Ricette Vegetariane e Vegane

Pour Over coffee

 

 

Non mi sono mai distinta nella preparazione del caffè.
Rettifico: mi sono sempre distinta nella preparazione del caffè ma nell’accezione più negativa. Gente in fuga/improvvisamente impegnata/terrorizzata/in stato catatonico varie ed eventuali. Alla semplice domanda “vuoi che ti faccia un caffè?” con tanto imbarazzo alcuni (e senza, altri ancora) ho assistito a vere e proprie scene di panico.
Chi è stato più onesto dicendomi “smettila non farlo mai più te ne prego”.
E chi lo è stato meno “wow, buonissimo ma per me basta così” – respingendo violentemente la tazzina con aria sconcertata.
Difficile mentire davanti ai miei caffè. Nessuno è mai riuscito a farmi credere che fosse davvero buono. Anche perché è sempre stato oggettivamente impossibile, sottotitolo.
Io stessa non mi preparo il caffè. Chiedo sempre a qualcuno di farlo.
Nel tempo poi ho smesso di offrire caffè fatti da me.
Ti Sto confessando un segreto, insomma.
Se ti dico “ti faccio un caffè?” Mi stai proprio antipatico/a (o voglio metterti alla prova).
Se ti dico “ti faccio preparare un caffè” vuol dire che tra di noi è amore.
Ora, considerato che non lo puoi assaggiare qui mi permetto di preparartelo. Altrimenti non lo farei mai. Il fatto è che la teoria la conosco pure sin troppo bene. Nella pratica forse ho qualche problema (FORSE). Nel tempo mi sono però appassionata a diverse preparazioni -sempre a base di caffè da tutte le parti del mondo- e in quelle vado meno peggio. C’è chi addirittura mi fa i complimenti. Credo sia cominciato tutto nel 2019 con il Dalgona Coffee. Non mi sono più fermata ed è per questo che ho deciso in queste settimane di ripercorrere insieme a te l’impervio cammino del caffè all around the world.Pour Faremo quello coreano nuovamente con diverse varianti, quello vietnamita se capisco perché quella caffettiera mi odia, quello con il caramello, il latte condensato e tutte le varie bevande che non ti anticipo. Lo scorso anno abbiamo fatto il cold brew ricordi? Ecco. Partire proprio così. Senza aggiungere altro ma con le dovute premesse.
Il Pour over coffee che somiglia molto al cold brew con alcune differenze che vedremo pian pianino è una specialità nordamericana che privilegia la preparazione manuale del caffè in modo da non alterare il vero gusto del chicco. I grani devono essere appena macinati e poi grazie a una carta filtrante o queste caffettiere speciali che vedi nel mio video si fa il caffè aggiungendo chiaramente acqua calda. Deve filtrare goccia dopo goccia avendo pazienza. Inizialmente come vedi scenderà tutto giù velocemente ma non bisogna avere fretta. Adesso lo so che stai fissando lo schermo e pensando “iaia, ma lo sai che si possono comprare delle macchinette apposite?”. Sì. Ma qua ti volevo! Il vero cultore del caffè lo vuole macinare il chicco. Lo vuole aspettare goccia a goccia. E giura che fatto così è tutta un’altra storia. Io che non sono brava a farlo e neanche a berlo devo dirti che una tazza di questa mi fa venire la tachicardia per 9 giorni consecutivi e che, sempre per i miei gusti, è troppo acquoso. Sono per il caffè lunghetto e non troppo stretto ma diciamo che così è un tantino esagerato. Nella versione fredda -aggiungendo anche qualche parte di acqua nel caso soffrissi di tachicardia come me- è sicuramente più di mio gusto. Intorno ai 12 grammi di caffè per 250 ml di acqua a persona dicono le linee guida ma c’è chi abbonda passando dai 15 ai 20. Mi atterrei ai 12 che sono già una bella quantità. Ma quanto tempo devo aspettare che le gocce di caffè finiscano? Diciamo intorni ai 3-4 minuti. C’è chi ha più tempo e rimane lì a fissarle di più ma come in tutto dipende dai tuoi gusti e pure da quanto tempo hai per fissare le gocce. E tu? Che ne dici? Sei entusiasta per questa nuova magica avventura insieme a me? Parleremo di caffè, tè e tutte le bevande -soprattutto estive visto per il periodo- e declinazioni (se fingi entusiasmo mi rendi felice, sì. Lo sai. Tanto non li dovrai bere! Pensa a quei poverine che faranno da cavie per questa rubrica*segue risata fortissima disperata*)

 

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Iaia
Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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