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E’ un po’ quella la sensazione. Qualcosa di appiccicoso come la pasta di zucchero. Di freddo come fosse gelo. Con occhi neri fissi senza luce. Senza pupilla e parte bianca.

Sono un Pupazzo di Neve. Fisso. Immobile. Che aspetta di sciogliersi.

Non ci vogliono molte parole per descrivere ulteriormente questi giorni trascorsi in questo luogo a me sconosciuto. Abitato da mostri feroci. Da silenzi spaventosi. Costellato da vortici di dolore.

Ti ho aspettato tutta la vita 2012. E sei arrivato per l’insegnamento più grande: ricordarmi cosa è esattamente la vita. Quanto occorrerebbe ricordarsi che è il presente. E’ il presente la vita.

Agata nel suo profilo Facebook pochi giorni prima di quel maledetto giorno di Novembre ha scritto alla voce “informazioni”, che la riguardavano questa frase:

“Non vivo nel mio passato, né nel mio futuro.Possiedo soltanto il presente,ed è il presente che mi interessa. Se riuscirai a mantenerti nel presente la vita sarà una festa,un grande banchetto, perché  è sempre e soltanto il momento che stiamo vivendo”

Auguro a me e tutti voi, che amo come poche cose al mondo, di vivere intensamente il Presente.

Grazie infinite per trascorrere ogni presente con me. Buon Anno Amici miei.

Come ieri nel caso  del Cupcake Mummia (te lo sei perso? clicca qui), il fantasmino rimane uno degli indiscussi protagonisti per un Halloween terrificantemente strepitosamente fantasmagoricamente mostruoso (sto esagerando? nahhhhhhhhhhh) e con la scusa di questo semplicissimo cupcake possiamo anche fare un ripassino fantasmoso delle realizzazioni fatte qui al Gikitchen con l’adorabile esserino lenzuoluto. C’è stato un periodo, quando ero piccola, in cui scrivevo e disegnavo solo ed esclusivamente storie con fantasmi. Ricordo di averne creato anche uno con un lenzuolo bassetti tristemente geometrico; di quelli che odiavo.

Ho sempre detto a mamma che avevo paura delle lenzuola con le trame geometriche o i disegni e che le volevo solo ed esclusivamente monocolori e soprattutto di colori specifici. Ha sempre minimizzato, poi ha capito che come con il verde non erano capricci (ne facevo altri eh) ma davvero paure.

Adesso che sono grande (risate registrate) in casa non esiste un solo lenzuolo che non sia monocolore (tranne quelli del nano da giardino. Vabbè machecentra?).Per realizzare questi cupcake fantasmosi basta scegliere sempre una base per il nostro tortino a seconda dei gusti (nell’indice ci sono moltissime ricette) e qui di seguito alcune in versione stampabile (anche con la fumettoricetta! Clicca qui!)

e giocare con la pasta di zucchero, marzapane, cioccolato plastico, qualsiasi cosa. Davvero qualsasi cosa. Anche semplice glassa (come nel caso dei cupcake dello scorso anno. Li ho fatti volutamente in due versioni diverse. Lo scorso anno con la glassa e quest’anno con la pasta di zucchero. L’anno prossimo sarò emigrata in Tibet e quindi non li farò in nessun modo).

Adesso non si scherza più eh *disse con tono minaccioso fissando il monitor. Un rivolo di bava alla bocca le scendeva dal lato sinistro del labbro inarcato. Un guizzo di sangue esplodeva nella pupilla sinistra mentre i capelli arruffati si alzavano sin sopra il tetto e.

E che cosa sto dicendo?

Lo scorso anno insieme  a Pulcettamia (Giulia Amaradolcezza) abbiamo preparato i Cake Pops di Halloween (con il post dell’amicizia romanticissimo. Con tanto di video e vignette. Se te lo sei perso puoi cliccare qui e vederlo). Fare i cake pops è un modo interessante per riciclare torte, colpire con effetti scenograficiculinaripazzeschi gli ignari che non sanno quanto sia facile arrotolare una pallina, infilzarla in uno stecco e decorarla. A me i Cake Pops fanno pensare a Giulia. La prima volta è stata con lei e quando finalmente potremmo abbracciarci e cucinare insieme non avremo sicuramente dubbi su cosa preparare e fare.

Prima o poi su questo spazio un videopost di me e lei che confezioniamo cake pops ci sarà *logiurosututtiimieinanidagiardino.

