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E dopo i muffin con il provolone e le erbette, un’altra ricettina di Pasticceria salata che dopo la pioggia di madeleine dolci mi pare anche doverosa ( per la pioggia di madeleine basta cliccare qui . Ci sono davvero tantissime ricette per prepazioni diverse dolci di questo adorabile dolcetto).

Queste semplicissime madeleine salate da sgranocchiare come aperitivo o insieme ad un generoso piatto di formaggi stagionati e salsette varie o chutney e salumi ( senza dimenticare le verdurine crude e il pinzimonio) sono davvero perfette anche per il surgelamento. La particolarità è quella, oltre alla presenza dei semi di lino, che vi è la salsa di soia nell’impasto. Inutile dire che il Nippotorinese ha fatto una ola. Con discrezione e poco entusiasmo ma pur sempre una piccola ola improvvisata.
E farla muovendosi da parte a parte per creare una sorta di onda senza l’aiuto di nessuno e neanche dei nani da giardino è cosa assai difficile e gli va riconosciuto. Diamo al Nippo quello che è del Torinese, insomma.

Adoro vederle quasi esplodere nella loro gobba. Adoro instancabilmente essere ripetitiva e giocare con “gobba quale gobba?” (cit.)

Le tengo in freezer che quasi rischiano di congelare affinchè lo shock termico sia davvero assurdo e pericoloso e poi dritte in forno. Sogno di vedere quella gobba esplodere fin sopra il soffitto mentre lo sbalzo di temperatura preoccupante crea la deformità caratteristica. Purtroppo nella versione salata ho notato che la gobbetta non viene mai adorabilmente alta come nell’impasto originale dolce ma ci si accontenta .

Ma programmando per le 12.12 con l’ora legale apparirà alle 13.12? Uhm…. Lo scoprirò quando tornerò dal mio tour fotografico

Vabbè non è che sia una vera e propria ricetta e neanche un’idea particolarmente innovativa e geniale ma dovevo possederla in archivio, tutto qui. Perché mi arrabbio sempre quando cerco nell’indice le ricette non trovandole; se poi si tratta di quelle proprio comuni che non mancano mai, non solo il nervosismo aumenta esponenzialmente ma do proprio di matto. Più matto del matto consentito nel dna iaioso, insomma. E mancavano le praline coniglio! No dico qui sul Gikitchen mancano le foto delle praline coniglio? Masiampassi? E’ un po’ come se non ci fossero i cupcake del nano da giardino (clicca qui per la ricetta). Ho rimediato subito quindi e ho fotografato questi esserini saltellanti cioccolatosi che tanto adoro. Mi rendo conto che ripeterlo fino allo sfinimento non fa che confermare le voci che mi vedono rimbambita e giusto un tantinello svampita ma davvero voglio gridarlo a gran voce ancora una volta: esiste davvero qualcuno al mondo che non fa le praline in casa? E no.

Non voglio sapere l’aberrante verità nella remota ipotesi che a questa domanda volutamente retorica si risponda in un modo che non è contemplato dal codice iaioso. Tutti fanno le praline in casa. Tutti regalano praline fatta in casa. Tutti a Pasqua confezioneranno tonnellate di conigli di cioccolato e le impacchetteranno. Tutti, altresì, le regaleranno per diffondere conigliosità cioccolatose in modo che il mondo sia salvo.

Certo siamo già invasi dai conigli. E’ da Febbraio, manco era San Valentino, che i coniglietti dorati della Lindt turbano le mie notti. E’ passato da poco Natale e ti ritrovi già con i coniglietti dorati, potresti pure essere colto dall’ansia da prestazione no? E allora mettiamo insieme alla Calze della befana la colomba pasquale e non parliamone più, no? Pensiamo direttamente adesso ai ragnetti per Halloween e a cosa prendere per Natale alla prozia.

