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Che Baratti e Milano sarà pure splendido sì ma Mulassano è nel cuore e nessuno riesce a spodestarlo. Lo shakerato senza zucchero è sicuramente il migliore insieme a quello di Gobino ma. Ma nonostante la Galleria. Ma nonostante le vetrine. Ma nonostante. Ma.
Mulassano è nel cuore.
Che aveva ragione il Nippotorinese e che Ottimo si è rivelato il massimo dell’innovazione. Lui l’anno scorso come avevo ampiamente documentato qui era già sicuro dopo aver provato il limone e salvia. Io volevo rifletterci un po’ su. E’ bastato un cucchiaino di granita lime e menta. Un altro di arancia e basilico. E non parliamo neanche del cioccolato fondente Torino alla Pietra. Il delirio delle papille gustative ma. Ma l’Ice Cream Tour sta arrivando e lì sì che potrò blaterarne ancora e ancora.
Che ho provato a mangiare il cono. Nel senso che il cono l’ha mangiato poi il Nippo ma. Ma mi ero convinta che il cono gelato non era riservato alle signorine per bene. Che la coppetta fosse più opportuna. E me  ne sono talmente convinta che anche “al chiuso” non lo mangiavo mai. Ecco. Dopo aver rifiutato un pinguino in quel di Santa Margherita Ligure (non dovevo! *si schiaffeggia*) per questo motivo mi ero ripromessa di tentarci. Ed ecco  il risultato. Cioccolato fondente senza latte goduriossssssssssso tutto spiaccicato sulla faccia (che con l’effetto earlybird sembra botulinata. La realtà è ben diversa e le rughe ci sono eccome. Santo earlybird subito!).

Fiorio all’angolo. Si fermò a prendere un gelato allo yogurt. Le piaceva tantissimo. Era amaro e non stucchevole come quello delle macchinette che riempiono un cono o una coppetta in quei ridicoli distributori di acciaio ormai sparsi per la città. Prendeva sempre il gianduja lì; del resto Fiorio era proprio conosciuto per questo gusto nella città che ormai da anni era anche un po’ sua. Percorrendo la via che l’avrebbe portata al mercato si rese conto di come in fondo non fosse per nulla cambiata la zona della Crocetta. Aveva voglia di prendere un clafoutis pere e cioccolato alla Torteria Olsen. Aveva voglia di ricordi e di abbracci che non poteva ricevere se non concentrandosi molto per affidarsi ai ricordi.

Il clafoutis, doveva ammetterlo, non era per nulla dissimile da quello che le preparava sua mamma quando lei con il vestito azzurro di cotone fatto dalla zia saltellava con la corda fuori in giardino. I merletti svolazzavano mentre rideva senza motivo; cosa che le riusciva già da tantissimi anni difficile. Non tanto trovare un motivo, perchè non lo aveva, quanto ridere in sè.

Nella sua cucina, poco distante da dove quel buon gelato le rinfrescava il palato la domenica mattina, scriveva su un quaderno comprato alla Feltrinelli quello che le era accaduto durante il giorno.

Aveva salutato la signora Rossi affacciandosi al mattino per riprendere la roba stesa. Aveva abbassato un po’ la fiamma della moka quando stava per salire profumando anche le piastrelle. Aveva deciso di non stirare e continuare ad accumulare nel cesto di vimini dove anni prima c’erano un panettone, una bottiglia di vino e un cotechino. Aveva poi sistemato la spazzatura da buttare e  se era un giorno dispari scendeva giù con le buste per sistemarle nei cassonetti e risalire. Aveva riposato su una poltrona e fissato il televisore spento. Qualche volta aveva mangiato un uovo o due fili di spaghetti sconditi aggiungendo l’olio dopo. Aveva visto il programma televisivo deprimente del pomeriggio lasciando scorrere le immagini senza sentire perchè si ostinava a non pigiare nuovamente sul mute, messo anni prima, e aveva aspettato la sera.

Il gelato allo yogurt era proprio una festa, pensava mentre il sole le bruciava un po’ la pelle. Per il clafoutis avrebbe dovuto aspettare. Non poteva lasciarsi sopraffare dall’ingordigia anche perchè doveva andare a fare colazione come ogni domenica mattina nel suo bar preferito.