Sarà che ogni “conigliello è bello a mamma soia” (cosa sto dicendo?) ma io sono letteralmente impazzita per questi cosini qui. Lo confesso. Credo che sinora nulla mi ha reso così orgogliosa di me tra i fornelli. Riesco sempre a sminuire, annientare, denigrare e infierire su tutto quello che fotografo, scrivo e disegno ma è innegabile che a ‘sto giro (linguaggio volutamente giuovanile e friendly) io mi sono detta “Iaia. Forse che forse sono carini davvero”. Quando ho avuto conferma poi che erano pure buoni ho gridato al miracolo. Come base ho usato  una ricetta cioccolatosa sofficissima di Montersino *seguono inchini e fiori all’altarino.

Sarà tutto questo rosa e bianco che tanto mi ricorda il mio iphone (ne ho anche un altro serio eh. Tutto nero con le orecchie nere. Non si dica che non sia una personcina seria io, tzè) o sarà semplicemente che trovo le orecchie da coniglio fondamentali per la mia sopravvivenza ma qualcosa mi dice che. Mai più da oggi trascorrerà troppo tempo tra le ripetute realizzazioni di questi Cake Pops. E’ difficile scattare foto con il vestitino da coniglio che mamma ha confezionato per la mia reflex, ma ugualmente riesco. Come è difficile indossare il mio cappello peloso quando non vi è troppo freddo perché si rischia di soffocare ma ci sono riuscita anche ad agosto. E’ difficile sempre avere delle orecchie da coniglio e rincorrere il tempo ma bisogna farlo (non fa una piega il ragionamento vero?).

Ho anche la versione estiva eh>>>Non ci credi ? clicca qui >>>

Insomma conigliosamente orgogliosa di essere orecchio munita ovunque, mi accingo a enunciare le regole fondamentali per l’ottima riuscita dei cake pops: crederci.

Ohhhhhhhhhhhhhh perché sono stanca eh! Sono due giorni che mi arrivano email, tweets e piccioni viaggiatori (smettetela. Non li faccio entrare. Mi pare ovvio che preferisco i conigli ai piccioni, ordunque basta poco checevò) dove mi si dice “ehhhhhh ma tu sei brava”, “ehhhhhhhh sì però i cake pops sono difficili”, “ehhhhh però mica spieghi i vari passaggi”.

Eh. Però. Sono tutte scuse *disse salendo sulla scrivania, agitando i capelli e puntando la bacchetta verso i volti di tutti i lamentosi. Basta! Finiamola di essere così demotivati. E non so cucinare. E non so disegnare. E non so fare polpette di torta. E il forno non mi funziona. E io lavoro. E io mi annoio. E nuncihotempo.

E BASTA! Silenzio! COMANDO IO! D’accordo?!?!!?

 

Calmiamoci santocielo! Ah no. Devo calmarmi io. Ok.

 

Mentre plasmavo il volto di questi adorabili pulcini ascoltavo il tema di Totoro e pensavo seriamente che dopo il Pancake di Totoro ( e i panini)  non mi sono dedicata più seriamente al mio amichetto pelucchioso che mi guarda in tutte le forme e grandezze durante i miei lavori; escludendo il cappellino per uova e l’acquisto su Etsy dei portacellulari che avrei potuto certamente fare con un po’ di stoffa e filo.

Perché sì sulla scrivania ce ne sono due piccini tra le matite poco sorridenti mentre sulla mensola a sinistra ce n’è un altro esaltato che ogni tanto tanto si butta e mi fa prendere colpi assurdi al cuore. Puffff. Arriva dritto dritto come se avesse preso la rincorsa e cade sulle mie mani che ticchettano o disegnano o fotografano fogli con maghette. Due ancora sulla destra dediti anche loro all’attività di bungee jumping, solo che devono soffrire il freddo perché preferiscono atterrare sul termosifone piuttosto che sulle mani. Dove sono incastrati tutti gli Ugly Dolls. E allora mi riprometto di fare assolutamente i cake pops di Totoro mentre ondulo un po’ la testa e sorrido.

