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Aridaje con questa ciotolina e le lenticchie. No. Non c’è nè la misera patata avanzata insieme alla prova di besciamella nè il tartufo seccoebruttoepuzzolentocomeilprofumodiladygaga ( possiamo chiamare il Tartufo da oggi sempre così?) . C’è il radicchio, che aborro come il profumo alla vaniglia olioso di Body Shop (ma anche quello al cocco) con il quale piaceva farsi la doccia ad  una della terza C. Bontà sua un giorno, dopo aver deciso che una doccia poteva essere facilmente sostituibile a una boccettina oliosa intera di cocco Body Shop, ho dovuto chiamare mamma per venirmi a prendere. Emicrania feroce e narici in fiamme. Non era colpa mia se mi assentavo: dovevo disegnare. Non era colpa mia se andavo prima: erano gli altri a preferire il profumo alla doccia. Non era colpa mia se non andavo bene in matematica: avevo già capito che non mi sarebbe servita e allora perché perdere tempo santocielo?

Insomma non è mai colpa mia ( sì. La smetto).

Questa è meno peggio della patata triste ma solo io potevo abbinare le tagliatelle con alga spirulina insieme al radicchio e lenticchia. E questa volta non ho neanche la scusa dei colori perché diciamolo sì il radicchio si abbina vagamente un po’ alla forchetta adorabilmente a pois ma. Ma sono proprio al limite. Non si sentono solo le mie unghie che graffiano vetri come gatti ma una vera e propria fastidiosa strisciata con buuuuuuuuuuuu al fondo della sala. E arrivano già i primi pomodori. 

Giusto per cominciare a far intendere sin da subito che io di cucina non ne capisco davvero nulla. Solo che c’era una patata. Dovevo fare delle prove per la preparazione esatta della besciamella, manco fossi a Master Chef, e la lenticchia non è mai mancata da settembre qui (anche agosto, va). Il tartufo piace al Nippo (periodi sintattici slegati-ma-legati con punto. Bello il costrutto vero?). E quindi tutto dentro la ciotolina Ikea, che volevo fotografare con qualcosa di diverso dallo lo yogurt di soia, dove generalmente ceno (sì ho una perversione nei confronti di queste ciotoline). Il Nippo ha sentenziato un “credevo peggio”; sono promotrice della pera col pesce spada perché mai non dovrei esserlo della patata bollita ridotta in purea e insaporita con besciamella avanzata da prove? Qualcuno dovrà pure mangiare le mie prove, no?

Non sapevo come adoperare una gelatina di Birra, gentile omaggio di un rappresentante di materiale elettrico. Bello no? Gelatina di Birra. Rappresentante materiale elettrico. Nippotorinese in Trinacria. Regali per lui. Sanno che non gli piace il cioccolato perché il verocioccolatoèsolopiemonteseoalmassimosvizzero. Sanno che non gli piacciono i cannoli. Sanno che non gli piacciono i pistacchi. Sanno che è UN ROMPISCATOLE. E insomma gelatina di Birra.

Questo è un piccolo retroscena inquietante che potevo pure risparmiarvi ma santapizzetta siete miei amici. Dobbiamo pur condividere tutti i dolori no? Anche e soprattutto quello di avere accanto l’uomo più complicato che il pianeta Terra, e il Sistema Solare tutto, abbia ospitato. Che detto da me pare essere follia ma vabbè.

Insomma gelatina di birra in frigo. Feta abbandonata. Perché sì il frigo piange. Non a dirotto e neanche a dirnove e dirdodici (è sempre una battuta che mi piace, pardon) ma a dir29438924823409834082043. E allora la sconsolata e abbandonata gelatina di birra venuta da lontano è finita sulla feta resa alberello con un trito di peperoni. Avevo anche troppi peperoni, sì. 


Tre settimane prima di San Valentino è tutto a forma di cuore. Due mesi prima di Pasqua è tutto a forma di uovo e coniglio. Tre mesi prima di Halloween ci sono solo bare, scheletri e mostri e non faccio in tempo a metter da parte i coriandoli che già parlo di colombe e di colorare i gusci. Inutile dire che Natale, generalmente, si comincia a Settembre qui. Leggerissimi intoppi ci hanno fatto un po’ sbarellare (termine giovanile che adoro adoperare proprio perché quando l’età avanza è bello affrontarla ridicolizzandosi. Un po’ come quando le settantenni adesso con la scusa dello sciatusc non si riprendono più le meches alla radice) ma non demordo giustappunto.

Ed è tutto a forma di alberelli. Biancorosso e Argento (perché sì è l’anno del rosso, bianco e argento. Soprattutto bianco e rosso confesso. Ho pure preso una civetta bianca tutta sbirluccicosa che ricorda Edvige di Harry Potter. Orrenda e kitsch al punto giusto, si abbina benissimo alla renna smontabile e al castoro che suppongo volesse essere uno scoiattolo ma vabbè). 

L’albero è finito ed è stato tutto improvvisato. Dopo aver aperto quello verde (controvoglia perché non avevo minimamente intenzione di farlo) ho pensato che fosse  meglio il primo, quello storico argentato (da quando vivo con il Nippotorinese ho mostrato ogni anno sempre un albero diverso. E sempre un albero che eufemisticamente potremmo definire: bizzarro? uhm… bizzarro va bene?) ma poi vabbè insomma No.

Confusione.

E allora mi sono messa a scartabellare come la psicopatica che sono tutte le foto per cercare di capire un po’.

Un’insalata frutto-verdurosa buona da impazzire che mi ha definitivamente conquistato nonostante non sia una grande estimatrice del kiwi. Si tratta di sbollentare semplicemente gli asparagi in acqua bollente e poi condirli con uva (privata dei semi), pezzotti di kiwi e lattuga o verdura che si preferisce. Io impazzisco per lo spinacino fresco ma anche la rucola potrà certamente essere presa in considerazione. Pochissimo limone emulsionato con olio extra vergine d’oliva e una grattugiatina leggerissima di lime a patto che non sia trattato perché potrebbe fare male davvero. In quel caso andare di amuchina (vi prego) e ricordarsi sempre di lavare con cura perché è davvero (ma davvero) dannoso. E’ un’insalata fresca, autunnale e insolita che non passerà inosservata. Basta davvero pochissimo per realizzarla e il connubio dell’uva con l’asparago che si spappolerà nel palato con la morbidezza del kiwi non potrà che conquistare  (dopo aver fatto rabbrividire i più puritani). Assolutamente da provare in abbinamento a del seitan reso cotoletta (per quanto mi riguarda) oppure con del pesce magari al vapore (cotto con un po’ di alga nori perché no. Darà un odore davvero particolare al tutto) o al cartoccio.