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Mi fermo solo alla copertina. Ma alla mia.

Non mi sono ancora vista in libreria. Un po’ per mio volere. Un po’ per no. Perché pare che la Mondadori di Catania appartenga per il novanta per cento a un simpatico gruppo che per motivi a me ignoti non accetta nessun tipo di ordine. E allora è lecito pensare che io al momento “denunci” questo “increscioso accadimento” attraverso i miei spazi pubblici approfittando della (poca) popolarità sul web. Ma così non è. Anzi.

Il mio sadismo masochistico ringrazia pure; così evito di guardarmi. Perché in realtà sapevo di dover fronteggiare pure questo. Pur accantonando e buttando giù un altro po’ di mandorle con sale e pepe. L’esposizione. La critica. Gli sguardi.

E nonostante  la mia effigie sia stata messa in piccolo  formato fumetto dentro un cerchio nero proprio in alto a destra, quasi a monitorare la creatura seduta sul piatto di salmone sorretto dal vassoio che mi ha regalato Piola, se mi guardi bene. Ma se mi guardi bene eh. Ho gli occhi chiusi. Non sono pronta a vedere ogni corpo che passa. Che si sofferma. Che mi guarda. Che mi sfoglia. Che mi scruta. Come non sono affatto pronta a entrare nelle vite delle persone. A guardare il blush che hanno messo. La borsa che portano. I vestiti che hanno cuciti addosso.

Non sono pronta né ad andare a casa con loro. Né a essere posata tra persone che non conosco. Perché mi giro a destra e c’è Antonella Clerici. Poi a sinistra e c’è Benedetta Parodi. Poco sotto c’è Cracco. E anche Luisanna Messeri. Maurizio Santin. Cosa c’entro io? Mi portate al reparto psicologia-testi universitari di sperimentazione psicologica-favole nere per bimbi?

Perché non mi leggerà, sfoglierà, poserà, porterà solo chi negli anni è stato qui. In una setta d’amore e protezione silenziosa.

In quelle centottantapagine con duecentododiciillustrazioni ho sintetizzato il dodici per cento, forse meno, di quello che dovevo e volevo. Ci ho infilato dentro qualche sprazzo delle dodici personalità e adesso che è tutto concluso, deciso e impacchettato. Io non riesco a sfogliarlo. Nonna mi dice che è pagina 50. La zia Luci mi dice che è a pagina 70. Mamma mi dice che l’ha riletto due volte. Papà mi dice.

Io sono alla copertina. E non riesco a sfogliarlo. Così distrattamente sì. Ci butto un occhio come fosse quello che cade nella zuppa di un film splatter cult. E poi lo ripiglio con il cucchiaio. Io sono alla copertina. Sto ferma lì. La guardo. E dico che il nero è troppo nero. Che però ho dimenticato di pulire l’arancia. E solo il cielo sa quanto io mi sia maledetta perché la pellicina bianca dell’arancia. Non mi dà pace. Non sapevo che sarebbe stata quella la copertina. Ma anche in questo caso non DOVEVO, mi ripeto mentre mi colpisco le mani. Non DOVEVO lasciare la pellicina dell’arancia lì.

La gente dice che le cose belle capitano a chi non le merita. In effetti c’è gente che dice sempre tante scemenze.

Io sono malata. E’ questo che continua a sfuggire come un’anguilla cosparsa di olio. Io non mi amo. Ed è difficile gestire il proprio odio e l’amore sconfinato che ricevi. E’ come se fosse una punizione. Costante. Lenta. Difficile. Perché se io sono ferma alla copertina confermo quello che ho sempre pensato di me. Che non mi fermo alle apparenze quando guardo gli altri.

E mi fermo solo a quello quando guardo me.

Il mostro in fondo è questo. E’ quello che ti disegni e costruisci. Cancelli qualche sfumatura e la ridisegni in modo che sia ancora più feroce. Ancora più cattivo. Ancora più spietato. Ancora e ancora e ancora. Fino a quando la testa comincia a girarti come fossi in una discoteca affollatissima e la palla stroboscopica fosse impazzita. E cominciasse a girare con milioni di colori, più dalle sfumature verdi che azzurre, e via. Fortissimo. Accecandoti. Annichilendoti. Stancandoti.

