suonando il maranzanu sopra un carretto trainato da Nani da Giardino.

Vabbè ma che c’entra? (oggi è la giornata del Vabbè)

Vabbè i Gingerbread si fanno con la farina. Vabbè si deve mettere lo zucchero. Vabbè la ricetta di Montersino è la migliore. Vabbè all’albero ho attaccato proprio quelli. Vabbè c’è più gusto con.

Vabbè.

Ma se si è intolleranti al glutine (come la mia amata Biancaneve ammazzavolpini?) si può rimanere senza gingerbread? Magari in formato mini da inzuppare in piscine di latte e neve? No dico SIAMO PAZZI?! Li prenderei a ceffoni quelli che dicono sivabbèmaèmeglioconillatte. Sivabbèmaèmeglioconilburro. Sivabbèmaèmeglio.

Si vabbè era meglio pure se avevi un cervello, sarebbe l’unica risposta sensata da dare a questi geni dell’intuizione. Ma sta di fatto che TUTTI possono avere i loro Gingerbread. E che tutti i Gingerbread sono buoni allo stesso modo seppur diversi *disse salendo sulla sedia e agitando i capelli con sguardo infuocato.

(Ri)scoperta ultimamente la mia passione per la lana, che non posso in alcun modo portare avanti perché tempo non ne ho mavorreitanto, ho deciso di usarla in qualsiasi contesto. Arrotolo tovaglioli con la lana. Mi lego i capelli con la lana. Faccio trecce ai nani con la lana. Metto la lana nell’albero di natale di mamma. Intreccio la lana e faccio cuori da appendere. E ho deciso di adoperarla pure nei biglietti di auguri. Insomma che le pecore mi perdonino (cosa sto dicendo?).

Sta di fatto che pure i Gingerbread gluten free dovevano avere la loro sciarpetta di lana. Mossa fotograficamente intrigante ma non troppo dal punto di vista culinario.

Vedere il Nippo sputazzare lana al grido di “matiparenormale?” (ma che domanda è? Retorica a pioggia!) è sempre un’immagine che scalda il cuore più di un cappuccino macchiato (a proposito. Sapete che il mio Nuovo Nano bianco che usa la Nespresso si chiama proprio Macchiato?). 

(notizia interessante no?)

Sono giorni difficili. Il muratore è costretto a passeggiare a torso nudo perché il caldo è assurdo e vedere il suo petto villoso attraversare le mie proprietà è un’immagine che proprio musa non è. Dovrei trovare la concentrazione necessaria per raccogliere le idee e catalogare, sistemare e organizzare giusto un paio di cosette prima delle tanto sospirate ferie. Le prime della mia vita, perchè sinora non avevo mai capito neanche lontanamente cosa significasse il verbo lavorare. Da brava psicolabile stakanovista mi dispiace solo pensare di riposare ma pare che debba concedermelo e visto l’inverno che mi attende sì. Calma. Mi serve un po’ di calma. Questo per me significa però programmare i post anche per il 15 di Agosto perché essendo ormai una sfida con me stessa non posso in alcun modo contravvenire a quello che mi sono ripromessa: almeno una ricetta e un post al giorno alle ore 12.12. Cascasse il mondo.

Per dire che insomma sì non vengo agevolata visivamente da queste scene tremendamente trash ma stoica continuo senza paura *musica in crescendo.

Quello che mi preoccupa di più al momento, lo confesso, è la scelta dello smalto della pedicure. Di inverno opto per un color carne che è sempre bene avere (perché come dice mamma “Se succede qualcosa e finisci in ospedale la pedicure, le gambe e l’intimo devono essere a posto”. Siamo due psicopatiche e non c’è bisogno di sottolinearlo) ma d’estate dovendo essere in pendant con la manicure crea qualche disagio.

A volte quel muratore peloso senza problemi si toglie la maglia turbando giuovini (si fa per dire) donne che cercano ispirazione. E non quella del pendant manicure-pedicure-intimo organizzato in previsione di un incidente- barella- giudizio dei dottori.

Ma che poi questi dottori lo guardano davvero l’intimo, la pedicure e la presenza dei peli sulle gambe?

C’è un medico in sala? (uno psichiatra criminale va benissimo eh)

Dopo Il tortino senza glutine al cocco e il muffin con la farina di mais e uvetta di ieri potevano mancare quelli alla pera contando che la infilo ovunque pure nella caponata ormai? Giammai!

Ed eccoli quindi nella loro sfolgorante bellezza (mentiamo ok?). A patto che la pera sia ben asciutta perché santo cielo da quando asciugo per bene la frutta all’interno dei cupcake o muffin raramente accade quella terribile esplosione che tanto ha turbato i miei giorni.

E’ davvero un tortino o cupcake comelovogliamochiamare delizioso e leggero che però al contrario di quello con il cocco mal si conserva, uhm. Sarà per la presenza della frutta? Emicalosoio. Uff.

E ho trovato l’ennesimo post in Archivio. Un dolcetto davvero interessantissimo che dalla prima volta che ho eseguito ho fatto e rifatto più volte. Pure con le gocce di cioccolato. Pure con il Tè matcha e pure aromatizzato alla cannella e una volta pure mischiando la farina di castagne. Diventa un’ottima base gluten free anche per gli amici che come me sono intolleranti al latte. Un mega yuppy du!

Devo sistemare un po’ la sezione Gluten Free; a tal proposito domani un’altra idea velocissima muffinosa glutine esente. Al momento pare che come dolcetti ci siano solo questi (troppo pochi! Devo rimediare immediatamente! E devo farlo in nome di Biancaneve!):

Senza glutine non significa senza gusto e questi muffin sono letteralmente andati a ruba. Con la farina di riso ho sempre difficoltà e il pomeriggio trasformo la cucina in una sorta di laboratorio chimico nell’accezione dell’immaginario comune meno fantasioso. Al posto delle ampolle ci sono misurini e i liquidi scoppiettanti  e fumanti  sono sostituiti dai coloranti adornati dalle diverse tipologie di ingredienti.

I fumi e le esplosioni ci sono ugualmente, sì.

Tengo sempre con me il moleskine “Kitchen Note” (sì perchè ho tutti i moleskine diversi a secondo dell’utilizzo e ci sono pomeriggi che faccio volare in aria l’ipad e riprendo carta e penna, leggi: quando ho più tempo; come un serial killer professionista farebbe, insomma) e le penne colorate infilzate nel taschino del grembiule pronte per essere estratte ed appuntare le variazioni e le stupidate che sto eseguendo senza alcuna maestria, tecnica e conoscenza.

La farina di mais, nonostante non sia una certezza come la classica OO, più affidabile di quella di riso è.  L’altro giorno cercavo di impastare farina di riso con margarina cercando di far star su con latte di miglio un impasto che voleva essere un biscotto trasformatosi in ciambella, diventata una sorta di frolla e finita dritta dritta nel forno senza alcuna consistenza per essere trasformata infine in una roba sbriciolosa da mettere su un crumble.