Il Ragù di Tempeh

LA CARNE FINTA? ECCOLA: IL TEMPEH

Il tempeh è di origini indonesiane e si produce con la soia proprio come accade con il tofu. Sicuramente il tempeh è molto più saporito e ha un retrogusto che molti definiscono simile alle noci e ai funghi. Per mio gusto, forse sì di noce è vero ma il resto non riesco proprio a percepirlo. Insomma è il cugino del tofu e molti lo chiamano “la carne di soia”, proprio perché sostituisce perfettamente e si possono fare infinite preparazioni: dalle nostre tradizionali italiane uno su tutti il ragù sino ad arrivare a preparazioni da ogni parte del mondo. Con il tempeh infatti si fanno dei curry saporiti e buonissimi ma anche zuppe, ramen, soba e qualsivoglia prelibatezza. Si presenta come un panetto tipo tofu ma si sgretola più facilmente. Il suo gusto più preciso è dovuto alla fermentazione. I semi di soia vengono ammollati e poi spezzettati, sbucciati e cotti per poi essere inoculati con un fungo e fatti fermentare a una temperatura di 30 gradi circa. In Indonesia i paesi sono avvolti anche in foglie di banano e vengono venduti così al naturale o tostati/grigliati. Al contrario del tofu, che può essere consumato “crudo” il tempeh va sempre cotto e proprio come il cugino tofu diventa perfettamente camaleontico prestando alle più disparate preparazioni. Esistono diversi tipi di tempeh e ce ne sono alcune provenienti dall’isola di Giava assolutamente introvabili che si preparano insieme alla noce di cocco. E ci sono anche tempeh non solo fatti con la soia fermentata ma con i ceci. Di fatto sono davvero interessanti e versatili. Non amo molto il tempeh di soia ma quello di ceci assolutamente sì e ci faccio dei “ragù”  incredibilmente buoni. Che già fa ridere che io faccia il ragù figuriamoci con le virgolette. Ma è davvero saporito, buono e tutti ne rimangono tra l’estasiato e lo sconvolto. Definendolo così non c’è neanche bisogno di spiegarti come: battuto sedano, cipolla e carota in olio extra vergine d’oliva e tempeh sbriciolato. Un’ottima salsa. Deve pippiare pure questo e bon: finito. Non sarà di certo io a spiegarti come fare un buon ragù, seppur vegetale, perché lo saprai fare meglio di me. 

Io faccio così:

Taglio a piccolissimi pezzetti sedano, carota e cipolla e faccio sfrigolare in olio extra vergine d’oliva. Sbriciolo per bene il tempeh. Mi piace anche tagliarlo al coltello proprio piccolopiccolpiccolo. Lo verso e lascio insaporire il tempeh per bene. Poi aggiungo un salsa di pomodorino (datterini) fresco e via. Un po’ di basilico (alcuni mettono l’alloro ma non è di mio gusto) e lascio cuocere fino a quando viene bello stretto stretto e saporito. Ti stupirà

 

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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