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Io non sono maestra di nulla, come mi è piaciuto ribadire anche e soprattutto nell’introduzione del mio librettoLe  Ricette di Maghetta Streghetta” (sembro una mamma che parla sempre del suo cucciolo. Sopportatemi, per favore), quindi questo non vuole essere un corso dettato da una maestrina. Visto però che spesso quando farnetico di sushi, alghe, wakame, nori e arrotolamenti vari mi vengono poste diverse domande, avevo proprio voglia di “catalogare”, “organizzare” e “sistemare” anche tutte le varie tipologie del sushi in modo che ci possano tornare utili pian piano che le puntate della Rubrica “Sushi con Iaia” prendono sempre più corpo. Pertanto vi saranno anche parecchie “ovvietà” che alla lunga però potrebbero non risultare tali. Quello che segue quindi è un piccolo vocabolarietto sushiesco con inserimento di termini “nipponici” ( ve l’ho detto che sto studiando seriamente il giapponese adesso? ecco. Sono molto emozionata *disse rossa rossa felice*).

Uhm poi il peperone ha rovinato tutto e mi sono anche arrabbiata un po’. No dai, molto più che un po’. Avevo letto su una bibbia di cucina orientale però che per i contrasti visivi e per l’armonia della cucina taoista e tutte quelle meraviglie celate tra gli odori, i piatti e i contrasti appunto, occorreva necessariamente una punta di colore. E io di colore in quel momento avevo solo un triste peperone verde abbandonato che era stato escluso da una peperonata selvaggia confezionata con Mamma. Robina leggera sempre la nostra impavida Nanda.

Adorabili le patate alla giapponese con la soia no? Uhm… mai provate? E quindi te le sei perse? sìsìsìsìsì queste qui sotto intendo.

Ah. E si può sempre rimediare cliccando qui  (anzi si trova all’interno dello stesso post) pure un’altra idea velocissima per servire le patate con la salvia. Una sorta di “cotoletta” vegetariana (non vegana perché se non erro c’è l’albume. Ma erro generalmente sempre. E potevo pure controllare invece di scrivere questa inutile parentesi) con all’interno una sorpresa salviosa davvero intrigante. Insomma ma oggi non si parla né delle patate giapponesi alla soia né di quelle con la salvia a mo’ di cotoletta. Si parla di un’insalatina casalinga molto in voga in Giappone (e allora ricordiamo pure il librotto adorabile della cucina casalinga di Harumi Kurihara, no?) semplicissima da preparare. Si tratta semplicemente di patate lesse tagliate a tocchetti (se si è sicuri che le patate siano buonebravebellebiologichenontrattateblablapulitesterilizzatelesolitecose si potrebbe pure lasciare la buccia. Girate in una ciotolina con maionese non troppa abbondante (meglio se fatta in casa che ci si sta proprio due minuti) leggermente aromatizzata con il wasabi e servita con del prosciutto crudo leggermente tostato in padella con pochissimo olio di riso.

Qualche fogliolina erbettosa prezzemolosa (anche se occorrerebbe il mitsuba mavvabbè. Uotismitsuba?) e via. In tavola anche (e soprattutto) servita fredda. Come si fa del resto con l’insalata di patate polacca o qualsiasi variazione di “insalata” patatosa (pure quella russa, sì), che il giorno dopo è sempre più buona. 

Mica mi sono dimenticata della cucina taoista eh*disse con tono minaccioso fissando il monitor .

Dopo l’introduzione ( che puoi trovare qui qualora miracolosamente te la fossi persa e volessi infliggerti adesso la pena) e qualche base come il brodo di pollo con filosofia annessa ( che puoi trovare qui) sarebbe giusto fare un bell’approfondimento sulle alghe. Credo ci sia ancora qualcuno che rabbrividisca all’idea di nutrircisi e la cosa francamente non può che rassicurarmi. Meno alghe mangiano gli altri e più posso desalgare il mare ( se si dice desboscare il bosco si potrà pure desalgare il mare no?). Alla base della cucina orientale vi sono molti ingredienti sconosciuti all’Occidentale chiaramente, ma è pur vero che ormai non si fa fatica a reperirne neanche uno. Uhm, bugia. In effetti del basilico rosso e funghi mu-er neanche l’ombra e per il coriandolo fresco si fa una fatica impensabile. Se il mio sogno rimane comprare foglie di banano per creare infinite variazioni che ahimè a causa dell’assenza non ho potuto neanche prendere in considerazione, mi rincuora il fatto le alghe siano ormai in commercio praticamente ovunque nei diversi biologici (per i periodi sintattici corretti ne parliamo dopo le vacanze. Forse )

Polpettine come non ci fosse un domani. Dopo l’acquisto del libro Polpette, su cui blatererò al più presto per la Rubrichetta “La Libreria di Iaia”, non ho fatto altro. In meno di due settimane qualsiasi elaborazione polpettosa contenuta all’interno del libro era stata eseguita. Se la memoria non mi inganna ( risate registrate, grazie regia) ne ho già pubblicate un bel po’ ( ok fermi tutti che corro in archivio. Mica me le ricordo*disse fischiettando)

(non so fischiettare per la cronaca ma so fingere ed emulare il suono)

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