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[youtube=http://youtu.be/2d8KZa5oXis] [youtube=http://youtu.be/G2TDBbWUDLw] Di Caterina  e una nuvola di cioccolato tra risate e commozione ne ho parlato lo scorso anno qui. Adesso non mi resta che contare i giorni che ci separano e mangiare Tortellini di Cioccolato. Lei Pistacchi Salati. E' una storia struggente la nostra. Ingredienti per una

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Ed ogni volta che ormai preparo qualcosa con il tè matcha non posso fare a meno di pensare alla bellissima Elllisa. Non si sentiva certamente il bisogno dell’ennesima VideoRicetta sul Tiramisù. In realtà non si sentiva neanche il bisogno che una Catanese pazza che non ne capisce nulla di cucina si mettesse a bloggare e delirare e fare pure libri su FumettoRicette ma.

Ma non sono brava ad autopromuovermi o sbaglio?

Insomma per dire che non ce ne era bisogno ma sono una creatura dedita all’inutilità e quindi: La VideoRicetta del Tiramisù. Solo che giusto per confermare che nonnecapisconulla ho voluto adoperare il cioccolato bianco, nemico acerrrrrrimo delle FoodBloggerImpegnate (e infatti non sono una food blogger. E infatti di impegnato ho al massimo lo scegliere nani da giardino), con il tè Matcha che è stato status symbol innovativo nell’ambiente glamour del food ma che a me importa un fico secco di tutta la dietrologia fescion del matcha:

(eppure un dattero essiccato, che il fico secco melomagno!)


Non che ci sia bisogno di blaterare ulteriormente sulle praline aromatizzate perché l’ho già fatto con le praline alla cannella (clicca qui), con quelle pasquali a forma di coniglietto al cioccolato fondente (clicca qui) e con quelle al tè matcha e cioccolato fondente (clicca qui), senza dimenticare il White Day con le praline al cioccolato bianco e pepe rosa (clicca qui). Potevo forse non fare quelle al cioccolato bianco e tè matcha? O per meglio dire  potevo non  mostrare una delle infinite variazioni? La risposta è: sì potevo evitare ma non sarei la persona egocentrica, stakanovista ed esibizionista che sono ergo eccole qui. Questa volta piuttosto che amalgamare bene il matcha l’ho lasciato lì. In superficie perché volevo che si sentisse proprio la sbriciolosità e la granulosità e l’essenza fortissima stessa di questo tè verde che amo.

Ho sempre rimandato non perché non fosse importante far comparire la mia mamma nei disegni; del resto in un’occasione molto importante era già avvenuto ( clicca qui ). L‘ho fatto semplicemente perché nessun disegno mai potrebbe renderle giustizia;  Nanda è davvero un’opera d’arte che non si può copiare. Poi però complice la festa della mamma in arrivo e delle sorprese che volevo farle ed: eccola.

Basta un codino corto (perché la mia mamma porta sempre e solo il codino), un abito iper colorato e delle ridicole scarpe con tanti ma proprio tanti gingilli etnici, pietre, micro elefanti e pezzi di pietra lavica. Esattamente tutto l’opposto  di me. Ed è per questo che non può che essere migliore.

So già che questa sorpresa la farà diventare rosso fuoco dall’emozione mentre armeggia coraggiosa con il suo ipad ma, ecco sì. Da oggi Nanda comparirà su questi schermi come principale protagonista. In effetti è questo che è: protagonista di tutta la mia vita. Tra l’altro mi ha pregato di riferire  un infinito-enorme-grazie per tutti i messaggi e incoraggiamenti di questi giorni. Si è commossa come una bimba. Anzi no. Si è commossa come la sua bimba, ecco.

Mamma ti amo. Anche se indossi orrendi vestiti etnici, santo cielo. Lo riesco  a perdonare ( con fatica) solo a te (forse).

Sono molto felice perché prima c’erano solo i muratori. Adesso pure gli stagnini. Ed è stupendo tornare la sera a casa mentre pronunci le fatidiche parole ” non vedo l’ora di farmi una doccia” e scopri che dopo una prima ondata di acqua (con terra)  color senape si interrompe il flusso. Sono molto felice perché dopo aver messo lo shampoo e cominciato a massaggiare leggermente quella scatola che contiene idiozie sotto un parruccotto di doppie punte, sono rimasta lì. Con i capelli schiumosi, qualche goccia nell’occhio che lacrimava e un’unghia spezzata.