Questi adorabili  lecca lecca morbidosi mi hanno definitivamente conquistato. E’ come vivere in un eterno luna park. Mi è sempre piaciuto e non è un segreto trasformare e inventare mondi ma con la cucina è ancor più divertente talvolta. Forse perché scompaiono. Non dentro i cassetti e i quaderni come avviene con i disegni. Ma scompaiono nel pancino di chi ami. Certe volte guardo il pancino del Nippotorinese e immagino pulcini zompettanti e cake pops di Totoro. Vedo ancora il pancake con il suo facciotto buffo e i piedini di Babbo Natale finiti nel camino. Stanno tutti lì nel mondo del pancino. Si sono riuniti e rimergono tra ricordi di risate e giorni passati che poi a ben pensarci sono ancora qui. Appesi e imperituri.

Ricordo quando ho visto per la prima volta Totoro. Abbracciata a lui che agitava la testa dissentendo fortemente. Incredibile come non lo avessi visto e se non ci fosse stato lui nella mia vita forse ancora non sarebbe accaduto. Perché si è soprattutto quello che hai deciso di essere e con chi hai deciso di farlo. Si è esattamente il risultato dell’unione dell’amore che hai fortemente voluto.

Quando guardo il panciotto gonfio di Totoro penso un po’ al mio. Quello che non c’è più e se per certi versi la musica cambia un po’ e diventa dolorosa poi tutto svanisce e riappaiono pulcini ed esserini piccoli saltellanti che come ombrello hanno una foglia di edera. Credo che con la conoscenza di Totoro e del mondo che è arrivato insieme a lui, oltre alla salvezza, ci sia stata la giusta sinfonia per ballare.

L’altro giorno senza paura ho accennato un balletto per strada. Senza spaventarmi di avere più di trenta anni. Del resto nel pancino lui porta pancake di Totoro e io avevo il panciotto gonfio di Totoro. Non importa l’età se hai due pancini e panciotti così diversi.

Una volta credevo che stare ferma sopra il ramo insieme a Totoro per me fosse impossibile. Che fossi troppo pesante.  Adesso  credo ugualmente che quella leggerezza non ci sia ma  non ho paura di tentare e provare. Mi accomodo lì con il mare sotto e guardo un po’ giù. Mi sporgo e se l’equilibrio manca al massimo cado. Tanto so nuotare. Sì è vero dipende da che tempo fa o se c’è vento ma se sai nuotare in un modo o nell’altro arrivi a riva.

Mi piacciono questi cake pops pulcini con la loro rotondità totorosa. Con quello sguardo un po’ stupido e infantile che ti fissa dentro il bicchiere di cotone idrofilo che è nuvola. Mi piace giocare con le parole e le mie visioni. Mi piace ascoltare musiche e ricordare. Mi piace lasciare andare via le dita sui tasti e far finta di giocare, cantare, suonare da sola.

Alle 21:21 un’altra ricetta. Eh sì, si è deciso per il palindromo del 12:12.

E la settimana della Pasqua è arrivata. Dopo queste due tediosissssssssime (smentitemi o ci rimango malissimo santacolomba) settimane insieme dove si è blaterato fino allo sfinimento di colombe, cioccolatini, coniglietti e pulcini e uova in ogni forma e uso,  si aprono le danze ufficiali per arrivare al meglio alla domenica che verrà. Volutamente mi pare di intuire che anche quest’anno non sia riuscita a preparare l’agnello. Comprendo benissimo che essendomi votata “alla vita normale” almeno culinariamente parlando, non riesco ugualmente a preparare alcuni piatti. Non riesco a cucinare il coniglio e l’agnello. So che è stupido. Contando che per me tutti gli animali hanno lo stesso valore e a tutti porto lo stesso rispetto non mangiandone e cibandomene ma. Con l’agnello e il coniglio confesso di avere enormi difficoltà (anche col capretto, e tutti i piccinisantocielo). 

 E’ ugualmente una barbarie dal mio punto di vista cuocere la costoletta del maiale anziano ma l’aggravante dell’infantilità dell’agnello grava ulteriormente sulla mia coscienza e non riesco a nasconderlo. Mangiate carne da pensione vi prego ! ( ok la smetto)

Non ho voluto forzarmi quindi, e nessuno mi ha chiesto di farlo, nonostante lo scorso anno mi fossi ripromessa di provarci quantomeno. Non sono pronta indi per cui non bisogna neanche stare lì a tormentarsi ulteriormente. Cosa da non sottovalutare poi, non devo in alcun modo giustificarmi in primis con me stessa. Ah no. E’ un post di cucina e non una seduta spiritica. Escidaquestocorpoescidaquestocorpo.

