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Datosi (mi è sempre piaciuto moltissimo datosi) che mancava la VideoRicetta base del Rotolo ieri  ho agito tra fulmini, nebbie e saette (é arrivato l’inverno anche qui). Il voice over (eh. quanta professionalità?) è stato registrato durante questa interminabile notte di insonnia. In pratica ho montato immagini orrende mischiando tutto a un delirio neuronale notturno con annessa risatina isterica per festeggiare i quasi mille iscritti sul Canale Youtube.

Sono o no il Genio indiscusso dei Social? Suppongo proprio di sì. Visto però che non conosco la vergogna ( e più il tempo passa e più dovrei provarne) ecco qui l’ennesima inutilità in formato video. Che bell’inizio week end è?

Quest’estate ho finito di scattare un centinaio di foto. E cento foto di cento ricette sono tante. Perché occorrono coreografie, tovaglioli stirati, fiori freschi, cibo buono (altrimenti poi che ne scrivi a fare?) e collocazioni “strategiche” per le illustrazioni e i disegni che lo renderanno vivo e magico. Ho finito queste foto mentre già ne stavo scattando altre e avevo voglia di altre ancora (ah e ora ancora altre. Voglio assolutamente scrivere della mia schizofrenia borderline). In cantiere ci sono così tanti progetti e idee che nell’iperuranio si assiste un po’ a un rave party tra neuroni. Essendo in pochi quindi, si fa maggiormente confusione perché ognuno tenta di dare il massimo. E allora urla e poga più forte. Beve più alcolici di dubbia provenienza e butta giù pillole (in questo caso Pastiglie Leone dopantissime) annaffiando il tutto con vino in cartone della Coop a basso prezzo. Cosa c’entra un rave party di pochi neuroni con questi bignè? Nulla, come è ovvio che sia.

No dai, in realtà è che non volevo fare troppo la misteriosa ma neanche scriverne approfonditamente (non per mio volere, si intende). Collocavo, come sempre, temporalmente gli scatti e quello che c’è tra i petali del tempo. Anche perché questo blog è la mia memoria. Visiva e temporale. Quando non ricordo qualcosa “spettacheguardosulblog” ed è fatta. La mia esistenza è servita su un piatto bello fumante di vita.

Qui adesso si fa sul serio eh. Ho lasciato il tempo per farsene una ragione. Ho cominciato a rimarcare il concetto di Halloween e il significato che ha per me facendo bistecche ai ferri con chips salate di zucca e rosmarino . Ho fatto pure una torta cioccolatosa che ci tornerà sicuramente utile. Di quelle fangose americane che ti si piazzano sullo stomaco per non andare più via . Ho pure tentato di coccolarci tutti con una vellutatina di fagioli al sapore di olio al tartufo ( che detesto, inciso. Ma ama il Nippo, altro inciso) e fatto un salto nel passato rievocando la voglia di insalata, frutta e freschezza che contrasta nettamente con plaid, zuppetta, tv, coccole e abbracci.

Insomma ho fatto la mia solita confusione “che non si capisce niente” perché punto giustappunto (?) allo stordimento neuronale, io. Per far sì che in questo pianeta dove ci sono solo neuroni a specchio ( ve ne ho mai parlato? meglio di no) non sia sola. Anche se grazie al cielo no. Non lo sono.

Insomma! Rimbocchiamoci le maniche partendo da un riassuntino culinario velocissimo che ci occorrerà certamente nelle ricette che andremo a preparare per questo Halloween che si preannuncia ricco di sorprese, cotillons ( che per i cotechini è ancora presto), teschi saltellanti e scheletri rotanti. Un tripudio di occhi schizzati e mummie avvolte in garze di zucchero.

Generalmente la frase “Dolcetto o Scherzetto” traduzione letteraria di ” Trick or Treat? ” sta proprio alla base del concetto culinario halloweenereccio. Nonostante non siano stati fatti solo dolcetti e scherzetti qui negli anni passati vi è stata comunque una predilizione nei confronti delle elaborazioni dolci. Ed effettivamente un caso non è. Halloween è proprio caratterizzato da questa presenza e se rimane comunque divertente pasticciare roba salata in diverse forme ( farò pure il riassuntino dello scorso anno loggggiuro*alzando la mano destra) il vero e tradizonale Halloween è fatto di dolcetti.

