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Pocopocopocopocotempo. Ma proprio pocopocopocopocopocotempo. Ma così pocopocopocopocopocotempo che suppongo sparirò a breve per un po' *disse sotto un applauso scrosciante al grido di "e finalmente!".  E insomma sì alla fine ho fatto pure la mousse di cavolfiori giusto per non smentirmi; produrre budinetti  salati oltre che

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Niente di più semplice che una pasta fresccccccccccchissima e primaverile adoperando piselli fressccccccchissimi con tanto di baccello fatti saltare con poco olio extra vergine di oliva (aromatizzato! aromatizzatelo! vi prego!) insieme a del cavolfiore sfumando con pochissimo vino frizzante bianco (evviva la punteggiatura inesistente tuttadunfiato!); o altrimenti

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E ci eravamo lasciati con i conigli segnaposto portauovo e ci ritroviamo con i panini conigliosi. Che qui vi è sempre stato un tripudio coniglioso  e sempre vi sarà. Ma mai di pezzi di cadavere in agrodolce. Non faccio mai storie e il mio animo animalista è sedato, diplomatico e razionale (almeno quello) ma un orecchiuto peloso giammai verrà cotto da me. GIAMMAI ! Inspiro espiro e mi calmo. Anche perché sopravvivere al punto uno della To Do List vorrei fosse l’unica cosa da portare a termine, oggi.

La tradizione pasquale di diversi paesi è piena zeppa di questi deliziosi paninetti dolci con l’uvetta. Andrebbero benissimo anche accoppiati al salato in un brunch dove a farla da padrone potrebbero esserci decori uovosi e coniglietti saltellanti. A dirla proprio tutta gli Hot Cross Bun sono un’istituzione in Britannia. Trattasi di paninetti dolci aromatizzati e speziati sia con la cannella che con aromi a piacere, anche il cardamomo sì, che come ingrediente principale hanno proprio l’uvetta passa. Generalmente vengono serviti il Venerdì Santo. Quello che li rende riconoscibilissimi è la croce formata sopra l’impasto che rappresenta la crocifissione. Questa croce dal punto di vista poi logistico e culinario serve e anche molto per una lievitazione più corretta. Vengono spennellati, oltre che con la glassa, con una mistura di miele e sciroppo di mais.

Sono molte le storie che ruotano intorno agli Hot Cross Bun ed io mi diverto davvero tantissimo a leggere aneddoti e storie da tutte le parti del mondo. Ogni ricetta porta con sé oltre che ricordi e odori tutta una serie di favole raccontate in più modi che fanno non solo sognare ma anche riflettere. Sull’importanza del ricordo legato a un determinato sapore. Nelle tavole anglosassoni non mancano mai questi panini dolci e spesso, come ticchettavo pocanzi, vengono serviti all’interno di brunch e quindi ottimi caldi con un assaggio di formaggi particolari stagionati e qualche cremina o diversi tipi di miele anche speziati. Io credo proprio che unirò qualcosa di vagamente indiano come il chutney; fosse solo perché la cucina britannica deve molto a questa salsa orientale speziata e fruttata e molte pietanze ne sono la dimostrazione.

Papà ormai mi fissa incredulo e pronuncia la fatidica frase “e allora questo fa dimagrire?”. Qualsiasi cosa io gli proponga in tavola lo attanaglia il quesito “fa dimagrire?”.

Se qualcosa viene mangiato da me ormai per tutti significa solo che: fa dimagrire. E’ ipocalorico. Molti seppur velatamente aggiungono il sottotitolo: e fa discretamente schifetto.

Potrei pure mangiare un pezzo di lardo di Colonnata fritto nell’olio ma ormai la mia credibilità in fatto di cibo ipocalorico mi permette un’attendibilità talmente smisurata che potrei pure spacciarlo come “il cibo più magro del mondo”.

A volte mi vedo proiettata su uno schermo sorridente (dopo aver fatto un trattamento sbiancante all’arcata superiore e inferiore) mentre asserisco puntando gli occhioni da cerbiatto (che non ho) in camera con accento fastidiosamente minaccioso “vuoi perdere ottanta chili? ti spiego io come!”.

Certo per tutte le donne è già un’eroina chi perde cinque chili, nei momenti di particolare stress. Se becchi quella che ne ha persi ottanta  e passa ti viene voglia solo di fare due cose:

– erigerle una statua in gesso con tanti nani da giardino intorno (viste le circostanze mi parrebbe una bella iniziativa quella di accompagnarla a siffatta dolcissima compagnia)

– picchiarla a sangue, strapparle i capelli e urlarle in faccia “maledetta ti odiooooooo! come hai fattooooo str****** bipppppp * bipppppppp * BIPPPPP* !!!!”

Considerando il fatto che ben conosco l’universo femminile mi pare che la seconda sia quella più accreditata ma è anche vero che si riesce a fingere benissimo e si passa alla prima opzione per decoro.

Io, ad esempio, durante il mio dimagrimento ho avuto delle persone marce di invidia. Piuttosto che incoraggiarmi avrebbero voluto confezionare per me panini con maionese e salame e tante patatine fritte. Fortuna che il ricordo  è diventato barzelletta ed oggetto di scherno da qui alla mia dodicesima generazione. Ricordi ridicoli a parte credo fortemente di non avere nessuna nozione specifica in fatto di dieta ipocalorica. Non mi sono mai nascosta nè mai mi sono vergognata ad ammettere di stare al momento combattendo contro un disturbo alimentare totalmente diverso.

Oh mi piace tanto averne che ho voluto proprio farmi tutto il catalogo. Sono un tipo preciso che non lascia nulla al caso. So ‘na professionista io ahiò! (come sto andando? Romano e sardo in colpo solo. Max e Cri staranno applaudendo).

Per dire che mi terrorizzano un po’ queste email che mi ergono a eroina dei nostri giorni che dovrebbe dispensare consigli. Il mio consiglio, vero e sincero, è non seguitemi. Non sono un esempio. Sono tutt’altro. Il mio percorso è stato complesso, difficile e troppo repentino. Quello che ne è conseguito è stato drammatico e faticoso. Non essendo ancora un cammino finito mi riservo quindi di parlarne in futuro. Sta di fatto che in nessun modo io posso essere d’aiuto. Incoraggiare sì, santo cielo. Sarò la vostra fan numero uno. Si potrebbe pure organizzare un gruppetto con “ciao sono Pina e ieri ho mangiato otto chili di panettone con la panna. Ho esagerato?” e “ciao sono Lina e ho perso tre chili con fatica ma adesso mi sparo un’impepata di cozze e al diavolo tutti”.

Perché potrei alzarmi pure io e dire “ciao sono Iaia. E non sono maestra di niente. Sono malata ma non ho paura di ammetterlo e quindi guarirò”.