Non ci saranno agnelli sulla mia tavola ma una serie di animaletti zuccherosi credo proprio di sì e l’agnellino al massimo lo si fa con la pasta di zucchero. Questi adorabili cake pops sono di facilissima realizzazione. Occorre la pasta di zucchero e per questo motivo sarebbe un bene nelle occasioni di festa tenerne sempre un po’ in dispensa. Del resto la si prepara facilmente con un robot da cucina e la si conserva anche per più di due mesi.

Sì è vero che si trova anche in commercio ma è oltremodo nauseabonda. Ancor più, e si stenta a crederlo, di quella preparata in casa che poi può essere pure aromatizzata come si vuole (e qua ti volevo!). Ho cominciato con la realizzazione di Cake Pops gallinosi perché oltre a essere facilissimi da realizzare sono coreograficamente perfetti per la Pasqua. Occorre poi un becco piccolo piccolo arancione, una cresta e due colate minime di cioccolato per gli occhietti. La base dei Cake Pops è perfetta perché si può scegliere tra una gamma infinita a secondo dei gusti e via.


Lo scorso anno per il Giorno di San Patrizio (clicca qui) avevo confezionato dopo aver cotto dei tortini bigusto al cioccolato, una tazzina-boccale  di colore sorprendentemente verde. Né la panna bianca e soffice e né il piattino lindo ( su base verde, uff) erano riusciti a placare la mia ancestrale avversione nei confronti di siffatto colore. Solo che a San Patrizio è davvero un obbligo proseguire con il verde ahimè. Il 17 Marzo per me, insomma diventerà il giorno del supplizio visivo.

Mi avevano convinto quei tortini eccome e qualora vi interessasse la ricetta basterà andare al fondo di questo delirio ( clicca qui)  . Per la pasta di zucchero senza glucosio  c’è sempre il solito noiosissimo e tedioso blablabla che se vi siete persi (vi assicuro non aggiungerà nulla di fondamentale all’esistenza e alla preparazione stessa) e  basta cliccare qui per avere la ricetta in formato stampabile. E’ semplicissimo e sì, uso i coloranti in gel o in polvere perché sarà pure un mio limite ma con quelli liquidi faccio pasticci che metà bastano.


Il Tortino di San Patrizio era adorabile. E’ divertente notare come le cose più carine dal vivo perdano poi in foto tantissimo e viceversa; mi capita talvolta di restare diversi minuti perplessa davanti al monitor. Quella che sembrava essere una ricettina esteticamente poco accattivante su video diventa improvvisamente interessante mentre l’altra sulla quale nutrivi e speravi un quid in più visivamente riesce a rendere meno di una patata bollita; che tutte le patate bollite mi perdonino perché si generalizza giusto un po’ nulla togliendo al fascino di uno degli ortaggi più affascinanti fotograficamente che ci siano. E insomma per dire che poi all’obiettivo queste tazzotte verdi mi avevano deluso e non poco tanto da snobbarle durante la scelta di alcune foto e decretare che no. Rimarranno nell’anta buia della dispensa. 

Quest’anno ho fatto, per delle fotografiche alle quali sto lavorando, altre cosucciiiie ( con tante i, mi raccomando) che non so ancora a quale fascia appartengono. Contando però che realmente avevano una resa che definirei “importante” so già che  a monitor mi faranno giusto un attimo imbestialire. Quando mi lamento e sbuffo dicendo “nonèpossibileperòuff” tuttattaccato mamma, nippotorinese o chi ha la sfortuna di vedermi nel quotidiano, non può non suggerirmi ” ma perché non le guardi prima?”. E io le guarderei sì prima ma durante gli scatti regna tutto fuorché la calma apparente che emanano. Ci manca pure che controllo al computer e partono altre due ore di sonno.

 Questi tortini semplicissimi, dei cupcake-pezzotti di torta insomma, sono in realtà il rimasuglio di un impasto tortoso che ha conquistato parecchio la gente che ha stazionato qui. Mi è stato fatto notare dal Nippotorinese e poi da Papà,  che ormai è un intenditore di Cupcake  oltre che di pipoa e quinoa, quanto possa essere diverso l’assaggio di una piccola porzione come può essere il cupcake e quello di una bella fettona dello stesso ma realizzato nella classica forma a torta.

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