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Nelle mie orecchie sensibili un sibilo e una fastidiosa vibrazione interrompevano la mia lettura. Ero assorto tra parole struggenti e malinconiche che uscivano da pezzi di carta stropicciati. Era stata trattata male quella vita contenuta tra le pagine di un libro abbandonato nella cantina di Luci.

C’era andato un giorno per portare un po’ di caramelle al suo piccolo Frugoletto. Quella mattina c’era anche Titti che aveva sfornato per lei una buonissima ciambella che odorava di arancia, ricetta segreta della nostra comune amica  Hariel.

Luci doveva traslocare e smaltirne un po’ il contenuto e per questo motivo ognuno di noi portò via un oggetto che odorava di ricordo. Scelsi senza remore anche una tazza sbeccata che mi ricordava il liceo, quando ci preparavamo per il compito di matematica e bevevamo insulso tè del supermercato alternandolo a troppo caffè e bibite energetiche. Poi c’era questa vita di carta abbandonata per terra vicino a una piccola canoa distrutta. L’afferrai come attirato da qualcosa e mi girai la copertina tra le mani.

Non so neanche che libro sia, disse Luci ridendo ancora nel ricordo di quei pomeriggi passati tra calcolatrici e derivate.

Posso prenderlo? Sul treno non ho nulla da leggere.

Certo. L’abbraccio e un’altra fetta di ciambella buonissima tagliata da Titti e via verso il binario.

Non c’era nessuno. La nebbia scendeva e una vecchia avvolta in un montgomery  sporco di fango tirava tanti sacchetti di plastica. Rideva ma non mi domandai il perché.