DINNER CLUB: CRACCO, CAPRESE E DEL BUON TÈ

Cracco, mi senti? Credo di volerti bene

Io e il Nippotorinese non guardiamo spesso serie, film, cose in tv. A meno che non sia un coreano sottotitolato in iraniano o un orientale che abbiamo visto in trecento massimo nel globo. Questo perché dopo due anni che stavamo insieme -e ne sono passati diciassette- mi ha mollato all’entrata de cinema. Sì, mi ha proprio mollato lì con un pacco di pop corn. Mi aveva portato a vedere il gusto dell’anguria di Tsai Ming Liang con Lee Kang Sheng. Dopo due anni si sa, vuoi ancora far finta che ti interessino le sue passioni. Sei soggiogata dalla novità e dalla voglia di capire. Dopo dieci minuti di agonia visiva mi sono avvicinata all’orecchio e gli ho detto “mi disgusta un po’, sai?”. Lui mi ha detto “è una grande metafora. Resisti, migliorerà”. Ho resistito altri dieci minuti e poi mi sono avvicinata di nuovo all’orecchio per dirgli la stessa identica cosa. La risposta a “non me la sento, usciamo per favore?” È stata “ok, esci. Arrivo”. È arrivato per la pausa del primo tempo. Ma non per me. Per prendersi il caffè e dirmi “ ci vediamo tra un’oretta”. Un bacio e via. Mi ha proprio mollato lì. Io ero tra l’attonito, il divertito e il furioso. Non abbiamo litigato quella volta ma discusso sì. Mi ha spiegato che nessuno dei due avrebbe dovuto interferire. L’aplomb nordico del resto è stato sempre uno dei suoi assi nella manica (maledetto!). E da allora io non mi sono più forzata di fare la carina e capire le metafore di Liang (ah Liang, ma che metafora era dai!?) e lui ha continuamente bellamente a sbeffeggiarmi. Parte proprio tutto da lì. Un grande di insegnamento di vita e di coppia quell’ora e venti minuti buttata al cinema nella poltroncina ad aspettarlo. Poi non so il tuo compagno/a ma lui da bravo ed esperto cinefilo legge pure tutti i titoli di coda. In genere al cinema usciamo dopo i gentili signori che riassettano la sala per la visione successiva.

Insomma quando l’altro giorno mi ha detto “Vediamo Dinner Club insieme”, d’istinto volevo dirgli “mancoperniente”.  C’è Cracco, che ammiro e stimo ma detesto cordialmente. C’è Abbatantuono che uhm. E la Ferilli. E. E insomma mancoperniente. Insiste un po’, e quando raramente lo fa come una stupida cedo. Come quella stupida sulla poltroncina ad aspettarlo, sì.

Ed è dopo aver visto Dinner club che sono qui ad ammettere le mie colpe. Dopo 17 anni quest’algido uomo del nord non smette di sorprendermi. “Ho insistito perché sapevo già che ti sarebbe piaciuto”, mi dice serio mentre inforca gli occhiali da intellettuale che non servono a nulla. 

Ma sai che è stata una delle cose più belle che ho visto negli ultimi tempi? E sai che mi sono innamorata di Cracco, della Ferilli e pure di Abbantantuono. Ci ho messo 40 anni a capire cosa avesse di così speciale quest’uomo e l’ho capito. Per un attimo ho rivalutato di rivedere pure il gusto dell’anguria. Che sia la volta buona di vedere Attila flagello di Dio? Il Nippotorinese sostiene fortemente che almeno una volta nella vita si deve. 

La puntata di Cracco e Diego in Sardegna è sublime.

Più della torta di Halloween di Cracco che vedi in foto, regalo del nippo. Una caprese con farina di mandorle, gianduia e cubetti di zucca flambata acquistata nel Cracco shop, che definire deliziosa è riduttivo. Per non parlare dei baci di Cracco. La versione di Halloween con la zucca, di cui ti ho parlato nelle storie è sublime. Prima di andarmi a fustigare per non aver idolatrato Cracco e Abbantuono come meritano, volevo spendere due parole in più su questa torta.

Ma quindi ne vale la pena acquistare torte online? E questa di Cracco com’è?

Sì. Ne parlo spesso nelle storie di instagram iaiaguardo.

Ultimamente gli chef più famosi, italiani e non, hanno aperto degli shop di inenarrabile bellezza (e bontà!). Mamma mia. Da perderci la testa. Non fa eccezione Cracco; ho comprato diverse cose e devo dire che la qualità è insperata. Tutto sublime. Il servizio puntuale, il packaging che riprende le trame dei portici Milanesi di fronte al Duomo molto minimale ed elegantissimo, finiture dorate belle davvero. Sul sito si può acquistare dalla cena al ristorante (che arriva pure a costare più di 2000 euro ma si parte da 220) alla torta di carote e nocciola (30 euro). C’è il kit per la pasta al pomodoro, il gin organico e i panettoni (che abbiamo preso da diversi anni e sono buonissimi). Puoi comprare il grembiule, le carte da burraco e libri scritti dall’ chef- Adesso ci sono anche i tè ce ricordano come packaging i Damman. Insomma per Natale e tante occasioni è il posto giusto per far regali ai Foodie.

La torta è di 500 grammi e il gusto vale tutto il prezzo. Lo rifarei? Eccome!

 

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2 COMMENTS

    • Detesto dare ragione al Nippo ma Dinner Club, ne vale la pena sì. Fotografia tra l’altro eccezionale e pure la Ferilli sembra simpatica*disse ridacchiando- Mi sono innamorata di tutti loro. Forse è solo la vecchiaia che incombe e mi sono definitivamente rincretinita

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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