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E’ il primo di Ottobre  e già il fatto che io sappia che giorno sia mi rende molto (ma proprio molto) orgogliosa di me. Ottobre significa solo una cosa, oltre a mare-tuffi-spiagge-surf (perché è chiaro che in Sicilia l’autunno arriverà quando nel resto di Italia sarà inverno. E addio babbucce pelose fucsia che non vedo l’ora di indossare. Quelle con i pon pon che tengono caldocaldocaldo), Halloween.

Perché chi masochisticamente ha trascorso lo scorso ottobre (e lo scorso-e lo scorso-e lo scorso) con me qui con Maghetta al Gikitchen BEN SA che si parla solo ed esclusivamente di Halloween.

Ne ho fatto una sezione dedicata, come è successo con il Natale, proprio per chi avesse voglia di reperire tutto più velocemente (che poi non sia aggiornatissima perchènoncihomaitempoesonosolouna è un discorso che tralasciamo per il bene della Nazione. Cosa sto dicendo?).

E questi sono i domini di mia (e chiaramente vostra in egual maniera) appartenenza:

Qui per tutto il Mese di Ottobre si farà certamente sì qualche ricettina “per le persone normali” (tzè. Che vita triste *disse muovendo il capo dispiaciuta cercando di redimerle) giusto per non abbandonarle all’oblio e alla tristezza e sperando che rinsaviscano da tutta quella schematicità, ma verranno proposte e riproposte in altra chiave solo ed esclusivamente ricette dedicate ad Halloween. Chiunque si perdesse quindi nei meandri di ragionamenti complicati “è un’americanata. Halloween che cretinata. Sì però io proprio…” è pregato di ritirare i salatini che verranno gentilmente offerti dallo Chef Nano Elia e correre velocissimamente verso l’uscita.

Il mio personalissimo significato del concetto di Halloween l’ho espresso svariate volte. Ed è strettamente ricollegato ad Agata e alle lasagne alle castagne. Alla mia infanzia e a quella parte che ha contrapposto alla pioggia di cuori una di sangue. La mia metà oscura, giusto per scomodare un concetto comune. Halloween è stata la prima festa che lei ha trascorso con me. Halloween è stata l’ultima festa che ho trascorso con lei.

La sua morte sarebbe avvenuta esattamente tredici giorni dopo. Ma tredici giorni prima facevamo foto mentre cercavo di non impigliarmi nella sua parrucca, come facevo sempre (e lei rideva), e lei preparava torte di Hello Kitty in versione bizzarramente dark.

Diciamocelo le casalinghe disperate dovrebbero erigere monumenti di figure nipponiche, quali “sushiari”, che arrotolano fukomaki. In pietra lavica sarebbe il massimo e chiunque volesse avere notizie riguardo la difficile, quanto affascinante, lavorazione della suddetta mi contatti in privato. Andremo insieme sotto il Vulcano a far shopping di orecchini di pietra lavica (ce ne sono alcuni meravigliosamente orrendi con le immagini di pappagalli, tigri e colombe giusto per dirne tre. Ma ci sono chiaramente più elefanti essendo strettamente correlati alla provincia di Catania).

Un attimo mi sono persa e pur potendo dare la colpa al fatto che sia Lunedì. Dicevo? Ah sì.

Il monumento al Sushiaro nipponico.

Perché da quando c’è questa moda iperfescion di mangiare sushi come le modelle (e poi “nnamose a magnà na pizza”) anche il sashimi è entrato forzatamente nelle case di tutti; ergo sbattere un pezzo di pesce crudo in un piatto e dire “ecco amore stasera ho preparato per te con la difficile arte nipponica del buonissimo sashimi di pesce spada accompagnato da lime e pompelmo con salsa wasabi” pare meno brutto di “beccati sto pesce crudo sbattuto nel piatto con una fetta di limone che a stento ho lavato. Perché ti odio e devo stirare pure le tue camicie!”.

Avrò modo di blaterare circa il Natale ma avendo un’operazione importantissima da eseguire rimando. Sistemare le nuove lenzuola del nano da giardino non mi si dica  non sia una  priorità assoluta.

E dopo aver finito il countdown per il Natale è ora di partire con quello per il Capodanno. Finito quello comincerò con l’Epifania, la Pasqua, e così via. Fino alle fine del mondo che a quanto pare è in arrivo.