Voglio molto bene al mio stagnino. Glielo ho detto mentre afferravo la cornetta ed emettevo suoni da cornacchia farfugliando “tipreparocaffè. ticantotuttalacompilasciondiuitneiiuston! tirovino! tibruciolacasa!”. Perché nella vita l’importante è stare calmi. Ed io lo sono stata, calma, perché quando l’ho visto invece di spaccargli il setto nasale sul balconcino di pietra lavica , l’ho invitato in casa dicendogli  ” E ora le preparo un buon caffè. CON LA MOKA”.

Lo ha bevuto ben conscio della sua colpevolezza. A capo chino con un mi dispiace  che come risposta ha ricevuto “ma ci mancherebbe. Non c’è bisogno di scusarsi. Capita” (leggi: non peggiorare la situazione o ti preparo pure un orrendo cappuccino) 

Papà ha ben pensato di “sistemare qualcosuccia qui  e lì”  senza contare ” piccolo cambiamenti” (leggi: buttare giù un palazzo. Costruirne tre. Fare un ponte di ottomilametri sospeso su un lago artificiale. Una cosa così eh. Semplice e veloce). Il risultato è, per farla breve, che trascorreremo tutta la primavera e l’estate  con questa massadiincapaci ahem. con questi adorabili personaggi che come scopo primario hanno un unico obiettivo: rovinarmi l’esistenza.

Li immagino la sera tutti riuniti davanti ad un ottimo caffè alla faccia mia che con foglietti, squadrette, penne e matite progettano qualsivoglia diavoleria per : lasciarmi senza luce mentre sto disegnando con la tavoletta grafica facendomi così perdere i disegni ( è successo solo 29048230482348 volte), staccare l’acqua quando ho i capelli tutti cotonati con lo shampoo, spaccare i tubi del gas ( e magari accendermi la luce) quando pronuncio le fatidiche parole ” e ora faccio  il video mentre preparo  il pollo con il tè “.

Capisco perché Jack Torrance per scrivere il libro abbia dovuto ricorrere all’esilio forzato. Capisco pure poi perché poi quella leggera tensione accumulata abbia fatto fiorire in lui la follia omicida. Ho capito insomma che Jack aveva i muratori in casa. Non c’è altra spiegazione. Perché qui manca davvero poco a :

“All work and no play makes Iaia a dull girl”.

Manca davvero pochissimo.

Ne rimarrà soltanto uno e vi assicuro che sarà il mio nano da giardino killer e le nanette gemelle abbigliate di abitino azzurro lino.

( invece di “little pig” griderò al Nippo ” little mouse”. Non vedo l’ora di proferire tal citazione)

Elisa è una fotografia in bianco e nero. Di quelle sospese ed eteree in uno sfondo bianco. Elisa rapisce nani e ride davanti all’obiettivo per me sotto un lenzuolo bianco. Regala nani la mia Elisa con tre elle. Di quelli piccoli portatili da tenere nel terrazzo o in borsa quando mi sento sola e ho paura. E guanti di hello kitty quando ho freddo. Beve tè matcha Elisa e ci accomuna questa insana passione di elaborare biscotti complicati verdi mentre facciamo al telefono torte di mele il sabato pomeriggio. Siamo continuamente assillate da una biondina io e Elisa; la stessa che si ostina a volerci bene mentre noi sogniamo di liberarcene e rimetterla al suo posto che è il cielo. Perché è una stella.

Non ho mai abbracciato Elisa ma accadrà presto e per lei ho confezionato delle piccole tortine sotto forma di cheesecake al tè matcha. Accendendo una candela e soffiando. Sperando che attraverso questa nuvola di vento giungesse tutto l’amore e la stima profonda che provo per lei.

Auguri Elisa con tre elle. Grazie di essere nella mia vita.

La ricetta della cheesecake al tè matcha sicuramente sarà stata fatta in ogni angolo del web ma io ho adoperato la base di una torta al formaggio classica americana aggiungendo e togliendo. Andando a sensazione e improvvisando. Guidata dallo spirito Matcha.  Si sa che non consiglio mai le mie follie culinarie ma semmai ve lo stesse chiedendo : sì. Sono sopravvissuti tutti ed è stata trascritta nel sacro Libro di Bodrum a dimostrazione che vale davvero la pena provarla (nuovamente).

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