Home / Le FumettoRicette di Iaia Guardo

Sul Libro erano previste tre ricette per ogni Menu speciale, ovvero Carnevale, Pasqua, Halloween e Natale (sempre per fare 3×4=12. Ok 118 sono quiiiiiiiiiii); poi durante l’impaginazione si è deciso diversamente e ci sono quattro FumettoRicette inedite (a questo punto bisognerebbe fingere entusiasmo, sì).

Nel Menù di Carnevale comparivano le stelle filanti, che poi sono le solite Bugie – Frappe – Galani – Chiacchiere  su cui ho sproloquiato a lungo sia qui che negli anni scorsi.

Quest’anno mi sono lanciata in una versione iper fashion anni settanta con pois e righe aggiungendo note di zenzero e cioccolato, giusto per non ripetere sempre le stesse esecuzioni e nello specifico ho deciso di adoperare un’altra ricetta e non la fida alleata che se ti fa piacere puoi trovare cliccando qui. Invece che “semplici” stelle filanti colorate ma perfettamente dritte e leggermente gonfiette mi ero proprio intestardita di volerle quanto più simili a quelle originali; attorcigliate perfettamente come boccoli caldi caldi da babyliss. Solo il cielo sa quanto ci sono stata a fare quella stella gialla senza bruciarla e rendendola perfettamente arrotolata. Solo il cielo sa quanto mi sia stata vicina in quel momento Santissima Signora Pina *segue inchino e preghiera*.

Questo libro non è un manuale di ricette, un’enciclopedia da consultare una volta l’anno per preparare quel piatto complicatissimo che non fate mai.
Questo è un libro vero, un percorso, un’avventura lunga 365 giorni che ci accompagna in cucina tra ricordi e risate, pietanze che hanno una storia, fatte con amore per qualcuno. Le ricette sono a volte insolite, a volte comuni ma sempre rivisitate, Maghetta ci mette un tocco in più, la sua originalissima “firma”.
Il libro è diviso in “festività” (oltre a quelle classiche ci sono altre molto meno convenzionali come l’Earth Day o la Festa delle Bambole in Giappone) e ogni pagina è piena di disegni, foto, fumetti, piccoli consigli su come decorare la tavola, aneddoti legati alla ricorrenza.
Perfetto come regalo!

Paola

Amo i Torinesi. Oltre al Nippotorinese, intendo. Amo incommensurabilmente-infinitamente-visceralmente i Torinesi. Li amo da quando ho capito che allo stadio con gambe accavallate applaudono senza scomporsi dopo il goal decisivo.  Da quando ho imparato che una calamità naturale non li turba e potrebbero finire di sorseggiare il loro bicerin prima di alzarsi e scansare il meteorite grande come quello fatto male degli effetti speciali di Indipendence Day. Sono talmente tanti i motivi che ho deciso di farci un’enciclopedia dal titolo provvisorio:

230420492043920348 motivi per Amare i Torinesi. E non bastano neanche ad elencarli tutti.

La mia cognata (Socia) Piola manda tramite imessage , con aplomb torinese, la foto di Repubblica Torino. Con la stessa calma e pacatezza con la quale manderebbe il gatto Yuki sul termosifone, per intenderci. Una cosa normale, insomma. Semplice routine familiare.

 Io e il Nippo la guardiamo. Ah guarda c’è la foto di un libro che somiglia alla copertina del mio. Uh. Guarda c’è scritto Le Ricette di Maghetta Streghetta. Ah . Guarda. Sembra che.

  • Sei Tu Gi. Sei tu . Su Repubblica Torino.
  • Io chi?- Tu
  • Sì tu ma tu chi? – Tu
  • Ma tu io tu chi tu ma chi ? – Tu
  • Ma io che tu io chi? – TUUUUUUUU
  • Ma non arrabbiarti TUUUUUUUU CHI IO? – Io
  • Ah tu ? – Tu

– fino  a Natale, così.

E’ passata già una settimana e io ancora non ho scritto neanche una riga circa la prima presentazione del mio libro avvenuta a Catania; questo perché sono stati sette giorni di riflessioni, decisioni, constatazioni e relax. Confesso che dopo più di un anno e mezzo sono riuscita ad alzarmi “tardi”, godermi quattro minuti il mio papà e la mia mamma  e dulcis in fundo: trastullarmi su facebook con i miei amici.

Arriveranno quindi foto, ricordi e parole ma prima che una fiaba abbia il lieto fine bisogna partire dalle prime pagine. Se un sogno, infatti, diventa tale necessita innanzitutto di sacrificio e dedizione. E non sto parlando certamente di me ma di quell’adorabile famiglia di gentiluomini con cui ho l’onore di condividere la vita.

I ragazzi che lavorano per il mio papà, chi da trenta anni e chi da tre, non rappresentano per noi dei semplici dipendenti ma anime (pie, aggiungerei) che con sacrificio e devozione hanno fatto una sorta di voto. Affrontare giornalmente le bizzarrie mie e di papà (e pure di mamma, va) non è infatti un mestiere equamente retribuito ma un voto. Si trasformano da elettricisti in muratori, montatori di mobili e cucine sino ad arrivare a imbianchini, blogger ed eroi. E lo fanno sempre con una disarmante simpatia e disponibilità. Per noi non sono nomi da depennare a fine mese ma componenti della famiglia. Hanno a loro volta una famiglia che conosciamo. Un passato, un presente e un futuro.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi