La colazione (dolce) in Sicilia. Anzi: a Catania

Nel lontano 2012, dieci anni esatti fa, scrivevo il primo articolo -allora post- sulla Colazione catanese e se ti fa piacere puoi ancora leggere il delirio cliccando qui.  

Era la prima puntata di “Te lo dico io come sopravvivere in Sicilia”, una rubrica che all’epoca ebbe un enorme successo e ancora quando ci penso il cuore mi esplode di gioia. Adesso questo genere di articoli li raggruppo come SicilIAIA, “in Sicilia con Iaia” ma confesso che il titolo originale mi piace nettamente di più (e allora perché torno a chiamarlo cosi? Adoro la logica. Pare essere inoppugnabile. Peccato che per me non esista. Procediamo, sì)

Già da un po’ volevo sistemarlo, arricchirlo e.

Ma poi sull’onda dei ricordi -perennemente- non riuscivo a cambiarne una virgola. Tutti gli errori raccontano non solo la crescita ma soprattutto i ricordi correlati, che onestamente vorrei tener ben stretta perché fanno bene. Eccomi qui quindi a redigerne uno più sintetico, e spero utile, in modo che tu possa arrivare ben preparata/o quando la moltitudine di prelibatezze sarà lì davanti ai tuoi occhi. E se ti fa piacere ti consiglio di seguirmi su instagram iaiaguardo -il canale food e lifestyle- perché pubblico spesso a riguardo.

Questi, che ti mostro oggi sono i pezzi più famosi e conosciuti ma ce ne sono molti altri. Inutile dirti che dipende dalla zona in cui trovi. La Sicilia è una regione enorme e anche in piccole distanze troverai mondi, tradizioni e sapori totalmente diversi. Non si può generalizzare quindi con “colazione siciliana” o brioche e granita. Perché la brioche e granita a Palermo non la troverai mentre a Siracusa-banalmente-sì. E non è sempre una questione di vicinanza o lontananza geografica. Catania e le provincie etnee- che sono davvero tante- ha allo stesso modo diverse interpretazione di un pezzo stesso. In linea generale quello che ho cercato di fare è darti una piccola infarinatura che non ti farà cogliere impreparata/o nulla di più. Poi sono sicura resterai stupita/o dell’incredibile varietà e anche variazione di ogni singolo pezzo.

La treccia

Una sfoglia generalmente imbottita di marmellata -o senza nulla- o creme. Sopra ha l’uvetta passa ma anche mandorle a lamelle, pistacchio. Ce ne sono tantissime di variazioni e anche al cioccolato e pistacchio (ovviamente!). La treccia dal catanese è praticamente leggero (stai ridacchiando anche tu lo so, ma è la verità). Diciamo che non è un pezzo “serio”, ecco. È qualcosa di leggeranno che va bene per chi non ha voglia di appesantirsi. Se vuoi essere un turista degno di rispetto lanciati nella Raviola alla ricotta, il panzerotto o l’iris (parola di iaia!). Fatti valere! Non temere la frittura. La frittura sarà amica tua per tutto il tuo soggiorno siculo, ascoltami. È meglio che arrivi preparata/o.

La Raviola alla ricotta

L’interno ricorda il cannolo e la cassata perché è ricotta lavorata con lo zucchero e la cannella (spesso anche senza). Può essere fritta e zuccherata poi, altrimenti al forno. Ma anche qui: se non assaggi quella fritta non ti salti in mente di prendere quella al forno. La vera Raviola nasce bella leggera (sarcasmo mode on) fritta. E se è unta, no. Non è la vera ricotta. Deve essere calda, asciutta, frittissima e con tanto zucchero sopra. La ricotta deve essere freschissima e profumata di agrumi. Rigorosamente ricotta di pecora. E se non senti l’arancia e il limone come retrogusto no. Non stai mangiando una Raviola degna di questo nome.

Il panzerotto

È uno dei pezzi più famosi. In genere lo trovi al cioccolato o la crema bianca. È un involucro di frolla profumatissima che accoglie tanta crema. E l’immancabile zucchero a velo sopra. Te lo dico: nonostante io non sia un’amante di questi pezzi beh. Il mio cuore appartiene al panzerotto. Panzerotto alla crema (ma pure pistacchio santocielo!) e graffa. Ma messa alle strette direi panzerotto (posso mangiarli tutti e due e la faccia finita?)

