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Ho fatto un ammollo di sedici ore e una cottura di un’ora e mezza. Per un’oretta circa ho lasciato l’alga konbu, poi eliminata, e ho servito con un ottimo extra vergine aromatizzando al limone con poco succo e scorza grattugiata. A me l’abbinamento limone-legume pare sempre vincente.

Provato mai ceci e limone? (anche il miele sarebbe perfetto nel caso. Mistura con limone, sì)

Non ho ancora letto Memorie della Tunisia di un tempo di Irene Cusmano. Non l’ho fatto perché voglio avere la testa giusta. L’attenzione che merita e la calma, nemmeno apparente, che non ho. Voglio scovarci odori e ricette. Voglio trovarci pure le cicerchie e le fave e la mia terra. Poi scriverne. Ancora e Ancora.

E’ il bimbo letterario della mamma di Paola. Paola è una delle porte piùpiùpiù meravigliose che ho aperto qui. E’ un mondo vicino che ho toccato e abbracciato provando un’immane sensazione di benessere; da poco e per poco ma era come da sempre e per sempre. Abbiamo in silenzio stazionato sotto una borsa per coprirci da un faretto accecante. Abbiamo messo occhiali da sole per non far vedere lacrime e riso. Nel buio. Nel sole. In strada con donne ubriache urlanti.

Torino. Ed è lì che è continuata, e mai finita, l’avventura con una persona importantissima seppur lontana da molte, troppe cose. Sempre per quel maledetto tempo. Quella maledetta distanza. Quelle maledette paure. Io Paola la vorrei ogni giorno. Vorrei proprio costringerla a stare con me. I suoi occhi mi infondono pace. Il lato della sua bocca che sorride mi fa sentire al sicuro.

Per via del lavoro (chefasemprestranodirlo) sto testando roba con lenticchie. Sto facendo lenticchie a tutto spiano. Lenticchie pure nella cheesecake e nel plumcake. E ho pure frullato le lenticchie ma non nel senso di vellutata. Proprio di farina di lenticchie. Schifezze apocalittiche mentre il bimby esplode perché ho letto male e per una besciamella veloce non ho messo 500 ml di latte e 50 grammi di farina per cominciare ma: 500 ml di latte e 500 grammi di farina. E’ venuta fuori una pallazza enorme che ha cominciato a sparare ovunque, soprattutto sulla mia tanto adorata tenda tecnica che molte volte mi corre in aiuto come sfondo per le foto.

Insomma per dire che lenticchie ovunque e pure nell’udon. Ma solo perché nello Iaia Market ce ne erano due pacchi in scadenza e quindi al Nippo tocca mangiare anche udon con aiooioepperoncino (poveretto). La pioggia di sesamo giusto per dire che. No. Non ci sta affatto una schifezza. Il sesamo è conclamato ormai sta proprio bene con tutto. Anche con un’accoppiata raccapricciante come potrebbe essere quella dell’udon (cotto nel dashi). Quando il post andrà in onda (è sempre bello dire in onda)  io sarò finalmente dopo settimaneesettimaneesettimnae con la mia Mary. Santa donna che si è sempre presa cura delle mie mani (ecco perché è da un po’ che non compaiono nelle mie foto *disse ridacchiando*. Sono ridotte non male. Di più) e che da un po’ non ha potuto per via dei miei impegni. Per via del mio esaurimento. Per via della mia tristezza.

Solo che mi sono detta guardandomi le mani (oltre al fatto che facevo davvero moltomamoltomamolto “strega Grimilde” con pellicine e cuticole rovinate) che occorreva un po’ affetto.

Nei miei confronti. Anche solo un po’. Che è sempre scarseggiato ma mai così tanto. E quindi vai di Rouge Noir, che al momento pare essere la panacea di tutti i mali. O almeno è bello convincersene.

Questa sera una nuova Tombola per Anziani! Possiamo fare un ip ip urrà finto per cortesia? Nel frattempo Nicol tra 5 giorni lavorativi (così dice Amazon) dovrà ricevere il nuovo libro di Montersino e Luci tra 1/3 settimane lavorative (così dice Amazon) il librotto greco di Vefa. La povera Biancaneve forsecheforse dopo dieci anni riceverà il pacchetto perché Bartolini passa di qui alle ore 15 (vuol dire che verrà alle 15 di dopodopodopodopodopodomani).

Ehhhhhh. E giusto ieri stavo dicendo dei silenzi (ok non è vero. Sto scrivendo proprio dopo aver scribacchiato quelle quattro parole a caso nel post di ieri e faccio finta che siano passate 24 ore. Bello no? Un Blog verità, questo). Dicevo? Ah sì.

Silenzi.

Aridaje con questa ciotolina e le lenticchie. No. Non c’è nè la misera patata avanzata insieme alla prova di besciamella nè il tartufo seccoebruttoepuzzolentocomeilprofumodiladygaga ( possiamo chiamare il Tartufo da oggi sempre così?) . C’è il radicchio, che aborro come il profumo alla vaniglia olioso di Body Shop (ma anche quello al cocco) con il quale piaceva farsi la doccia ad  una della terza C. Bontà sua un giorno, dopo aver deciso che una doccia poteva essere facilmente sostituibile a una boccettina oliosa intera di cocco Body Shop, ho dovuto chiamare mamma per venirmi a prendere. Emicrania feroce e narici in fiamme. Non era colpa mia se mi assentavo: dovevo disegnare. Non era colpa mia se andavo prima: erano gli altri a preferire il profumo alla doccia. Non era colpa mia se non andavo bene in matematica: avevo già capito che non mi sarebbe servita e allora perché perdere tempo santocielo?

Insomma non è mai colpa mia ( sì. La smetto).

Questa è meno peggio della patata triste ma solo io potevo abbinare le tagliatelle con alga spirulina insieme al radicchio e lenticchia. E questa volta non ho neanche la scusa dei colori perché diciamolo sì il radicchio si abbina vagamente un po’ alla forchetta adorabilmente a pois ma. Ma sono proprio al limite. Non si sentono solo le mie unghie che graffiano vetri come gatti ma una vera e propria fastidiosa strisciata con buuuuuuuuuuuu al fondo della sala. E arrivano già i primi pomodori. 

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