La mia vita è come una cena. La immagino così. Sono a capotavola in una bellissima sedia sfarzosa. E ci sono traditori, non per forza a destra. Perché non è l’ultima e perché non vi è un parallelismo di onnipotenza. Ci sono portate. Sono tante. Tutte da infilarti in bocca fino a cadere dalla sedia e morire. Ma non le puoi vomitare perché è da deboli. Devi trattenerle. Devi diventare rifiuto tu stesso. Non espellerlo. Mai. Le possibilità sono infinite. Dal primo al dolce. Dal secondo al contorno. Dal primo al dolce. Perché sì. Si ricomincia. Non si finisce. O almeno non nel senso che vorresti.

Poi dall’abbuffata si passa all’astinenza. Perché.

Ti convinci che la forza sia resistere. Che sia importante stare lì a guardare chi serve. Chi assaggia. Chi va. Chi torna. Chi viene. E incredibilmente. Nonostante io stia lì a giudicare, decidere, controllare, eliminare e aggiungere. Nessuno vuole alzarsi. E fuggire via. Se non io.

Tutti lì a complimentarsi. A incoraggiarmi. A tentare di abbracciarmi. A dirmi che non devo avere paura. Mentre io sto con le manine a stendere un po’ il lembo della tovaglia – spettaspettachelatiro – con la voglia di tirare tutto all’aria. Far volare al rallentatore piatti e bicchieri. E accartocciare tutti dentro come fossero vittime da arrotolare nei tappeti e via. A mare. Vi butto tutti a mare. Così la finite. Di stare con me. Parlare con me. Incoraggiare me.

E nella prossima vita. Lo fate con chi merita.

Perché poi alla fine arrivo a quello. A chiedermi se lo merito. Poco importano le risposte. Che sono davvero così tante che no. Non le sto aspettando da nessun altro che non sia io. Importa che c’è. Che persiste. Come persiste quell’idea che sono totalmente sbagliata. Errata. Che posso sempre fare di più. Che non devo accontentarmi. Che non devo fermarmi. Che non devo mai godere dei miei successi ma solo dai miei insuccessi affinché diventino successi moltiplicati. Sui quali sentenziare ancora e ancora.  E soffrire.

Soffrire tantissimo.

Voglio vincere per dirmi che la prossima volta devo vincere in un altro modo. Voglio ottenere un successo per poi dirmi che è stato un insuccesso rispetto a quello che sto programmando. Fino alla fine. Fino a che i pensieri. Quelli orrendi, pericolosi e angoscianti mi divorano. Mi trascinano. E mi lasciano lì. Abbandonata con me stessa.

Come faccio a essere credibile parlando di muffin vegani, cheesecake e arrosti glassati al miele se gli alimenti di cui mi nutro non arrivano a dodici? Come faccio a essere portavoce di qualcosa che non sono riuscita ancora del tutto a risolvere quando per masochismo so per certo di non volere sicuramente neanche risolvere. Perché poi che farei? Sarei orgogliosa di me. Dei miei successi. Mi pavoneggerei. Guarderei gli altri. Li criticherei. Mi sentirei.

Mi sentirei un’altra e non me. E io voglio essere me. Per farmi male ripetutamente. Perché è la mia felicità più grande rendermi infelice. Fare il seitan a tocchetti con la zucca lessa. Non metterci sale. Non metterci olio. Ma solo tanto pepe nero che mi fa schifo così mi brucia tutto. Mi sazia e non lo finisco.

Mamma e papà dicono che alla fine di ottobre, quando avrò fatto finta di essere una bimba felice che ha scritto un libro e va per librerie a scriverci su “Iaia Guardo”, dovrò pensare all’operazione. A togliere il mostro attaccato alla pancia. E che solo allora potrò giudicarmi con la mia ferocia. Io che ho ben sei chili in più dovuti al collasso della pelle e all’aderenza. Sai cosa significa portarsi addosso un cadavere morto attaccato? Tutto raggrinzito? Tutto arrotolato che l’ombelico non si vede? Sai cosa significa? Io ce l’ho e tu no. E mi dico questo. Parlo con me. In una gara al dolore. Alla mortificazione. Dove devo vincere sempre e solo io. Dove devo essere più cattiva della cattiva della cattiva.