Prima di cominciare una parentesi: sulla pagina di Gikitchen, nonostante non sia mia abitudine, ci sono giusto tre parole perché il popolo del web si sta organizzando. Spero fortissimamente che possano essere d’aiuto. Per tutto il resto rimando a Giulia. Basta cliccare qui >>>

Fatico a carburare dopo una notte ancor più insonne della solita routine. Grazie al cielo la polpetta di Clooney non si è aggiudicato l’Oscar perché francamente non avrei retto e la Streep ha incassato il terzo con buona pace di tutti. Delusione ai massimi storici per La Luna di Enrico Casarosa che tifavo sullo “sfegatato andante” ma è pur vero che Rango manca ancora all’appello delle mie visioni e con la scusa cercherò di rimediare a brevissimo. E’ stato oltremodo divertente leggere in diretta i tweet dei vip che affollano ormai i social network (li ho diligentemente elencati e organizzati all’interno di una lista di cui si può usufruire. Un motivo in più per farmi odiare. Dov’è la lista? qui). Se l’anno scorso sono stata candidata come miglior Twitterina Italiana, in questo 2012 ho davvero poche chances perché devo debellare le perle di saggezza di molte starlette italiane. Sapere che la Canalis ha snobbato la notte degli Oscar perché invitata a un barbecue da amici: è cominciato così il delirio in diretta su twitter.

Purtroppo ho potuto ciarlare come una vecchia comare per poco tempo a causa del Nippotorinese che mi invitava, ad intervalli regolari di dodici secondi,  a riposare con una nenia che se rielaborata adeguatamente potrebbe diventare un tormentone rap. “Non è possibile che tu dorma così poco”. “E’ inaudito che tu debba seguire il diretta gli Academy Awards”. “Riposa e bevi meno caffè”. Se le leggete scandendo bene le parole e muovendo le mani a ritmo e con tono da rapper vien fuori qualcosa di sorprendente. Se è stato detto a Vasco Rossi di essere un poeta contando che non sa declinare correttamente il verbo essere neanche per sbaglio, l’infido nordico può aspirare a essere un’icona della musica per le generazioni future e a far comunicati attraverso facebook e youtube.

Insomma bando alle ciance. E’ lunedì e ad attendermi non solo vi sono sei giorni che cominceranno alle sei e finiranno alle tre del giorno successivo ma è prevista pure una foltissima serie extra di roba che non era stata minimamente presa in considerazione; ergo non posso aspirare ad arrivare incolume a Pasqua.

Sommersa da una serie di eventi, ultimamente sforno dolcetti di tutti i tipi e soprattutto per le diverse intolleranze;  con l’iniziativa  che è partita ieri su Instagram sto ricevendo poi una quantità di roba da tutte le parti del mondo che mi lascia oltre che atterrita pure preoccupantemente entusiasta. In pratica ho indetto una sorta di “Vinci una Momiji” ma con un funzionamento diverso.

Tutti i miei amici su Instagram (che su 50.000 credo siano per la maggior parte stranieri) che vorranno partecipare all’estrazione di una Momiji dovranno spedirmi una ricetta tipica del luogo in cui vivono o che particolarmente gli piace. Una ricetta per ogni mail. A ogni mail sarà assegnato un numero secondo l’ordine di ricezione.

