In sintesi: “Ma adesso mangi vegetariano o vegano, iaia?”

Dieci anni dieta vegetariana, Dieci anni dieta vegana. E ora?

Anni fa avrei sostenuto senza neanche pensarci il falso mito dell’integrazione di calcio  nella dieta mangiando formaggi e derivati, oggi no. Mi sono confrontata con diversi dottori e mi hanno spiegato che le foglie verdi, la soia e diverso altro non sono equiparabili al calcio fornito da latte e derivati. Fa strano sentirlo dire da me, me ne rendo conto. E posso assicurarti che fa strano anche a me dirlo perché in cuor mio vorrei fosse diverso. Dopo dieci anni di dieta vegetariana (ho cominciato nel 2002 e quest’anno festeggio i vent’anni) e Dopo dieci anni di dieta vegana, senza alcun tipo di “sgarro” mi sono dovuta arrendere e ho dovuto reintegrare alcuni derivati per una questione di salute; parlo di “sgarro” perché pare che adesso ci sia bisogno di specificarlo essendoci anche persone che seguono una dieta vegana sì ma alla lasagna con il ragù della nonna e la cotoletta della zia se non la mortadella con il panino caldo una tantum  non rinunciano (per carità, ognuno può fare come vuole e non ho mai voluto creare divario/fazioni/diversità -i miei contenuti mai estremisti lo dimostrano- ma allora sostenere di seguire una dieta vegana è scorretto. Diciamo che la forma  “nella stragrande maggioranza delle volte seguo una dieta vegana ma sono onnivora/o” andrebbe meglio. Più corretto e comprensibile).

Sono solo fatti miei (cit) *ridacchiando*

E stop. Non specificherò nulla perché non amo mettere in piazza le mie vicende personali. E perché la cartella clinica, insieme a tanto altro, bisognerebbe tenersela stretta.

Cosa più importante in realtà: non sono un dottore e non ho le competenze; nonostante io sappia bene la teoria che riguarda questo caso, il mio,  ai fini del discorso poco importa. Diversi dottori e luminari mi hanno detto che nella mia situazione -e diverse altre- bisogna introdurre latte e uova e non ci sono alternative vegetali. Stop. Quando poi il mio corpo sarà in grado di farcela da solo potrò nuovamente eliminarli e stare bene ugualmente. Potrò farlo, quindi. Tanto mi basta.

E la storia che i latticini e i derivati non servono?

Sostenere con certezza che i derivati animali come latticini e uova possono essere serenamente eliminati dalla dieta è un’informazione scorretta. Lo dice chi ha preso una laurea in medicina. La mia vita si basa su questo tipo di certezze e non su quello che dicono in giro, si trova su internet, ho letto in giro su Facebook (per carità).

La lezione è sempre la stessa: bisogna rivolgersi al dottore e bisogna capire attraverso analisi al sangue e iter medici cosa si può e cosa non si può. Ogni corpo è una macchina unica e irripetibile e per questo motivo ha ingranaggi, pregressi e valori diversi.

Il resto sono inutili chiacchiere che possiamo fare al bar con gli amici ipotizzando, parlando di argomenti sicuramente più scanzonati o magari sostenendo veementemente che il Mostro Spaghetti esista ma senza apportare prove. Da qui discorsi sugli ufo, gli alieni e quello che ci viene in mente.

La scienza e la medicina sono un’altra cosa.

Cosa provo?

Inutile sottolineare che per me sia stato un dolore dover introdurre da qualche anno -circa due- dei derivati. L’uovo non riesco. Se è dentro qualche torta chiudo un occhio ma comunque mi sento in colpa. Il pulcino liquefatto. Tutte le mie paranoie che conosci anche se mi segui solo da un po’. E insomma, è dura.

I formaggi non riesco. E quindi lo yogurt naturale bianco non zuccherato e qualche formaggio fresco (ma è più difficile. Ci provo ma è più difficile dello yogurt). La mozzarella per mio gusto credo sia una delle cose più buone dell’universo e con il pomodoro e basilico neanche ne parliamo ma *risate registrate* la mia intolleranza al lattosio, fa il resto. E peggiora, tra l’altro, di anno in anno provocandomi spasmi e forte malessere. Prendo anche diversi medicinali e integratori, ma non bastano.

Mi viene chiesto molto spesso su Instagram il perché e questo il motivo delle suddette poche righe; a volte non posso soffermarmi a spiegare/accennare al discorso e così potrebbe essere un buon metodo; linkerò a chi ha questa curiosità.

Dopo dieci anni di dieta vegetariana e dieci di vegana è chiaro che sia nata una curiosità a riguardo e che molti non capiscano il perché (nonostante lo abbia spiegato diverse volte, ma capisco che non tutti seguono tutto e che arrivano giornalmente persone nuove). Allo stato attuale delle cose, la mia situazione alimentare è questa. Mangio per il 90 se non addirittura il 99 per cento vegan ma seguendo questa dieta alimentare devo integrare due o tre volte al giorno determinati alimenti. Faccio quindi colazione con lo yogurt, che è l’unica cosa psicologicamente meno invasiva. Mi devo sempre concentrare e far finta che non sia davvero yogurt. Devo allontanare delle immagini dalla mia mente. Ho difficoltà nel non focalizzare la mammella. Gli strumenti di tortura. Le povere mucche e.

E, malgrado tutta questa sofferenza che nella mia mente appare e per certi versi sono costretta a nutrirmene, riesco. Malgrado sottolineato, cerco di riuscire (meglio così). Ci sono cose ben peggiori nella vita e mai vorrei offendere qualcuno che sta lottando per ben altre battaglie. Drammaticamente, le conosco e so quanto questa possa apparire un’inezia. Lo è, ma non mentalmente e psicologicamente però.

Un costante allenamento che mi ricorda quanto i disturbi alimentari mi abbiano fatto più male di quello che avrei mai potuto immaginare. Una responsabilità mia, mi dico. Ma anche questo pensiero è da limare, studiare, condividere, sanare.

Dimenticarsi di sé? Ricordarsi di sé, sempre

È difficile. Complesso e disturbante. Ma se è per la mia salute, non posso esimermi. Lo devo a tutti quelli che mi amano e poi a me. Ho dimenticato troppe volte me, per continuare a farlo.

Spero di poter tornare presto alla dieta vegana che per i miei pensieri, il mio stile di vita, il mio gusto e tutto quello che ne consegue rimane quella che preferisco e che vorrei poter abbracciare per sempre.

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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