Sto gran parte del tempo a fissare la carne che pende.

La prendo con le mani. La tiro. E invece di girare per librerie. Vedere foto di persone meravigliose che mi vogliono bene con il libro in mano sto lì. Chiusa in bagno. A giudicarmi. A godere del fatto che tutti vedono altro. E solo io so la verità. In preda a un delirio. Poi mi avvicino al pc. Guardo le foto. Leggo di me. Tutti i complimenti. E piango. Perché quella del bagno con la pelle in mano è appena andata via. Ma mi sta aspettando. Batte pure il piede. Ha fretta. Ha fretta di fagocitare tutto. E in fretta. E allora visto che non mi piace farmi aspettare.

Per un attimo ci credo. Ci credo che sono meglio e che non devo andare all’appuntamento con.

Mi fermo e dico.

Oh ma forse davvero ho fatto una cosa carina. Forse sono una persona un po’ carina e simpatica.

Poi.

Ricomincio.

E ritorno in bagno a vedere se il mostro è attaccato. Lo trovo e ricomincio.

Torno da lei. Perché io sono.

Lei.

Adesso l’impresa più grande è fingere di essere Maghetta Streghetta. Una che ha perso 80 chili e ce l’ha fatta. Una che ha realizzato il suo sogno. E sta lì sorridente a firmare una copia. Ad abbracciare. A essere sicura di sé. Ad avere il contatto fisico. A rispondere alle domande in maniera “normale”. E la domanda che mi attanaglia. Mi divora. Mi lacera. Mi sbrana le viscere e me le sputa addosso con tutto il sangue e i filamenti è.

Come faccio a essere così bugiarda?

 Io sono tutto. Tranne che bugiarda.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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27 COMMENTS
  • Bibi 29/09/2013

    In realtà il contrario. Tu non sei lei anche se lei è un po’ te.
    Tu sei tanto e sei tutto e il contrario di tutto ma niente è in opposizione anche se a uno sguardo superficiale si potrebbe credere.
    E quindi prima o poi smetterai di credere di fingere e ti accorgerai che hai smesso di farlo.
    Perchè tu, tutta tu, chiunque tu, sei meravigliosa.

  • ssandrici 29/09/2013

    <3

  • etereamente 29/09/2013

    Come faccio a scrivere qualcosa che non sia banale?cone faccio a dirti che a noi non importa di come sia Iaia,Maghettastreghetta,Giulia etc etc…non importa se mangi seitan e non condisca mentre sul libro scrive di cup cakes.Non importa se si porta dietro un fardello fisico che.A noi importa che lei c’è,ed è vera,sincera,pazza…lei è come te la immagini.Lei è la leggiadria,la fumettosita(che non esiste,credo,come termine),la sbadataggine,la simpatia,l’imperfezione perfetta.Lei è Lei.E io sono qui,a prenderti per mano,quando è se lo vorrai e lottare.E mangiare zucca scondita e pepe.E a cercare per te tutte le copie del libro documentandoti che sei sopra Cracco 😉 e a fianco della Parodi (li brucio,promesso).Ma nella mia libreria non ci sei:sei sempre qui,a fianco a me e ti ho portata anche al mare,ieri <3

    • etereamente 29/09/2013

      Perdona il correttore automatico dell’aifon e perdona word presa che non mi identifica col mio nome ,aufffff.Ti voglio brand<3

  • Ninphe 29/09/2013

    inizio con <3 e appena riesco a mettere assieme le parole per dirti quello che vorrei, come lo vorrei e nel modo che desidero, torno :*