Alla deadline si stopperà la ricezione email e si procederà al sorteggio della Momiji, che verrà spedita insieme a un’altra sorpresina in qualsiasi parte del mondo. La cosa stupefacente è che come sempre i miei amici filippini, cinesi e giapponesi sono quelli ad entusiasmarsi di più. Anche i brasiliani e gli spagnoli se proprio dobbiamo tracciare una linea comportamentale internazionale. Ma quando ho chiesto se potessero essermi d’aiuto per scovare nuove ricette etniche e internazionali sicuramente introvabili sulla moltitudine di libri che ho, non solo si sono prestati a corrermi in aiuto ma si sono resi disponibili per qualsiasi domanda o intervista. Anche gli Arabi; ecco. Moltissime persone di cultura araba non solo sono squisitamente disposti all’aiuto, ma inviano leccornie di tutto rispetto.

Ecco, anche questa si aggiunge al lungo calendario della To Do List. E se è già difficile gestire tutto in italiano, che mi riesce comunque male, figuriamoci in inglese tra due persone che come lingua madre ne hanno un’altra. Mi occorre un portavoce nel mondo (sì Flo sto parlando con te).

Aggiornamenti sulla vita che non interessano nessuno a parte, direi che anche io posso unirmi al coro “uhhhh è arrivata la primavera”. Perché se fino a due settimane fa eravamo tutti a lamentarci del freddo-neve-maltempo, adesso siamo tutti incacchiati per il cambio stagione. Ci metti pure che con la fashion week di Milano le fashion blogger ci hanno convinto che a quindici gradi si possa uscire con scarpa aperta e giubbottino di pelle leggerissimo e siamo subdolamente costretti a uscire senza cappotto, cappello e guanti.

Quando il mio fruttivendolo di fiducia mi ha detto “sai che ho il cantalupo e l’anguria?” per poco non lo prendevo a ceffoni, lo infilavo in macchina con l’ombrellone e gli dicevo “tiè. nnamo a vendere il cocco in spiaggia allora!”, con accento romano per far sì che Max fosse orgoglioso di me.

Poi però ho preso il cantalupo giusto per coerenza (?quale?). L’anguria, nonostante sia davvero suonata e rimbambita, proprio non ce l’ho fatta. E cosa farci con il cantalupo?

La triste storia del lupo che cantava, sgozzato e tagliato da una sicula cattiva che riceve ricette da filippini, comincia proprio da qui.

(oh a fare i preamboli sono sintetica, vero?)
Nonostante avessi detto che la torta di San Valentino cuoriciosa multistrato (quella che “Volevo essere una Rainbow Cake e sono diventata una bomba di zucchero leziosa e cuoriciosa”) non aveva riscosso moltissimo successo, mi è stata richiesta più volte e in particolar modo su facebook la ricetta della torta base. E come non tirar fuori la Victoria Sponge di Nigella? Così giusto per cominciare.

Se le fashion blogger tirano fuori le scarpe primaverili io tiro fuori torte con frutta estiva, tiè (ma cosa sto dicendo?). E domani faccio pure la granita con la brioche, aritiè (devo riposare). Il Nippotorinese come sempre mi ha ricordato che con l’acquisto di quel cantalupo ho contribuito a inquinare l’universo e che su di me gravano tutte (e dico tutte) le colpe per quanto riguarda il buco dell’ozono. Ma la vera domanda di quest’oggi è: chi se ne importa di quello che blatera l’intellettuale di sinistra?

Qui si vive in un regime iaiesco. Ci sono semplici regole da rispettare e tutto andrà per il meglio. Quali?

  • 1. comando io
  • 2. decido io cosa si fa e quando si fa
  • 3. tutti devono essere pronti a soddisfare le mie necessità

Sono permissiva, leale e corretta. E lo si evince senza tanti giri di parole. Insomma dicevo? Ah sì. La Victoria Sponge.

La Victoria Sponge in sostanza è una base che serve per qualsivoglia preparazione. E’ un po’ come il nostro pan di spagna che serve da base a infinite variazioni.

Ecco la Victoria Sponge, di origine chiaramente anglosassone (su wikipedia se ne blatera e molto), diventa un’ottima alleata. Se non “condita” con creme di burro nauseabonde (come ho fatto io per intenderci con la Torta di San Valentino) e azzeccando quindi la ganache, crema o ripieno diventa a tutti gli effetti una ricetta salvavita (esageraaaaaaata!).