Il panzerotto è un idillio. È qualcosa che ti si stamperà sul cuore e nelle fredde mattine invernali farà capolino tra i tuoi pensieri e desideri. Quella frolla ti avvolgerà il cuore e quella crema tutta l’aorta principale fino a diventare parte di te (ok la smetto ma è davvero molto romantico il sapore del panzarotto, fidati).

La graffa

È una sorta di krapfen e l’impasto è lavorato generalmente con la patata che conferisce morbidezza. Fritta e con tanto zucchero sopra (trovo che sia buonissima con la granita e questa affermazione spero ti arrivi dritta al cuore così: “provala con la granita TE NE PREGO perché non sai cosa ti perdi”). Ti si appiccica sulle labbra e ti fa credere che sì: forse il paradiso ha davvero un sapore. E quel sapore è: sapore di graffa.

Quando ero piccola la chiamavo giraffa e credevo che la forma -una ciambella arrotolata con due antenne- fosse proprio una giraffa in zucchero e frittura (che è il carne e ossa dei dolci davvero buoni). Questa forma tradizionale ahimè è adoperata da pochissimi ormai e non ne capisco onestamente il motivo. Adesso è una semplice ciambella stile donut e la cosa fa parecchio male.

Qualcuno mi ascolti! Torniamo alla forma della giraffa! Tutto questo non ha senso!

Iris

A Palermo è con la ricotta e gocce di cioccolato mentre a catania in genere con la crema di cioccolato (o bianca). Si tratta sostazialmente di un panino al latte impanato e fritto con tanta crema (di tutti i tipi) dentro. E no, non è un esempio così. È proprio un panino al latte impanato e fritto con tanta crema, letteralmente. L’iris al primo morso conquista sempre. Alcuni lo friggono male e ahi ahi risulta pesantissimo e indigesto. Oltre che vergognosamente untuoso. Ma se è un iris di alta qualità sarà asciutto, croccantissimo fuori e morbido dentro con una crema celestiale. E non è così difficile trovarlo. È più difficile trovare quello cattivo, diciamo così. Se vuoi sapere dove e come trovare prezzi degni di nota scrivimi su instagram (meglio tra i commenti che in direct, perché li leggo prima) perché per me sarà un piacere risponderti.

Cornetto

il classico che si trova ovunque, ma a Catania uno dei più famosi è chiaramente al pistacchio. Con una crema che sono sicura ti conquisterà. L’unica cosa che devi sapere perché è davvero importante: noi esageriamo nel ripieno del cornetto (e quando mai?!). Esageriamo e non abbiamo paura di fartelo esplodere in faccia e sui vestiti. Siamo proprio generosi. E questo può piacere come no. È meglio essere preparati perché capisco che il bel vestitino lindo bianco per andare a mare con un pataccone di pistacchio, potrebbe interrompere il sogno. E io questo non lo voglio. Proprio no.

Granita e Brioche: brioche col tuppo e brioche co zuccuru

Abbiamo parlato diverse volte della differenza sostanziale di brioscia con il tuppo e brioscia co zuccuru, vero? E se non ti dispiace ti rimando anche a questo articolo qui per un approfondimento con tanto di ricetta.  In sostanza è che

Brioscia con il tuppo (tuppo siginifica toupe, chignon. E quel cosino tondo sopra ricorda proprio uno chignon. Del resto la brioscia è una gran signora): è un prodotto di pasticceria e spesso dentro ha lo strutto. Molti ormai -grazie al cielo vorrei aggiungere- mettono burro se non addirittura margarina ma. Un gigantesco ma. L’originale ha lo strutto. Chiedi sempre.

La brioscia co zuccuru -con lo zucchero- invece è un prodotto da panificio. Non si trova infatti, a differenza di quello con il tuppo, in pasticceria e nei bar ma solo ed esclusivamente nei panifici. Ha lo zucchero bianco semolato sopra che rende tutto meravigliosamente appiccicoso sulle labbra e quando la apri non ha una mollica simil brioche classica molto leggera, ariosa e gialla di uovo. Ha una mollica più fitta -da pane- e bella corposa. Due cose completamente diverse quindi.

Onestamente la regina indiscussa della granita è quella con il tuppo, ma per mio gusto preferisco quella con lo zucchero perché anticamente come ti ho raccontato migliaia di volte la granita andava mangiata con il pane. Non è tecnicamente la stessa cosa ma ci somiglia ancor di più. E il mio ricordo più prezioso legato alla granita è proprio nonna che me la serve con il pane. Ne spezzettava le parti per agevolarmi così che io dovessi solo tuffare i pezzetti di pane e raccogliere con il cucchiaino.

 

 

 

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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