  • ђคгเєl 29/09/2013

    io sono convinta che il miglior giudice di noi stessi..siamo noi stessi. Però. Però a volte bisogna fidarsi delle persone che ci amano, e che amiamo..e credere in quello che ci dicono. In assoluto credo, anzi lo affermo, il nostro miglior specchio della nostra vita è la mamma. Nessuna più di lei ci vede con gli occhi dell’amore ma anche della verità. Una mamma ci loda e ci bastona. Una mamma ci accarezza e ci schiaffeggia. E tu oltre ad avere una signora MAMMA anche anche un meraviglioso papà e uno splendido compagno di vita. Quindi si, rimproverati e insultati quanto vuoi..e poi ascolta nella tua testolina le loro voci e quello che con amore e sincerità loro da sempre ti dicono. E poi si..anche noi, noi pazzi che ti amiamo per quello che sei, o che mostri. Poco importa. A noi in questi anni hai regalato tanto, ognuno di noi in te ha trovato un qualcosa, un perchè, un come…
    Hanno ragione.. adesso devi pensare al tuo mostro. Esiste un modo per mandarlo via dalla tua vita. E allora rimbocchiamoci le maniche…si affronta anche questa. Con l’amore di tutti loro e noi. E col coraggio…quello che io in te vedo dalla prima riga che ho letto anni fa.
    Tu continua a guardare la copertina…solo finchè io non trovo il libro ok? così lo iniziamo a sfogliare insieme.
    Ti voglio bene Gy <3

  • Katia 29/09/2013

    Cara Giulia,
    vorrei scrivere qualcosa ma mi vengono alla mente solo pensieri di una banalità allucinante e penso sempre che a parlare si fa presto, ma poi le cose uno le deve vivere. La verità è che io non posso capirti. Perché non ho passato nemmeno un microgrammo di quello che hai passato tu. Quindi non potrò mai dirti una cosa sensata basandomi su esperienze condivise. Ma in una cosa ci assomigliamo: nemmeno io amo me. Da qui nasce quello che vorrei dirti. Nessuno può obbligarti ad amare te stessa, tanto meno te stessa. Ma se hai intorno delle persone che ti amano come ti amano (la tua famiglia e Pier, per esempio), è folle pensare che loro sbaglino. Non sarebbe rispettoso: se li ami, devi permettere loro di amarti, devi pensare che se lo fanno è perché hanno le loro buone ragioni. Altrimenti mancheresti di “rispetto”, passami il termine, penseresti che sono pazzi e bugiardi (e questo non fa parte dell’amore). Non passare attraverso te per amarti. Passa attraverso loro. Forse così la strada sarà più semplice. Non più corta, ma magari più semplice. Ti abbraccio.

  • Caterina 29/09/2013

    1° lo meriti certamente!
    2° di Benedetta Parodi e di Antonella Clerici ormai ne abbiamo sentito parlare abbastanza, viva Maghetta!!
    3° oltre a meritarlo è il tuo karma, quindi è giusto così e non ti puoi opporre
    4° a dire due parole davanti al “pubblico” ci si abitua e poi vedrai che è anche divertente…
    5° sei bravissima ed è tutto merito tuo!!!!!!
    mi fermo qui per oggi, ma l’elenco continuerà……..

  • comearia 29/09/2013

    Io.
    Non.
    So.
    Cosa.
    Scrivere.
    Leggevo e intanto mi premevo i palmi contro la faccia, sulle tempie, forte, chiedendomi quanto ci avrebbe messo a cedere, la calotta cranica, a cedere per la pressione come il guscio di una noce.
    E più leggevo e più mi facevo male e più volevo piangere.
    Abbracciata a te.

    Perché dev’essere sempre una lotta. Continua. Per non lasciare che lui-lei-tu-io-lui-lei ci fagociti. Perché.

    Ti abbraccio forte.
    La mia non è zucca, ma sono fagiolini. E seitan. Montagne di fagiolini. Sembra quasi un incubo. E io lo credo un sogno. Ma è così inquietante, ora che la guardo, quella quantità di verdura. E quelle quantità di cibo che nessuno vede. Che vedo solo io. Quando mi chiudo nel mio, di bagno.

    Ti abbraccio forte. Forte.

  • bestiabionda 29/09/2013

    è che io amo anche quella.
    vi amo tutte e 12.
    dicosoloquesto.
    il resto è banale.

