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E’ un po’ quella la sensazione. Qualcosa di appiccicoso come la pasta di zucchero. Di freddo come fosse gelo. Con occhi neri fissi senza luce. Senza pupilla e parte bianca.

Sono un Pupazzo di Neve. Fisso. Immobile. Che aspetta di sciogliersi.

Non ci vogliono molte parole per descrivere ulteriormente questi giorni trascorsi in questo luogo a me sconosciuto. Abitato da mostri feroci. Da silenzi spaventosi. Costellato da vortici di dolore.

Ti ho aspettato tutta la vita 2012. E sei arrivato per l’insegnamento più grande: ricordarmi cosa è esattamente la vita. Quanto occorrerebbe ricordarsi che è il presente. E’ il presente la vita.

Agata nel suo profilo Facebook pochi giorni prima di quel maledetto giorno di Novembre ha scritto alla voce “informazioni”, che la riguardavano questa frase:

“Non vivo nel mio passato, né nel mio futuro.Possiedo soltanto il presente,ed è il presente che mi interessa. Se riuscirai a mantenerti nel presente la vita sarà una festa,un grande banchetto, perché  è sempre e soltanto il momento che stiamo vivendo”

Auguro a me e tutti voi, che amo come poche cose al mondo, di vivere intensamente il Presente.

Grazie infinite per trascorrere ogni presente con me. Buon Anno Amici miei.

Ehi Maya! Sì sì dico a voi:

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

Poveri Maya. Passati alla storia così. Come mentecatti stupidi e insulsi che segnavano la ics sul calendario al 21-12-2012 definendo la fine del Mondo. Noi stupidi Umani siamo capaci anche di questo. Di commercializzare, sbeffeggiare, ridicolizzare una grande civiltà che andrebbe ricordata e dovrebbe essere conosciuta per molto altro.

Davvero molto.

E allora tutti al cinema a guardare orrendi film. E allora tutti davanti alla televisione incollati ad ascoltare baggianate su “è nata prima la frittata e non l’uovo e la gallina” e “finirà il mondo alle 12.12 o alle 21.21”?

I Maya su una cosa avevano ragione però. La fine del mondo cerebrale è davvero arrivata e forse anche un po’ in anticipo. Non può che peggiorare. E’ il delirio dell’assenza neuronale. Dell’assenza del decoro. Dell’assenza della comprensione.

Questa è la vera fine del mondo. Niente acquazzoni che porteranno via case e palazzi mentre omini con le antenne verdi ci rubano l’iphone per comunicare con l’Area 51. Niente eruzioni vulcaniche con lave straripanti che bruciano palazzi e gente in fuga che si rifugia in tane antiatomiche con trentamile scatolette di tonno. La fine del mondo è questa.

Quella di credere alle stupidaggini rifuggendo dalla realtà e dalla reale bellezza della vita stessa. Quella di lamentarsi invece che combattere. Quella di credere che non ci sia nulla da fare solo perché si vorrebbe che fossero gli altri a risolvere tutto.

La mia personale fine del mondo la sto vivendo. Non poteva essere peggiore del resto. Mi facevano meno paura il vulcano infuocato, l’acquazzone tsunami che spazza via tutto. Avrei preferito quello che vedere mio papà così. L’omino verde che mi spiegava tutta la storia dei suoi parenti rapiti e sepolti nell’Aria 51 era nettamente meno spaventoso di pregare che papà riesca almeno ad alzarsi per la mezzanotte della vigilia.

Nonostante alla fine poi questa fine del mondo sia arrivata davvero per me. Io non demordo.

E faccio alberelli. Compro i regali per la tombola. Mi arrabbio pure se le luci dell’albero di Mamma non sono sincronizzate correttamente con il luccichio che piace a me. Perché le intermittenze non vanno certamente scelte a casaccio.

E tiro fuori i tovaglioli ricamati di nonna. Le tazze bellissime che mi regala SantaSignoraPina e un semplice rotolo (fatto milioni di volte insieme qui) che ritaglio ad alberello. Lo imbottisco di ganache al cioccolato e lo addobbo con le fragoline che SantoFruttivendoloOrazio mi porta da terre lontane (forse Maya?).

Non sapevo come adoperare una gelatina di Birra, gentile omaggio di un rappresentante di materiale elettrico. Bello no? Gelatina di Birra. Rappresentante materiale elettrico. Nippotorinese in Trinacria. Regali per lui. Sanno che non gli piace il cioccolato perché il verocioccolatoèsolopiemonteseoalmassimosvizzero. Sanno che non gli piacciono i cannoli. Sanno che non gli piacciono i pistacchi. Sanno che è UN ROMPISCATOLE. E insomma gelatina di Birra.

Questo è un piccolo retroscena inquietante che potevo pure risparmiarvi ma santapizzetta siete miei amici. Dobbiamo pur condividere tutti i dolori no? Anche e soprattutto quello di avere accanto l’uomo più complicato che il pianeta Terra, e il Sistema Solare tutto, abbia ospitato. Che detto da me pare essere follia ma vabbè.

Insomma gelatina di birra in frigo. Feta abbandonata. Perché sì il frigo piange. Non a dirotto e neanche a dirnove e dirdodici (è sempre una battuta che mi piace, pardon) ma a dir29438924823409834082043. E allora la sconsolata e abbandonata gelatina di birra venuta da lontano è finita sulla feta resa alberello con un trito di peperoni. Avevo anche troppi peperoni, sì. 

Perdono il verde solo a Natale. Nonostante mi faccia una paura matta cerco di sedarmi con alte dosi di camomilla, vaniglia e miele no. Ecco miele no. Perché già da quasi un anno non lo prendo più ma non è una storia che devo raccontare adesso, giusto? Un coro di “giustoooooooooooo taciiiiiiiiiiiiiiiii” si udì in fondo alla sala.

Bene.

Per dire che il cartoncino verde è brutto come pochi verde ma. Ma utile in questo caso per far fuori bottoncini e creare alberelli deliziosi con pochi euro, zero lavoro e un pizzico di fantasia. Perfetti per molteplici usi diventano carini anche per confezionare deliziosi bigliettini d’auguri fai da te, che rimangono sempre e comunque nella classifica ( polposiscion yeah!) delle cose più apprezzate.