Base per torte di tutti i tipi. Compleanni, anniversari e frizzi e lazzi. Tutto! La Victoria Sponge è versatile e, particolare non da sottovalutare, si può aromatizzare come si vuole. Tagliandola diventa multistrato ma anche ricoperta semplicemente con panna montata e frutta freschissima di stagione (e non) ha un impatto scenografico e gustativo degno di nota. Può essere una semplice merenda o colazione e non ultimo: si conserva davvero bene se protetta dall’eccessiva umidità.

Non è difficile ritrovarsi una Victoria Sponge nei film inglesi o serial tv. Il nome deriva dal fatto che la Regina Vittoria amava gustarne delle generose fette all’ora del tè; proprio per questo motivo diventa simbolo incontrastato delle cinque del pomeriggio nell’area anglosassone.

Alle 12.12 il vincitore, il post e il delirio odierno. Nel frattempo:

Il primo post sulla Pasta di Zucchero senza glucosio risale all’ottobre del 2010 e lo si trova cliccando qui.

L’altro giorno parlando con una mia amica, incorsa in un incidente durante la realizzazione della suddetta pasta di zucchero senza glucosio, mi sono resa conto che urgevano rettifiche e specifiche apprese durante questi due anni; essendo tra l’altro, a quanto pare, una delle ricette più cliccate non vorrei mai che qualcuno potesse come lei avere dei problemi durante la realizzazione a causa di una qualsivoglia imprecisione.

Ordunque rieccoci per ricapitolare giusto un attimino due cosucce riguardo la Pasta di Zucchero senza glucosio. La maternità della ricetta è da attribuire come ribadisco sempre alla mia adorabile (focaccina) Lisa (il Blog di Lisa lo trovi cliccando qui);  che tutti i nani da giardino la proteggano!

(uno dei miei primi lavori: i Cupcake di Harry Potter

Gli ingredienti per un panetto abbastanza consistente sono:

30 grammi di acqua, 5 grammi di gelatina (2 fogli e mezzo circa se Paneangeli), 50 grammi di miele, 450 grammi di zucchero a velo.

Procedimento:

Setaccia lo zucchero a velo e metti da parte. Taglia i fogli di gelatina in modo che si bagnino tutti con i 30 grammi di acqua (ghiacciata, Montersino docet). Lascia ammorbidire la gelatina per dieci minuti. Quando si sarà ammollata e risulterà morbida versa l’acqua e la gelatina in un pentolino (non vi è bisogno di strizzarla). Fai sciogliere la gelatina nell’acqua e aggiungi il miele. Gira per bene fin quando tutto è amalgamato prestando attenzione a non usare un fuoco eccessivamente alto.

In un robot da cucina metti lo zucchero a velo e il liquido che hai ottenuto (acqua-gelatina-miele) e gira. Si formerà una bella pallottola in brevissimo tempo. Rimuovila dal robot e qualora dovesse risultare un po’ appiccicosina metti sul piano da lavoro dello zucchero a velo e versane un po’ anche sulle mani. Lavorala maneggiandola un po’.

Appunti in cucina:

– Sul piano da lavoro, come scritto pocanzi, metti nel caso un po’ di zucchero a velo. MAI FARINA. Neanche sul mattarello. La farina nulla c’entra con la pasta di zucchero. Usa quindi il suo elemento primario: lo zucchero a velo.

– Quando lavori la pasta di zucchero presta attenzione sempre al mattarello perchè usando diverse colorazioni potrebbe sporcarsi e fare pasticci. Per questo motivo pulisci sempre bene il mattarello e spolveralo sempre con lo zucchero a velo (non preoccuparti perchè no. Non interferirà sul colore). E’ sempre bene però non usare un mattarello troppo umido (quindi fai attenzione se lo hai lavato da poco tempo) perchè urterebbe un po’ la sensibilità della pasta di zucchero.

– Ricorda che anche se dovesse sembrarti un po’ molliccia, a fine preparazione la pasta di zucchero si solidificherà parecchio.

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