  • yliharma 29/09/2013

    Non ti devi amare per forza, non è obbligatorio, amarsi non è una cosa automatica come aprire gli occhi la mattina, per amarsi ci vuole tempo e tempo e tempo e impegno e pazienza. Ma non lasciare che “lei” ti impedisca di ricevere l’amore che gli altri hanno per te perché quello è reale e ti arriva anche se non lo vuoi e se solo tu imparassi a riceverlo senza giudicare e giudicarti forse (solo forse) un pochino potrebbe addolcire anche lei. Forse potresti per un attimo volerti bene anche tu, sentire che meriti di essere felice, sfogliare quel libro che è te. Ogni persona è fatta di luce e ombra, e ogni persona ha il terrore che gli altri un giorno vedano l’ombra e fuggano via urlando…ma l’ombra non la possiamo eliminare, fa parte di noi, dobbiamo solo capire che è bilanciata dalla luce, che anche se a volte la facciamo uscire e qualcuno la vede non è una tragedia perché è solo una parte di noi, non è il tutto.
    Tu sei tante cose ma di sicuro non sei paurosa: apri quel libro e fatti abbracciare da tutti noi, le pellicine all’arancia te le tolgo io che sono una specialista <3

  • el 29/09/2013

    <3

  • Azzurra 29/09/2013

    Guarda…..vorrei scriverti di me, delle mie bugie e del mio modo di vedermi…e vorrei farti capire del perchè ti seguo in maniera cosi viscerale.
    Forse un giorno lo farò per farti capire che non hai nulla di sbagliato e forse riuscirò a convincermi anche io per quello che riguarda me.
    Intanto ti abbraccio <3

  • Serenitudini 30/09/2013

    io ti abbraccio e sorrido, perché tu a me, dai tanta forza sappilo 🙂

  • Wish aka Max 30/09/2013

    A cì ma quanti sete là dentro?

  • Luci 30/09/2013

    Ognuno di noi, anche chi non se ne rende conto, anche chi da fuori sembra limpido,solare, perfetto, ha un mostro contro il quale combattere. Ogni giorno. Ma questo non lo rende indegno d’amore e rispetto autentici. Soprattutto quando dimostra tanta forza e decisione nell’affrontarlo. Non c’è bisogno di essere perfetti per avere accanto persone che ti vogliano bene sinceramente. Chi è perfetto?! Chi lo è davvero?! E cos’è perfetto?! Per quanto mi riguarda, non ho maturato dentro di me un sentimento di affetto, rispetto e stima nei tuoi confronti perché pensi che tu sia perfetta. Ho percepito quella che per me è bellezza. Punto. Nutro un sentimento sincero per te e questo mi porta a provare gioia profonda per ciò che hai realizzato pubblicando il tuo libro. Perché penso che tu abbia un talento grande e ritengo che sia giusto e meritato vederlo sugli scaffali di una libreria. Sarei stata orgogliosa di te anche se l’avesse pubblicato una casa editrice sconosciuta o l’avessi stampato tu a casa tua solo per gli amici o se l’avessi comprato solo io. Non so se mi spiego, Iaia. E’ un sentimento di orgoglio e felicità che si prova quando una persona a cui si vuole bene realizza qualcosa per cui ha lottato e che per lei significa tanto. Qualsiasi cosa essa sia. Anche solo il riuscire per Frugolino a scrivere una bella A dritta dentro le righe dopo un foglio di tentativi falliti… <3<3<3

  • Paola Fantini 30/09/2013

    Carissima…
    L’altro giorno ho scritto su Twitter:
    “Non importa quante volte ti diranno che vali e sei capace.
    Finché non imparerai a credere in te, le loro parole cadranno sempre nel vuoto.”
    Come mi piacerebbe aiutarti a buttare via questi brutti pensieri… Uff!
    Ti abbraccio! :***

  • Fastidio 30/09/2013

    Torno occasionalmente “ilfastidio” è soprattutto a commentare. Stranamente e dispiacevolmente ho letto tutto il post…anzi l’ho letto ieri e l’ho riletto stamattina!

