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Figlia di un Maratoneta

Non ho foto di me al liceo. Non ho foto dei miei venti anni. Mi sono imposta di vedere cosa ci fosse dietro lo specchio, e l’obiettivo,  dopo aver perso ottanta chili. Sbagliando clamorosamente. Perché non è il peso a definire la tua bellezza, le tue qualità ma soprattutto il tuo valore. Ogni foto di me che condivido ha un significato particolare. Ti racconta un momento importante, felice o semplicemente triste e disperato. Non amo la mercificazione dell’immagine, la sovraesposizione, l’ostentazione e mostrare in serie -in modo ripetitivo, perpetuato, fotocopia- il riflesso di quello che si è, si vorrebbe essere o semplicemente non si sarà mai.

Questa foto ti racconta? La prima volta che ho messo dei jeans. E che ho pulito male lo specchio con il vetril. Ti racconta una Domenica mattina prima di uscire con papà, dopo una corsa. Ti racconta che stavo perdendo i capelli e la mia vera pelle senza fondotinta e senza trucco. Non mi piace nulla di me. Sono campionessa del rimprovero nei confronti di me stessa. Sono spietata e cattiva. Masochista e violenta. Eppure quando per un attimo cerco di perdonami e mi guardo negli occhi ricordo perfettamente cosa e chi sono:

Sono figlia di Turi Guardo. Turi Puputuni.

Puputuni, in siciliano significa Upupa. Un soprannome che si è soliti dare nei piccoli paesi, un po’ come nei piccoli paesi di tutto il mondo. Cosa significa l’ho raccontato altrove. Sa di poesia, arte e colore. Quello che però oggi voglio raccontarti è che papà correva come io disegno. Nuotava come io scrivo. Andava in bici come io fotografo. Papà era l’atleta umile che non guarda i tempi e le distanze. Il gentiluomo che si ferma per aiutare chi corre più piano. Il campione che nasconde le medaglie e che se le fa vedere è per riderci su. Papà sognava la maratona di New York, che non ha potuto mai correre.

E un giorno io la correrò al posto suo. Un giorno arriverò al traguardo. Mi farò una foto. Mi guarderò. E sarò finalmente orgogliosa di me.

Il motivo più grande però ce l’ho già: essere figlia tua, papà.

Ecco perché sono una RunLovers

Perché RunLovers rappresenta lo spirito e l’essenza. E perché la corsa è la meditazione, che insieme a cucina e disegno, mi consente di vivere e provare a credere in me. Quando corro, quando parlo di corsa, quando scrivo su RunLovers raggiungo il mio papà. Tutto è cominciato da un pollo (leggi qui)  e da un Hollo chiamato Continuum come in una fiaba. Tutto è cominciato da un sogno che poi è diventato realtà. Leggimi su RunLovers perché non è solo corsa, ma vita.

 

Grazie a Sandro Siviero per la fiducia e la stima, che con amore sono ricambiati. Per aver creduto sempre in me, nelle mie idee e soprattutto idiozie. Grazie a Martino Pietropoli per l’altissimo contenuto visivo che regala e per le importanti riflessioni che ispirano.

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