Uscita indenne anche da questo Natale, dopo aver brindato con ettolitri di succo di arancia senza zucchero e ingurgitato quantità industriali e preoccupanti di nocciole del Piemonte e noci pecan, ricomincio a pieno regime (nessuno mi chieda “perchè quando hai smesso?”) fino all’avvento dei Maya (nani da giardino abbronzati con frangette e caschetti lisci color ebano che ricordano un po’ i vecchi film napoletani di D’Angelo, giusto per focalizzarne correttamente l’aspetto).

Visto poi che una lunga giornata tra fornelli e disegni mi attende, ciancio alle bande e: Polpette!

Le polpette sono stramaledettamente simpatiche. Ti vien voglia di abbracciare non solo loro nella perfetta rotondità che le caratterizza ma anche chi le ha preparate. A me le polpette stanno proprio simpatiche.

Mamma è capace di fare polpette di qualsiasi cosa. Di pasta e riso avanzato e di verdure. Ci infila dentro pesce e carne indistintamente e non rinuncia mai a speziarle, elaborarle, inventarle e friggerle e infornale.

Nel dna siculo, per via dell’arancino che sia tondo o a piramide, c’è qualcosa di mistico nell’impolpettare. Me ne sono resa conto quando alla vista del libro dedicato alle polpette nell’idilliaca calma della libreria ho gridato “POLPETTTEEEEEEEEEEEEEEE!”.

Sarà che Giuliano (vedi Kiss Me Licia), unico gattone simpatico della storia, con la sua (finta) Polpetta ha influenzato la mia generazione (vi ricordate che qui ne abbiamo parlato con tanto di ricetta semplicissima dell’Okonomiyaki? No? beh. Clicca qui !).

Tutti gli ingredienti abbracciati e vicini. Uno scrigno di sapori pronto a esplodere e far festa tra le papille gustative manco fossero a un rave party organizzato dal Gambero Rosso. Questa è la polpetta. Sogno proibito nella versione fritta e ricca e sogno accessibile a costo zero nella versione light senza troppi frizzi e lazzi.

Un Fast Post velocissimo? Di quelli che piacciono a Max dove dico ingredienti, abbinamenti strani e via? Eccolo! *ridacchiava bevendo putrido decaffeinato. E soffocò.

 Una piccola e seria premessa devo farla. Qualora non mi si vedesse in rete per un po’ di giorni non c’è da preoccuparsi. Ho intenzione di rapire il volpino della vicina e chiedere in riscatto almeno tre dei suoi cappottini rosa con ciondoli glitter, semplicemente perchè mi piace parecchio l’ultimo piumino acquistato per il fortunato quattro zampe. Vorrei indossarlo per le occasioni natalizie che si presenteranno a breve. Non avendolo reperito in alcun modo, neanche online,  va da sè che l’unica soluzione sia la rimozione forzata del peloso essere.

Bene, adesso posso blaterare su idiozie perchè l’importante è stato fatto. Dicevo ? ah sì.

Una passione smodata e improvvisa per le castagne. Questo non dimenticherò del 2011. Santocielo il subconscio è già con il ragioniere che procede a “chiusura anno.fatturazione pensieri-accadimenti-giovamenti”. Dove defalcare le cose da dimenticare e scaricare l’iva dell’ansia.

Sono sempre stata lontanissima da questo frutto. E’ sconvolgente confessare di non averle assaggiate fino a questo anno tanto quanto il fico l’anno scorso. Il 2010 viene quindi caratterizzato da una violenta passione per il suddetto nella versione secca e ipercaloricissima, mentre questo corrente 2011 dal primo assaggio delle caldarroste.

Ecco, su queste avrei qualche riserva perchè non mi hanno convinto del tutto. Dopo tre assaggi ho decretato senza margini di possibilità alcuna che no. Non sono cosa per me.

L’esatto contrario è avvenuto invece con la versione bollita e salata. Estasi pura.

Sarà che la mia alimentazione non è vastissima e i sapori sono sempre quelli, ergo all’assaggio di qualcosa di nuovo comprensibilmente ho due tipi di reazione: odio smodato o amore smisurato. Nel caso della castagna è stata la seconda senza ombra di dubbio alcuno. Condivisa per altro con Isa, alla quale sogno di preparare castagne a forma di cuoricino. Grazie a un suo preziosissimo consiglio ho intagliato chili e chili di castagne e le ho congelate per i periodi bui in cui non ci saranno. Nonostante io e il freezer non abbiamo un buonissimo rapporto ho cominciato a sperimentare un po’ fidandomi ciecamente delle parole di Isa.