    Capisco le tue paure, ansie, ma non sopporto il catastrofismo! E’ vero , se io fossi al tuo posto e pensassi che domani potrei parlare di cucina con Benedetta Parodi starei male…malissimo! Tu rendi conto che quella non sa neanche accendere i fornelli??? Di cosa vuoi parlare?? È la Clerici? Si ok sarà simpatica (come un’ulcera) guadagnerà più di te, me è Pier e di tutti i lettori e lettrici di questo manicomio telematico che ti ostini a chiamare blog…però sinceramente non capisco perché dovrei comprare il suo libro (in realtà ce li ho di entrambe eheheh ) certo il discorso si complica con Cracco. Lui ti guarderà le mani e ti urlerà:” come diamine fai a cucinare con queste unghia???” Per non parlare del mio mito…il guru degli chef mondiali Gordon Ramsey. Ti immagini ad avere davanti quel bell’imbusto scozzese??? No no…meglio di no sennò la paranoia aumenterebbe 🙂
    Per il resto, che dirti…a Catania ce l’hanno per vizio. Così come ‘censurano’ repubblica così censurano il tuo libro. Tu…catanese doc! Mah…valle a capire ste cose. Noi siciliani sappiamo sempre infliggerci l’autopurga. Per il resto…stay foolish (per dirla come Jobs) perché così ci piaci (ormai dal 2004). Maledetto splinder che ci ha fatto incontrare 😉

    • Fastidio 30/09/2013

      P. S. L’aifon è stato studiato per far fare la figura dell’ignorante alla gente. La sua correzione automatica è degna del miglior lucignolo 2.0 (ciuchino telematico ) 😀

  • (quelle foto. le guardo e non riesco a non ritornarci. anche se tiro forte non riesco a staccare nulla. se dipende dalla volontà non credo di volerlo. non credo sia un valido strumento la volontà, non per me almeno. non adesso, forse. non lo so. qualunque sia la cosa che mi tiene legata a questo posto non ha a che vedere con la felicità o col dolore. ma è caratterizzata da entrambe, ad altissima intensità. a volte mi sembra insopportabile. però in quei momenti lo sento, mi sento. quasi umana.)
    (che tuffo al cuore vedere quelle copertine sullo scaffale. non nascoste. non nel reparto giochi neonati cucina ragazzi boh ma dove l’avevi messo? sullo scaffale vicino a non mi ricordo più cosa. quella copertina era quella che cercavo con gli occhi. quindi vedevo solo quella. e mi piaceva tanto.)

  • elisabetta carta 30/09/2013

    <3

  • tittisissa 01/10/2013

    Io credo di non poter aggiungere nulla a quanto già è stato scritto, anche perchè non avevo ricevuto l’avviso del post (maledetti) e quindi arrivo tardi. Niente gara per arrivare grande e amen.
    Sono d’accordo con Katia, con Luci e con tutti gli altri. Pian piano arriverai a maturare la piena consapevolezza di te, te lo assicuro. Nemmeno io mi amo. Non mi piaccio e i detesto ma adesso col tempo imparo ad accettare pian piano tutti i miei difetti e a riderne. Lo farai anche tu ❤
    Sei bella, sei amata. Non ti occorre sapere nient’altro, credimi.
    Fino a quando non riuscirai ad amarti tu, aggrappati all’affetto che ti da chi ti vive intorno, e dentro. E un po anche a noi che da qui lanciamo cuoricini ❤❤❤❤❤❤❤❤❤

  • ireneairinb 01/10/2013

    nemmeno ii mi amo.mi detesto.
    non ho forza di volontà.tu si
    non ho certezze.tu si
    non sono intelligente.tu si
    e sono banale.tu no
    io non so nemmeno quale sia il mio mostro. sto male a prescindere. devo sconfiggere qualcosa che non esiste. nonciriusciròmai

  • Alessandra 04/10/2013

    Ci somigliamo più di quanto io stessa possa immaginare!! Vedrai Giulia e ti chiamo per nome, il tuo nome….supererai anche questa! Ucciderai il mostro e farai pace con te stessa e con il tuo corpo. Un abbraccio, Ale.

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