E’ un miscuglio continuo di tradizioni, consumismo, propinamento-selvaggio-di-merce e lotta estenuante contro il tempo. Per questo motivo sarebbe un bene sapere che le praline davvero durano tanto eh. E che con una spesa minima si possono regalare delle dolcezze fatte in casa che assumono certamente un altro sapore e significato.

Aggiungendo poi il fatto che per prepararle occorrono tre minuti e son già troppi, beh perché non approfittarne? A seconda dei gusti si potranno aromatizzare e via. Fiocchetti, bigliettini, letterine e via verso una Pasqua all’insegna conigliosa. Queste praline sono state aromatizzate con il peperoncino rosso di calabria, sìsìsìsìsìsìsì. Proprio quello fiammante calabrese che manco se venisse Grisù potrebbe spegnere in tempo l’incendio orale. Sono con il peperoncino, giustappunto perché indirizzati ad una persona (oltre che calabrese) amante del peperoncino. E chi se non la Sacra Nonna da Scigliano?

Sì perché a Nonna organizzo spesso questi cestini ricolmi dove a farla da padrone sono peperoncino, aglio e cipolla di Tropea. L’intenzione per questa Pasqua è proprio focalizzare i tre succitati ingredienti e organizzare un allegro cesto pro alitosi. Poi la nonna ti continua a ribadire che l’aglio fa bene alla pelle e tu non puoi negarlo considerando che ha meno rughe di me. Poi la nonna ti continua a ribadire che il peperoncino fa bene alla salute e riesce pure a compiere atti paranormali e tu non puoi negarlo perché nonna possiede anche il dono dell’ubiquità. Riesce a strapparti le ortiche dalle aiuole mentre prepara turdilli, fa la maglia e si passa lo smalto.

Che giorno è? Il terzo giorno del terzo mese. Sarà che sono nata il dodicesimo giorno del dodicesimo mese e sarà pure che ho una discreta passione per i numeri. Sicuramente perché non capendo bene a cosa servano ho dovuto trovar loro un ruolo. Vederli su un quaderno costretti tra quadretti logici che sembravano gabbie e non righe su linee continue di libertà mi ha sempre messo una discreta tristezza. Ma per non dire infinita, eh.

E allora gli ho dato un ruolo capendo che servivano a indicare che fossi nata il dodici dodici alle dodici e che il mio nome e cognome fossero di dodici lettere. Poi ho contato che io, mamma e papà siamo tre e che ogni cosa che riuscivo a moltiplicare faceva sempre tre, nove e dodici. E mi è sempre piaciuto il fatto che papà sia nato il trenta perché un tre con uno zero inutile, che mamma sia nata il nove e io il dodici e pure il Nippotorinese il tre. E che nove più tre e quindi mamma e papà come risultato danno dodici. Incredibile, mi ripetevo da piccola. Incredibile. Ma in effetti lo ripeto anche da grande.

Il mio numero di telefono, quello della vecchia casa dove abitavo con i miei, se lo sommavi faceva tre con le prime due cifre e poi nove. E quanto faceva nove più tre? E poi c’era uno zero.

Non sono entrata quel giorno in aula perché non sapevo fare lo studio di funzione e dovevo essere interrogata. Quel giorno sono rimasta in corridoio e ho contato tutte le mattonelle del corridoio del liceo. Ogni mattonella aveva trentatre palline ed era un quadrato di trentatre palline per trentatre e allora ho contato tutte le palline stando ferma con la calcolatrice seduta su una finestra. Non ero entrata ma mentre le altre mie amiche andavano a fare shopping in centro io contavo le palline del corridoio dell’entrata del liceo. Sfidando davvero tutto e tutti eh. Sfidando professori e. E non ricordo se fossero trentatre o trentacinque o. Devo tornare al liceo, è importante. Oppure devo recuperare il diario perché poi orgogliosa ho trascritto tutto lo studio sulle palline delle mattonelle del liceo. E’ una delle poche cose che mi rende orgogliosa di me.